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L’Ajax di oggi e quello di ieri

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L’Ajax ha una grande storia. Ma l’Ajax è soprattutto qualcosa a sé stante nel mondo del calcio, perché non è solo un club, è una scuola. Questo per merito dell’uomo che ha segnato più di tutti questa squadra, che l’ha resa quel che è, al quale è intitolato lo stadio e verso il quale va sempre il pensiero di chiunque quando sente pronunciare il nome Ajax: Johan Cruijff. Da giocatore, assorbendo l’idea di calcio totale del mentore Rinus Michels, ha vinto tutto, comprese 3 Coppe dei Campioni, tiranneggiando al prima metà degli anni ’70, forse il più bel periodo nella storia di questo sport. Poi, da allenatore, dirigente ed eminenza totale, ha sviluppato e reso sistema un modo di
intendere e di fare il calcio. Ha instaurato il modello, riassumibile in quattro termini: TECNICA (la base per giocare a calcio: devi saper trattare bene il pallone), VISIONE DI GIOCO (devi sapere dove mandarlo e quando), PERSONALITA’; (devi essere convinto e importi), VELOCITA’; (a parità di tasso tecnico e di organizzazione, la differenza la fa sempre la velocità a cui riesci ad eseguire il gesto). Il tutto, collegando direttamente il vivaio alla prima squadra: si gioca in un certo modo fin da subito, si impara il modello, si cresce all’interno del sistema Ajax e quando si arriva a rappresentare veramente l’Ajax si ha una piena coscienza di quello che significa.

(Qui sopra il video-racconto dei Lancieri)

Ha dovuto soffrire l’Ajax, e molto. Perché questo club, grande sì, ma non dalle dimensioni colossali necessarie per essere ai vertici dell’odierno mondo del pallone, ha dovuto annaspare parecchio e impiegare tanto tempo per riuscire a sopravvivere al cambiamento radicale portato in primis dalla sentenza Bosman e a ripresentarsi in alto. Però oggi possiamo dire che ce l’ha fatta, raggiungendo la finale di Europa League nel 2017, a 21 anni di distanza dalla sua ultima finale europea, ed entrando di nuovo fra le prime 8 d’Europa, e in questo caso di anni ne erano passati 16. Lo ha fatto, ovviamente, attingendo dalle proprie radici: la scuola e la filosofia. Non a caso, a rendere di nuovo grande l’Ajax sono stati due tecnici come Peter Bosz prima e Ten Hag ora; il primo un “crujiffiano” dichiarato, il secondo abbeveratosi alla fonte di Guardiola. Ma il motivo per il quale l’Ajax è tornato in auge proprio adesso sta nel fatto che alla sua tradizionale scuola, al suo sempre florido vivaio che produce calciatori in grado di fare tutto, ha aggiunto anche l’innesto di elementi in grado di dare presente oltre che futuro.

Dopo aver perso la finale di Europa League contro lo United, il club ha capito di poterci provare, nonostante le inevitabili cessioni delle stelline più luccicanti. E ha inserito quegli elementi in grado di portarlo a sperare nel grande colpo. Legittimamente. Così è nato questo Ajax, quello che ha detronizzato in modo strabiliante il Real Madrid e ora prova a spaventare la Juventus del Re Cristiano. E’ l’Ajax di Erik Ten Hag, un cinquantenne in grandissima forma e dalle idee perfette per questa missione. Con un passato da calciatore non di primissimo livello, ha avuto fondamentalmente due grandi mentori nell’avvio della sua carriera da tecnico. Guarda caso, un grande ex Ajax e un allievo prediletto di Crujiff. Il primo è Mark Overmars, che gli affida il suo primo lavoro da allenatore quando diventa l’azionista di maggioranza dei Go Ahead Eagles. Il secondo è Pep Guardiola, che lo vuole come tecnico della formazione B del suo Bayern, per avere la certezza di poter contare su di una squadra riserve che gli producesse giovani già educati a un certo tipo di calcio. Ten Hag ha lavorato due anni a stretto contatto con Pep, lo ha studiato, si è confrontato, e ha imparato. Non male come scuola. La sua squadra è figlia diretta di tutto questo. E gioca più o meno così Il ventitreenne portiere Onana non è di sicuro un punto di forza, può salvarti come inguaiarti, ma questo da quelle parti non conta moltissimo. Anche lui però è un link fra Barça ed Ajax, visto che a portarlo in Europa, a 13 anni, furono proprio i catalani, pescandolo nell’Accademia di Samuel Eto’o. Anche la difesa non è la principale caratteristica positiva della squadra, però in questo Ajax riesce ad essere bella anche la linea difensiva.

Spicca Matthijs De Ligt, il centrale giovane più rampante e più ambito d’Europa. Ed è giusto così, perché parliamo di uno che compirà vent’anni ad Agosto, che ha già superato le cento partite in maglia biancorossa e che sa fondere le nuove necessità, ovvero piedi vellutati per far partire il gioco, all’antica e sempre basilare necessità di dover difendere seriamente. Anche perché al suo fianco c’è una figura di riferimento come Daley Blind, che non solo è il figlio del vecchio condottiero ma è anche un giocatore rientrato alla base dopo esperienze come quella dello United che non gli hanno fatto fare il salto definitivo ma di sicuro hanno implementato il suo bagaglio. Un discorso simile può essere fatto anche per i due terzini: a sinistra Tagliafico è uno che è sbarcato in Europa forse un po’ tardi, ma questo è colpa di quegli scout che per giudicare un calciatore che opera in quelle zone guardano prima ad altezza e peso che non a piedi e mentalità. Però lo ha fatto dopo essere stato il leader vincente di uno dei club di più grande tradizione al mondo, ovvero l’Independiente.

E’ uno che, quando emerse nel Banfield, ricordava a tutti Javier Zanetti. Poi è diventato logicamente un qualcosa di diverso, ma come il Pupi ha quella capacità di essere sobrio, sostanzioso e ispirato in ogni metro della sua banda di competenza. A me piace tantissimo anche il laterale destro Mazraoui, ventunenne marocchino emerso con prepotenza quest’anno dal vivaio e autore di due prove da tritacarne nei due ottavi contro il Real. Però Mazraoui salterà la prima partita contro la Juventus per squalifica e al suo posto giocherà Veltman, che ha segnato sabato in campionato ma che è rientrato da un mesetto dopo un lunghissimo infortunio, e quindi potrebbe non essere del tutto pronto. La mediana è un’altra fotografia di cosa voglia dire il calcio dell’Ajax. Basti pensare che l’elemento di quantità è Lasse Schone, il vichingo che tira calci di punizione da cecchino, come ha imparato recentemente anche Courtois. Il principe del centrocampo è invece un giocatore che ha i giorni contati con questa maglia ma di fronte orizzonti potenzialmente sconfinati: Frankie De Jong, che sembra quasi un Pogba bianco per movenze e capacità di presentarsi in azione in tutte le zone del centrocampo, ma che dentro di sé poi ha i tempi, le visioni e le ritmiche della più pura tradizione ajacide. Il Barça ha già staccato un assegno da 75 milioni per portarselo a casa in estate, e la cifra probabilmente salirà anche con i bonus e i costi variabili.

Poi, il bello di una squadra offensiva, capace di abbattere il muro dei gol in campionato e di rifilarne quattro al Bernabeu, è che gioca senza centravanti. Ce ne sarebbero due in rosa, Dolberg e Huntelaar. Ma non giocano. Al loro posto, il “riferimento che non dà punti di riferimento” davanti è il giocatore che è stato acquistato proprio per dare a una splendida generazione di giovani quel surplus necessario per provare a puntare al gran bersaglio: Dusan Tadic. Tadic in Olanda aveva incantato con il Twente giocando da fantasista, poi in quattro anni al Southampton sembrava essersi accomodato su di un livello spesso buono ma mai ottimo, e partiva da esterno d’attacco. Ora Tadic, che ha segnato venti gol in Eredivisie e nove in Champions League, è fiorito, a trent’anni, abbinando ai suoi colpi da funambolo anche la concretezza del costruttore. Costruttore di vittorie. E allora forse, dopo oltre cinquecento partite da professionista e quasi centocinquanta gol, è arrivato davvero per lui il momento di vincere un trofeo. Qualsiasi trofeo, se ne meriterebbe almeno uno, visto che fin qui non ha mai avuto il piacere…

Poi c’è Donny Van de Beek, altro ragazzo di casa, elemento di finissima importanza tattica perché dal cerchio di centrocampo in su, sempre tendenzialmente nella zona centrale, lo puoi mettere dappertutto sapendo che, pur senza squilli celestiali, farà quello che ti serve. Il marocchino Ziyech, che col suo sinistro può trasformare ogni calcio piazzato in una minaccia e sarebbe in grado di tirar giù una mela da un ramo senza danneggiarla. Il brasiliano David Neres, una sorta di shaker tecnico che agita tutto con i suoi movimenti, i suoi inserimenti e la sua finezza di tocco. Una squadra meravigliosamente imprevedibile, verticale, veloce, pronta per questo tipo di scenari.

Che ha già fatto un’impresa storica e che ora si prepara per provare a farne un’altra. La Juve è complessivamente più forte, più matura e logicamente favorita per volare in semifinale. Però occhio all’Ajax, e comunque sempre giù il cappello di fronte a questo club. Che risorge sempre. Con la sua scuola, la sua storia, i suoi metodi, e i suoi giovani, completissimi calciatori.

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Inzaghi esalta il Frosinone: “Per batterlo servirà la miglior Reggina”

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Brescia Lopez

Scontro ad alta quota in Serie B, dove si affrontano Reggina e Frosinone. Nella conferenza della vigilia Filippo Inzaghi, tecnico dei calabresi, ha presentato così la sfida contro la capolista:

“A inizio ho sempre detto che Genoa, Cagliari e Parma hanno squadre superiori rispetto alle altre, ma non scopriamo il Frosinone. Noi siamo un po’ il Frosinone dello scorso anno. Hanno azzerato, hanno lottato e così si ritrovano ai vertici”.

Entrando nei particolari del match:

” A loro piace comandare la partita, esattamente come noi, credo che sarà una bella partita. Non mi preoccupo degli avversari, penso alla grande occasione che abbiamo davanti al nostro pubblico. Per vincere servirà la miglior Reggina“.

Ha poi parlato anche del possibile 11 titolare:

” Ci attendono due gare ravvicinate, 4-5 giocatori tra domani e il fine settimana li cambierò, ma ho ancora questa notte per pensarci. Menez? Ha lavorato bene e si merita quello che ha. Ho un gruppo fantastico, mi si spezza il cuore a lasciare qualcuno fuori“. Infine un’ultima battuta anche sulla classifica: “Si sta chiudendo il girone di andata e, nonostante qualche battuta d’arresto non mi sono mai scoraggiato. Servono solo stimoli ulteriori per mantenere la classifica che, se abbiamo, è perché ce la siamo meritata”.

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Salernitana, Iervolino a sorpresa: “Saremmo felicissimi se il Napoli vincesse il campionato”

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Salernitana

Ospite della trasmissione Si gonfia la rete su Radio CRC, è intervenuto il presidente della Salernitana Danilo Iervolino. Il patron dei campani, tra le varie domande, riportate da SalernoSport24, ha espresso il proprio parere sul cammino della squadra e sul campionato di Serie A.

Sulla Salernitana

“Non vorrei essere troppo mieloso, ma penso che il nostro campionato sia straordinario, ricordo che quando ero piccolo vi era un grande dislivello mentre oggi anche le squadre meno facoltose si scontrano a viso aperto con le prime della classe. Dobbiamo continuare su questa strada, cercando di ottenere punti anche con le big”.

Sul campionato

“Penso che non si debba perdere la concentrazione e l’impegno, e al riguardo la sosta sicuramente non avrà tale effetto. Le squadre che hanno fatto bene continueranno a fare bene. Noi saremmo contenti come Salernitana, di avviare il progetto della città della Sport a Salerno. L’obiettivo è quello di creare una vera e propria cittadella dello sport salernitano. Non ci cambierebbe l’entusiasmo, arrivare decimi o dodicesimi, ci importa fare bel gioco e saremmo felicissimi se il Napoli vincesse il campionato“.

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Gabbiadini verso il ritorno in campo: le ultime

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Gabbiadini

Manolo Gabbiadini, attaccante della Sampdoria, è uno dei grandi attesi ritorni dalla tifoseria blucerchiata. Con una sola rete all’attivo, il 31enne non sembra aver mai recuperato al 100% dopo il grave infortunio al crociato.

Nonostante le assenze rimediate prima della sosta di Qatar 2022, l’attaccante originario di Calcinate in questa prima parte di campionato si è rivelato fondamentale in occasioni importanti. Ricorderete sicuramente il gol che ha siglato contro la Lazio per acciuffare il pareggio importante. In quindici giornate però è un po’ poco ed i dubbi legati al numero 23 si sono fatti sempre più insistenti, intrinsechi all’altalenante condizione fisica.

Il ritiro di questi giorni della compagine blucerchiata sarà fondamentale per capire se l’attaccante potrà essere impiegato con costanza per tutti i novanta minuti. Tra una seduta d’allenamento e l’altra, Gabbiadini punterebbe ad una maglia da titolare in occasione di  Sassuolo-Sampdoria.

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Le partite del giorno – Mercoledì 7 dicembre 2022

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Il calcio, si sa, non si ferma mai: ogni giorno, da ogni angolo del pianeta, giocatori di tutto il mondo sono pronti, con le proprie giocate sul rettangolo verde, a regalare emozioni ai tifosi. Numero Diez vi presenta quindi le principali gare che ci attendono nella giornata di oggi.

ITALIA – SERIE B

Ore 20:30 Ternana-Cagliari (Sky/DAZN)

AMICHEVOLI INTERNAZIONALI

Ore 18:00 Fiorentina-Always Ready (DAZN)

Ore 18:00 Inter-Salisburgo (pagina FB Inter)

Ore 18:45 Antalyaspor-Napoli (Sky)

 

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