Negli ultimi anni, in Italia, ci si è abituati al monopolio quasi assoluto della Juventus. Dopo 9 anni di dominio, per la prima volta, sembra che i bianconeri possano cedere il passo a una maggiore competitività, ma non è sempre stato così. A cavallo tra il vecchio e il nuovo millennio, il panorama italiano era nettamente più variegato ed era opinione diffusa ritenere la Serie A il campionato più bello del mondo. Dagli exploit delle romane, con gli scudetti vinti tra il 2000 e il 2001, al colpaccio del Vicenza nell’edizione ’97 della Coppa Italia, senza dimenticare la massiccia presenza di compagini italiane nelle fasi finali delle coppe europee.

Tra le squadre protagoniste di quegli anni c’è assolutamente il Parma di Malesani, che alla sua prima stagione con i Ducali fece qualcosa di incredibile. Era la stagione ’98-’99 e il Tardini ospitava calciatori che sarebbero diventati tra i più forti in circolazione nel giro di qualche anno. Da Buffon a Crespo passando per Thuram e Veron, tutti al servizio di un allenatore dalle idee rivoluzionarie. Un’annata indimenticabile che pose il punto di partenza verso qualcosa di più grande. Qualcosa che purtroppo non arrivò mai per via del crac finanziario della Parmalat.

IL PARMA DI TANZI

Prima di entrare nel dettaglio di quella magnifica stagione, è bene ripercorrere brevemente la storia della società, in particolare dell’avvento di Calisto Tanzi. Nel 1989, il presidente Ceresini muore improvvisamente, mentre la squadra lotta per la sua prima promozione in Serie A. Nonostante il delicato momento, la squadra guidata in panchina da Nevio Scala riesce a centrare il grande obiettivo e approda nel massimo campionato. Lo scenario, più unico che raro, favorisce l’insediamento del nuovo patron, Tanzi appunto, già proprietario del gruppo Parmalat. La presidenza viene affidata a Giorgio Pedraneschi e ben presto si capisce che la nuova società ha grandi ambizioni. La prima stagione in A si conclude con la qualificazione alla Coppa UEFA, nella seconda arriva il successo in Coppa Italia contro la Juventus e alla terza addirittura la Coppa delle Coppe. Gli acquisti di Zola e del Pallone d’Oro Stoickov, rispettivamente per 13 e 12 miliardi di lire, sono solo un esempio dei grandi investimenti fatti in quegli anni.

Conclusa l’esperienza del duo Scala-Pedraneschi, che nel ’95 avevano vinto anche la prima Coppa UEFA della storia del club, è la volta di Ancelotti in panchina e di Stefano Tanzi, figlio di Calisto. In quegli anni esplodono i già citati Buffon e Thuram, oltre che a Fabio Cannavaro, che nel ’98 accolgono finalmente Malesani in quella che sarà probabilmente la miglior stagione della storia del Parma. Gli emiliani erano arrivati due volte terzi e una volta secondi. C’era la sensazione che quello fosse il momento giusto per coronare un sogno. Ecco allora che dal mercato arrivano, oltre al nuovo allenatore, giocatori come Veron e Boghossian, fresco di mondiale con la Francia.

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DAL SOGNO SCUDETTO AL TRIONFO EUROPEO

Malesani trova in breve tempo il modo di applicare la sua idea di calcio, grazie anche all’ottimo organico a disposizione. Davanti a Buffon si schierano Cannavaro e Sensini, stopper e libero, con Thuram autorizzato a sganciarsi in fase d’attacco. Boghossian a riciclare palloni sporchi, Dino Baggio ad inserirsi e Veron tuttocampista. Sugli esterni si posizionano Fuser e Vanoli, mentre in attacco Balbo e Chiesa si alternano nel ruolo di spalla per Crespo. Un 3-5-2 con interpreti fantastici e liberi di muoversi trasformando in continuazione l’assetto tattico e dando pochi punti di riferimento. La libertà lasciata da Malesani ai suoi uomini era qualcosa di davvero innovativo, che lasciava spazio alle grandi individualità di quel gruppo e favoriva un gioco molto offensivo. L’intensità era la chiave dei successi dei crociati, una caratteristica decisamente anacronistica per le squadre italiane dell’epoca, brave a gestire i risultati.

Fin dal girone di andata lo scudetto si allontana per via di qualche punto perso lungo la via (5 pareggi e 3 sconfitte in 17 gare), ma ben presto iniziano a concretizzarsi altri due obiettivi. A fine gennaio il Parma approda in semifinale di Coppa Italia, dove supera l’Inter nel doppio scontro vincendo sia a San Siro che in casa. In finale trova la Fiorentina, superata grazie a due pareggi: 1-1 al Tardini e 2-2 a Firenze, con Crespo in rete in entrambe le gare. È il secondo successo nella competizione dopo 9 anni dalla prima promozione in A.

Nonostante gli ottimi risultati ottenuti in campionato contro Juve, Inter e Milan, i crociati si devono accontentare del quarto posto, che vale comunque un posto in Champions League. Nel frattempo però, Male e i suoi riescono a staccare un biglietto per la finale di Coppa UEFA. Un vero e proprio appuntamento con la storia.

12 MAGGIO 1999, STADIO LUZNIKI

Una data e uno stadio entrati per sempre nel cuore dei tifosi del Parma. La campagna europea non era stata semplicissima con i ducali spesso costretti ad inseguire. Contro il Fenerbache era servito un goal di Boghossian a 15 minuti dalla fine del match di ritorno, mentre agli ottavi contro i Rangers erano arrivati tre goal dopo il vantaggio scozzese nel secondo faccia a faccia. Ai quarti, dopo l’iniziale vittoria del Bordeaux, un 6-0 casalingo aveva spalancato la strada al più tranquillo successo contro l’Atletico Madrid. In finale ecco il Marsiglia di Blanc e Pires, che aveva eliminato in semifinale i cugini del Bologna. I Malesani-boys sbrigano la pratica francese già nel primo tempo, con il pallonetto di Crepo e il colpo di testa di Vanoli. Al principio della ripresa, Chiesa realizza il definitivo 3-0 che gli vale anche il titolo di capocannoniere dell’edizione. Secondo successo in quattro anni, quello che sembrava l’inizio di una grande storia si infrangerà pochi anni più tardi contro la bancarotta fraudolenta della Parmalat.

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