La scorsa stagione, prima dell’interruzione del campionato a seguito del dilagare della pandemia di Covid-19, la Lazio di Simone Inzaghi sembrava davvero in stato di grazia. Ponendosi come prima alternativa alla Juventus e mostrando a lunghi tratti di poter arrivare persino allo Scudetto, la formazione biancoceleste ha poi inanellato una serie di risultati negativi, abbandonando i propri sogni. Molti tifosi biancocelesti saranno sicuramente tornati con la mente a una ventina di anni prima, nella magica stagione a cavallo del nuovo millennio che ha consegnato il secondo scudetto alla Lazio.

SETTE SORELLE E UNO SVEDESE

Sono anni che gli aquilotti mostrano un livello altissimo del nostro campionato. Sono gli anni delle sette sorelle (Juventus, Milan, Inter, Roma, Lazio, Fiorentina e Parma): sette formazioni che avrebbero potuto vincere tutto ogni stagione, rendendo il campionato italiano quello più bello e competitivo al mondo. La Lazio del patron Sergio Cragnotti investe molto pesantemente sul mercato e, per portare una svolta dopo la fallimentare gestione di Zdeněk Zeman, decide di puntare su un altro nome particolare, quello di Sven-Göran Eriksson. Lo svedese arriva a Formello nella stagione 1997-98 e, nonostante il settimo posto in Serie A, porta subito i suoi in finale di Coppa UEFA (persa 3-0 con l’Inter) e conquista la Coppa Italia sconfiggendo il Milan nel doppio confronto. Ma siamo solo all’inizio.

Nella stagione successiva i biancocelesti alzano ancora l’asticella: si capisce che il progetto è quello giusto e il presidente decide di mettere mano al portafoglio. Arrivano Salas, Stanković, Mihajlović, Sérgio Conceição, Iván de la Peña e Fernando Couto, oltre a un bomber come Christian Vieri. La Lazio conquista immediatamente la Supercoppa Italiana sconfiggendo la Juventus 2-1. La stagione si conclude però in maniera agrodolce: i biancocelesti conquistano l’ultima Coppa delle Coppe della storia, sconfiggendo il Maiorca per 2-1, ma perdono lo Scudetto per un solo punto in favore del Milan, a causa di un contestato pareggio nella penultima giornata contro la Fiorentina.

L’allenatore artefice delle grandiose annate biancocelesti: Sven-Göran Eriksson

IL SECONDO TRICOLORE

La Lazio però non ci sta e l’anno successivo arrivano altri investimenti del patron Cragnotti. Vengono acquistati Veron e Sensini dal Parma, Simeone dall’Inter e Simone Inzaghi dal Piacenza. Il ritorno in Champions League si conclude nei quarti di finale, dove i biancocelesti vengono estromessi dal Valencia, ma in campionato il destino restituisce quello che aveva tolto l’anno precedente. Sin dalle prime giornate si capisce che lo Scudetto sarà una lotta a due fra i ragazzi di Eriksson e la Juventus di Carlo Ancelotti. La Lazio perde solo due partite nel girone d’andata ma chiude ad un punto dai bianconeri campioni d’inverno.

Durante il girone di ritorno la Juve guadagna diversi punti e a otto giornate dal termine si trova avanti di 9 punti. Questa volta la Lazio non sbaglia più nulla, vince anche lo scontro diretto e all’ultima giornata è ancora tutto aperto. I bianconeri sono ancora padroni del loro destino, mentre i romani devono solo vincere e sperare. Due rigori di Inzaghi e Veron, più la rete di Simeone, regolano la Reggina all’Olimpico. Ma l’incredibile succede al Renato Curi di Perugia: durante la partita si scatena un nubifragio che porta l’arbitro Collina a sospendere momentaneamente la partita. Dopo le verifiche di praticabilità la partita riprende, trasformandosi in una vera e propria battaglia, decisa dal gol di Calori. Finisce 1-0 per il Perugia. La Juventus perde tutto il vantaggio in classifica. La Lazio è Campione d’Italia per la seconda volta, 26 anni dopo la prima.

Pierluigi Collina, insieme ai capitani di Juventus e Perugia, testa le condizioni del terreno del Renato Curi          (fonte: gazzetta.it)

UNA FORMAZIONE DI CAMPIONI

Era una Lazio davvero colma di talento e qualità, ma soprattutto dotata di una rosa profondissima, con ricambi all’altezza in tutti i ruoli. Marchegiani a difendere la porta, Pancaro, Negro, Nesta, Mihajlović in difesa, Sensini, Stanković, Almeyda, Couto, Simeone e Veron in mezzo al campo, Nedved, Boksic e Mancini a supporto di Salas o Inzaghi. Tutti campioni che poi hanno segnato quegli anni meravigliosi dei biancocelesti. Anni tanto belli quanto gravosi dal punto di vista economico. Dopo altre due ottime stagioni, infatti, la situazione economica è disatrosa e Cragnotti è costretto a cedere i suoi gioielli. Oltre a Crespo, venduto all’Inter dopo l’acquisto dell’estate 2000, il capitano Alessandro Nesta è costretto ad andarsene e viene acquistato dal Milan. Nel frattempo avevano già fatto le valigie quasi tutti gli altri campioni, portando con loro il ricordo di annate incredibili, culminate con quella del pazzesco Scudetto del diluvio di Perugia.

Una formazione della Lazio campione d’Italia (fonte: ultimouomo.com)

Fonte immagine in evidenza: repubblica.it