L’ex tecnico della Juve è stato intervistato da Mario Sconcerti per il Corriere della Sera. Parlando del calcio visto da fuori, l’allenatore toscano che si è preso un “anno sabbatico”, torna a definire della sua idea di calcio, questa volta schierandosi contro la tecnologia e i “filosofi”. Per lui il calcio è un gioco semplice, che deve far emergere le singole doti dei giocatori applicate ai vari episodi:

Voglio dire che il calcio secondo me è capire questo, le singole doti applicate alle situazioni singole. Non uno schema fine a se stesso. Un uomo che si integra e si completa con un altro fino a fare un reparto. Questo non te lo dice un numero, un tablet o un algoritmo. O lo senti da solo o non capirai mai la partita. Per questo sono convinto che l’allenatore si riconosca solo il giorno della partita“.

Il tecnico infatti, afferma che non esiste “l’intelligenza artificiale“, ma piuttosto conta l’occhio dell’allenatore. Da gennaio saranno messi i tablet nelle panchine, in modo da avere un feedback sulle zone di campo più frequentate o più precisione nel controllo dei movimenti dei calciatori. L’ex Juve però non crede che questo possa apportare una cambiamento significativo nel calcio, appunto perché l’allenatore “deve saper fare il suo mestiere di domenica“, senza slogan o filosofie.

 “Il problema è il risultato, cioè la realtà. Lo ottieni o no? Io a casa non ho nemmeno un computer, uso l’iPhone come un telefono e basta. Ma se guardo calcio so cosa vedo. E mi nascono mille idee. Siamo ancora più forti noi della tecnologia“.

Fonte immagine in evidenza: profilo Facebook Juventus.