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I trent’anni di Aleandro Rosi: l’esterno destro che ha girato l’Italia

I trent’anni di Aleandro Rosi: l’esterno destro che ha girato l’Italia

Il 17 maggio di trent’anni fa nasceva Aleandro Rosi. Ex Roma e Genoa, tra le altre, Rosi si è dimostrato in carriera un giocatore estremamente duttile. Da terzino destro, suo ruolo prediletto, è stato spesso convertito in esterno destro a tutta fascia in un centrocampo a quattro o a cinque. Un elemento in grado di offrire copertura nella fase difensiva senza mai far mancare (eccedendo talvolta) il suo supporto nella manovra offensiva. I suoi polmoni, uniti a una buona tecnica, gli hanno permesso di recitare il suo ruolo per diversi anni in Serie A, rivelandosi buono per tutte le stagioni. Per la sua carriera non può, ma soprattutto non deve essere considerato uno dei tanti giocatori di passaggio del calcio italiano. Nel giorno del suo compleanno ci sembra doveroso ripercorrere la sua carriera, soffermandoci su alcuni momenti chiave, ma provando anche a immaginare come si sarebbe potuta evolvere se fosse sbocciato nel calcio moderno.

LE DUE FACCE DI ROMA

Già a 10 anni Aleandro, grazie alle sue doti atletiche, si era distinto dalla stragrande maggioranza dei ragazzini della sua età. A tal punto da entrare nelle giovanili nella Lazio. A 12 anni, poi, il primo grande scossone della sua carriera. Nell’anno in cui la Lazio vinceva lo scudetto ai danni della Juventus (correva la stagione 1999/2000), Rosi approdava nelle giovanili della Roma. Nella squadra giallorossa si mise subito in evidenza. Dopo avere compiuto l’intero percorso di crescita e maturazione con i pari età (restò nelle giovanili dal 1999 al 2007) venne considerato pronto per esordire con la prima squadra. In quel giorno, sicuramente, cambiò la vita del romano classe ’87.

Raccontare la prima gara ufficiale in serie A non è mai facile. Nella testa di un giocatore ci sono mille pensieri, le gambe tremano. Il riscaldamento pre-partita diventa incredibilmente lungo e la tensione continua a salire. Ci si chiede se sia, davvero, il momento giusto, il momento atteso un’intera vita, atteso dal primo allenamento con le giovanili. È inutile negarlo, d’altronde: qualunque ragazzino che si fa strada nelle giovanili di una qualsiasi squadra cerca di dare il massimo per poter avere la possibilità di giocare con i grandi. Figuriamoci un ragazzino di Roma, che ha giocato per diversi anni nelle fila giallorosse. Nella testa e nelle espressioni di Aleandro la tensione era palpabile, ma allo stesso tempo il suo carattere, forte, gli ha permesso di arrivare all’appuntamento più atteso con una grande consapevolezza nei propri mezzi.

Il 28 maggio 2005 quindi, reduce dalla vittoria nel Campionato Primavera, esordisce in serie A in un RomaChievo Verona di fine stagione. Il suo primo match con la prima squadra in una gara ufficiale, per la verità, c’era già stato qualche settimana prima, l’11 maggio, in Coppa Italia contro l’Udinese. L’artefice di questa decisione era stato l’allora tecnico dei giallorossi Bruno Conti, che al termine della fallimentare stagione 2004/2005 lasciò la panchina a Luciano Spalletti. Il tecnico toscano, non appena arrivato nella Capitale, spese parole al miele per Aleandro Rosi che ricevette, così, la definitiva benedizione del neo allenatore. Esordio in Coppa Italia a 17 anni e 11 mesi ed esordio in Serie A a 18 anni appena compiuti. Numeri che non potevano lasciare indifferenti, ma il tanto atteso salto di qualità non arrivò. O meglio arrivò, ma non come tutto l’ambiente giallorosso si aspettava e come, probabilmente, si aspettava lo stesso ragazzo.

IL MANCATO SALTO DI QUALITA

L’anno seguente doveva essere l’anno della sua consacrazione. Spalletti gli concesse la possibilità di giocare diverse partite con la prima squadra e, complici i molti infortuni che decimarono i giallorossi nella stagione 2005/2006, Rosi diventò un giocatore fisso della prima squadra. Nella stagione successiva segnò anche il suo primo gol in serie A, in un Parma-Roma terminato 0-4, il 24 settembre 2006.

Rosi festeggia il suo primo gol in Serie A, contro il Parma

La stagione 2006/2007 è anche la stagione del suo esordio sul grande palcoscenico europeo, quello della Champions League, dove totalizza quattro presenze. Pur avendo 20 anni l’esperienza non gli manca, ma ciò non basta a non fare dividere la sua strada con quella della società che l’aveva cresciuto, calcisticamente parlando, sin dalla tenera età di 12 anni.

L’ODISSEA IN GIRO PER L’ITALIA

L’ultimo squillo con la formazione giallorossa, prima di essere girato in prestito al Chievo Verona, militante in serie B nella stagione 2007/2008, fu il trionfo nella Supercoppa italiana contro l’Inter. Da questo momento, fino al 2010, non farà più ritorno alla Roma. Si trasferirà a Verona, dove non avrà grande spazio. Quindi al Livorno, con il quale tornerà in serie A per passare, poi, al Siena con il quale, invece, retrocederà amaramente. Nella stagione 2010/2011 farà ritorno alla base, alla sua amata Roma, cercando di dimostrare il suo valore per poter essere un punto fermo della rosa. L’anno seguente a Roma approda Luis Enrique e il suo impiego crescerà vertiginosamente. Il tecnico spagnolo ha grande stima di lui e apprezza molto la sua propensione a svolgere con la stessa intensità le due fasi di gioco. Con lo spagnolo raggiunge quota 100 presenze in serie A. Con l’addio di Luis Enrique al termine della stagione lo stesso Rosi rescinde consensualmente il contratto con la Roma e continua il suo “tour” per l’Italia. Approda al Parma, la squadra a cui aveva siglato la sua prima marcatura in campionato. Gioca la sua prima gara ufficiale con i ducali niente di meno che allo Juventus Stadium, inaugurato proprio pochi giorni prima di quella gara. L’esperienza al Parma è, sicuramente, una delle migliori nella carriera di Rosi, ma non dura molto. Nell’arco di tre anni cambia altre tre squadre: Sassuolo, Fiorentina e Genoa. Il suo continuo girovagare senza trovare una meta non gli ha permesso di dimostrare, in toto, il suo valore, ma negli ultimi due anni sembra avere trovato una dimensione tutta sua.

“SALVATORE DELLA PATRIA”

Nelle ultime due stagioni Rosi ha vestito i panni del “salvatore della patria”. In che senso? Ha deciso di accettare due sfide particolarmente invitanti, ma allo stesso tempo estremamente complesse. Lo scorso anno ha cercato di portare il Frosinone a un’incredibile salvezza. Quest’anno il mood è molto simile a quello dello scorso campionato. Dopo essere tornato al Genoa e aver effettuato l’intera preparazione con i liguri accetta un’altra sfida ostica. Decide di approdare al Crotone. Arrivati a questo punto della stagione, a due giornate dal termine, sta cercando di ottenere una salvezza che verrebbe ricordata a lungo. Il Crotone, già nel mese di gennaio, sembrava destinato a retrocedere. Ma il carattere di Nicola, i gol di Falcinelli e l’esperienza di alcuni giocatori, tra cui lo stesso Rosi, hanno fatto in modo che ciò che sembrava altamente improbabile allora, in questo momento sia possibile. I calabresi sono attesi da due gare tuttavia molto difficili, contro Juventus e Lazio. I bianconeri li affronteranno nella loro tana, allo Juventus Stadium, e una vittoria consentirebbe loro di festeggiare il titolo. Il caso ha voluto che una gara così importante fosse giocata da Rosi proprio allo Juventus Stadium, teatro della sua prima presenza con la maglia del Parma, la squadra che più di tutte l’ha visto protagonista. Potrebbe essere un segno del destino?

UN TERZINO MODERNO

La carriera di Rosi non è stata facile. Il suo modo di intendere il ruolo del terzino non era quello che si intendeva in Italia negli anni in cui Aleandro era giovane. La grande spinta in fase offensiva che il giocatore romano può dare per tutto l’arco del match non è stata apprezzata da tutti gli allenatori che ha avuto. Non è un caso che la stagione migliore alla Roma l’abbia avuta con Luis Enrique, un allenatore che ha sempre dato grande importanza alle due fasi di gioco, ma soprattutto a quella propositiva. Gli esterni delle sue squadre hanno sempre garantito tanta corsa e intensità. Nel calcio moderno Rosi farebbe comodo a molti club, ma è evidente che si cerchi di puntare sui giovani, proprio come aveva provato a fare lo stesso Spalletti con lui, non riuscendoci pienamente.

Aleandro, ancora auguri e ricordati che adesso ti attende una missione: salvare il Crotone e scrivere una pagina memorabile del calcio italiano.

 

 

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