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Alla scoperta di Henrikh Mkhitaryan

Poliedricità. Un termine sempre più vicino alla necessità delle squadre di trovare elementi che facciano del suddetto il loro modus operandi. Il bisogno di adattarsi a molteplici situazioni figlie del momento che si ha davanti è oramai un must nel calcio frenetico e multitasking di oggi.

Henrikh Mkhitaryan in azione in Europa League contro il Napoli. Fonte: profilo instagram @micki_taryan

Premesso questo concetto si può passare alla spiegazione di come Henrikh Mkhitaryan rappresenti per la Roma un acquisto, appunto, poliedrico. Arrivato nella capitale l’ultimo giorno di mercato per sopperire alla cessione di Stephan El Shaarawy e alle evidenti lacune mostrate dal talento inesploso di Justin Kluivet, il capitano della nazionale armena è ora chiamato a rispondere a una serie di necessità da parte della Lupa. Dentro e fuori dal campo.

PRAGMATISMO

La poliedricità del giocatore armeno sul rettangolo di gioco si traduce in primis nel suo pragmatismo tecnico e tattico.

Si consideri la dimensione tattica. Quello di Mkhitaryan è uno stile di gioco che permette all’allenatore due tipologie di soluzioni: schierarlo in diversi ruoli sul campo o avere la possibilità, all’occorrenza, di cambiare la disposizione degli interpreti sul terreno di gioco.

Una manciata di statistiche sull’ultima stagione di Mkhitaryan tra le fila dell’Arsenal. Il trequartista armeno ha realizzato 6 gol e 7 assist in 39 incontri fra Premier League, Europa League e FA Cup. In stagione ha realizzato una media di 3.1 tiri a partita, 1.8 dribbling per incontro col 77.1% di media di passaggi realizzati positivamente. Fonte: profilo instagram @micki_taryan

La posizione di partenza dell’armeno è quella del trequartista, dove è in grado di agire come incursore fra le linee, dettando i tempi di gioco nella fase offensiva. In questa posizione, in tandem con Edin Dzeko, sarebbe chiamato sia a servire i movimenti del bosniaco in area di rigore sia a concludere lui stesso verso la rete, sfruttando i movimenti dei compagni a liberarlo al tiro. Nelle fasi più critiche della partita, dunque, il mister con lui avrebbe la possibilità di inserire un’altra punta e sfruttare le sue doti in un 4-3-1-2 atipico per il pensiero di Fonseca, ma utile quando si deve ricercare il risultato attraverso soluzioni dal centro.

L’altra posizione, poi, è quella dell’esterno d’attacco. Che sia a destra o a sinistra non fa alcuna differenza per un ambidestro del suo talento. Molto probabilmente lo si vedrà muoversi lungo la fascia in virtù dell’ennesimo infortunio di Perotti e, come premesso, del talento ancora in fase di rodaggio di Kluivert. In un 4-2-3-1 come quello di Fonseca l’esterno ha spesso la possibilità di accentrarsi, sfruttando l’ampiezza data dal movimento a tutta fascia del terzino. Da quella posizione potrebbe dunque sfruttare non soltanto le sue capacità di letture e movimenti dei compagni, ma anche la sua esplosiva accelerazione.

UN TALENTO CONCRETO

Si consideri quindi la seconda dimensione di analisi, quella tecnica. Il precursore del giornalismo sportivo nella sua autentica essenza Gianni Brera definisce in questo modo il centrocampista (un termine, tra l’altro, coniato da lui stesso).

“Ha da avere istintivo o quasi il senso geometrico del gioco”.

Questa definizione senza tempo si sposa alla perfezione con il modo di intendere il calcio di Mkhitaryan. La base di partenza del suo talento è, appunto, l’istinto che mette all’approccio ad ogni giocata. Sempre in funzione, come da definizione, al senso geometrico del gioco, quindi ai movimenti degli avversari, ai tagli dei compagni. Una fantasia calcistica, insomma, disciplinata.

Il talento in tandem con la semplicità e l’efficacia nelle giocate. L’armeno (evidenziato in rosso) riceve palla, si sposta in avanti e con rapidità premia il movimento in area di rigore di Aubameyang (evidenziato in giallo), che con un pallonetto mette il pallone in rete.

Le sue doti di regista gli permettono di occupare più posizioni in campo, come detto in precedenza. Ma la sua visione di gioco va poi in tandem con un’altra caratteristica del suo repertorio: l’accelerazione. Si noti bene, più che velocità di base che negli anni ha cominciato a perdere si deve tener conto del suo talento nel ricevere il passaggio, rompere le linee avversarie e nel frattempo studiare la giocata successiva, sia questa un filtrante, una conclusione o un semplice passaggio a infittire la manovra offensiva.

Fonte: profilo instagram @micki_taryan

Si considerino poi le sue doti di passaggio. Il capitano della nazionale armena ha col tempo cambiato il suo modo di giocare, migliorando esponenzialmente nelle sponde e nei filtranti di prima intenzione in fase offensiva. Tanto da far segnare 2.7 passaggi chiave per 90’ nella scorsa stagione all’Arsenal. Il suo stile in questo fondamentale è semplice, ma al tempo stesso concreto. Non ricerca la giocata elegante fine a se stessa, ma la soluzione più congeniale all’azione in corso.

RILANCIARE LA PIAZZA GIALLOROSSA

L’ultimo aspetto da tenere in considerazione è quello psicologico, della voglia insomma. Il desiderio di vestire la maglia giallorossa da parte di Mkhitaryan è stato evidente fin dal primo momento. La firma di un contratto senza bonus personali ma solo a livello di squadra ne è una testimonianza di per sè eloquente.

Fonte: profilo instagram @micki_taryan

Premesse che hanno il sapore di entusiasmo, un valore che la piazza giallorossa ha estremo bisogno e voglia di recuperare. La campagna acquisti della Roma si è conclusa nel migliore dei modi col colpo dell’ultimo giorno di mercato. Già ribattezzato “King Henri” dai più, soltanto il tempo potrà confermare queste esaltanti premesse, animate dal poliedrico talento del campione armeno e di quello che potrà dare alla Lupa e al campionato italiano.

(Fonte immagine di copertina: profilo instagram @micki_taryan)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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