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Top Diez – Gli allenatori del decennio

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Il decennio 2009-2019 volge al termine portando con sé eventi e ricordi, nonché uno scenario di sorprese. All’interno di questo diario di bordo, negli ultimi giorni del 2019 noi di Numero Diez ci siamo posti il dubbio su chi possano essere gli allenatori più decisivi di questo periodo. Tra trionfi secolari, storia e identità di gioco, il nostro discorso viaggerà verso le figure più illustri del calcio mondiale.
L’allenatore d’altronde, talvolta primo baluardo nel vento delle critiche, è il massimo esponente della fisionomia di una squadra.

PEP GUARDIOLA

Amante dell’arte e di tutto ciò ad essa connesso, Pep Guardiola ha inevitabilmente ridimensionato la visione tattica del rettangolo verde. L’ideologia dello spagnolo inquadra la propria ascesa tra le mura di Barcellona. Esattamente qua, dopo una carriera fra gli allori, si concentra, tra il genio architettonico di Gaudi, il fascino de Las Ramblas e il lustro del Camp Nou, una delle più grandi innovazioni del calcio moderno: il Tiki-Taka.

Guardiola infatti, accomunato dal blasone di squadre quali il Milan di Sacchi e l’Ajax di Michels, è l’unico ad avere posto il punto interrogativo sugli attuali standard di questo sport. Il ricco fraseggio, seppur scaduto negli anni in reiterati paragoni, scardina la pressione avversaria al fine di condurre la squadra ad un lieto quanto naturale spazio per il gol.

 

«Ricevo la palla, passo, ho la palla, passo, ho la palla, passo, ho la palla, passo.» Xavi Hernández.

In questa accezione, la movida blaugrana, comprimaria al dominio delle Furie Rosse di Del Bosque, ha difatti inaugurato un capitolo nuovo, un concetto in evoluzione quanto imitato e ampliato.
Al contrario di ciò, Ángel Cappa, storico allenatore argentino, recitava:

«Il calcio del futuro è da ricercare nel passato.»

Imparare dalla tradizione, affiancarsi ai valori con lo scopo di cogliere una nuova via inesplorata. Il sentiero intrapreso rimarca infatti i contorni del Calcio Totale del grande Ajax degli anni 70′, all’interno del quale il rapido avvicendamento delle pedine in campo permetteva la disposizione equilibrata della squadra. Allo stesso modo il pressing dell’attuale tecnico del City corrisponde ad un approccio unanime e rabbioso destinato al recupero immediato della sfera.

ANTONIO CONTE

Risalire la china, abbattere i pregiudizi e conseguire il massimo auspicabile. La motivazione, fulcro essenziale di qualsiasi lavoro, racconta la seconda giovinezza di Antonio Conte. Condottiero nonché idolo della tifoseria, il leccese nell’estate del 2011 siede sulla prima importante panchina: la Juventus. La costruzione del nuovo stadio, il primo di proprietà in Italia, consacra l’aspirazione della Vecchia Signora dopo lo scandalo Calciopoli e il buio dei trascorsi.

I pregiudizi sono tanti, la squadra è nuova, il Milan campione in carica pare imbattibile. Ma nonostante ciò, contro tutti i pronostici, il 3-5-2 di Conte riporta a Torino uno scudetto che mancava da tanti anni. La filosofia dell’ex capitano resterà sotto la Mole per tre anni, i quali, nonostante l’amarezza europea, combaciano con l’identikit di tre scudetti, tra cui l’ultimo abbinato al record di punti (102, primato assoluto fra i cinque campionati maggiori).

Stagioni indimenticabili che senza ombra di dubbio hanno ramificato il dominio futuro dei bianconeri. Il lascito di Conte, immerso in un turbolento addio del 2014, è apparso difatti presente fin dalle prime battute di Massimiliano Allegri. Tuttavia, la riconoscenza del mister in questione trova conferma in un ottimo Europeo del 2016 alla guida della Nazionale, fino ai giorni nostri con l’avvio spumeggiante all’Inter.

70,48% di vittorie per Massimiliano Allegri, 67,55% per Antonio Conte.

MASSIMILIANO ALLEGRI

Figlio di un portuale, la vita di Massimiliano Allegri avrebbe potuto seriamente cogliere altri lidi:

«Dopo aver preso la patente B presi la C, perché con quella avrei potuto prendere la D che mi sarebbe servita per entrare in porto. La strada era già segnata. Non è che avessi scelta.» Fonte immagine: profilo ufficiale Instagram @juventus

Nonostante ciò, la vita ha rivelato negli anni uno degli allenatori più vincenti dell’epoca recente. Il primo notevole salto giunge in seguito all’esperienza di Cagliari, quando, alla guida del Milan, vince lo scudetto del 2011. Prima di approdare al mondo zebrato, chiude l’esperienza rossonera con un secondo posto dai mille rammarichi, un terzo posto ed un esonero nella stagione successiva.

Massimiliano Allegri è la sintesi perfetta di quanto detto poc’anzi, ovvero la fusione tra rigore tattico e chiarezza intellettuale, che, combinate al diktat vincente del tecnico, ha offerto, seppur con costanti critiche, le stagioni più solide della storia della Juventus. Arrivato nell’estate del 2014 tra le polemiche più disparate, sfiora il triplete alla sua prima annata, accontentandosi solo del campionato e di una Coppa Italia. Contestato ripetutamente dai tifosi più esigenti per conto della mancanza di alternative tattiche, Allegri dal canto proprio ha sempre risposto con i fatti, inanellando nell’esperienza totale un numero pari a 11 trofei in 5 anni più due finali di Champions League.

GIAN PIERO VENTURA

La connotazione di tecnico decisivo del decennio comporta luci quanto ombre del termine adottato. Soffermarsi sul capitolo Ventura richiede un puzzle di considerazioni, che, giuste o esasperate che siano, convergono verso un unico punto: il fallimento della Nazionale italiana. Il declassamento del movimento calcistico italiano ha riflesso il dramma di una delle rose più sconnesse del mondo, inferiore alla Spagna battuta l’anno prima all’Europeo, nonché incapace di sconfiggere la Svezia ai Playoff per Russia 2018.

In questo tragico mare la scialuppa Azzurra affonda in un evento che non accadeva da 60 anni. Un’avventura Caporettiana che, al cospetto delle conseguenze, stende un velo pietoso sulla breve relazione fra Ventura e la Nazionale quattro volte campione del mondo.

Fonte immagine: profilo ufficiale Instagram @azzurri

JOSÉ MOURINHO

L’allenatore portoghese, insidiatosi nelle vesti di successore di Roberto Mancini, è ricordato come il massimo artefice di uno dei sogni più ambiti, la Uefa Champions League. Per classificare il tepore delle serate milanesi, occorre ancor oggi interrogare i sentimenti di chi ha vissuto quei momenti, di chi ancora oggi sente recitare i fasti di un’impresa non preventivata. Il carattere dello Special One d’altronde, a partire dalle conferenze stampa un po’ bislacche, accese, quanto intrattenenti, ha ravvivato un animo europeo assente da decenni. Il Mourinho dantesco, una volta ingaggiato il percorso spirituale, ha infine condotto l’Inter al paradiso calcistico d’eccellenza: il conseguimento del Triplete. Le esperienze future, dal mancato rodaggio alla corte del Real Madrid, fino al recente ingaggio al Tottenham, seppur senza clamorose riscosse non macchiano una delle carriere più proficue di sempre.

ZINEDINE ZIDANE

Calciatore d’altri tempi, centrocampista dotato di una classe sopraffina, dal passo cadenzato ed elegante: la meraviglia di ogni amante del pallone. Zinedine Zidane conquista un posto nella Top 10 in virtù dell’ottimo lavoro prodotto al Real Madrid. La Champions League del 2014, la décima sotto gli ordini di Carlo Ancelotti, con l’intermezzo del Barca nel 2015, ha consolidato un monologo europeo di tre trionfi a ruota libera. Un biglietto multiculturale, da Milano a Cardiff fino a Kiev, i quali rispecchiano tre scossoni di potere, entro cui l’ex Juventus recita un ruolo di prim’ordine.

Professionista eccezionale, oltre che figura dominante nel campo del sociale. Zizou infatti, se da una parte mostrasse un temperamento poco lucido in campo, ad oggi è ambasciatore Onu. Attraverso la realizzazione di una scuola calcio a Marsiglia, sua città Natale, offre un sostanzioso aiuto alle popolazioni meno agiate della città.

MARCELO GALLARDO

Nelle sale italiane, in questi freddi giorni natalizi, è uscita l’edizione cinematografica di un intramontabile classico, Pinocchio. Marcelo Gallardo, dal canto proprio, demoninato El Muñeco da calciatore, ossia la bambola, non si è trasformato nel docile bambino della storia di Collodi, bensì in Napoleón, il trascinatore. La retrocessione del 2011 inabissó il River Plate, ma Los Millonarios, precipitati nelle grinfie dell’inferno, devono una porzione cospicua della loro risalita al genio del proprio allenatore. Chiunque, pur non amando il calcio sudamericano, dovrebbe riservare cinque minuti per leggere l’ascesa di Gallardo, unico d’altronde a vincere la Copa Libertadores sia da allenatore che da calciatore con la maglia del River.
Ammaliato dal tecnicismo di Marcelo Bielsa, non ha mai nascosto la personale ammirazione:

«Mi sarebbe piaciuto lavorare con lui a 29 o 30 anni: mi ha allenato quando ero un ragazzino e, anche se non condivido una sua determinata visione delle cose, è stato il tecnico dal quale ho imparato di più».

La verticalità di pensiero colta dagli Stati Uniti, in Europa, fino all’ambiente casalingo è il semplice abbinamento fra intensità sudamericana e progresso d’oltreoceano.

Per questo motivo il successo di Gallardo non nasce casualmente: 10 trofei in 5 anni, tra cui due Copa Libertadores, le quali lo hanno consacrato come l’allenatore piú vincente della storia del River.

JÜRGEN KLOPP

A Stoccarda, città d’origine di Jürgen Klopp, vi è una delle feste più caratteristiche della Germania: Il Cannstatter Volksfest (tradotto, festa popolare di Cannstatter, un quartiere residenziale). Tale evento, il quale inquadra ben 16 giorni di manifestazione, accomuna, sotto la falsa riga dell’Oktoberfest, la classicità della birra tedesca al calore folkloristico nazionale. Il destino volle che in frangenti simili Jürgen Klopp conobbe l’attuale moglie, allora barista, ma oggi insegnante e scrittrice di libri per bambini. Allo stesso modo Klopp, quasi come stesse individuando una favola per infanti, scrive ed attua le pagine più pregevoli del Liverpool. Cominciata da Dortmund, la parabola del tedesco è cresciuta nel decennio confezionando dapprima due Bundesliga e tre titoli nazionali.
Il salto decisivo avvenuto nella Merseyside Red, oltre alla Champions League del 2019 ed un Mondiale per Club terminerà, facendo gli scongiuri del caso, con una Premier League lontana da 30 anni.

«Sono un tipo assolutamente normale, vengo dalla Foresta Nera. Io sono il Normal One.» Fonte immagine: profilo ufficiale Instagram @liverpoolfc

DIEGO SIMEONE

La nostra Time Line, in riferimento a Diego Simeone fa tappa ancora Madrid, stavolta sponda Atlético. Il Cholismo, spesso ridotto ad un nucleo protettivo ma scarno di idee, si propone al contrario come uno dei progetti più convincenti. Umiltà, passione, grinta ed entusiasmo, sono solo gli ingredienti principali del lavoro del tecnico. Tali elementi si stringono ulteriormente, annidano i propri gusti e sapori, al fine di elaborare un piatto inedito quanto imprevedibile.

La religiosità del Cholismo d’altronde richiama la duttilità del singolo a favore del collettivo, del calciatore al servizio della maglia, del pubblico al sostegno dei propri pupilli. Simeone ha inequivocabilmente risvegliato nel corso del decennio quel lato umano dietro a qualsiasi attitudine tattica: una condotta premiata da una Liga ai danni del Barcellona, due trofei nazionali, quattro titoli continentali più due finali di Champions.

Simeone solleva l’Europa League conquistata con l’Atletico: «Non vincono sempre i buoni, vince chi sa lottare». Fonte immagine: profilo ufficiale Instagram @atleticodemadrid

L’impassivitá tattica del tecnico elabora diversi spunti di gioco, i quali cambiano a seconda della situazione in campo. Il carattere mentale difatti è nullo se non abbinato alla corretta disposizione. In questo discorso il 4-4-2, suo modulo di partenza, si apre a nocciolo col 4-3-3 in fase di possesso per poi chiudersi a guscio in un 5-3-2 nella zona di ripiegamento.

Un gol in extremis di Sergio Ramos e un errore dal dischetto a Milano hanno tenuto la Coppa dalle Grandi Orecchie lontana dalla bacheca, ma se esistesse una giustizia divina ripartirebbe nel segno del Cholo.

CLAUDIO RANIERI

Il trionfo di Claudio Ranieri sulla panchina del Leicester chiude la nostra carrellata di ricordi. Il successo delle Foxes nella stagione 2015/16 interpreta la trasparenza di una squadra consapevole delle proprie qualità, noncurante del distacco economico nonché spensierata nelle movenze.

Ammiratori del tecnico romano o meno, italiani o stranieri, tutti abbiamo seguito con passione la traversata della classe operaia, la quale ha combattuto con coraggio una rivoluzione proletaria. Un traguardo del gruppo cresciuto giorno dopo giorno, coltivato nella fame di rivalsa, oltre che l’ultimo regalo per Vichai Srivaddhanaprabha, proprietario del Leicester, scomparso un anno fa in un tragico incidente.

La scelleratezza delle previsioni dava la vittoria del campionato 5000 volte la posta, meno probabile dello sbarco degli alieni, l’esistenza del mostro di Lochness ed Elvis vivo. Tre anni dopo si parla di tutt’altro, col nome di Ranieri che è apparso dappertutto, persino in una salsiccia con maiale, aglio e peperoncino.

«Bisogna fare come fanno gli scalatori: guardare sempre in alto. Se guardi giù, sei finito”. “Noi siamo come Forrest Gump? Perché dovremmo smettere di correre, correre e correre ancora?» Fonte immagine: profilo ufficiale Instagram @lfc

Fonte immagine in copertina: profilo ufficiale Instagram @liverpoolfc

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Calcio Internazionale

Portogallo-Uruguay, duello a centrocampo: Fernandes contro Valverde

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PORTOGALLO-URUGUAY, DUELLO A CENTROCAMPO: FERNADES CONTRO VALVERDE – Tra le gare più interessanti della seconda giornata di Qatar 2022, impossibile non citare la sfida tra Portogallo e Uruguay. Partita fondamentale per gli equilibri del gruppo H, nonché occasione di vedersi sfidare due tra le squadre più attrezzate dell’intero torneo. Sfida che, in virtù di quanto successo nella prima partita, assume valori diversi per le due nazionali. Il Portogallo di Cristiano Ronaldo è infatti a caccia della vittoria che varrebbe il passaggio matematico agli ottavi. I sudamericani invece, essendo reduci da un pareggio, dovranno tentare il tutto per tutto per non ridursi all’ultima giornata.

Una partita dunque che offre diversi spunti interessanti ed altrettanti duelli. Uno su tutti è quello riguarda i motori di entrambi le squadre: Bruno Fernandes e Federico Valverde. Due centrocampisti con caratteristiche diverse ma entrambi fondamentali nel gioco dei rispettivi allenatori. Andiamo nel particolare ad analizzare questo importante duello in mezzo al campo.

 

COSTRUZIONE DEL GIOCO

I due calciatori ricoprono la stessa posizione in campo, ma per caratteristiche si differenziano di molto nelle diverse fasi. Per quanto riguarda la costruzione di gioco il portoghese si lascia preferire, anche se di poco. Le trame offensive del Portogallo, infatti, passano spesso dai piedi di Bruno Fernandes. Molto più geometrico, offre oltre ad una grande visione di gioco, anche un’ottima tecnica che gli consente di trovare più soluzioni, soprattutto in verticale.

Valverde non è però da meno. Anche il suo bagaglio tecnico gli consente di rendere efficace la costruzione della manovre, ma rispetto al centrocampista dello United,  ha caratteristiche meno da regista. Più che abbassarsi e smistare, preferisce lo scarico per poi andare ad attaccare lo spazio.

Nella prima giornata si è già intravista la differenza tra i due in questa fase. Contro il Ghana, Fernandes si è reso protagonista con due assist. In particolare nell’assist per il 2-1 di Joao Felix, l’imbucata con cui taglia fuori la difesa e mette l’attaccante solo davanti al portiere, certifica l’eccezionale visione di gioco dell’ex Sporting Lisbona.

FASE OFFENSIVA

La fase offensiva li vede entrambi grandi protagonisti. Partendo stavolta dall’uruguayano, le sue qualità si sono già ampiamente viste quest’anno al Real Madrid.  In stagione fino ad ora, ha già realizzato 8 gol, in cui ha messo in mostra il suo ampio repertorio. In particolare il tiro da fuori, potente e preciso, si è rivelato letale nella maggior parte delle occasioni. Contro la Corea del Sud ci ha provato in 3 occasioni, ma senza trovare lo specchio della porta.

Altra importante qualità è l’inserimento nello spazio, essendo molto veloce tra le linee. Bruno Fernandes invece, i grandi numeri delle prime stagioni al Manchester United, sembra aver arretrato il proprio raggio d’azione. Resta però  la chiave degli attacchi portoghesi. Oltre a contribuire allo sviluppo del gioco, resta un pericolo per le difese avversarie.

Anche lui abile nell’inserimento, preferisce però partire da dietro. Dotato anche lui di un ottimo tiro da fuori, è abile nel tiro a giro sul secondo palo. Con la sua fantasia, ha dimostrato più volte di poter inventare dal nulla la giocata vincente, anche direttamente da calcio piazzato.

INTERDIZIONE

Entrambi i centrocampisti risultano abbastanza completi, essendo abili anche nella fase di non possesso. In questo caso però, a brillare è Valverde. Veloce, fisico ed intelligente tatticamente, copre più zone del campo. Il centrocampista del Real Madrid offre grande copertura anche a livello difensivo e non si sottrae neanche agli interventi più vigorosi.

Altrettanto intelligente in fase di interdizione, Fernandes offre però caratteristiche ben diverse.  Abile nel leggere la traiettoria della trama offensiva avversaria offre comunque copertura, ma non garantisce la stessa sostanza del Pajarito. In particolare fa fatica nell’uno contro uno, avendo caratteristiche più da trequartista.

Un duello sulla carta equilibrato dunque e che potrebbe soprattutto essere decisivo nell’economia di un match si preannuncia infuocato.

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Calciomercato

Salernitana-Bakayoko, affare complicato: la situazione

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Bakayoko

Molte squadre stanno approfittando della sosta Mondiali per sondare il terreno in vista della sessione invernale di calciomercato; la Salernitana starebbe pensando a Bakayoko, in partenza dal Milan.

Quello del centrocampista francese sarebbe il primo nome in cima alla lista degli esuberi e il club rossonero starebbe cercando di piazzarlo. A tal proposito, ci sarebbe stata una prima chiacchierata informativa con il ds dei granata Morgan De Sanctis. Le intenzioni della Salernitana sono chiare: la trattativa può andare in porto soltanto con un’eventuale cessione di Coulibaly o con l’ingaggio del centrocampista a carico del Milan. 

Bakayoko, quest’anno, non è mai sceso in campo. Il club campano rifletterà sulla proposta ma al momento sembrano non sussistere le condizioni necessarie affinchè la trattativa si concretizzi.

 

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Flash News

Dida a 360 gradi: “Con l’Ajax la parata più bella; Ibra e Vieri gli attaccanti più forti mai sfidati”

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Ibrahimovic

Nelson Dida, ex portiere del Milan e attuale preparatore dei portieri, si è raccontato ai canali ufficiali della società durante la Milano Games Week.

L’ex portiere brasiliano si è espresso a 360 gradi, cominciando dagli attaccanti più forti affrontati:

Vieri e Ibra sono fra gli attaccanti più forti che ho affrontato, giocatori che possono risolvere una partita da soli”.

Poi su Maignan:

Mike è un amico ed è venuto al Milan con l’idea di vincere, e ha vinto subito. Faceva di tutto per migliorarsi in allenamento ed è cresciuto veramente tanto. Può crescere tanto e su tutto. Non aveva fatto tanto in senso di preparazione, ma il Milan ha tutto può far crescere questi ragazzi”.

Dida ha poi fatto un salto nel passato:

“Ho avuto una bellissima storia nel Milan, ho vinto due Champions e un campionato. Ho fatto tanto e sono soddisfatto. Serginho era mio amico, lui abita qua a Milano e quindi siamo sempre assieme. Abbiamo questa amicizia da quasi 20 anni”.

Infine sulla parata più bella:

Quella con l’Ajax, me la ricordo tanto, mi sono anche fatto male. Ho fatto il massimo che potevo e mi sono strappato un muscolo della schiena”.

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Calcio Internazionale

Rodri commenta il suo nuovo ruolo: “Da centrale mi trovo bene”

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Delph

Al termine del match contro la Germania, il centrocampista spagnolo Rodri ha parlato ai microfoni di La1.

Il calciatore del Manchester City si è soffermato sul suo nuovo ruolo di difensore centrale:

“Cerco di imparare ogni giorno, è un ruolo diverso ma mi trovo bene con i miei compagni. Capisco il ruolo e l’importanza che devo dare alla squadra”.

Poi, sulla partita:

Sul gol potevamo fare meglio, ma Musiala è stato anche fortunato sul rimbalzo. Sapevamo che sarebbe stato complicato: i tedeschi sono molto forti, ma abbiamo giocato bene e preso un punto che ci permette di arrivare alla sfida col Giappone con le massime garanzie”.

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