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TB Diez – Annate da sogno: Messina 2004/05

L’estate imperversa su Messina quando nell’agosto del 2003 lo storico stadio Giovanni Celeste si appresta ad ospitare per gli ultimi nove mesi la squadra peloritana tra le sue mura. Circa 365 giorni dopo infatti, la società al tempo nelle mani di Pietro Franza, inaugurerà lo Stadio di San Filippo in un’amichevole disputatasi sempre in agosto contro la Juventus.

La stagione d’addio con il vecchio stadio per i giallorossi comincerà nel peggiore dei modi: la squadra naviga nei bassifondi della Serie B quando l’allenatore Vincenzo Patania viene accompagnato alla porta dopo soli due mesi di campionato. Al suo posto la dirigenza si affiderà a Bortolo Mutti, allenatore d’origini bergamasche dall’animo pacato, ma lo sguardo severo, il quale non sembra emotivamente affine ad una piazza calda e passionale come quella messinese. Questa distanza verrà però immediatamente colmata dai risultati, con Mutti che esordirà regalando al suo pubblico la prima vittoria stagionale in trasferta ad Avellino. L’impatto positivo dell’ex allenatore della rivale Reggina non sarà un fuoco di paglia: lentamente il Messina scala posizioni, fino a quando non si ritrova il 5 Giugno 2006 a tre punti dal poter riabbracciare la massima serie dopo 39 anni. L’avversario di giornata è il Como già retrocesso, che viene sommerso dall’ondata giallorossa e in particolare dalla doppietta di Re Artù Di Napoli e da un missile di Alessandro Parisi aka il Roberto Carlos dello Stretto (14 gol quell’anno da terzino sinistro).

COME IN UNA BOLLA

Oltre a Di Napoli e Parisi, Mutti può far affidamento su Marco Storari in porta e Riccardo Zampagna in attacco. Il futuro portiere di Milan prima e Juventus poi, è un felino tra i pali e piratesco nell’aspetto mentre Zampagna ha l’abilità di trasformare una corsa sgraziata e pesante in soluzioni balistiche raffinatissime.

Il primo timbro lo appone nel giorno in cui il San Filippo si presenta alla Serie A. Nel nuovo gioiellino che si adagia tra le colline messinesi, va in scena una folle partite tra i padroni di casa e la Roma di Capello già sul punto di implodere.
Parisi, Montella, Sullo, Montella, ancora Montella e Giampà fissano il punteggio sul 3-3, ma a metà ripresa è Zampagna a prendersi le luci della ribalta. Imbeccato da Iliev disinnesca il fuorigioco giallorosso e si presenta a tu per tu con il portiere avversario. Dopo un attimo di esitazione scava sotto il pallone e colora un pallonetto che accarezza le dita di Pellizzoli e consegna la vittoria ai padroni di casa.

Tre giorni dopo, l’aura magica che accompagna il Messina si intensifica ancora di più. Dopo la Roma tocca far visita al Milan, che ha cominciato il campionato con un pareggio in casa contro il Livorno ed una sofferta vittoria a Bologna. I primi 55 minuti della sfida di San Siro sono un assalto alla porta di Storari, che crolla solo dinanzi all’incornata di Pippo Pancaro.
La reazione del Messina è però totalmente contro-intuitiva: una qualsiasi squadra di medio/basso livello in visita alla Scala del Calcio, dopo aver subito un gol del suddetto peso specifico, avrebbe mollato la presa, ma i siciliani una manciata di secondi dopo reagiscono grazie ad un mortifero inserimento ancora di Giampà. Il gol è di ottima fattura, ma non quanto quello realizzato pochi minuti dopo da Zampagna: Parisi raggiunge la trequarti avversaria e pennella una traversone sul quale il numero 9 si lancia a peso morto impattando di testa la sfera.

Bring me to life degli Evanescence è la colonna sonora perfetta per l’insperato assalto del Milan a cui la banda Mutti resiste.

Il successivo pareggio contro il Chievo e la goleada ai danni del Siena porteranno il Messina addirittura al 2° posto, prima di una striscia di tre sconfitte consecutive che riporterà squadra e tifoseria sul pianeta Terra.

NORMALE AMMINISTRAZIONE

L’incredibile stagione del Messina è resa tale da una statistica in netta controtendenza con la storia della società: per tutto l’arco del campionato la squadra non occuperà mai nessuna delle tre posizioni finali, ottenendo un’agevole salvezza quando sugli spalti del San Filippo abbondando ancora sciarpe e cappelli invernali.

Il 31 ottobre i tifosi ricevono dalla squadra il regalo più bello: la vittoria nel Derby dello Stretto. La Reggina di Mazzarri arriva agguerrita al San Filippo, con Bonazzoli che stappa la sfida a metà primo tempo con una girata di sinistro a fil di palo. La reazione del Messina si fa attendere e arriva soltanto quando nella ripresa Mutti sfodera tutto il potenziale del suo reparto offensivo mandando in campo il bulgaro Iliev e il funambolo Yanagisawa. Prima dello show di quest’ultimo Zampagna spedisce in rete una punizione dai 25 metri, mentre successivamente è Arturo Di Napoli a sfruttare l’assolo del giapponese.
Il colpo di testa di Re Artù fa esplodere il San Filippo e mette in ginocchio gli amaranto. Ancora una volta un devastante uno-due sintomo della forte componente emotiva con cui la squadra di Mutti vive le partite.

Dalla vittoria nel derby in poi il Messina vivrà un periodo di assestamento, tra vittorie di misura in casa e autentici capitomboli in trasferta, come il 5-0 subito a San Siro contro l’Inter.

Nei momenti più critici sarà il profumo di casa a fungere da rifornimento per i messinesi: come nella striscia di tre vittorie consecutive contro Atalanta grazie a capitan Sullo, Brescia con la firma di Massimo Donati e il solito rigore di Parisi e Parma messo KO dalla zampata nel finale di Di Napoli.

Però, neanche il potere del San Filippo potrà nulla durante l’avvio del girone di ritorno. Per Roma e Milan sarà terreno di vendetta, in quanto in una settimana sevizieranno la difesa messinese con 7 gol messi a segno. L’unico squillo di un mese di gennaio avaro di soddisfazioni avrà luogo nella vittoria casalinga contro la Lazio grazie ad un gol di Coppola: quel Coppola che passerà alla storia per aver avuto il coraggio di prendere per il collo Zlatan Ibrahimovic.

Prima di consolidare e festeggiare il clamoroso 7° posto finale, la stagione del Messina attraversa altre due tappe dal valore inestimabile: la vittoria nel derby di ritorno al Granillo e quella in extremis contro l’Inter in casa.
A Reggio Calabria i protagonisti del pomeriggio di gloria sono Cristante e Gaetano D’Agostino, da tutti indicato come futuro perno del centrocampo della Nazionale Italiana. La storia ci dirà altro, ma il 13 Marzo 2005 con un sinistro al volo dal limite dell’area diventa eroe. I sei punti conquistati contro i rivali basterebbero per definire storica la stagione, ma in quei 9 mesi i miracoli sembrano aver preso casa tra le vie della città siciliana.

Quando maggio si appresta a bussare alle porte del 2005, l’Inter di Mancini scende in campo al San Filippo e vede stagliarsi dinanzi a sé la figura di Marco Storari. L’estremo difensore di origini toscane sta vivendo una stagione da 10, e contro i nerazzurri strappa anche la Lode.

Ai miracoli di Storari si aggiungeranno i gol di Di Napoli e della meteora (ad essere gentili) Raffael, mattatori di giornata.

IL BUIO

La mancanza della licenza Uefa impedirà al Messina di disputare al termine di quella stagione la Coppa Intertoto: una mancanza che fungerà simbolicamente da prima avvisaglia di un futuro oscuro.

L’anno dopo solo il rimescolamento della classifica post sentenze di Calciopoli salverà il Messina, che però si ricongiungerà alla Serie B al termine della stagione 2006/07. Da quel momento in poi il Messina Calcio si trasformerà in una patata bollente che imprenditori su imprenditori si passeranno con progetti di crescita più o meno validi tutti finiti in malora.

A 15 anni da quell’irripetibile biennio, Messina è dilaniata da una rivalità fine a se stessa tra due squadre che si dividono il supporto popolare: il Messina e la Città di Messina. Entrambe sono relegate in Serie D, con la Città di Messina che si è dovuta guadagnare la permanenza addirittura attraverso i play-out.

Un presente anonimo e all’orizzonte un futuro nebuloso che giorno dopo giorno affievoliscono il ricordo di un’annata da sogno.

 

(Fonte immagine in evidenza: profilo Instagram Arturo Di Napoli)

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