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Allegri o Sarri? A Trigoria si pensa al dopo-Fonseca

Allegri o Sarri? In Serie A, lo sappiamo, funziona così.

Se siedi sulla panchina di una grande squadra, nell’arco di una settimana puoi passare da eroe a totale inadeguato. Certo, si tratta di una valutazione prettamente da tifoso, perché risulta necessario operare un’analisi meno istintiva per giudicare l’operato di un tecnico.

Dopo il ko all’Olimpico per 2-0, contro il Napoli di Gattuso, in casa Roma si torna a parlare di quello che sarà il futuro dei giallorossi, non tanto per ciò che concerne l’organico della squadra. Paulo Fonseca sembra sempre più distante dalla Capitale.

La doppietta di Mertens e il ko contro il Napoli, un altro duro colpo per i giallorossi (Fonte: LaPresse)

Un’affermazione forte, in un certo senso, perché occorre separare il percorso della Roma in campionato e quello della stessa squadra in Europa. Non sarebbe di certo una novità, dato che la storia insegna che alcune società che si sono distinte in campo europeo, nella stessa stagione hanno incontrato difficoltà notevoli nel campionato di competenza. Questo dipende anche, ma non solo, dai singoli. Basti pensare a Borja Mayoral, elemento dall’indiscusso talento che sta vivendo un momento complesso in Serie A ma che, contemporaneamente, si ritrova a ricoprire il ruolo di capocannoniere in Europa League.

E dopo lo striminzito 1-0 rifilato al Genoa ad inizio marzo, le ultime due uscite in campionato hanno lasciato francamente a desiderare, facendo emergere tutti i limiti di una rosa che dovrebbe puntare a traguardi di una certa portata.

BELLEZZA E CONCRETEZZA

La prima non manca, per lo meno non in senso assoluto. La seconda, ecco, rappresenta il vero problema della gestione Fonseca. Le stagioni e le situazioni non sono mai identiche tra loro e quando un allenatore sente la panchina traballare, la variabile è costituita dai colleghi che, in quell’esatto momento, non stanno allenando. Certo, se poi il futuro è in discussione e sul mercato ci sono nomi di un certo rilievo, la situazione si complica.

Il rapporto tra Roma e Fonseca sembra essere al capolinea (Fonte: Getty Images)

Massimiliano Allegri e Maurizio Sarri rappresentano, con Luciano Spalletti in secondo piano, due nomi caldissimi per il mercato degli allenatori, al termine di questa stagione. E se Sarri non sembra ancora aver deciso cosa fare del suo imminente futuro, o per lo meno così sembra, la destinazione di Allegri pare sempre meno un punto di domanda. Come primo elemento, la volontà di allenare in Serie A, nonostante le proposte di una certa importanza dall’estero. Lo stesso discorso non vale per Maurizio Sarri che, dopo l’esperienza a Stamford Bridge, potrebbe tranquillamente valutare una seconda esperienza in giro per l’Europa.

Ma chi, davvero, tra Allegri e Sarri farebbe al caso della Roma? Bella domanda.

Allenare a Roma non è semplice. Anzi, è una delle imprese più complesse nel panorama calcistico italiano, e non solo. Non si tratta di certo di una novità, e non era necessario focalizzare l’attenzione sulla serie in onda proprio in queste settimane che spiega, in qualche modo, cosa significhi gestire la pressione mediatica nella Capitale. Ecco, se parliamo di gestione della pressione e concretezza di risultati, il profilo di Massimiliano Allegri risulta il migliore in assoluto. Le sentenze che sono arrivate dagli scontri diretti, in questa stagione, pesano parecchio sullo score in classifica della Roma. Le vittorie sembrano pura utopia e, nonostante l’assenza del pubblico e un Olimpico vuoto che fa impressione, la sconfitta per 3-0 nel derby lascia un segno non indifferente.

Anche il recente passato ha il suo peso, con Sarri che non ha convinto sulla panchina bianconera e Allegri che si è preso la libertà di aspettare e valutare, con tanto di no rifilato più di una volta al Real Madrid. Queste “piccole cose” fanno del tecnico livornese il più appetibile non solo in Italia, ma anche in Europa.

Il match tra Roma e Napoli ha rappresentato un momento cruciale della stagione per entrambe le società. Se la sfida fosse terminata con un altro risultato, a favore dei padroni di casa, la bomba sarebbe scoppiata verosimilmente all’ombra del Vesuvio. E non è difficile immaginare Aurelio De Laurentiis che, con un grande coup de théâtre, poneva Allegri in cima alla lista dei desideri, prima ancora di pensare a qualsiasi rinnovo e a qualsiasi colpo di mercato.

SCELTE TOSCANE

“Perché con quella c aspirata e quel senso dell’umorismo da quattro soldi, i toscani hanno devastato questo Paese!”

–  da “Boris” (stagione 1, episodio 10)

È una frase, ormai più che celebre, della serie TV Boris. Si fa riferimento al ruolo dei toscani all’interno di un sistema, in questo caso di una fiction.

Mentre ci si avvicina al termine della stagione, si guarda ai toscani, intesi come allenatori, come autentici salvatori. In questo discorso comprendiamo anche Luciano Spalletti, chiaramente, e dobbiamo per forza reputare toscano anche Maurizio Sarri, nonostante sia nato a Napoli e abbia girovagato per buona parte della sua vita.

Durante Sky Calcio Club, domenica 21 marzo, l’ospite d’onore è stato proprio Allegri. Simpatico, intrattenitore, showman, sempre sulla stessa lunghezza d’onda di Fabio Capello.

Massimiliano Allegri, dopo la pausa è pronto a tornare sulla panchina di una squadra importante (Fonte: Getty Images)

Soprattutto, però, il tecnico livornese ha spiegato molte sue scelte operate in carriera, tra decisioni vincenti ed errori che non ripeterebbe nemmeno sotto tortura. È stato autentico e molto concreto nella narrazione di alcune fasi salienti delle sue esperienze al Milan e alla Juventus, aiutato da una capacità di lettura che ha pochi eguali nel panorama calcistico italiano.

Allenare giocatori forti e talentuosi piace a tutti, senza dubbio agli stessi Sarri e Allegri, anche se le esperienze sulle panchine di Napoli e Juventus hanno rivelato un approccio diverso, se operiamo un confronto. Molto dipende anche dalla profondità della rosa, con Sarri che sembrava voler giocare sempre con gli stessi undici, coadiuvato da meccanismi di gioco imparati a memoria e riproposti sempre meglio, mentre Allegri ha sviluppato nel tempo una capacità di scegliere gli uomini giusti e di eseguire i cambi perfetti con un unico scopo: vincere la partita.

Tutti gli indizi portano a pensare ad una separazione tra la Roma e Fonseca, con Sarri e Allegri pronti a fare il loro ingresso trionfale all’Olimpico. 

Ad oggi, però, Max Allegri si trova in netto vantaggio rispetto a Sarri, rappresentando una scelta più sicura, a differenza di quella più intrigante che porterebbe invece l’ex tecnico del Chelsea, tra le altre, a prendere il posto di Paulo Fonseca.

La rosa giallorossa non pecca di certo di qualità e prospettiva, due elementi che piacciono molto ad entrambi i tecnici, ma il bel gioco senza il risultato non porta da nessuna parte. Mai.

Lo insegnano proprio Sarri e Allegri. Il Napoli di Sarri ha giocato il miglior calcio degli ultimi 10 anni, in Serie A, ma gli scudetti e le ambizioni della Juventus di Allegri hanno sempre avuto la meglio. La Roma non è quella Juventus, e tanto meno quel Napoli, ma la vera necessità riguarda un cambio di marcia e, soprattutto, a livello di DNA.

Maurizio Sarri, voglioso di riscatto dopo l’esperienza in bianconero, nella stagione 2019/20 (Fonte: Getty Images)

Conteranno tanto le ambizioni, al punto tale da rappresentare una discriminante vera e propria. E, se analizzando i due profili è sembrato evidente come Allegri rappresenti la soluzione migliore, questo aspetto è lo scacco matto.

Ciò che un allenatore comunica deve essere sempre tenuto in considerazione, e Maurizio Sarri dà l’impressione di voler ritrovare una situazione ideale, fatta per lui. Un suo ritorno a Napoli non è da escludere e, anzi, ad oggi sembra l’ipotesi più accreditata. Allegri, invece, se non dovesse prendere in considerazione la pista estera, andrebbe a ricercare ambizioni e adrenalina all’intento di uno scenario in cui serve il salto di qualità. Magari in una città importante, con un progetto pluriennale di un certo spessore. Ecco che Massimiliano Allegri, sulla panchina giallorossa, ci starebbe benissimo. Tra prospetti di grande talento, sia nostrani che stranieri, ed elementi di una certa esperienza. Ovviamente, con la possibilità di muoversi sul mercato per puntellare un organico già molto competitivo.

Giugno è vicino. E il calcio italiano, soprattutto dopo le ultime dichiarazioni di Allegri, non può più fare a meno di quel guascone livornese che, quando conta, la differenza la fa eccome.

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