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5 allenatori da seguire nella stagione 2019-20

Calcio Internazionale

5 allenatori da seguire nella stagione 2019-20

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Nel variegato universo calcistico del ventunesimo secolo possiamo distinguere due categorie di allenatori, così da classificarli in modo preciso per il lavoro che svolgono: sono i bottom-up e i top-down. I bottom-up sono quegli allenatori che modellano le idee di gioco solo dopo aver valutato le caratteristiche dei giocatori migliori, cioè guardano prima il materiale e poi pensano al resto, partendo quindi dal basso. I top-down, invece, sono degli allenatori che hanno dei princìpi di gioco ben definiti, cioè le loro idee sono imprescindibili, e sono i giocatori che in questo caso si devono adeguare al modello di gioco.

Abbiamo selezionato 5 nomi interessanti di allenatori top-down da seguire nella prossima stagione, proprio per capire cosa porteranno nei loro nuovi club e quali risultati potrebbero arrivare.

JULEN LOPETEGUI – SIVIGLIA

Fonte immagine: profilo Instagram società

Dopo la conclusione del ciclo dorato di Unai Emery, il Siviglia è salito sulle montagne russe: dalla stagione 2016-17 si sono alternati sulla panchina degli andalusi ben 5 tecnici diversi, e nessuno di questi è riuscito ad ottenere risultati comparabili a quelli del tecnico basco. Il ritorno alla base di Monchi come direttore sportivo è significativo: si vuole ripartire dalle idee e dalla filosofia che hanno portato ai successi più recenti.

In questo senso è stata molto importante la scelta dell’allenatore, ovvero quella di ingaggiare Julen Lopetegui, reduce da un anno da dimenticare il più in fretta possibile. Lo strano esonero prima del Mondiale russo con la Spagna e l’infelice avventura al Real hanno fatto precipitare a picco le sue considerazioni. Lopetegui, però, prima del doppio incubo Spagna-Real, era considerato tra i tecnici più interessanti d’Europa.

Il suo è un calcio volto al dominio del pallone e degli spazi, con il 4-3-3 o 4-2-3-1 come modulo di base da cui partire. L’idea di mantenere il possesso e creare connessioni tra i giocatori più tecnici a sua disposizione è uno dei suoi princìpi cardine: lo si è visto quando allenava le varie selezioni giovanili della Spagna (con cui ha vinto anche un Europeo U21) fino ad arrivare al Porto e ai mesi passati alla guida della Nazionale maggiore delle Furie Rosse.

Finale degli Europei U-21 del 2013, Spagna-Italia: gli spagnoli costruiscono da dietro, la palla arriva al terzino destro Montoya che trova subito Tello sulla catena di destra. L’esterno scarica la palla a Thiago, che era il cervello di quella fantastica selezione, che gliela restituisce sulla corsa e si crea una potenziale occasione da rete.

Nel calcio di Lopetegui la prima costruzione è affidata alla linea difensiva e al mediano, mentre gli esterni d’attacco garantiscono l’ampiezza. I terzini solitamente spingono molto e si trovano spesso sulla linea dei centrocampisti per aiutare la manovra. Le posizioni sono fluide e i giocatori si scambiano spesso, cercando di dare meno riferimenti possibili agli avversari.

Il lavoro con i giovani da parte del tecnico spagnolo è impeccabile: sotto la sua guida sono cresciuti giocatori come Isco, Thiago, Koke, Morata, giusto per citarne alcuni. A Siviglia sperano di rivedere il calcio proposto da Lopetegui nei suoi momenti migliori, allora sì che potrebbe aprirsi un altro ciclo dorato.

JULIAN NAGELSMANN – RB LIPSIA

Fonte immagine: profilo Instagram società

Julian Nagelsmann è senza ombra di dubbio il tecnico emergente più interessante degli ultimi anni. È subentrato alla guida dell’Hoffenheim nel febbraio del 2016, all’età di 28 anni, ed ha stupito tutti. Fa parte della nuova generazione dei cosiddetti “laptop trainer”, ovvero tecnici privi di esperienza in panchina – ma anche in campo – diventati subito allenatori brillanti, innovativi e ambiziosi.

In pochi mesi ha salvato l’Hoffenheim nella stagione 2016-17 compiendo un miracolo, e nei due anni successivi è riuscito a portare il club a due qualificazioni consecutive in Champions League, le prime nella storia del club di Sinsheim.

Soprannominato “Baby Mourinho” dall’ex portiere dell’Hoffenheim Tim Wiese, Nagelsmann è un vero predestinato della panchina. I suoi maestri sono Thomas Tuchel, di cui è stato assistente all’Augsburg, e Roger Schmidt. Secondo Nagelsmann, la tattica non conta più del 30%, mentre il 70% dell’essere allenatore è rappresentato dalle proprie competenze socio-relazionali.

Il tedesco è un tecnico a cui piace sperimentare e in questi anni ha variato spesso moduli e sistemazioni in campo. Le cose migliori, però, si sono viste quando ha deciso di utilizzare stabilmente il 3-1-4-2. La sua filosofia di gioco segue quella del gioco di posizione, ma contiene sfumature tipiche del calcio tedesco come la fisicità e la verticalità. Costruzione affidata ai 3 centrali, con il mediano che partecipa per formare un rombo. In questo senso la miglior intuizione del giovane tecnico è stata quella di trasformare Kevin Vogt, un centrocampista, in difensore centrale di impostazione con risultati pazzeschi. Le mezzali nel gioco di Nagelsmann partecipano alla manovra ma appena possono si buttano negli spazi, mentre gli esterni devono sia coprire in fase di non possesso (facendo diventare così la linea a 5) che occupare l’ampiezza nell’ultimo terzo di campo.

L’Hoffenheim costruisce da dietro e arriva fino alla trequarti avversaria. Sulla palla contesa arriva prima Uth, che di testa la scarica a Szalai. L’attaccante effettua una sponda, Uth serve Kramaric che con un passaggio taglia la difesa del Dortmund e serve Szalai, che concluderà con un morbidissimo tocco sotto.

L’Hoffenheim di Nagelsmann è stata una squadra caratterizzata da un gioco offensivo, dinamico, con conseguenti problemi in fase difensiva. Oltre a questo, però, il tecnico tedesco ha dimostrato spesso di leggere molto bene anche le partite a gara in corso, adottando cambi tattici e portando l’ago della bilancia a suo favore.

Forse come etichetta sarebbe più appropriata quella di “Baby Guardiola”, come hanno detto alcuni. Per adesso, però, è inutile e poco sensato fare questo genere di paragoni. Nagelsmann sbarcherà nell’universo Lipsia per provare a portare il club del colosso Red Bull un gradino più in alto, crescendo insieme. Il futuro è dalla parte di Julian, un vero e proprio predestinato della panchina.

MARCO GIAMPAOLO – MILAN

Fonte immagine: profilo Instagram società

La Serie A 19/20 si prospetta, ai nastri di partenza, la più interessante degli ultimi anni. Considerazione tratta dai tanti cambi in panchina che porteranno, indubbiamente, una ventata d’aria fresca al campionato. I ritorni di Conte e Sarri, le conferme di Ancelotti, Gasperini, Inzaghi, Mazzarri e De Zerbi, l’arrivo di Fonseca e la promozione di Giampaolo.

Sarebbe molto interessante soffermarsi sul neo tecnico portoghese della Roma, ma forse Marco Giampaolo merita una menzione più importante. Da anni l’allenatore ex-Samp ha dimostrato di saper lavorare alla grande con i giovani e di produrre un calcio con idee e una filosofia di gioco precisa, all’Empoli prima e alla Sampdoria poi. In un’intervista rilasciata a DAZN, Giampaolo ha spiegato cosa c’è dietro alla sua idea di calcio:

“La mia missione principale è quella di divertirmi, il giorno in cui non succederà più per me sarà un bel problema. Il modulo me lo porto dietro da sempre: mi è difficile spiegarlo, ma non si tratta solo di numeri. Dietro al mio 4-3-1-2 c’è un mondo intero.”

È difficile non rimanere affascinati da quel ‘mondo intero’ citato dal tecnico che si cela dietro al suo 4-3-1-2. Numeri che sono il manifesto del calcio di Giampaolo: la difesa a 4 a zona, il rombo di centrocampo con un vertice basso, due mezzali e un trequartista, e le due punte. Negli anni sono cambiati gli interpreti, ma non la collocazione e le interpretazioni, ovviamente con sfumature diverse.

La Sampdoria di Giampaolo è stata una delle squadre più riconoscibili nelle ultime stagioni di Serie A. Una squadra che in prima costruzione coinvolgeva tutta la linea difensiva, cercando di avanzare tutta insieme. I movimenti fondamentali delle mezzali ad allargarsi per favorire gli scambi con i terzini, il trequartista che collega i reparti e svaria su tutto il fronte, le due punte che si alternano nei movimenti a venire incontro ed in profondità.

L’armonia di gioco della Samp: azione che parte dal basso con Colley, Ekdal da vertice basso si propone e con un passaggio trova la mezzala libera (Praet). Il belga sa già che sulla trequarti ci sarà Saponara e con due tocchi serve il numero 5 bluerchiato. L’azione si svilupperà coinvolgendo anche Quagliarella, che si allarga per ricevere la palla. La sua conclusione poi verrà murata dalla difesa dell’Udinese.

Tutte situazioni di gioco codificate che Giampaolo ripeterà anche al Milan, che finalmente ha dato la grande opportunità che si meritava il tecnico originario di Bellinzona.

SEBASTIÁN BECCACECE – INDEPENDIENTE

Fonte immagine: profilo Instagram società

Anche in Sud America, la patria del fútbol, non mancano gli allenatori interessanti. Negli ultimi anni ne sono emersi tanti e il profilo da tenere in considerazione per la prossima stagione è quello di Sebastián Beccacece, allenatore classe ’87 che nell’ultimo anno ha guidato il Defensa y Justicia.

La piccola squadra di Florencio Varela, cittadina situata nella periferia di Buenos Aires, è stata la sorpresa dell’ultima temporada. Il Defensa ha tenuto testa al più forte Racing fino agli ultimi minuti del campionato, sfiorando il miracolo.

La carriera di Beccacece, fino allo scorso anno, era legata con un filo diretto a quella di Jorge Sampaoli. Il giovane argentino è sempre stato al suo fianco, come vice e come assistente, fin dagli inizi del Hombrecito in Perù, fino al Cile e al disastro all’ultimo Mondiale con la Selección.

La filosofia di gioco di Beccacece, quindi, segue quelle di Sampaoli e di Bielsa. A differenza dei due tecnici, però, Sebastián non è legato ad un modulo di gioco preciso. Con il Defensa ha variato molto, utilizzando sia la difesa a 3 che quella a 4. I princìpi di gioco, invece, ricalcano quelli del Bielsismo: costruzione che inizia da dietro con i centrali e il mediano, pressing asfissiante per tutti i 90’, dominio del possesso, trovare l’uomo libero alle spalle della pressione avversaria, sfruttare l’ampiezza per andare a cross tesi rasoterra e finalizzare l’azione.

Azione tipica del Defensa: viene servito l’esterno che occupa l’ampiezza, il centrocampista si inserisce nel corridoio intermedio, arriva sul fondo e mette la palla arretrata per il colpo da biliardo vincente dell’altro centrocampista.

Inoltre, anche i terzini (in caso di difesa a 4) o gli esterni (in caso di difesa a 3) sono costantemente coinvolti nella manovra e spesso si trovano a chiudere l’azione sul lato debole. La riconquista della palla è una fase fondamentale nel gioco di Beccacece: in caso di transizione negativa, i giocatori cercano subito la densità in zona palla per cercare la verticalizzazione immediata.

Una caratteristica dell’ultimo Defensa è stata quella di possedere una condizione fisica e mentale sopra la media. È successo spesso alla squadra di Beccacece di recuperare e vincere partite in extremis, tanto è vero che i minuti di recupero sono stati ribattezzati “Zona Defensa”.

Beccacece con Sampaoli condivide anche l’incredibile elettricità e il modo di vivere la partita: in particolare nell’ultimo campionato il tecnico del Defensa veniva spesso pescato dalle telecamere mentre arava la fascia laterale davanti alla sua panchina, non fermandosi mai. Il web ci ha scherzato su, così:

Anche l’Independiente ha annunciato, ad inizio giugno, in modo ironico l’arrivo del suo nuovo allenatore: “E camminando arrivò nel posto più bello del mondo”. Vedremo cosà farà Beccacece alla guida del Diablo Rojo, ma le premesse sono più che interessanti.

ANDRÉ VILLAS-BOAS – MARSIGLIA

Fonte immagine: profilo Instagram società

Da qualche anno André Villas-Boas, dopo un’ascesa folgorante, sembrava praticamente sparito dai radar del calcio che conta. Dopo aver fatto benissimo al Porto, non è riuscito a confermarsi nelle due avventure successive in Inghilterra, al Chelsea prima e al Tottenham poi. L’allievo di Robson e Mourinho – con cui non parla più da anni, nonostante sia stato suo assistente per molto tempo – è dovuto ripartire dallo Zenit, con cui ha vinto 1 campionato, 1 coppa di Russia e 1 Supercoppa in 3 stagioni. Nell’ultima stagione ha provato anche un’esperienza diversa, ovvero allenare in Cina, ma dopo un solo campionato alla guida dello Shangai SIPG è tornato in Europa, diventando il nuovo allenatore del Marsiglia.

Villas-Boas è sempre partito da una linea di 4 difensori, scegliendo come modulo principale il 4-3-3. Nelle varianti del tecnico portoghese il centrocampo ha subìto spesso variazioni: dal regista davanti alla difesa con due mezzali al double-pivot con un centrocampista più offensivo. La filosofia di gioco di AVB è improntata, ovviamente, sulla gestione delle transizioni ma anche del possesso della palla. Le squadre del portoghese hanno dimostrato un’attitudine molto offensiva, con la linea difensiva spesso alta a difendere lontana dalla propria porta. In questo un ruolo fondamentale lo svolge il centrocampista davanti alla difesa, che deve saper scalare per coprire gli eventuali buchi lasciati dagli altri giocatori. Al Porto questo compito lo svolgeva Fernando, mentre al Chelsea Obi Mikel. Le altre due mezzali spesso sono state due centrocampisti di qualità, uno con caratteristiche più da incursore o rifinitore, mentre l’altro più come regista.

Il reparto offensivo è uno degli aspetti più riconoscibili della filosofia di Villas-Boas: un esterno deve saper tagliare dentro il campo, per associarsi e finalizzare l’azione; l’altro, invece, deve saper garantire l’ampiezza, per aspettare la sovrapposizione del terzino o del centrocampista, oppure per andare lui stesso al cross. Con i portoghesi c’era Hulk che entrava dentro il campo, mentre a Londra c’era Bale.

Semifinale di ritorno di Europa League: Guarin si trova nell’insolita posizione di esterno, riceve sulla linea laterale e scarica su James. Il colombiano intravede subito il corridoio per il suo connazionale, che lo attacca. Guarin arriva sul fondo e serve in mezzo l’altro colombiano, ovvero Falcao, la punta di diamante del fantastico Porto di Villas-Boas.

L’attaccante deve saper partecipare alla manovra di gioco, ma in particolare è chiamato ad essere il maggiore catalizzatore di palloni per essere trasformati in gol. Al Porto il numero 9 di Villas-Boas era Falcao, che nella stagione 2010-11 collezionò 42 presenze e 38 gol, la miglior stagione realizzativa del Tigre. In quell’anno i Dragões vinsero l’Europa League e AVB divenne il tecnico più giovane a vincere una coppa europea.

L’occasione per il rilancio di Villas-Boas è arrivata: Marsiglia è una piazza esigente, difficilmente potrà scalfire il dominio incontrastato del PSG all’interno dei confini nazionali, ma sarà sicuramente una squadra da seguire.

Fonte immagine in evidenza: profilo Instagram società

 

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Chi è Doué, il gioiello 2005 del Rennes

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CHI E’ DOUE’, IL GIOIELLO 2005 DEL RENNES – Sta nascendo una nuova stella in Ligue 1? In un campionato pieno di giovani talenti una delle squadre che da più spazio ai giovani è sicuramente lo Stade Rennais, che negli ultimi anni ha fatto emergere giocatori come Ousmane Dembélé, Eduardo Camavinga, Mathys Tel, Raphinha, Armand Laurienté, Edouard Mendy, Kamaldeen Sulemana e tanti altri.

Negli ultimi mesi al Rennes sta prendendo sempre più spazio il classe 2005 Désiré Doué, che ha incantato tutti nell’ultimo match di campionato, giocato contro lo Stasburgo, servendo l’assist a Gouiri per il gol del 2-0 e siglando il terzo gol del match, che ha chiuso definitivamente la partita.

CHI E’ DOUE’ – CARATTERISTICHE DEL GIOCATORE

Si tratta di un trequartista, che può svariare in tutti i ruoli della trequarti: a destra, a sinistra, al centro; in questo momento sta giocando come Ala Destra nel 433 di Bruno Génésio. Abbina buona tecnica a velocità e ottima capacità di inserimento a visione di gioco, insomma ha tutte le carte in regola per diventare uno dei futuri craque del calcio mondiale. All’occorrenza può essere impiegato anche come centrocampista centrale, ovviamente con caratteristiche offensive. Il suo piede preferito è il destro, anche se ha comunque buona padronanza del sinistro.

Benjamin Bourigeaud, uno dei leader del Rennes, ha parlato del giovane compagno in un’intervista a Téléfoot: “Ha l’abilità di tenere la palla e farsi spazio con il proprio dribbling. Buona capacità nei piedi, è robusto per la sua età: ha un gran futuro, quindi cerchiamo di guidarlo il più possibile”.

Anche l’allenatore Bruno Génésio si è espresso sul suo gioiellino dopo la partita con la Dinamo Kiev, nella quale Doué ha trovato il primo gol in una competizione europea. Ecco le parole del mister: “Ha carattere e sicurezza nei suoi mezzi, che gli permette di segnare gol così. Doué è molto giovane, ma quello che sta facendo quest’anno alla sua età dimostra che c’è un potenziale già a questo livello così alto“.

CHI E’ DOUE’ – LA CARRIERA

Ha già 21 presenze in questa stagione, di cui 15 in Ligue 1, 5 in Europa League e 1 in Coppa di Francia, con 4 gol e 1 assist all’attivo.

Con la rete segnata al Nantes il 9 ottobre scorso è diventato il primo 2005 a segnare un gol nei top 5 campionati europei.

Ha già diverse presenze anche con la nazionale francese, prima nell’under 17 poi nell’under 19, con 8 gol in 21 partite.

Da segnalare la vittoria (da protagonista e con la 10 sulle spalle) del campionato europeo under-17 nell’edizione dell’estate 2022, con una doppietta nella fase a gironi e un assist nella finale.

Dall’età di 5 anni il giocatore fa parte del vivaio del Rennes, e dopo 11 anni passati tra le varie squadre giovanili ora è stabilmente impiegato in prima squadra.

CHI E’ DOUE’ – IL FUTURO

Il calciatore ha firmato, il 2 novembre 2022, il contratto da professionista con il Rennes che lo terrà legato ai rossoneri fino a giugno 2025, ma il 17enne è già attenzionato da diverse big europee, chissà quindi se nei prossimi mesi arriverà un’offerta importante da parte di un top club europeo per anticipare al concorrenza e assicurarsi uno dei prospetti più interessanti del calcio mondiale?

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Luca Pellegrini entra nella lista della Lazio per la Conference League

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Il neo-acquisto della Lazio, Luca Pellegrini, entra a far parte della lista Uefa per la Conference League dei biancocelesti. A fargli posto è una bandiera del club, ovvero Stefan Radu. Segnale di fiducia da parte di Sarri verso l’ex Juventus, che è stato acquistato in prestito con diritto di riscatto fissato a 15 milioni dopo il prestito all’Eintracht Francoforte.

Di seguito la lista completa della Lazio:

Portieri: Provedel, Maximiano

Difensori: Romagnoli, Patric, Gila, Casale, Hysaj, Lazzari, Marusic, Pellegrini

Centrocampisti: Milinkovic, Cataldi, Luis Alberto, Vecino, Basic, Marcos Antonio

Attaccanti: Immobile, Felipe Anderson, Zaccagni, Romero, Pedro, Cancellieri

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UFFICIALE – Martinelli rinnova con l’Arsenal

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Arsenal

Gabriel Martinelli questa mattina ha prolungato il proprio contratto con l’Arsenal. Il club inglese, tramite i propri canali social, ha annunciato l’accordo con il brasiliano per la permanenza a Londra dell’attaccante.

Il nuovo contratto di Martinelli avrà durata fino al 2027, segno di fiducia reciproca, specie vista la straordinaria stagione dell’Arsenal di Arteta che sta dominando in Premier League.

19 presenze in Premier e 7 reti, a cui devono aggiungersi anche 2 assist per il classe 2001, che si è conquistato sul campo la proposta di rinnovo con i Gunners. Si attende solo l’ufficialità dunque, che arriverà nei prossimi giorni.

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Benzema sta per rinnovare con il Real Madrid: accordo ad un passo

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Benzema

Buona notizia per il Real Madrid. Secondo quanto riportato da Nicolò Schira, Karim Benzema, ultimo vincitore del Pallone d’Oro, sta per rinnovare con i Galacticos. Il francese estenderà il proprio contratto fino a giugno 2024: accordo ad un passo.

In seguito all’infortunio che l’ha costretto a saltare Qatar 2022, Benzema è tornato in campo a gran livelli. Infatti, dopo la sosta ha totalizzato sette reti in nove presenze. Ieri sera, nella sfida contro il Valencia, ha contribuito al successo del Real Madrid con due assist vincenti. Dunque, con ogni probabilità Benzema continuerà a vestire la camiseta blanca nella prossima stagione, per guidare il club verso nuovi e prestigiosi successi

 

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