Il calcio è ricolmo di piccole realtà che difficilmente hanno calcato nella loro storia i grandi palcoscenici nazionali ed internazionali. Squadre di provincia e piccoli club sono di solito abituati a considerare le serie minori il loro habitat: un posto magico e lontano dai milioni del “calcio che conta”. Vivere un’esperienza sportiva in questi contesti ha sempre un sapore speciale, ma vincere lì dove altri hanno spesso fallito diventa un’impresa epocale degna del miglior poema.

(REGGIO) EMILIA SOGNANTE TRA L’OGGI E IL DOMANI

Parafrasando una vecchia canzone di Francesco Guccini, si può iniziare a raccontare la storia del Sassuolo. Il momentaneo secondo posto in classifica porta i tifosi neroverdi a ripercorrere a ritroso la loro storia, indugiando sulla cavalcata che più li ha portati vicino alle zone alte della classifica.

Il Sassuolo di De Zerbi è soltanto il punto (momentaneamente) più alto di una crescita iniziata nel lontano 2008, quando sulla panchina degli emiliani sedeva un allora quasi sconosciuto Massimiliano Allegri. Con il tecnico livornese i ragazzi del patron Squinzi conquistano la promozione in Serie B per la prima volta nella loro storia. Passano tre anni e i neroverdi si fermano al terzo posto in serie cadetta. L’anno successivo però centrano la prima storica promozione nella massima serie sotto la sapiente guida di Eusebio di Francesco. Alla prima giornata in Serie A l’Inter di Mancini ospita i neopromossi. Il tracollo ha dell’incredibile: 7 a 0 a favore dei neroazzurri per far capire quali siano effettivamente i valori in gioco. I risultati stentano ad arrivare, il tecnico aternino viene esonerato e nuovamente richiamato dopo la breve e fallimentare parentesi di Alberto Malesani. A fine stagione arriva la salvezza e così anche l’anno seguente.

L’ANNO DELLA CONSACRAZIONE

La cavalcata 2015/16 si apre con la vittoria sul favoritissimo Napoli. I ragazzi di Di Francesco fanno vedere un buon calcio e oscillano sempre nelle prime sei posizioni. Pressing, difesa alta e squadra aggressiva: il Sassuolo è una formazione da non sottovalutare. La Juventus campione in carica lo impara a sue spese, incassando una sconfitta di misura al Mapei Stadium. Una serie di passi falsi con le “piccole” però costringono il Sassuolo ad un finale di stagione al cardiopalma. Gli emiliani occupano il sesto posto e sono virtualmente qualificati all’Europa League, ma il Milan a – 2 rimane attaccato al treno Europa.

Alla penultima giornata il Sasol è ospite del Frosinone in disperata ricerca di punti per la salvezza. Il dominio dei ciociari è netto. Consigli para di tutto e anche la dea bendata decide di graziare gli ospiti in più riprese. All’85 il risultato è fermo sullo 0-0: così il Milan andrebbe avanti di un punto. Fortunatamente quella del Sassuolo è una favola a lieto fine. Duncan salta l’uomo al limite dell’area, allarga per Berardi che anticipa il portiere e appoggia il pallone nell’area piccola. Falcinelli si allunga, non arriva sulla palla, ma sul secondo palo c’è Politano che a porta vuota insacca. La panchina esplode: il sogno Europa è salvo.

GLI EGREGI (QUASI) SCONOSCIUTI

Le annate fortunate devono essere accompagnate da coincidenze altrettanto favorevoli. Il Sassuolo 2015/16 era un concentrato di giovani promesse pronte per il salto di qualità e di giocatori più esperti particolarmente ispirati. Il ventenne Domenico Berardi, pur registrando un calo rispetto alle stagioni precedenti, mette a segno 7 reti. Matteo Politano invece è all’inizio della sua ascesa, mentre Defrel con i suoi 7 goal raggiunge probabilmente il picco della carriera. E poi ancora gli instancabili Acerbi, oggi pilastro della Lazio, e Vrsaljko, che si accaserà alla corte del Cholo Simeone. Il diamante di quel Sassuolo però è Lorenzo Pellegrini. Scuola Roma (all’epoca uno dei migliori vivai d’Italia), centrocampista dinamico e di tecnica sublime, l’attuale numero giallorosso si sposa perfettamente con il gioco di Di Fra in neroverde. Ad appena 19 anni raccoglie 19 presenze con una crescita vistosa nella seconda parte di stagione. Non c’è da stupirsi dunque se la Roma se lo riprenderà due anni più tardi.

L’eroe del Matusa: Matteo Politano

Dall’altra parte invece i giocatori più vissuti Sansone (7 goal), Consigli e il capitano Francesco Magnanelli. Il primo oggi sta stupendo sempre in Emilia, ma qualche kilometro più a Ovest, mentre gli altri due fanno ancora parte della rosa neroverde. Il numero uno difende i pali della porta da ormai sette anni, incassando mediamente poco più di 50 goal a stagione. Discorso a sé per Magnanelli, che con 36 primavere sulle spalle rappresenta il giocatore con più presenze nella storia del club. Sono 458 i gettoni raccolti dal lontano 2005 a oggi. Un po’ umbro e un po’ toscano, ma con Reggio Emilia tatuata sul cuore. Il classe ’84 ha visto il Sasol crescere dalla serie D fino ai livelli odierni e lui può dire di essere stato uno dei principali artefici della scalata ai piani alti del calcio.

DI FRANCESCO: UN CUORE ROMANO IN EMILIA

Che Eusebio Di Francesco non sia romano è cosa nota, però lui a Roma ha vinto. Era il 2001 e da giocatore faceva parte della rosa giallorossa campione d’Italia. Nessuno meglio di lui quindi sa cosa voglia dire vincere dove un trofeo manca da tanto e a maggior ragione dove una coppa praticamente non è mai arrivata. Quando Di Fra siede per la prima volta sulla panchina del Sassuolo, i neroverdi hanno collezionato soltanto la promozione in serie cadetta. Lavorare in silenzio, senza troppi proclami, è stato sempre il suo credo calcistico: alla fine parla sempre il campo. L’approdo in Serie A ne è la dimostrazione, così come la salvezza raggiunta all’ultimo nonostante la dirigenza lo avesse sollevato dall’incarico. Di Francesco ha sempre proposto un calcio rapido e super offensivo, che con il Sassuolo è stato il suo trampolino di lancio. In alcuni casi però ha rappresentato anche il suo fallimento. Gli esoneri con Roma e Sampdoria infatti sono stati dettati dall’incapacità di cambiare il suo stile di gioco a volte prevedibile. Il canonico 4-3-3 e le mezzali devastanti viste in Emilia non sempre hanno funzionato, forse anche per mancanza di interpreti giusti, esponendo il tecnico ad una pioggia di critiche.

Pur non avendo arricchito il palmares del Sassuolo, l’annata 2015/16 è ancora viva nei ricordi e nei cuori degli emiliani. In quella stagione i ragazzi di Di Fra hanno soltanto posto un mattone in più per un progetto a lungo termine che forse, diciamolo piano, sta dando i suoi frutti.

(Fonte foto in evidenza: ilPost.it )