Un’intera stagione di Premier League senza mai assaporare l’amaro gusto della sconfitta. Un’impresa sfuggita allo stellare Liverpool di Jurgen Klopp la scorsa stagione, che era riuscito a mantenere l’imbattibilità fino alla ventottesima giornata. Un traguardo che, nella storia del campionato più antico del mondo, è riuscito solo due volte. Per ricordare il primo di questi bisogna risalire agli anni dei pionieri del football, quando nel 1899 il Preston North End chiuse imbattuto nelle 22 partite di campionato. Per ricordare la seconda ci basta tornare alla stagione 2003/2004, quando le giornate non erano più 22 ma 38 e quello era l’Arsenal degli Invincibili.

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NON UN BUON INIZIO

I Gunners arrivano alle porte della stagione 2003/2004 non con i migliori auspici. Infatti le finanze del club sono per la maggior parte convogliate verso la costruzione del nuovo stadio, quello che ora conosciamo come Emirates  Stadium; per questo sono costretti a optare per un mercato piuttosto fiacco, con Jens Lehmann l’unico titolare arrivato in quella estate, portiere tedesco scartato da Milan e Borussia Dortmund. Tuttavia la lungimiranza di Arsene Wenger porta ad Highbury giocatori destinati a fare la fortuna del club negli anni a venire come Gaël Clichy e, sopratutto, Cesc Fabregas.

Inoltre, mentre l’Arsenal arriva ai blocchi di partenza con un 11 praticamente quasi invariato, le rivali non rimangono a guardare. Il Manchester United di Sir Alex Ferguson, la squadra da battere, aggiunge al suo roster un giovane portoghese di nome Cristiano Ronaldo; mentre in quel di Londra inizia ad emergere un vicino di casa veramente scomodo, il Chelsea, neo-acquisto di Roman Abramovich, che in quella prima stagione spende 150 milioni di euro per rifondare i blues.

GLI 11 LEONI DELL’ARSENAL

Come detto i dieci giocatori di movimento dei cannonieri londinesi restano invariati dalla stagione 2002/2003, stagione in cui Arsene Wenger viene adddirittura deriso per aver dichiarato che i suoi ragazzi avrebbero potuto concludere una stagione senza essere battuti. Dichiarazione profetica, anche se con un anno di anticipo, ma quei 10 riescono nell’impresa, e i loro nomi sono ormai leggenda per ogni tifoso biancorosso.

La definizione perfetta per quell’Arsenal è organizzato; un meccanismo perfetto, 11 ingranaggi messi sapientemente a punto da un orologiaio d’eccezione, Arsene Wenger. Il tecnico francese è stato una delle figure più importanti della storia del calcio inglese, capace di rivoluzionare e canonizzare il concetto di manager, non solo allenatore ma supervisore e direttore di tutte le dinamiche della squadra.

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Di fronte al già citato Lehmann la squadra si schiera con un 4-4-2, con un corridoio centrale estremamente muscolare, delle fasce laterali imprevedibili e una coppia offensiva annoverata fra le migliori della storia del massimo campionato inglese. Al centro della difesa spadroneggiano Sol CampbellKolo Toure, capaci, nonostante il mediocre Lehmann, di mantenere la porta dei Gunners imbattuta per 15 partite; a destra ara la fascia Ashley Cole, bilanciato a sinistra dal più difensivo Lauren. 

Al centro del campo si trova la diga formata dal capitano Patrick Vieira, prototipo perfetto del centrocampista box-to-box, e dall’atipico brasiliano Gilberto Silva; tuttavia il vero protagonista di quel centrocampo agisce a destra, ed è Robert Pirès. Vero e proprio regista defilato il francese incanta Highbury con la sua eleganza aristocratica, e con 14 gol in quella stagione si distinuge come il secondo miglior marcatore di quell’Arsenal; opposto a lui sulla sinista agisce l’anima punk dei Gunners, lo svedese Fredrik Ljungberg.

In attacco la parola d’ordine è senz’altro “fantasia al potere“: la coppia d’attacco è infatti formata da Dennis BergkampThierry Henry. Eleganza, dribbling, fantasia, trequartista, ala, seconda punta, Bergkamp funge da jolly nonchè da principale assist man della squadra. Le King, Titì Henry, è invece la star assoluta; principale bocca di fuoco dei Gunners, il francese in quella strabiliante stagione mette a referto 30 reti in Premier League, portandosi a casa il titolo di capocannoniere e la Scarpa d’oro affermandosi indubbiamente come uno dei 3 calciatori più forti del mondo in quel momento.

LA STAGIONE DEI RECORD

Fonte: profilo Instagram @victorythroughharmonyarsenal

Dopo un precampionato sottotono anche le prime giornate di Premier per Wenger e i suoi non fanno presagire quello che è poi effettivamente successo. La svolta si ha alla sesta giornata, nella partita poi ricordata come Battle of Old TraffordI Gunners affrontano i diretti rivali, il Man. United, in casa di questi ultimi, e nel pieno del recupero sullo 0-0 Van Nistelrooy stampa sulla traversa il rigore della vittoria per i Red DevilsLa fortuna aiuta gli audaci, e dopo quel miracoloso pareggio l’Arsenal inanella 9 vittoria di fila facendo il vuoto alle sue spalle.

La vittoria manifesto degli Invincibili è pero un’altra, il 4-2 rifilato al Liverpool grazie ad un monumentale Henry protagonista di una tripletta. 26 vittorie e 12 pareggi, 90 punti, 73 gol fatti e solo 26 subiti e una Premier festeggiata con ben quattro giornate di anticipo. La serie di imbattibilità perdura poi fino a 49 incontri consecutivi senza sconfitte, venendo interrotta solo il 24 Ottobre 2004 nuovamente in casa dello United, dove i padroni di casa avranno la meglio sui Gunners per 2-0 e dove, come alla chiusura di un cerchio, Van Nistelrooy non sbaglia dagli undici metri.

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