Siamo tutti abituati a vedere il Bayern Monaco dominare in Bundesliga, con i bavaresi che conquistano il titolo tedesco da ormai otto stagioni consecutive, preceduti da una doppia vittoria del Borussia Dortmund di Jürgen Klopp. Nel 2009, però, l’ultimo campionato non vinto dai due club citati, appartiene al Wolfsburg di Felix Magath, che a sorpresa conquistò il primo ed unico titolo della propria storia.

LA MANO DEL SERGENTE DI FERRO

Molto di quanto il Wolfsburg riuscì a creare in quella stagione va sicuramente attribuito al tecnico di Aschaffenburg. Arrivato nell’estate del 2007, Magath porta subito la squadra della Volkswagen al quinto posto in Bundesliga e alla semifinale di Coppa di Germania, ma è l’anno dopo che riesce a raggiungere l’apice. Innanzitutto, Magath cerca sul mercato i giocatori più funzionali al suo 4-3-1-2 e ottiene dal Palermo Barzagli e Zaccardo, pagati rispettivamente 14 e 7 milioni di euro. Il primo diventerà una colonna portante della squadra e attribuirà al tecnico gran parte delle sue fortune successive:

“Nel Wolfsburg ho cambiato mentalità. Magath era un martello, un duro e i suoi metodi non mi piacevano, ma è lì, grazie a lui, che ho imparato ad allenarmi sempre al 100%”

Il tecnico bavarese aggiunge anche la figura di Zvjezdan Misimović, acquistato per 4 milioni di euro dal Norimberga per renderlo il fulcro del gioco, proprio nel ruolo di fantasista dietro le punte e quella di Gentner per la linea mediana, strappandolo allo Stoccarda con 2,5 milioni.

Lo schieramento tipo vede lo svizzero Benaglio tra i pali, una linea difensiva composta da Pekarik e Schäfer sugli esterni, con Barzagli e Madlung o Simunek al centro. Ad agire da regista capitan Josué, con al suo fianco Riether e Gentner. Misimović agisce dietro alle punte Džeko e Grafite.

Le due punte di diamante del Wolfsburg Džeko e Grafite (Fonte: TuttoCalciatori.Net)

UN GIRONE PER INGRANARE, UNO PER ESPLODERE

Il girone d’andata è certamente complicato e la squadra stenta ad ingranare e a trovare continuità. L’esordio è rassicurante, con la vittoria per 2-1 sul Colonia, firmata da Gentner e Misimović, poi però arrivano tre 2-2 consecutivi contro Bochum, Eintracht Francoforte e Herta Berlino. La formazione di Magath non riesce mai ad ottenere i 3 punti per due giornate consecutive, chiudendo il girone d’andata al nono posto in classifica. Si nota una grande propensione al gioco offensivo, con ben 37 gol segnati nel solo girone d’andata, ma anche tanti scricchiolii in fase difensiva (25 le reti incassate nello stesso arco temporale). Il dato che colpisce più di tutti, tuttavia, è sicuramente quello relativo al rendimento casalingo, con il Wolfsburg che ottiene 22 punti su 24 disponibili e sui 26 totali del girone d’andata (solo 4 quelli conquistati in trasferta).

La vera svolta, che porterà i ragazzi di Magath a scalare la classifica, arriva tra la diciannovesima e la ventottesima giornata. 10 vittorie consecutive e un rendimento che finalmente trova la continuità tanto ricercata, soprattutto nelle partite giocate lontano dalla Volkswagen-Arena. Il culmine viene raggiunto al ventiseiesimo turno, quando Grafite e compagni sconfiggono il Bayern Monaco 5-1 e raggiungono il primo posto in classifica per la prima volta in stagione. Da lì, non lo lasceranno più, nonostante due sconfitte con Energie Cottbus e Stoccarda.

Magath solleva il Meisterschale

GLI ELEMENTI CHIAVE DEL TRIONFO

Poco importa se in Coppa di Germania arriva l’eliminazione agli ottavi di finale e in Coppa Uefa il PSG sconfigge i tedeschi ai sedicesimi: la Germania ora conosce Wolfsburg per qualcosa in più oltre che le automobili. Magath ha compiuto una vera e propria impresa, riuscendo a dominare letteralmente gli avversari, soprattutto nel girone di ritorno, con il suo calcio offensivo. Ha permesso una costanza di rendimento quasi surreale in casa, con 16 vittorie e un pareggio in 17 partite, che prima hanno permesso ai suoi di stare a galla e poi, assieme a una crescita delle prestazioni in trasferta, di trionfare.

In campionato sono ben 80 le reti messe a segno, con il tandem composto dal trentenne brasiliano Grafite e dal giovane bosniaco Edin Džeko. Una coppia che sembra costruita perfettamente e che arriva persino a battere, in termini di prolificità, i leggendari Müller e Hoeneß. Il brasiliano chiude il campionato con 28 reti in 25 partite, mentre il bosniaco mette a segno 26 gol in 33 partite, per un totale di 54 reti sulle 80 totali della squadra. Un contributo fondamentale è dato anche da Misimović, un vero colpo di Magath, che lo rende davvero una figura centrale. Il fantasista bosniaco chiude la stagione con 7 gol e ben 20 assist, risultando perfettamente funzionale alle due punte di diamante offensive.

Un’annata da favola, ma la storia si conclude lì. A fine campionato, infatti Magath passa allo Schalke 04, mentre il Wolfsburg chiude la stagione successiva con un deludente ottavo posto e l’eliminazione nei gironi di Champions League. Una storia tanto breve quanto intensa, che i tifosi dei biancoverdi ricorderanno per sempre.