Meno di due anni fa si interrompeva una delle più grandi favole del calcio italiano. Il Chievo Verona retrocedeva in Serie B dopo undici stagioni consecutive nel massimo campionato italiano. Una società rappresentante di una piccola frazione di Verona di circa 4500 abitanti, che mai si sarebbe aspettata di arrivare in Serie A prima dell’approdo del patron Campedelli. Il suo grande progetto portò il club a toccare la vetta altissima della SerieA, legittimata da una prima stagione da sogno.

La formazione con cui il ChievoVerona conquistò la Serie B nel 1994 (fonte: cronacadiverona.com)

 

LA SCALATA VERSO LA SERIE A

Dopo diverse annate nelle categorie dilettantistiche, il Chievo ottiene la promozione in Serie C2 nel 1986. Da quel momento, forte dell’appoggio economico dell’azienda di Luigi Campedelli, comincia la sua scalata. Nel 1989 arriva la Serie C1 e l’annata successiva, Campedelli torna con una maggiore presenza all’interno dei vertici Chievo, riassumendo la carica di presidente che aveva abbandonato negli anni precedenti. Nonostante la morte improvvisa del presidente, la scalata dei clivensi non si ferma. Ed è con il figlio Luca che arriva, nella stagione 1993-94, una storica promozione in Serie B. Alla guida della squadra c’è un giovane tecnico in rampa di lancio, Alberto Malesani, che conquisterà pochi anni più tardi, con il Parma, l’ultima Coppa Uefa vinta da una formazione italiana.

Il Chievo si afferma come una squadra da cadetteria ma, dopo alcune stagioni di assestamento, nell’estate del 2000 arriva la svolta. La guida tecnica passa a Luigi Delneri, rimasto senza panchina dopo l’esonero da parte della Ternana nel 1999. Il tecnico comincia un ciclo di quattro stagioni sulla panchina dei veronesi, ricchissime dal punto di vista dei successi che lo porteranno ad associare il suo nome ai momenti più grandi della storia del club. Alla prima annata, Delneri centra subito il bersaglio grosso: il suo Chievo conclude la stagione al terzo posto, a pari punti con il Piacenza secondo e a sole tre lunghezze dal Torino, ottenendo la promozione in Serie A, visto che al tempo il pass era disponibile per le prime quattro classificate che avanzano direttamente.

Luca Campedelli e Luigi Delneri (fonte: gazzetta.it)

IL CHIEVO DEI MIRACOLI

Fin dall’inizio, il Chievo suscita un grande interesse mediatico. Davvero un caso più unico che raro vedere una formazione rappresentante un territorio così ristretto in Serie A. Nonostante la luce dei riflettori puntata, il Chievo parte subito benissimo. Vittoria pesante ai danni della Fiorentina, detentrice della Coppa Italia, con un secco 0-2 al Franchi, grazie alle reti di Perrotta e Marazzina. I due giocatori sono pedine fondamentali di quel Chievo, schierato da Delneri con il più classico dei 4-4-2, cercando di mantenere una buona solidità difensiva, senza brillare per la qualità del gioco ma ottimizzando al massimo la possibilità di ottenere il risultato migliore.

Nel sistema di gioco di Delneri, il Chievo si schiera con Lupatelli tra i pali, ben coperto da una linea a quattro composta da Moro, D’Anna, D’Angelo e Lanna. A centrocampo, sugli esterni spazio a Eriberto (o Luciano) e Manfredini, con al centro proprio Perrotta ed Eugenio Corini. Le due punte, perfettamente complementari, sono Marazzina e Bernardo Corradi.

Sull’onda dell’entusiasmo, i clivensi ottengono la vittoria anche nel primo match casalingo contro il Bologna, sempre con un 2-0, e nel terzo turno mettono paura persino alla Juventus. I ragazzi di Delneri si portano ancora una volta avanti di due reti con una doppietta di Marazzina, ma subiscono la rimonta bianconera, con la Juventus che si impone per 3-2. Una battuta d’arresto che si dimostrerà solo un incidente di percorso.

Fonte: sport.sky.it

IL GRANDIOSO GIRONE D’ANDATA E LA CONQUISTA DELL’EUROPA

Dopo la sconfitta con la Juventus, il Chievo infatti riprende la sua marcia e il 21 ottobre raggiunge il primato in classifica. Il rendimento del girone d’andata è tanto inaspettato quanto di assoluto livello. 11 vittorie, 2 pareggi e 4 sconfitte, di cui solo una con più di un gol di scarto (il brutto 0-3 subito dalla Roma). A lungo il Chievo accarezza la possibilità di conquistare il titolo virtuale di Campione d’inverno, perdendolo proprio nello scontro diretto con i giallorossi.

Il girone di ritorno porta più insidie e difficoltà ai ragazzi di Delneri, che conquistano la prima vittoria, nel derby di Verona, soltanto il 24 marzo, dopo 7 pareggi e 3 sconfitte. Il ruolino di marcia porta alla fine altri 19 punti, che sommati ai 35 del girone di andata significano quinto posto e qualificazione diretta alla Coppa Uefa. Tanta la distanza dal terzetto di testa composto da Juventus, Roma e Inter, ma una sola lunghezza a separare i gialloblù dalla conquista dei preliminari di Champions League. Una vera e propria stagione da sogno, partendo da basse aspettative e ma trasformatasi in una delle più grandi sorprese di sempre del nostro calcio.

Fonte: sport.sky.it

UNA DIMENSIONE CONSOLIDATA

L’annata successiva prosegue sulla stessa linea. Il Chievo riesce addirittura a migliorare i punti in classifica (55), ma le avversarie fanno ancora meglio, estromettendo i clivensi dalle coppe europee nonostante il settimo posto. In Coppa Uefa, invece, arriva l’eliminazione al primo turno per mano della Stella Rossa. Nelle successive stagioni, i veronesi si affermano come una vera e propria realtà da Serie A. Si superano nuovamente nel 2005-06, in cui, complice lo scandalo Calciopoli, riescono a qualificarsi ai preliminari di Champions League, venendo però subito estromessi dal Levski Sofia. L’anno dell’esordio nella massima competizione europea, coincide però anche con la prima retrocessione in Serie B. I gialloblù vi fanno ritorno solo per una stagione, prima della promozione nel massimo campionato, dove resteranno fino al 2019.

Quella del Chievo, insomma, è stata una vera e propria favola, il cui apice venne raggiunto nel 2001-02 ed ha vissuto poi di altri acuti e di alcune discese. Sicuramente la squadra rimane anche ora una delle più attrezzate per ottenere la promozione in Serie A: ma oggi, se il ritorno avvenisse, non sarebbe certamente una sorpresa.