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Calcio Internazionale

Allegri e Raul, quello che poteva e potrebbe essere per Florentino Pérez

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C’è fermento in casa Real Madrid. I nodi stanno venendo al pettine. I dubbi aleggiano a Valdebebas, nella mente di Florentino Perez, nei corridori della sede madridista. La guida tecnica blanca è più che incerta. I venti di cambiamento, le idee di rinnovo, i giovani come base per il futuro, da una parte. La conferma ad alti livelli, la voglia di proseguire nel solco di Zidane, la gestione di campioni che potrebbero rimanere, dall’altra. La decisione finale nelle mani, nella testa e infine nelle parole di Florentino.

PASSATO E PRESENTE

Zinedine Zidane è arrivato alla corte madridista nel gennaio del 2016. Le cose con Benítez, successore di Ancelotti, non andavano per il verso giusto: squadra e dirigenza erano scontenti dell’operato del maestro spagnolo. Tutto d’un tratto la scelta forte: come un fulmine a ciel sereno, in una mattinata fredda di inizio anno, la chiamata sulla panchina madridista dell’ex bandiera Zidane. Fino ad allora prima assistente di Ancelotti durante la stagione della décima, e poi tecnico del Real Madrid B.

Fonte: profilo Instagram ufficiale Zidane

 

Una decisione forte, futuribile, e che nessuno si sarebbe aspettato che diventasse la scelta più geniale della storia recente del Madrid. Al primo colpo Champions League a San Siro nel derby con l’Atlético. L’anno dopo campionato dominato e Champions a Cardiff contro la Juve di Allegri. L’anno dopo ancora Champions a Kiev contro il Liverpool di Klopp. In mezzo svariate coppe nazionali e tre Supercoppe Europee. Qualcosa di mai visto prima, di unico, di impensabile. In un batter di ciglia, Zidane è finito nella gloriosa storia blanca più per meriti da tecnico che per meriti da calciatore.

Subito dopo l’ennesima vittoria europea, in terra ucraina, dopo l’addio di Ronaldo, il tecnico francese spiazza tutti e si dimette. Lascia la sua casa. L’intento è quello di prendersi una pausa dall’ingordigia di vittorie; ma durante l’anno, i disastri di Lopetegui prima e di Solari poi, lo riportano, più per amore che per convinzione tecnica, sulla panchina del suo Real.

La storia recente la sappiamo. Vittoria del campionato l’anno scorso, nessun trofeo quest’anno. L’assenza di convinzione tecnica, in quel marzo del 2019, si è fatta sentire. Il tempo dell’amore e della riconoscenza ormai è finito. I fatti parlano chiaro: negli ultimi due anni, il francese, ha sempre vissuto sul filo di lana i suoi giorni da allenatore dalle parti di Valdebebas. Quel filo, ora, è pronto a spezzarsi definitivamente. La scelta è chiara e a breve sarà pure annunciata: i nuovi sono pronti a subentrare. Ma chi sono i nuovi? Da una parte il sempre verde Allegri, per continuare nel solco di Zidane, dall’altra la scelta forte e futuribile, Raúl. A breve sarà tempo di decisioni. Esperienza o freschezza? Solo Florentino Pérez decreterà il vincitore. Anche se l’esito sembra abbastanza scontato.

IL SEMPRE VERDE MAX

Max Allegri si sa, vuole tornare. E lo vuole fare in grande stile. E quale miglior sarto e stilista del Real Madrid? Nessuno probabilmente. Si erano già piaciuti Allegri e Florentino Pérez. Esattamente in una situazione simile: Zidane che annunciava le sue dimissioni e il tecnico livornese che veniva sondato dalle parti di Madrid. Da uomo di parola, però, Max aveva rinunciato; voleva chiudere il suo contratto con la Juventus e mantenere la promessa fatta all’amico Andrea Agnelli.

Fonte immagine: profilo Twitter Goal

 

Però si sa “certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano”. E l’amore di Florentino per Allegri non è assolutamente finito. Ed è tornato. Come solo il destino sa fare: dopo tre anni la stessa situazione, Zidane che lascia e il Real in cerca di candidature. Allegri a Madrid sarebbe stato il classico usato sicuro, sempre efficace e che non ti tradisce mai. Nella gestione a livello di campo, nel rapporto con i fenomeni in maglia bianca, nella pressione che il Real ti porta a subire, sarebbe entrato a piedi uniti nel solco e nel lavoro lasciato da Zidane. E alla dirigenza più reale di questo mondo, sarebbe piaciuto molto portarselo in casa.

Solo una cosa poteva non far dormire sonni tranquilli al Real Madrid: l’aria torinese che tira verso Livorno. Un’aria densa di sentimento, di nostalgia, di amore e di amicizia. Un’aria un po’ vintage. Ma quel vintage che, per ogni persona di mezz’età, è il toccasana perfetto, perché ti ricorda come ti sentivi bene ieri. Spingendoti a voler rivivere quelle stesse sensazioni di benessere anche nell’oggi e nel domani. E Allegri, ieri, era uno degli allenatori più vincenti del pianeta Terra. Torino e Madrid chiamano. Ma Max pare aver scelto il vintage di Torino alla novità di Madrid. Troppo forte il richiamo della sua seconda casa, troppo alta la volontà di risollevare la Vecchia Signora da uno dei momenti più sottotono degli ultimi 10 anni. E soprattutto è troppo lungo il tempo per aspettare la Casa Blanca. Le cui chiavi potrebbero finire a un profilo ben conosciuto da quelle parti.

LA SCELTA FUTURIBILE 

Raúl González Blanco. Di nome e di fatto. Miglior capitano della storia del Real. Il più amato, il più osannato, il più sentito. Per Raúl, l’attaccamento al bianco è prassi, non è rarità. Trasuda sangue Real. Lui di cognome fa Blanco. E non solo di cognome. Tre Champions League vinte, una alzata pure da capitano. Dal 1994 al 2010 ha fatto innamorare un popolo che sa riconoscere la bellezza. Critico ma passionale. Esigente ma libero. Raúl si è sempre identificato in questo popolo; con la numero 7 e con la fascia di capitano al braccio. Ma soprattutto con 228 gol in 550 partite e 16 trofei conquistati. Nessuno come lui.

Fonte immagine: profilo Instagram Raul

 

Proprio perché nessuno come lui, allora Florentino Pérez potrebbe dargli una chance di guidare dalla panchina quella squadra che per sedici anni ha guidato sul campo. Il lavoro eccezionale fatto alla guida delle giovanili del Real è sotto gli occhi di tutti, vincendo una Youth League (la Champions Primavera) al suo primo anno di pressioni da allenatore.

Con il possibile addio di Sergio Ramos, con la separazione tre anni fa da Ronaldo, con la perenne esclusione di Marcelo, con la rivalsa di tanti giovani quali Vinicius, Rodrygo, Mendy, Militao, Valverde la linea verde imposta dalla dirigenza… si sposerebbe alla perfezione con la scelta di Raúl come allenatore. Se questa è la linea allora va portata avanti fino in fondo. Cinque anni fa, l’inesperto è diventato grande e ha reso grande il Real. L’esperimento potrebbe ancora funzionare.

Le decisioni verranno prese. Arriveranno e saranno decise. Anche se l’esito sembra abbastanza scontato. E pende dalla parte del corazón madridista. Andrà a finire così il testa a testa tra Allegri e Raul, tra quello che poteva e potrebbe essere per Florentino Pérez.

Fonte immagine in evidenza: realmadrid.com

 

 

 

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I tifosi della Germania vogliono Jurgen Klopp al posto di Flick

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Liverpool

Dopo l’uscita della Germania ai gironi dal Mondiale in Qatar, c’è stata un’aria di rivoluzione totale che potrebbe colpire numerosi giocatori, ma soprattutto l’allenatore, Hans-Dieter Flick. Nonostante non ci siano stati comunicati ufficiali da parte della Federcalcio tedesca, sono state numerose, invece, le indiscrezioni riguardanti un possibile approdo di Jurgen Klopp sulla panchina della Germania.

Marc Kosicke, agente dell’allenatore dei Reds, ha parlato a Sky Germany riguardo questa situazione. Di seguito le sue parole.

“Jurgen come CT della Germania? Questo è un argomento solo mediatico. Lui ha un contratto con il Liverpool fino al 2026 e intende rispettarlo”.

Solo poche settimane fa, Kosicke, aveva ribadito le intenzioni del suo assistito nei confronti del Liverpool. Di seguito le sue parole.

“Jurgen gode del sostegno dei vertici dirigenziali ed è in contatto regolare con loro. Ama il club, la sua squadra e i tifosi ed è determinato a continuare e completare con successo la sua esperienza a Liverpool“.

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Argentina-Australia, ballottaggio Gomez-Correa per sostituire Di Maria

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Padovan, che attacco alla Juventus e a Di Maria!

Oggi, 3 dicembre 2022, l’Argentina del CT Scaloni scenderà in campo contro l’Australia per giocarsi l’accesso ai quarti di finale. L’Albiceleste, però, deve fronteggiare un grave problema, ovvero quello legato agli infortuni, in particolare quello di Angel Di Maria. A causa di una lesione di basso grado dell’adduttore lungo della coscia sinistra, il giocatore della Juventus si è allenato a parte.

A un iniziale momento di positività che vedeva sicuramente El fideo tra gli undici titolari, ora è subentrato un forte sentimento di incertezza che lascia presagire al forfait. Il CT stesso non si è sbilanciato e spera ancora di avere almeno a disposizione il proprio numero 11. Tuttosport riporta che in caso di assenza, il posto potrebbe essere preso dal Papu Gomez o da Angel Correa; al momento parrebbe essere in vantaggio l’ex Atalanata.

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Pronostico Francia-Polonia, statistiche e consigli per la partita

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Francia

 

PRONOSTICO FRANCIA-POLONIA – Oggi pomeriggio alle ore 16 cominceranno gli ottavi di finale dei mondiali 2022. La prima partita sarà Olanda-Stati Uniti, mentre alle 20 ci sarà Argentina-Australia. Uno dei due scontri tutto europeo è Francia-Polonia, che si affronteranno domenica pomeriggio, sempre alle ore 16. I transalpini riusciranno a superare agevolmente l’ostacolo Lewandowski?

COME ARRIVANO LE DUE SQUADRE?

La Francia ha perso l’ultima partita dei gironi contro la Tunisia, in una partita dall’esito abbastanza inutile. Infatti la Francia era già certa del primo posto e Didier Deschamps ne ha approfittato per far rifiatare praticamente tutti i titolari. Lo stesso è successo ieri sera al Brasile e Portogallo, che hanno perso contro il Camerun e la Corea. Quindi queste sconfitte non vengono considerate come dei passi falsi clamorosi come lo sono state invece quelle di Argentina, Germania e Spagna. Convincente invece la vittoria per 4-1 contro l’Australia, dove ha brillato Adrien Rabiot. Contro la Danimarca invece la Francia deve ringraziare Kylian Mbappé, autore di una doppietta che ha deciso il match.

Anche la Polonia viene da una sconfitta, partorita contro l’Argentina per 2-0. La squadra di Lewandowski ha comunque passato il turno in virtù della differenza reti, superiore di solo un gol rispetto al Messico. Poteva però finire diversamente, infatti prima del gol di Al-Dawsari Messico e Polonia erano in perfetta parità, sia per differenza reti che gol fatti. Inoltre la loro sfida era finita in pareggio. Quindi l’unico metro di giudizio disponibile rimasto era la somma dei cartellini gialli, che vedeva sorridere ai polacchi. Czeslaw Michiewicz è stato bravo a dare la giusta indicazione ai suoi di non farsi ammonire in alcun modo negli ultimi 20 minuti contro l’Argentina. Alla fine però il gol al ’95 dell’Arabia Saudita ha negato questo metro di giudizio relativo al fair play e così la Polonia è passata come seconda del girone grazie ai suoi quattro punti e a una differenza reti di solo una lunghezza superiore al Messico.

PRONOSTICO FRANCIA-POLONIA

L’attacco della Francia è il terzo migliore dei mondiali, 6 reti, proprio come il Portogallo, mentre i gol subiti sono 3, poiché ne hanno subito uno in ogni partita dei gironi. Probabile quindi che la Francia faccia valere la sua superiorità tecnica e riesca quindi a vincere il match, ma difficilmente Lloris riuscirà a portare a casa il primo clean sheet dei mondiali contro una squadra dove gioca uno dei migliori centravanti dell’ultimo decennio, Robert Lewandowski. La Polonia però non è solo lui, infatti gli altri due eroi di questa nazionale sono il “napoletano” Piotr Zielinski, autore del primo gol contro l’Arabia Saudita, e soprattutto il portiere juventino Wojciech Szczesny, che è riuscito a parare ben 2 rigori in 3 partite. Il problema della Polonia sarà riuscire a servire il loro miglior capocannoniere, cosa che non è successa contro l’Argentina. Il segno consigliato è quindi l’1, quotato non molto. Se si vuole alzare la quota si può combinarlo con un OVER 1,5. Ma attenzione non esagerate, perché questa partita non è detto finisca in goleada.

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Al Mondiale ogni storia vale, Cody Gakpo

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Gakpo

L’esterno d’attacco del PSV Eindhoven si è reso protagonista di un esordio di Mondiale sorprendente. Cody Gakpo ha attirato l’attenzione dei maggiori club europei e punta alla gara contro gli Stati Uniti.

LA NAZIONALE

L’esterno di attacco sta trascinando la nazionale degli Orange, la quale ha concluso in prima posizione del Gruppo A. Il numero otto ha messo a referto tre reti in altrettante partite del Mondiale. Prima di lui soltanto tre giocatori sono riusciti a segnare in tre gare consecutive della competizione: Johan NeeskensDennis BergkampWesley Sneijder.

Marten De Roon, suo compagno di Nazionale, intervistato da La Gazzetta dello Sport, ha dichiarato:

È in gran forma, stava già giocando bene in Olanda. In estate c’erano tante voci che sarebbe andato in una grande. Alla fine, è rimasto, forse anche per avere più chance in Nazionale. Secondo me ha fatto un’ottima scelta. Farà un grande torneo e poi per il PSV sarà molto difficile tenerlo”.

Cody Gakpo si candida a ruolo di rivelazione del torneo. Nonostante abbia segnato in tre occasioni distinte, la stella degli Orange ha siglato una tripletta perfetta: un’incornata di testa contro il Senegal, un mancino fulminante contro l’Ecuador e una rasoiata di destro contro i padroni di casa del Qatar.

La squadra di Van Gaal soffre di una crisi d’identità: non è una Nazionale che esprime un gioco brillante. Tuttavia, gli Orange non hanno una difesa impenetrabile e anzi non sono una formazione rocciosa. Per sbloccare i match inchiodati sul risultato di pareggio a reti inviolate serve affidarsi alla buona stella del proprio miglior giocatore.

Il commissario tecnico non vede di buon occhio gli esterni, dato che chi gioca sulle fasce deve sapere sacrificarsi in fase difensiva e, all’occorrenza, ripiegare in avanti. Motivo per cui, nonostante nasca come ala sinistra con la Nazionale viene schierato come falso nueve affianco a Memphis Depay.

È un giocatore che ama spaziare su tutto il fronte offensivo tant’è che riceve, in media, otto passaggi progressivi a partita con una percentuale di realizzazione che sfiora la perfezione.

Gli expected goal e assist sono relativamente bassi. Ciò significa che, in fase realizzativa, capitalizza anche le occasioni meno invitanti ovvero promettenti. Si mette sempre in condizione di calciare verso la porta e dal suo tiro scaturiscono sei palle gol a partita.

Cody Gakpo, nonostante la stazza, gode di un’innata eleganza, che ne fa un giocatore unico. L’esterno mancino gode di una struttura fisica imponente, ma ha le doti di un brevilineo. Questo fa in modo che, in Eredivisie, vinca buona parte dei duelli aerei nei quali è impegnato.

Dribblomane seriale, la sua giocata non è mai fine a se stessa. Il numero otto della Nazionale completa la quasi totalità dei dribbling tentati. Quando si salta l’uomo non si deve pensare a esaltare la tifoseria. Un insegnamento che ha appreso nell’Under 19 del PSV Eindhoven quando coach Brusselers gli impartì una severa lezione:

“Sei forte, però basta cazzate. Vuoi diventare un giocatore? Devi smetterla di fare il deficiente con la palla al piede”.

PSV EINDHOVEN

Nato in un distretto di Eindhoven, fin da piccolo è tifoso dei rosso e bianchi e supporta i suoi favoriti dagli spalti del Philips Stadion. Cody Gakpo è figlio d’arte: il padre faceva parte della nazionale olandese di rugby. Dà i primi colpi a un pallone nel cortile di casa con i fratelli e successivamente entra a fare parte dell’Accademy del club della sua città.

Il 25 febbraio 2018 fa la sua prima apparizione ufficiale in Eredivisie nella vittoria per 3-1 contro il Feyenoord. Il 26 settembre dello stesso anno mette a segno la sua prima rete ufficiale nella gara di KNVB beker contro l’Excelsior Maassluis.

In questa stagione è sbocciato come un tulipano, andando in doppia cifra di gol e assist e, tra club e Nazionale, ha messo a referto 18 reti e 16 assistenze. Stando a quanto riportato da Calciomercato.com, l’ex centravanti olandese Ronald De Boer si è espresso così sulla questione:

“Prima dell’inizio della stagione potevano venderlo al Leeds per molti soldi, poi hanno detto no per puntare alla Champions. Ora penso che valga 80 milioni di sterline”.

Il Manchester United di mister Ten Haag, sfumato il trasferimento nella scorsa sessione di calciomercato, ha messo nel mirino l’esterno del PSV Eindhoven. È probabile che, al termine della Coppa del Mondo, i red devils tenteranno l’affondo sul gioiello del calcio nederlandese.

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