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André Anderson, l’italo-brasiliano che vuole stupire la Lazio

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Una volta lasciata casa il mondo diventa più temibile. Tutto ciò che prima era garantito, scontato e naturale diviene d’improvviso un carico gravoso da gestire. Se poi casa la si lascia da poco più che maggiorenni e si affronta un viaggio che potrebbe durare una vita, le probabilità di fallimento si alzano vertiginosamente.

Chissà cosa ha pensato André Anderson quando ha preso quell’aereo che lo ha fatto decollare in Brasile ed atterrare in Italia. Un cambio di vita radicale arrivato in una fase della vita pienamente adolescenziale, a 18 anni. Ha cambiato il suo futuro, accettando la proposta di giocare nella Lazio, ma si è riunito al suo passato arrivando in Italia. Il bisnonno difatti era di Archi, una cittadina abruzzese di solo 2.000 abitanti eppure con un trascorso storico interminabile. Tra i reperti archeologici preistorici del paesino come le fortificazioni medievali di epoca normanna, le tracce lasciate dai Turchi nel saccheggio del 1656 e la lotta al brigantaggio durante la guerra d’indipendenza – 1859 – germoglia la storia di André Anderson, che grazie al bisnonno ha la possibilità di avere il doppio passaporto: uno brasiliano, l’altro italiano. È per questo che non bisogna sorprendersi quando si vede qualche sua foto con la maglia azzurra dell’Under 20 addosso. Ma la sua storia inizia in un altro posto, in mezzo ad altra gente e in un’altra cultura.

Fonte immagine: profilo Instagram Andre Anderson.

O ARTILHEIRO – L’ARTIGLIERE

“Un popolo forte è nato da questa terra; fondata sotto il mantello della pace; terreno fertile e paesaggio così bello; gioia e orgoglio ci portano.”

È con questo motivetto che rimbomba nella testa che cresce André Anderson. L’inno di Maracaí, comune del Brasile nello Stato di San Paolo dove è nato André e che racchiude la storia e i principi del proprio Paese. In realtà André è poi cresciuto a Pedrinhas Paulista, cittadina ancora più piccola a solo mezzora di macchina da Maracaí, ma questo cambia poco.

Fonte immagine: profilo Instagram Andre Anderson.

Nato il 23 settembre 1999, all’età di 10 anni viene subito adocchiato dal Santos che lo inserisce inizialmente nella propria squadra giovanile di futsal – calcio a cinque – ma che nel 2010 lo porta nel mondo del calcio regolamentare. Il ragazzo cresce e lo fa anche bene, tanto da firmare il primo contratto tra i professionisti nel 2015, a soli 16 anni. Un triennale che lo fa affacciare alla finestra del calcio vero. E lui non si ferma, anzi accelera e attira l’attenzione di molti osservatori da tutto il mondo. Nel 2016 nel Campionato Paulista U-17 è capocannoniere con 15 reti siglate, che gli valgono il soprannome di “O Artilheiro” (L’Artigliere) che ancora si porta appresso.

La sua capacità di segnare, d’inventare e di creare gioco e superiorità numerica dalla trequarti offensiva in poi, accende la curiosità di tanti talent scout. Alla fine la società più lesta nell’acquistarlo è la Lazio, sempre molto guardinga nel mondo dei giovani. André quindi sceglie di non rinnovare il contratto con il Santos sopratutto a causa del rapporto litigioso con l’allora allenatore della Primavera, Aarão Alves, colpevole di non averlo convocato per la Coppa Junior di San Paolo del 2017. Una frattura mai più ricucita che ha portato il giocatore, la scorsa estate, a salire sul primo aereo disponibile per Roma al fine di unirsi ai colori biancocelesti. L’inizio di una nuova vita.

SALERNO COME TURNING POINT

Sbarca a Roma, mette la firma sul contratto quinquennale con la Lazio e poi prende un treno che lo porta in Campania. A Salerno, più precisamente, dove l’altra società gestita sempre da Lotito – la Salernitana – lo prende in prestito per un anno: l’obiettivo è quello di svezzarlo e farlo tornare alla base con le ossa pronte.

Inevitabilmente l’inizio è duro, ma non più del previsto, perché immaginare una partenza difficile e a rilento era preventivabile. Poi però nell’affannosa lotta per ottenere la salvezza, l’allenatore Stefano Colantuono lo mette al centro della fase offensiva salernitana e André dimostra, seppur in modo ancora un po’ grezzo, tutte le sue qualità. Gioca ovunque: mezzala offensiva, trequartista, largo a sinistra, a destra e conferma che può ricoprire anche il ruolo di seconda punta. L’importante è che il pallone transiti per i suoi piedi. Il destro è quello preferito, ma anche con il sinistro disegna traiettorie geometriche di spessore.

Un paio di azioni che testimoniano le qualità del ragazzo.

La capacità di abbassarsi per ricevere il pallone, saltare un avversario e poi pescare subito in profondità l’attaccante che fa il movimento – alla Salernitana era Calaiò – fa di lui un giocatore prezioso. Riesce a mischiare il sangue brasiliano con quello italiano. Controlla il pallone con classe, si esibisce con qualche trucco da giocoliere e danza sul pallone dandogli ritmo e dinamismo; tuttavia è anche intelligente tatticamente, eclettico e possiede una visione di gioco notevole.

Fonte immagine: profilo Instagram Andre Anderson.

A fine stagione sono 20 le partite giocate, di cui 13 da titolare, con 2 gol e 1 assist all’attivo. Ma soprattutto le prestazioni giungono all’occhio vigile di Paolo Nicolato, CT della nazionale italiana Under 20, che decide di osservarlo da vicino in un paio di stage. Il feedback è positivo, tanto da convocarlo per le partite contro Repubblica Ceca e Svizzera nel mese di marzo. Gioca entrambe le partite, accumulando 90 minuti complessivi e interpretando sia il ruolo di mezzala che di trequartista. Terminata la stagione, prende un nuovo treno che lo fa tornare nella capitale. Un’ulteriore svolta nella sua carriera.

UN PÒ PROFETA UN PÒ FELIPE

Il rischio ora è quello di rimanere incastrato. Perché André Anderson ha convinto tutti: la società, l’allenatore, i tifosi; insomma tutti concordano sulle sue qualità potenzialmente detonanti. Il ritiro ad Auronzo di Cadore con la prima squadra ha rimosso gli ultimi dubbi sulla sua permanenza alla Lazio e ora è aggregato in pianta stabile ai “grandi”. In estate in Veneto ha fatto vedere di che pasta è fatto, giocando bene nelle amichevoli e segnando anche un gol contro il Mantova. Un semplice tap-in impreziosito da una carezza alla palla con la suola, prima della rete.

Fonte immagine: profilo Instagram Andre Anderson.

Però ora il rischio è quello di bloccarsi a metà del processo evolutivo. E i motivi sono due: il primo è quello più naturale, ovvero l’elevata concorrenza e la difficoltà del definitivo salto prima di aggrapparsi saldamente alle vette della Serie A. Il secondo riguarda i paragoni. André è già stato paragonato a due personaggi che hanno lasciato orme ben visibili nella storia recente della Lazio: Felipe Anderson ed Hernanes.

Con Felipe Anderson in realtà è più che altro questione di assonanza del cognome e del passato: entrambi difatti sono sbocciati nella prolifica cantera del Santos. Felipe, però, predilige giocare largo per sfruttare la sua capacità di corsa, perciò assimilarli tecnicamente risulta forzato. Nel mondo Lazio però il paragone con Hernanes è concreto. Il “Profeta”, epiteto che gli è stato attribuito proprio dai tifosi laziali, ha fatto sua la trequarti capitolina per 3 stagioni, dispensando 22 assist e mettendo il proprio nome nel tabellino dei marcatori per ben 41 volte. Forse l’ottimo controllo, magari il buon tiro o chissà proprio il loro modo di stare in campo, ciò che è certo è che André Anderson è già “il nuovo Hernanes”.

Ma André non ha lasciato casa per questo. Si è messo in gioco affrontando il mondo da solo per avere una propria identità. E con pazienza, fatica e dedizione ci sta riuscendo.

http:/https://youtu.be/kPzHs4iqReM

Fonte immagine di copertina: profilo Instagram Andre Anderson.

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Calcio Internazionale

L’Italia scopre Buchanan: tre italiane si fanno sotto

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Una delle nazionali che maggiormente si è guadagnata la simpatia e gli apprezzamenti di tifosi e addetti ai lavori nel corso di Qatar 2022 è stata senza dubbio quella del Canada; nonostante gli zero punti conquistati dai nordamericani nel girone possano far pensare il contrario, Davies e soci hanno infatti messo in mostra un calcio audace e propositivo, peccando probabilmente di ingenuità contro squadre ben più esperte ed attrezzate come Croazia Belgio, che al Mondiale precedente avevano addirittura raggiunto il podio finale.

Tuttavia, come di consueto, la rassegna iridata è stata un’ottima occasione per diversi talenti in rampa di lancio di mettersi in mostra; tra di essi spicca il nome di Tajon Buchanan, ala classe ’99 attualmente in forza al Club Brugge, che in Qatar ha impressionato per la sua facilità nel saltare l’uomo e per la sensibilità del suo piede destro. Tali doti non sono sfuggite solo alla dirigenza del Napoli, al cui interessamento si era già accennato nei giorni scorsi, ma neanche a quelle di Milan e Juventus, che secondo alcune indiscrezioni provenienti dal Belgio avrebbero deciso di iniziare a monitorare il 23enne canadese.

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Flash News

Il Barcellona è pronto a farsi avanti per Martinelli dell’Arsenal

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Il Barcellona sta preparando il colpo di gennaio per assicurare a Xavi un nuovo innesto in zona offensiva.

Il nome è quello di Gabriel Martinelli, attualmente in forza all’Arsenal. Il giovane talento brasiliano sta partecipando al mondiale in Qatar con la nazionale verdeoro e si sta mostrando una valida alternativa la davanti nonostante gli svariati fuoriclasse che ha il Brasile in attacco.

Per il classe 2001 questo è l’anno dell’esplosione definitiva, al momento in Premier League ha già collezionato 5 gol e 2 assist in 14 partite, ovvero la sua squadra parte 1-0 una partita su due.

Potrebbe quindi essere il profilo giusto per il Barcellona attualmente primo in classifica e con un’Europa League da vincere a tutti i costi.

 

 

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Flash News

Inzaghi esalta il Frosinone: “Per batterlo servirà la miglior Reggina”

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Brescia Lopez

Scontro ad alta quota in Serie B, dove si affrontano Reggina e Frosinone. Nella conferenza della vigilia Filippo Inzaghi, tecnico dei calabresi, ha presentato così la sfida contro la capolista:

“A inizio ho sempre detto che Genoa, Cagliari e Parma hanno squadre superiori rispetto alle altre, ma non scopriamo il Frosinone. Noi siamo un po’ il Frosinone dello scorso anno. Hanno azzerato, hanno lottato e così si ritrovano ai vertici”.

Entrando nei particolari del match:

” A loro piace comandare la partita, esattamente come noi, credo che sarà una bella partita. Non mi preoccupo degli avversari, penso alla grande occasione che abbiamo davanti al nostro pubblico. Per vincere servirà la miglior Reggina“.

Ha poi parlato anche del possibile 11 titolare:

” Ci attendono due gare ravvicinate, 4-5 giocatori tra domani e il fine settimana li cambierò, ma ho ancora questa notte per pensarci. Menez? Ha lavorato bene e si merita quello che ha. Ho un gruppo fantastico, mi si spezza il cuore a lasciare qualcuno fuori“. Infine un’ultima battuta anche sulla classifica: “Si sta chiudendo il girone di andata e, nonostante qualche battuta d’arresto non mi sono mai scoraggiato. Servono solo stimoli ulteriori per mantenere la classifica che, se abbiamo, è perché ce la siamo meritata”.

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Salernitana, Iervolino a sorpresa: “Saremmo felicissimi se il Napoli vincesse il campionato”

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Salernitana

Ospite della trasmissione Si gonfia la rete su Radio CRC, è intervenuto il presidente della Salernitana Danilo Iervolino. Il patron dei campani, tra le varie domande, riportate da SalernoSport24, ha espresso il proprio parere sul cammino della squadra e sul campionato di Serie A.

Sulla Salernitana

“Non vorrei essere troppo mieloso, ma penso che il nostro campionato sia straordinario, ricordo che quando ero piccolo vi era un grande dislivello mentre oggi anche le squadre meno facoltose si scontrano a viso aperto con le prime della classe. Dobbiamo continuare su questa strada, cercando di ottenere punti anche con le big”.

Sul campionato

“Penso che non si debba perdere la concentrazione e l’impegno, e al riguardo la sosta sicuramente non avrà tale effetto. Le squadre che hanno fatto bene continueranno a fare bene. Noi saremmo contenti come Salernitana, di avviare il progetto della città della Sport a Salerno. L’obiettivo è quello di creare una vera e propria cittadella dello sport salernitano. Non ci cambierebbe l’entusiasmo, arrivare decimi o dodicesimi, ci importa fare bel gioco e saremmo felicissimi se il Napoli vincesse il campionato“.

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