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Sassuolo, è vietato smettere di stupire con Alessio Dionisi!

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Sassuolo, è vietato smettere di stupire con Alessio Dionisi!

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Sassuolo

Da ormai otto anni, in Serie A esiste una favola: si tratta del Sassuolo del presidente Carlo Rossi. Il quale è al comando della squadra dal 2003 e l’ha portata dalla Serie C2 alla Serie A nel giro di poco più di 10 anni.

Questa favola, però, sta svestendo pian piano i panni della Cenerentola del campionato e sta diventando una solida realtà. Fondata su programmazione e risultato. La promozione in Serie A è arrivata con Eusebio Di Francesco in panchina. Dopo di lui, si sono avvicendati altri cinque allenatori alla guida dei neroverdi. Da Di Francesco a De Zerbi, passando per le brevi parentesi Malesani, Bucchi e Iachini. In questo momento, l’allenatore della formazione emiliana è Alessio Dionisi, reduce dalla promozione nella massima serie, ottenuta lo scorso anno con l’Empoli.

CHI È ALESSIO DIONISI?

Alessio Dionisi è un allenatore di soli 41 anni, con buonissime idee di gioco e l’esperienza di chi ha fatto già gavetta nelle serie inferiori. Da calciatore vive tutta la sua carriera in bilico tra la Serie D e la Serie C2, senza mai sfondare tra i professionisti. Quando smette di calcare i campi, nel 2014, a soli 34 anni, inizia ad allenare il Brianza Olginatese, la sua ultima squadra da calciatore. Pian piano, il suo nome inizia a farsi vivo nei piani alti. Prima grazie alle belle esperienze sulla panchina di Borgosesia e Fiorenzuola. Poi con l’Imolese, che porta ai playoff di Serie C per la prima volta nella propria storia. Questo risultato gli vale l’ascesa in Serie B: la prima compagine che punta su di lui è il Venezia (stagione 2019/20), con cui conquista la salvezza. Successivamente arriva la chiamata dell’Empoli, che sappiamo cosa gli ha riservato.

Allenatore molto equilibrato, ha sviluppato la sua idea di gioco, basandosi su un 4-3-1-2. Vestito tattico in cui un ruolo fondamentale lo giocano le due mezz’ali, chiamate a fare movimento in entrambe le fasi. Di conseguenza, predilige giocatori di corsa e resistenza fisica, capaci di costruire e seguire l’azione dalla difesa all’attacco.

Va detto, però, che, in questi primi mesi di avventura al Sassuolo, ha adottato il modulo dello scorso anno: il 4-2-3-1. Due i fattori sfruttati con maggior incidenza: la tecnica e la velocità di Boga e Berardi, schierati come ali d’attacco.

GLI INTERPRETI

Sin dal loro approdo nella massima serie, i neroverdi hanno dimostrato un’attenzione spiccata verso i giocatori più giovani. Tuttavia a questi si sommano elementi di esperienza.

In porta c’è Andrea Consigli, ormai da anni a difesa della porta neroverde. Davanti a lui, una linea a quattro. A destra spicca il ballottaggio tra Müldür e Toljan, mentre a sinistra c’è il duello KyriakopoulosRogério. Tutti giocatori di corsa, ma con propensione spiccatamente difensiva. Nessuno di questi quattro giocatori può definirsi un vero e proprio “terzino goleador“. La coppia centrale si basa sull’esperienza, con Ferrari e Chiricheș a gestire il reparto. Reparto che consta anche del giovane Romagna.

La linea mediana presenta due giocatori diversi tra loro. Maxime Lopez, classe 1997, è la mente. Davide Frattesi, classe 1999, il braccio. O, in questo caso, la gamba.

Alla sua seconda stagione in Serie A, il francese si sta confermando sugli standard mostrati lo scorso anno. Dotato di una grandissima abilità nella lettura di gioco, è un regista di centrocampo capace di fare scelte molto oculate e affidabili. ISerie A, è il secondo giocatore per palloni toccati, con una media di 92 sfere giocate ogni 90 minuti. Solo Bennacer ha fatto meglio.

Al contrario, Frattesi è tornato dal prestito al Monza. Mezz’ala di inserimento, è un giocatore di grande dinamismo ed esplosività, capace di proporsi in area, come di trovare la rete dalla distanza. Inoltre, è un calciatore chiamato a bilanciare le due fasi.

In attacco, Berardi e Boga sono i cosiddetti “portatori di palla“, grazie alla loro in progressione, alla loro abilità di dribbling nello stretto e al loro senso del gol. Nella posizione di trequartista (o seconda punta) troviamo Djuricic o Raspadori, utilizzato nelle prime giornate come “numero 9“. Il serbo garantisce più geometria e una migliore manovra. Il campione d’Europa classe 2000 assicura più incisività e spinta offensiva. Il posto al centro dell’attacco se lo sta prendendo, a suon di gol, Gianluca Scamacca, bomber di peso, reduce dall’esperienza al Genoa.

COME GIOCANO?

Quello proposto da Dionisi è un calcio di profilo giovanile ed energico. Parola d’ordine: “corsa“, in uno schema di gioco fatto di intensità e di duttilità.

La fase offensiva si affida a un centravanti che debba fungere da finalizzatore. Con Raspadori si è cercata l’opzione della tecnica individuale e della qualità nell’ultimo tocco. Con Scamacca, invece, ha preso piede la figura del bomber di sfondamento, che possa farsi largo con forza tra la maglie della difesa avversaria. A conti fatti, una scelta che sta dando frutti.

Le due ali hanno un ruolo importante nella costruzione di gioco e devono sviluppare forte intensità nella corsa, preservando energie negli ultimi 25 metri, per colpire dalla migliore posizione possibile o, tutt’al più, trovare la migliore soluzione di gioco.

La fase difensiva è attenta. La linea di difesa è chiamata ad essere molto stretta nei contropiedi avversari e a marcare l’uomo più pericoloso degli ospiti per disinnescarlo. Una strategia che rende Consigli più “fragile” alle conclusioni dalla distanza, ma che, allo stesso tempo, aumenta la difficoltà degli avversari nel trovare il gol.

In ogni caso, la squadra si dimostra anche molto brava a mutare forma e ad adattarsi alle situazioni. Contro le squadre che lo concedono, Dionisi ha dimostrato di apprezzare anche il contropiede.

IL RAPPORTO CON IL SASSUOLO DI DE ZERBI

Il Sassuolo dello scorso anno è arrivato ottavo al termine del campionato, dopo aver sfiorato l’approdo in Conference League ai danni della Roma. Si basava su un gioco molto offensivo, fondato su selezioni giovanili, che rappresentavano ricchezza e deposito per trovare i giusti giocatori per il modulo proposto dal tecnico bresciano.

Il Sassuolo di Dionisi, invece, è una squadra molto diversa da quella dello scorso anno. Il 4-2-3-1 dell’ex tecnico dell’Empoli è cambiato soprattutto nei giocatori. Marlon non è stato sostituito con un giocatore delle sue caratteristiche tecniche, ma solo rimpiazzato dal punto di vista numerico. Locatelli era il metronomo che dettava i tempi della manovra: Frattesi è un giocatore diametralmente opposto al numero 27 della Juventus. Il suo posto è stato preso da Maxime Lopez, che lo affiancava in cabina di regia. Traoré sembra avere sempre meno spazio nello scacchiere tattico di Dionisi, il quale preferisce un giocatore capace di attaccare in maniera più incisiva nel ruolo di trequartista.

Infine, Caputo aveva dalla sua l’esperienza dell’attaccante che ha vissuto le categorie inferiori. La lucidità mentale sotto porta e la capacità di fungere anche da attaccante di raccordo. Scamacca è dinamite pura. Energia, dinamicità, esplosività e forza fisica, che vanno a compensare un bagaglio tecnico inferiore rispetto all’attaccante di Altamura.

Insomma, il Sassuolo di De Zerbi era votato all’offensivismo. Dionisi, da buon ex-difensore, sta lavorando soprattutto sul reparto arretrato per bilanciare.

SOMIGLIANZE

Due squadre offensive, due squadre che cercano il gol e che attaccano in maniera organizzata per raggiungerlo. Il Sassuolo di De Zerbi si è distinto come uno dei migliori attacchi della Serie A (il settimo, dietro a tutte le big, eccetto la Lazio), ma anche come una delle peggiori difese.

I neroverdi di De Zerbi non hanno modificato la loro abilità nell’andare in rete, ma hanno lavorato nella maniera in cui ciò avviene. Il Sassuolo 2021/2022 si sta dimostrando molto più incisivo e caparbio nel trovare la rete. I cross in area a cercare le torri, sfruttando i centimetri di Chiricheș e Ferrari, oltre che quelli di Scamacca, rappresentano un’opzione cercata con maggior frequenza. Così come la conclusione da fuori area.

Un altro aspetto in cui Dionisi sembra voler coltivare è l’utilizzo dei giovani. Per De Zerbi il giovane era una pedina che faceva parte della squadra e andava premiato, se meritevole. Per Dionisi diventa una risorsa da valorizzare. Il suo Empoli ha visto sbocciare Ricci e Haas, che stanno ben figurando in Serie A. Mentre nel suo Venezia hanno mosso i primi passi Casale e Maleh, oltre che Caligara.

L’AMMAZZAGRANDI

Nel corso della sua esperienza in Serie A, il Sassuolo si è distinto spesso per essere una squadra ammazzagrandi. E dire che le prime esperienze, vedasi lo 0-7 di “benvenuto” dell’Inter nel 2013, non erano ben auguranti.

In questi 8 anni non c’è stata una big che non abbia perso punti preziosi ed energie contro il Sassuolo. Dal Milan, vittima del poker di Berardi nel gennaio del 2014, all’Inter, che ha vissuto più volte incubi a tinte neroverdi. Ultimamente anche Juventus, Napoli e Lazio si sono arrese. Attualmente, le big mancanti all’appello sono solo la Roma, che ci ha perso soltanto una volta nel 2020, e l’Atalanta, sconfitta 2-0 nel 2014, quando ancora non era considerata una “grande”.

Anche in questa stagione, il Sassuolo ha deciso di non perdere questo vizio“. Dopo aver concesso con molta fatica i 3 punti a Inter, Roma e Atalanta, tutte vittoriose di misura per 2-1, è arrivata la vittoria contro il Milan a San Siro. Se nella scorsa stagione il colpaccio è arrivato grazie a Raspadori, il protagonista dell’1-3 di domenica pomeriggio è stato Scamacca, che ha siglato una rete e ha propiziato l’autogol di Kjær.

Ma è negli infrasettimanali che i neroverdi si sono esaltati.

Maxime Lopez ha gettato la Juventus nel baratro con una rete in contropiede al 95′ della sfida dell’Allianz Stadium. Nella serata di ieri, 1° dicembre, è stato il Napoli a doversi “inchinare” sul prato del Mapei Stadium. In vantaggio di 2 reti, gli azzurri sono stati agguantati dalle reti di Scamacca e Ferrari. E hanno rischiato di perderla.

IL FUTURO

Il Sassuolo è una squadra che guarda al futuro. Il progetto punta forte su profili giovani, ma, al contempo, pronti al salto tra i “grandi”. Locatelli ne è un esempio straordinario.

Di conseguenza, perchè non guardare più in alto e perseguire obiettivi migliori? Dopo due ottavi posti consecutivi, il Sassuolo potrebbe alzare l’asticella e puntare all’Europa. Ci è già riuscito nella stagione 2015-16 con la qualificazione all’Europa League dell’annata successiva. Per cui, potrebbe farlo nuovamente in futuro.

La capacità di preparare le partite importanti, il livello tecnico della rosa e la predisposizione a lanciare nuovi giovani potrebbe spingere i neroverdi verso un nuovo approdo espatrio continentale. Se non tramite il piazzamento in campionato, almeno attraverso la vittoria della Coppa Italia.

La sfida è ambiziosa, ma sicuramente entusiasmante per un club che non vuole porsi limiti e che cerca sempre nuove sfide da affrontare.

Immagine in evidenza presa da pixabay con diritti Google Creative Commons

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Calcio Internazionale

Dove vedere Man City-Chelsea di FA CUP in tv e streaming

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Pronostico Liverpool-Chelsea

DOVE VEDERE MAN CITY-CHELSEA DI FA CUP IN TV E IN STREAMING – Finiti i mondiali, durante le feste ci sono state molte partite di Premier League, ma in questo weekend non ci saranno. In compenso c’è la FA CUP, in cui si giocheranno i trentaduesimi di finale, e tra le tante sfide ce n’è una davvero importante. Manchester City contro Chelsea.

COME STANNO LE SQUADRE?

Le due squadre si sono appena affrontate giovedì 5 gennaio, nel match valido per la diciannovesima giornata di Premier League, l’ultima del girone di andata. Giovedì si è giocato a Stamford Bridge e Guardiola è riuscita a vincerla con i suoi cambi decisivi. Grealish e Mahrez entrano al 60′ e solo 3 minuti dopo il fantasista inglese serve un assist per l’algerino che concretizza in gol. Nella sfida di FA CUP invece, che si giocherà domani pomeriggio, 8 gennaio, alle ore 17:30, il campo ospitante sarà l’Etihad Stadium. City e Chelsea in questa stagione si sono affrontate però anche in un’altra competizione, la Carabao Cup, in cui sempre i Citizens hanno sconfitto i Blues nei sedicesimi di finale, grazie ai gol di Julian Alvarez e Riyad Mahrez. Riuscirà il Chelsea a non farsi sconfiggere dal City per la terza volta consecutiva, in tre competizioni differenti?

Il Chelsea inoltre non gode nemmeno di una gran forma. Infatti hanno raccolto 4 punti sui 9 disponibili nelle ultime 3 giornate di Premier League, ovvero quelle dopo il mondiale. Al contrario invece il City ne ha raccolti 7 su 9, inceppando solo in casa in un pareggio contro l’Everton. Prima ancora di queste 3 partite però i Citizens hanno sconfitto il Liverpool agli ottavi della Carabao Cup, con gol decisivo di Haaland.

DOVE VEDERE MAN CITY-CHELSEA IN TV E STREAMING

Manchester City-Chelsea sarà trasmessa su DAZN in streaming live domani, 8 gennaio, alle ore 17:30. Il commento sarà affidato a Dario Mastroianni ed Emanuele Giaccherini.

 

 

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Calcio Internazionale

ESCLUSIVA – Finlay Stark, Assistant Club Secretary del Brighton: “Mac Allister? Siamo convinti di una cosa”

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Finlay Stark è membro dello staff del Brighton, club di Premier League, come Assistant Club Secretary. La preziosa chiacchierata ci ha permesso di ampliare gli orizzonti calcistici arrivando in Inghilterra, 75 km a sud di Londra, per parlare di uno dei club più rilevanti delle ultime stagioni di Premier. Inoltre, abbiamo approfondito sul ruolo parlato del ruolo ricoperto da Stark, una mansione sempre più richiesta dai club. Non sono mancati, infine, curiosità e aneddoti inediti.

Lavori in un ruolo particolare all’interno del club, e ti sei mosso recentemente dall’Hibernian, club che milita in Prima divisione scozzese, al Brighton. Puoi raccontarci qualcosa di più sulla tua professione?

La mia figura professionale si occupa del trasferimento dei calciatori e, più in generale, tutto quello che riguarda la “football administration“, curando anche i dettagli burocratici dei calciatori che vengono trasferiti da un club all’altro. Mi occupo, quindi, dei contratti che un nuovo calciatore firma appena arrivato al club e dei rinnovi. Il mio ruolo all’Hibernian era simile, solo che mi occupavo in gran parte dell’aspetto logistico: organizzare i viaggi della squadra, prenotare gli hotel e fare in modo che, dal lato organizzativo, fili tutto in maniera ottimale. L’opportunità di trasferirmi in Premier League è stata molto importante: mi sono specializzato nella parte contrattuale. Quello che ne consegue, è che le cifre sono aumentate così come le relazioni pubbliche con più agenti e club di tutti i paesi: il grande mondo della Premier League”.

Sedendoti in panchina ogni match che idea ti sei fatto di De Zerbi? E, siccome hai vissuto anche gli ultimi mesi da manager di Potter, qual è, e quale è stato, il rapporto con questi due allenatori?

Credo che sono stato sfortunato sotto un certo punto di vista, perché mi sarebbe piaciuto molto lavorare di più con Graham (Potter, n.d.r.) e con tutto il suo staff, che reputo eccezionale. Ho lavorato con lui per tre mesi ed essendo scozzese avevo costruito un rapporto solido con l’Assistant Coach Billy Reid, di Glasgow, e altri ragazzi membri dello staff che poi hanno seguito Potter al Chelsea. Quando è arrivato Roberto ( De Zerbi, n.d.r.) mi sono dunque seduto a tavolino con lui e il nuovo staff per capire ciò che richiedeva. De Zerbi ha portato con sé la sua equipe, tutta italiana. Il Team Manager, che è anche un traduttore, ha fatto da mediatore linguistico tra le parti. Questa è stata la chiave affinché il lavoro potesse cominciare bene e fin da subito: è emerso tutto il suo carattere, è un ragazzo molto competente e simpatico. I calciatori sono sempre più trasportati dalla sua passione per il calcio e dalla sua figura, così come per i nuovi membri dello staff. È proprio vero che il calcio è una lingua universale.

Il Brighton ha una grande capacità nel reclutare i giovani. Da Enciso, preso in Paraguay, alle grandi prestazioni mostrate da Mac Allister questo Mondiale.

C’è un grande lavoro dietro: il Brighton ha una struttura unica nel suo genere, in termini di Academy e recruitment. La società sta raccogliendo i frutti di un lavoro iniziato molti anni fa. La storia di Mac Allister è semplicemente fantastica e rappresenta esattamente la filosofia del club. Il Brighton lo ha prelevato nel 2019, quando era ancora sconosciuto, ed è finito al Boca Junior. Il club ha atteso il momento giusto affinché avesse il bagaglio di esperienza per arrivare in Premier. Il Brighton accoglie i calciatori, dato il grande passo che andranno a fare, cambiare continente in certi casi, e ti offre tutti gli strumenti necessari per sentirti a casa. Lavorato l’aspetto psicologico, il calciatore sentirà meno pressione, per quanto possibile. È un rapporto basato sulla fiducia: il Brighton sa che quel determinato giocatore ha le capacità da top e i calciatori ripagano in campo“.

Parlando più nello specifico di Mac Allister: come avete vissuto i momenti del pre e post Mondiale?

“Ecco, quello che ho appena detto spiega nel migliore dei modi questa situazione: con tutti i calciatori del Brighton che hanno giocato il Mondiale, ci si è sentiti uniti. Sicuramente sapere che tutto il team ti supporta allevia le pressioni. Alexis (Mac Allister, n.d.r.) è davvero un bravo ragazzo anche fuori dal campo e tutti i compagni lo hanno sostenuto durante il Mondiale. Per il club era solo questione di tempo prima che compiesse il grande salto di qualità a livello di prestazioni, per questo ha rinnovato il suo contratto prima del Mondiale, affinché si tratti a paro livello con chi interessato. Ci sarà un grande interesse, ma siamo forti di questo aspetto“.

Torniamo alla tua storia. Come è iniziata la tua carriera all’interno del calcio?

“Dopo essermi laureato in scienze dello sport. Successivamente, con il master in “sport management” ho iniziato ad allenare, non a calcio bensì uno sport tipico in Scozia. Dopo alcuni lavori part time ho avuto un contatto con un club amatoriale di Edimburgo, il mio primo lavoro nel calcio. Ho deciso che quello sarebbe diventata la mia professione. Essendo anch’essa part time, ho avuto modo di studiare per richiedere un lavoro all’interno di club professionistici in Scozia e ho cominciato a mandare mail su mail. Un club mi ha risposto dopo poche ore, l’Hibernian, facendomi sapere che avrebbe organizzato un colloquio.  Di lì ho fatto un periodo di prova che mi ha portato ad ottenere la fiducia del club, che mi ha proposto un lavoro full time. Ogni giorno è un’opportunità in cui imparo sempre qualcosa di nuovo, soprattutto in Premier League”.

Infine, quali sono gli obiettivi futuri del club?

La scorsa stagione abbiamo ottenuto uno storico nono posto in Premier. Questo non fa di noi automaticamente un club da primi dieci, dobbiamo lottare ogni stagione per farlo accadere e questo è quello per cui lavoriamo. Nel calcio, in generale, si vuole terminare ogni stagione meglio della scorsa. Occupare uno slot per le coppe europee è decisamente l’obiettivo: un risultato incredibile se pensiamo che sette anni fa vincevamo la Championship“.

Si ringraziano ancora Finlay Stark e il Brighton per l’opportunità concessaci.

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Flash News

Le partite del giorno – Lunedì, 19 dicembre 2022

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le partite del giorno

Il calcio, si sa, non si ferma mai: ogni giorno, da ogni angolo del pianeta, giocatori di tutto il mondo sono pronti, con le proprie giocate sul rettangolo verde, a regalare emozioni ai tifosi. Numero Diez vi presenta quindi le principali gare che ci attendono nella giornata di oggi.

AMICHEVOLI

Ore 15:30 Sampdoria Dinamo Dresda (DAZN)

Ore 20:00 Roma-Casa Pia (DAZN)

SERIE B

Ore 20:30 Perugia-Venezia (DAZN, Sky Sport Uno, Sky Sport Calcio, Sky Sport (canale 251) e Helbiz)

SERIE C

Ore 2o:30 Cerignola-Juve Stabia (Rai Sport + HD, Eleven Sports)

 

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Calcio Internazionale

Teófilo Cubillas, la storia del Diez che ha incantato una nazione

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Il 10 è il numero che per antonomasia viene associato ai più grandi fuoriclasse sudamericani, sinonimo di tecnica, qualità ed eleganza. Tutte caratteristiche che possono, e devono, essere associate a un nome che sempre più viene scordato all’interno del grande libro della storia del calcio, ovvero Teófilo Cubillas. El Nene (Il bambino), così soprannominato dal compagno d’attacco Perico Leon per i lineamenti puerili e il fisico esile, nacque l’8 marzo 1949 a Chincha Alta, una città a circa 200 km da Lima, la capitale del Perù, nazionale per il quale viene ricordato come il miglior giocatore di sempre.

Gli inizi e la prima avventura dell’Alianza Lima

Il giovane Teófilo inizia a giocare con il pallone per le strade di Puente Piedra, la classe sublime, la visione unica e il tiro letale non possono essere trascurati, tantoché, a 14 anni, l’Alianza Lima, club di cui diventerà una bandiera, lo nota e lo chiama nelle proprie giovanili. Solo 2 anni più tardi gioca la sua prima partita in prima squadra e, in breve tempo, riesce a far breccia all’interno dei cuori dei tifosi e convincere l’allenatore. Cubillas militerà nelle fila dell’Alianza Lima dal 1966 al 1972, apparendo sul tabellino dei marcatori più di 200 volte. L’8 marzo 1949 era nata una stella in Perù e 20 anni più tardi il mondo intero se ne sarebbe accorto, grazie all’intuizione del CT della nazionale, Waldir Pereira, meglio noto come Didì, che nel 1968, in occasione di una partita di qualificazione ai mondiali di Messico 1970, lo convocò per la prima volta

 Le qualifiche per Messico ‘70

Fino a prima del 1970, l’unica volta che la nazionale biancorossa vi prese parte fu la prima edizione del 1930 in Uruguay, quando però non esistevano le qualificazioni. Al Sud America spettavano solo 3 posti, che venivano assegnati alle vincitrici dei 3 gironi, uno composto da 4 squadre e i rimanenti due da 3. Se nel girone B, quello di Brasile, Paraguay, Colombia e Venezuela, e nel girone C, con Uruguay, Cile ed Ecuador, la Seleção e La Celeste rispettarono i pronostici senza mai rischiare, nel girone A, quello di Argentina, Perù e Bolivia le sorprese non mancheranno. Giunti al 31 agosto 1969, rimaneva solo una partita da giocare, l’esito avrebbe deciso chi l’Estate seguente sarebbe volato in Messico con l’ambizione di portare la Coppa Rimet nel proprio paese. La classifica, fino a quella mattina recitava Perù e Bolivia a 4, invece, ferma a 2, l’Argentina, che, però, con una vittoria contro Cubillas e i suoi si sarebbe qualificata. Quel giorno, come anche affermato dagli stessi giocatori, le menti dei nazionali peruviani volgevano i pensieri verso ogni direzione, dalla tragedia del terremoto di Yungay, accaduto esattamente 4 mesi prima, alle centinaia di connazionali giunti fino alla Bombonera, anche a costo di vendere la casa, lasciare il lavoro e altri sacrifici compiuti per i propri beniamini, passando per quello sfortunato autogol di Chumpitaz che portò al trionfo della Bolivia. Quella sera, si verificò l’impensabile. Nel giro di 15 minuti ci saranno 4 gol, al 70’ Ramirez insacca, ma dopo dieci minuti, con un rigore trasformato da Albrecht, gli argentini agguantano il pareggio. Neanche il tempo di pensare che Ramirez vola verso la porta Cejas e insacca nuovamente il pallone, che vale il momentaneo vantaggio peruviano. All’85’, a rimettere in dubbio l’esito ci pensa Rendo, anche se ciò si rivelerà utile, in quanto il Perù riuscirà a difendere il pareggio per i minuti restanti. Il campo ha parlato: Los Incas giocheranno i mondiali messicani del ‘70

La consacrazione del Diez

Alle porte della competizione, non si nutrono grandi aspettative per il Perù, capitato nel girone D con Germania Ovest, Marocco e Bulgaria. Proprio contro quest’ultima si aprirà il mondiale della nazionale del CT Didì. L’inizio potrebbe non sembrare dei migliori, infatti dopo 50 minuti Dermendzhiev e Bonev portano in vantaggio gli europei, ma il carattere non manca ai peruviani che non vogliono assolutamente tornare in patria subito, tanto che, dopo 6 minuti dal raddoppio bulgaro, si torna allo stato di parità, 2-2. Il Perù continua a creare e ben presto raccoglie i frutti di ciò. Ѐ il minuto 73 quando la classe sublime di Teófilo Cubillas si palesa davanti agli occhi di tutto il mondo, eludendo la marcatura di due difensori, libera il tiro. Il pallone si insacca sul fondo della rete, è 3 a 2. Si tratta della prima storica vittoria del Perù ai mondiali. Il Diez peruviano, però, è solo all’inizio, infatti nella seguente partita incanterà ancora di più. In seguito, Nene annichilisce il Marocco, partecipando attivamente a tutte e tre le reti della propria nazionale, segnando una doppietta e sfornando un assist per Challe, portando la nazione ai quarti. Nell’ultima partita del girone, nulla può il trequartista dell’Alianza Lima, che, davanti alla potenza tedesca guidata dal suo bomber Gerd Müller, si limita a segnare il gol della bandiera. L’avversario ai quarti è probabilmente una delle migliori squadre che la storia del calcio abbia mai visto, la nazionale brasiliana, composta da stelle del calibro di Pelè, Rivellino, Tostão, Jairzinho, Carlos Alberto e molti altri. Nonostante l’impegno e il buon gioco proposto, come da previsione, il Brasile è uno schiacciasassi, che si impone per 4 a 2, ma, ancora questa volta, la firma di Cubillas non manca sul tabellino dei marcatori. Cubillas poté tornare in patria col sorriso, in quanto gli fu riconosciuto il premio di miglior giovane del torneo. La stella di Cubillas iniziava a splendere più luminosa che mai.

 L’Europa e la Copa America del 1975

Nel 1972, Cubillas vinse il premio di miglior giocatore del Sud America, terminando avanti rispetto a calciatori del calibro di Pelè e Perfumo. Questo, insieme alle ottime prestazioni in patria e il ricordo, ancora fresco, del Mondiale del 1970, gli valse la chiamata in Europa. Il club che riesce a mettere le mani su Cubillas prima di tutti è il Basilea, col quale, a causa del clima e del campionato, non scattò mai il feeling giusto, tantoché, dopo diverso tempo, in un’intervista dichiarò: “Quante volte rimasto solo, la sera, mi è venuta voglia di scappar via. Era un ambiente impossibile, per me: gente estranea per la quale è assurdo occuparsi dei problemi degli altri. Poi il freddo, terribile. Mi è passata non solo la voglia di giocare, ma anche quella di ridere”. L’avventura nel vecchio continento, però, non termina qua, nel 1974 il Porto lo acquista e riesce a far vedere nuovamente tutte le sue qualità, venendo eletto “miglior straniero” dopo la prima stagione in Portogallo. Il Diez della Blanquirroja continuerà a fare le fortune dei lusitani, anche se non vincerà nulla a livello europeo, e della propria nazionale, con la quale nel 1975 si laureerà campione dell’America latina. Esatto, avete letto bene, dopo il primo successo del 1939, 36 anni più tardi il Perù torna ad alzare al cielo la coppa continentale. Infatti, dopo aver agevolmente passato il proprio girone, gli Incas sconfiggono la Colombia nello spareggio, grazie alla rete del compagno di reparto di Cubillas, Hugo Sotil.

Il ritorno in Perù e Argentina 1978

El Nene decide di far coincidere l’anno del rientro in patria con quello dei mondiali del 1978, torneo al quale c’è l’obbligo di qualificarsi e di fare bene, soprattutto a fronte dell’eliminazione negli spareggi precedenti di 4 anni prima. In questa occasione, Cubillas stupirà nuovamente tutti e, insieme al portiere Quiroga, contribuirà in gran parte a portare il Perù alla seconda fase del torneo. Infatti, nelle prime tre partite del torneo, mette a segno 5 gol e un assist. Sicuramente da incorniciare la prestazione con la Scozia, divenuto celebre per la punizione insaccata al 77′. Il portiere scozzese Alan Rough così commentò il meraviglioso piazzato: “Secondo me, il pallone è venuto da qualche altra parte, non è partito dal piede di Cubillas”. Le speranze dei peruviani si infrangono nel secondo girone, quello che li pone contro ad Argentina, Brasile e Polonia, che si dimostrano essere di un livello parecchio superiore. Nonstate ciò, Cubillas termina la competizione secondo nella classifica cannonieri, dietro al solo Kempes, vincitore del mondiale e autore di 6 reti.

L’ultimo palcoscenico importante

Dopo il ’78, Cubillas militerà nel campionato degli Stati Uniti, pur sempre tenendosi pronto, con un solo obiettivo: giocare i mondiali di Spagna 1982. L’età e il fatto che sia lontano dalle luci della ribalta, non gli impediscono di partecipare anche in quell’occasione, diventando l’unico giocatore peruviano a prendere parte a 3 mondiali. A differenza delle altre volte, però, il Nene non riesce a incidere come soleva e il Perù abbandonerà subito la competizione, pareggiando con Camerun Italia e venendo schiacciati per 5 a 1 dalla Polonia. Non certamente l’epilogo dei sogni, ma a lui va bene anche così. Così Cubillas, in un’intervista a El Mundo Deportivo, ha espresso senza rimorsi il suo percorso di vita: “Se dovessi rinascere, sceglierei il Perù come Paese, il calcio come professione e l’Alianza Lima come squadra”

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