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Alla scoperta di Ernesto Valverde

La nostra prima pagina

Alla scoperta di Ernesto Valverde

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Team Numero Diez

Con la sconfitta patita per mano della Juventus in Champions e il titolo perso appannaggio del Real Madrid nella scorsa giornata, si è conclusa nel peggiore dei modi l’avventura di Luis Enrique sulla panchina blaugrana. Per il Barcellona si profila ora un nuovo anno zero, in cui le redini della barca saranno prese da un nuovo capitano, che risponde al nome di Ernesto Valverde. Il tecnico si troverà di fronte all’arduo compito di raccogliere l’eredità del migliore allenatore dei catalani del dopo Guardiola e di far fronte alla vorticosa ascesa del Real Madrid di Zidane. Chi è dunque l’uomo designato a far tornare il Barca al successo?

ORIGINI

Ernesto Valverde nasce a Viandar de la Vera, una piccola cittadina della comunità di Estremadura, al confine col Portogallo. Classe 1964, è stato un discreto attaccante, riuscendo a raggiungere anche la nazionale spagnola in un’occasione. Cresciuto nell’Alaves, si è affermato con l’Espanyol. Il punto più alto è stato sicuramente l’esperienza biennale al Barcellona, mentre quello più soddisfacente è stato il tempo passato a Bilbao. Con i biancorossi Valverde è diventato un idolo, restando nei paesi baschi per ben 6 anni.

Dopo il ritiro Valverde è rimasto a Bilbao, cominciando ad allenare le giovanili. Dopo aver raggiunto per un anno la prima squadra, si accasa all’Espanyol, la prima grande esperienza della sua carriera. Con i biancoblu riesce a raggiungere la finale di Coppa Uefa nel 2006-2007. Valverde aveva lasciato un ottimo ricordo nei tifosi da calciatore, fu quindi accolto positivamente anche da allenatore, nonostante fosse un’incognita alle prime armi.

Raul Tamudo, miglior bomber di tutti i tempi con la maglia dell’Espanyol

PARTENZA COL BOTTO

Nel primo anno della gestione Valverde l’Espanyol disputa un campionato anonimo, terminando a metà classifica. In Europa però suona tutta un’altra musica. Dopo aver dominato il girone, con 4 vittorie su 4 partite, nella fase finale ha eliminato in ordine Livorno, Maccabi Haifa, Benfica e Werder Brema. La squadra di Valverde si è poi dovuta arrendere in finale al Siviglia. All’Hampden Park di Glasgow il risultato è fissato sull’1-1 al 90′, con le reti di Adriano e Riera. Nei supplementari Kanoute porta avanti gli andalusi, che però vengono rimontati a 5 minuti dal termine da un gol di Jonatas. Decisivi sono gli errori dal dischetto dei catalani, 3 rigori falliti su 4, che consegnano la coppa al Siviglia.

L’Espanyol di Valverde rimane comunque una squadra che in Spagna molti ricordano. Dal tridente micidiale Luis Garcia, Tamudo, Pandiani, quest’ultimo capocannoniere della Coppa Uefa, all’astro nascente Zabaleta. Passando per Daniel Jarque, la cui tragica morte è ancora ben impressa al pubblico iberico. Nel luglio 2007 Raul Tamudo ha segnato indissolubilmente il suo nome nella storia del club, diventando il miglior bomber di sempre.

Con Valverde l’Espanyol ha vissuto il momento più alto della sua storia recente. Con una rosa giovane, il tecnico ha dato vita ad un sogno che purtroppo si è spezzato sul più bello. Il tecnico ha avuto il merito di lanciare moltissimi giocatori, tra cui spiccano Zabaleta e Luis Garcia, nonché di aver consacrato quello che probabilmente è il giocatore più importante del club, Raul Tamudo. Nonostante i botti del primo anno, il secondo fu parecchio anonimo, chiuso con un dodicesimo posto. Per Valverde giunge così l’ora dell’addio.

Un giovanissimo Kevin Mirallas con la maglia dell’Olympiacos

EROE GRECO

Da calciatore Valverde non aveva mai lasciato la patria, così la firma con l’Olympiacos nel 2008 fu l’inizio della sua prima avventura fuori dai confini spagnoli. Dopo aver dominato in Grecia, la squadra di Atene aveva deciso di curare il proprio profilo europeo. La società decise dunque di puntare sul promettente Valverde, che aveva già dimostrato di saperci fare in campo continentale. La stagione però non partì bene, con l’eliminazione dalla Champions League al terzo turno preliminare per mano dell’Anorthosis.

Nonostante la vittoria del campionato, Valverde lascia la Grecia, per fare ritorno a casa. Si accasa al Villarreal, dove però viene esonerato a gennaio. La stagione successiva fa dunque ritorno all’Olympiacos, riportando il titolo ai biancorossi dopo la vittoria l’anno precedente al Panathinaikos. Valverde resta ad Atene per due stagioni, vincendo entrambi i campionati e una coppa di Grecia.

La seconda esperienza greca consacra Ernesto Valverde. Il suo addio era stato dovuto a motivi economici, ma la società nell’estate 2010 fu acquistata dal magnate Evangelos Marinakis. Richiamato sulla panchina ateniese, il tecnico usufruisce anche di una campagna acquisti di primissimo livello, con molti arrivi tra cui quell’Albert Riera che lui stesso aveva lanciato all’Espanyol. Qui il tecnico adottò il 4-2-3-1 che sarebbe diventato il suo marchio di fabbrica, puntando su una strepitosa trequarti formata da David Fuster, Mirallas e Riera.

Nell’estate del 2012 Valverde si dimette. Lascia la Grecia da eroe, dopo 3 titoli e 2 coppe di Grecia. Chiude la sua avventura con il 72.44 % delle vittorie ottenute, 70 su 90 in campionato. L’Olympiacos è un ottimo trampolino di lancio per il tecnico, a cui non resta ora che consacrarsi in patria.

RITORNO A CASA

Dopo la breve esperienza a Valencia, dove subentra a Pellegrini nel dicembre 2012, per Ernesto Valverde è giunto il momento di tornare a casa. A Valencia manca la qualificazione in Champions e la società decide di non rinnovargli il contratto. Arriva dunque la dolce chiamata dell’Athletic Bilbao.

I baschi venivano dalla sconvolgente esperienza Bielsa. Il tecnico argentino aveva stravolto la squadra, lanciando un calcio offensivo, un modulo inedito e molti giovani. El Loco portò la squadra addirittura in finale di Europa League nel 2012, perdendo però contro l’Atletico Madrid. Dopo un’annata deludente, le strade dell’Athletic e di Bielsa si separano, ma quelle di Valverde e del suo Bilbao si ritrovano.

Nel suo primo anno a Bilbao Valverde porta la squadra ad una sorprendente qualificazione ai preliminari di Champions League. Il tecnico conferma il 4-2-3-1 che aveva adottato ad Atene, consacrando giocatori come Muniain e Susaeta, segnando l’ascesa di Aritz Aduriz e scoprendo l’incredibile talento di Aymeric Laporte. L’anno dopo il Bilbao supera ai preliminari il Napoli, con uno strepitoso 3-1 a San Mames, tornando in Champions dopo 15 anni.

Sono 4 le stagioni in cui Valverde ha guidato l’Athletic Bilbao. Dopo lo strepitoso quarto posto del primo anno, ha ottenuto un settimo e quinto posto, non riuscendo mai a lasciare il segno in Europa. Nell’agosto 2015 il tecnico regala al club il suo primo trofeo dopo 31 anni, vincendo la Supercoppa di Spagna contro il Barcellona. Memorabile la tripletta di Aduriz nel 4-0 dell’andata a San Mames. Quest’anno il Bilbao ha chiuso al settimo posto, col tecnico che ha salutato la squadra che lo ha lanciato e consacrato.

Aymeric Laporte, difensore centrale dell’Athletic Bilbao

FUTURO BLAUGRANA

Ora per Valverde sta per arrivare l’occasione della vita. Nonostante non ci sia ancora l’ufficialità, sembra tutto fatto per il suo passaggio al Barcellona. La carriera del tecnico spagnolo è arrivata ad un punto in cui è naturale un salto in avanti, ma anche molto rischioso. In catalogna si troverebbe in una dimensione molto più ampia, dove non c’è margine d’errore. Durante tutto il suo percorso, Valverde ha dimostrato di avere grandi idee, ma anche una discontinuità preoccupante. I passaggi a vuoto con Espanyol e Bilbao e il rendimento europeo con l’Olympiacos ne sono la prova.

Valverde sarebbe una grande novità per il Barcellona. Per la prima volta si cambia scuola di pensiero, per la prima volta non siederà sulla panchina un tecnico che non si è fatto le ossa con la filosofia guardiolana. Era successo in parte con Martino e l’esperienza non fu felice. Il passaggio da un calcio ritmico e orizzontale ad uno improvviso e verticale. Uno stravolgimento epocale.

Una scelta forte che però è figlia dei tempi che si vivono. Il Barcellona quest’anno ha dovuto fare i conti con l’inadeguatezza del proprio calcio, nei confronti dei più moderni Real Madrid e Juventus. La scelta di Valverde è dunque una scelta al passo con i tempi, con un calcio che cambia. Le strade di Valverde e del Barcellona s’incrociano nel momento ideale, l’incontro porterà sicuramente grandi stravolgimenti, che siano positivi o negativi solo il futuro saprà dirlo.

Diez allo stadio

Stroppa: “Oggi si poteva vincere ma anche perdere, abbiamo sbagliato tanto”

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Stroppa Cremonese

Il tecnico della Cremonese Giovanni Stroppa ha parlato in conferenza stampa al termine della sfida contro il Modena di Bianco. Di seguito le sue dichiarazioni raccolte direttamente dalla sala stampa dello Stadio Braglia.

LE DICHIARAZIONI DI STROPPA

EPISODI ED ESPULSIONE DI JOHNSEN“Ci poteva essere un episodio per confermare che non molliamo mai, dico anche che in dieci contro undici il Modena ha preso un palo. Per gli episodi si poteva vincere o perdere, ma la prestazione poteva essere più precisa. Abbiamo sbagliato tanto nel palleggio e l’ultimo passaggio. La partita sembrava in controllo, ma nel finale poteva di partita poteva succedere di tutto. Peccato per l’espulsione, giustissima, perché perdiamo un giocatore importantissimo“.

STROPPA SULLA PRESTAZIONE“A me la prestazione è piaciuta, qua il Parma ha preso tre gol. Il Modena gioca un gran calcio, specie quando non ti fa respirare. Abbiamo tenuto botta. Mi aspettavo una partita del genere, ad altra pressione. Nella ripartenze si poteva fare meglio. Potevamo essere più incisivi, ma per il resto poteva essere decisa da un mezzo episodio”.

CLASSIFICA“Prima della partita eravamo quarti, ora siamo secondi e giochiamo sabato. Mancheranno altre nove partite e non bisogna mollare. Alla fine del campionato faremo i conti, ma vediamo anche cosa faranno gli altri“.

FALLETTI “Aveva la caviglia sanguinante, vediamo”.

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Flash News

Rocchi a Open VAR commenta le decisioni arbitrali di Inter-Atalanta e Lazio-Milan

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Lazio-Milan, in foto: Mattia Zaccagni, Alessio Romagnoli, Luca Pellegrini, Olivier Giroud, Matias Vecino, Di Bello, Serie A, Champions League, Europa League, Coppa Italia

Le ultime due giornate di Serie A sono state molto travagliate per le decisioni arbitrali. In particolare si sono accese numerose polemiche per Inter-Atalanta e Lazio-Milan, due sfide decisive per le sorti della parte alta della classifica. Nel post partita di Napoli-Juventus Gianluca Rocchi, designatore arbitrale per la Serie A, è intervenuto nel format Open VAR di DAZN per analizzare gli episodi più dubbi dei recuperi della 21esima giornata e della 27esima giornata, quella corrente.

GOL ANNULLATO A DE KETELAERE – “Il braccio è oggettivamente in posizione naturale. Se fosse stato un tocco diretto di Miranchuk per il gol sarebbe stato più facile annullare. Va rivisto tutto l’episodio per verificare la punibilità. Capisco non sia facile accettare la scelta perchè non è un episodio semplice. L’analisi frame by frame fa sì che la decisione sia corretta“.

RIGORE DUMFRIES-HATEBOER – “Quello è un errore molto grave per noi. Io batto sempre il tasto sul timing, nel calcio moderno non puoi metterti in modo di mettere fuorigioco il VAR. Quell’errore lì è un errore che non possiamo permetterci di commettere. Preferiamo sempre dare possibilità alla tecnologia di intervenire“.

RIGORE CASTELLANOS-MAIGNAN – “Episodio molto al limite. Noi siamo concordi sulla situazione. Se fosse stato concesso rigore avremmo accettato la decisione del campo. Non è un episodio chiaro da VAR, rimane un’interpretazione“.

ESPULSIONE PELLEGRINI – “Credo che Di Bello non ha avuto il tempo di fermare il gioco perchè attratto dall’azione in divenire. Se lui si fosse accorto che succedeva qualcosa di grave a Castellanos avrebbe fermato. Il secondo giallo a Pellegrini è dovuto perchè il gesto è eloquente. Quando come arbitri ci rendiamo conto che c’è un problema al viso dobbiamo intervenire. Di Bello va poi solo sulla decisione punitiva. Il problema è capire quando il problema a un giocatore è serio per davvero”.

MARUSIC E GUENDOUZI – “Su Marusic non voglio esprimermi perchè è del Giudice Sportivo. L’importante è che sia chiaro cosa sia successo. Nel caso di Guendouzi Di Bello ha avuto qualche problema sul controllo della partita. Ho letto cose non belle nei suoi confronti. Lui mi ha scritto la mattina dopo scusandosi e rendendosi conto che poteva fare meglio”.

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Dramma in Cosenza-Catanzaro: il guardalinee si rompe i tendini di entrambe le ginocchia

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Ha dell’incredibile quanto successo nel match di Serie B tra Cosenza e Catanzaro. Al 25′, dopo aver sbandierato un fallo, il guardalinee Cipressa si è accasciato a terra lamentando un dolore al ginocchio. Match sospeso per 6′ e assistenza medica per l’assistente, che è stato poi fatto uscire in barella accompagnato dagli applausi degli spettatori.

La diagnosi è quella della rottura del tendine rotuleo di entrambe le ginocchia. La Redazione di Numero Diez manda un grande in bocca al lupo di pronta guarigione al guardalinee.

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Calzona in conferenza stampa dopo Napoli-Juventus: “C’è ancora tanto lavoro da fare”

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Calzona, allenatore del Napoli, Serie A, Champions League

CALZONA – Le parole di Calzona nel post partita di NapoliJuventus, in cui la sua squadra è riuscita a battere i bianconeri per 2-1. La apre Kvara, Raspadori la chiude. Azzurri che con questa vittoria si porta a meno tre dal sesto posto a 43 punti, scavalcando la Fiorentina a 42. Questo quanto detto da Calzona.

VITTORIA – “La squadra vincendo questa partita ha dato un segnale che vuole raggiungere posizioni importanti. Sono felicissimo di vedere una squadra coesa che ha voglia di migliorarsi. Se vinci ti dà ancora più voglia di migliorarti e rivincere”.

BINOMIO KVARA-OSIMHEN – “Sono due giocatori fortissimi, fondamentali per questa squadra. Hanno passato un momento di difficoltò, ma ora sono tornati quasi sui loro livelli. Vorrei parlare anche degli altri, nei momenti di difficoltà della partita è venuta fuori. Dobbiamo migliorare nel possesso palla e verticalizzare di più. Tutti, quelli che entrano mi danno una mano, erano tutti pronti ad entrare. Sono segnali importanti. Si parte da qui”.

SU RRAHMANI – “Ha avuto un indurimento dell’adduttore, poteva aggravarsi, per quello è uscito. Verrà valutato domani”.

NUOVO NAPOLI – “Non ho fatto nulla di particolare, ho detto ai ragazzi di giocare tranquilli ed applicarsi in allenamento. Ho parlato poco perché dopo le vicissitudini avevano una testa enorme. Ho parlato poco e loro stanno rispondendo”.

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