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Antonio Conte, eredità pesanti che rischiano di fare paura

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Antonio Conte, le sue eredità e il fascino di certe sfide

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Antonio Conte non sceglie mai senza cognizione di causa, non indirizza il suo imminente futuro senza fare i dovuti conti sul potenziale di una società.

Prima del suo approdo alla Juventus, buona parte delle sue peculiarità, sia a livello mentale che tecnico, assumevano una forma ben definita, anche se per fare la differenza al piano superiore risultava necessario affinare alcuni aspetti del suo approccio. La scelta di accettare la proposta di Andrea Agnelli risultava affascinante per più di un motivo, ma per due principalmente: allenare una squadra di cui era stato bandiera e capitano e, fattore non di poco conto, riportare successi di una certa rilevanza all’interno di un ambiente praticamente a bocca asciutta nel post-Calciopoli.

Conte Juventus scudetti

Antonio Conte e i tre scudetti conquistati in altrettante stagioni sulla panchina della Juventus (Fonte foto: Getty Images)

Il suo impatto a Torino, proprio nell’anno dell’inaugurazione dello Juventus Stadium, è stato lo specchio di ciò che avrebbe fatto. Dall’incertezza all’imbattibilità, dai risultati altalenanti allo scudetto come obiettivo imprescindibile. Antonio Conte è passato in pochi mesi dall’essere l’allenatore emergente più desiderato d’Italia a incarnare quell’eroe a tinte bianconere che, da tanto, troppo tempo mancava nella casa della Vecchia Signora.

La forza del tecnico leccese risiede, da sempre, nella capacità di mantenere uno standard di prestazione e di raggiungimento degli obiettivi che lascia a bocca aperta. Concretezza, grinta, chiarezza e faccia tosta. Lo si può amare o lo si può odiare. Ma le sfumature non fanno per lui. Soprattutto per chi lo deve giudicare.

L’EREDITÀ DI ANTONIO

Esaltare le gesta di Antonio Conte risulta quasi doveroso, risultati alla mano. Questo aspetto, però, rappresenta un’arma a doppio taglio per il tecnico che prende il suo posto. É andata così in ogni situazione che si è trovato a vivere sulle varie panchine. Durante le sue permanenze, ci sono stati momenti di feeling alla massima potenza, con allenatore e dirigenza; oltre alla proprietà, d’accordo su ogni singola cosa. Piani ambiziosi, risultati che lasciavano poco spazio alle interpretazioni, giocatori perfettamente allineati allo stesso Conte. Ci sono stati diversi momenti in cui si ha avuta l’impressione che i suoi calciatori si sarebbero lanciati nel fuoco per lui, alzando costantemente l’asticella. Con un solo obiettivo: quello di fare piazza pulita di trofei.

Poi, capita che a prendere il testimone è un allenatore fatto su misura per una squadra e una società. Massimiliano Allegri si è dimostrato estremamente abile ad accrescere il valore della Juventus, divenendo un fine stratega e, al tempo stesso, un incredibile gestore del capitale umano di cui ha disposto. Una grande abilità nell’ereditare ciò che è stato costruito. Senza snaturare l’identità del gruppo, con alcune piccole modifiche. Tanti grandi allenatori hanno iniziato così le loro esperienze più significative. E, se pensiamo all’esatto momento in cui scriviamo, di sicuro Massimiliano Allegri torna ad allenare la Juventus con la reputazione di uno dei migliori allenatori d’Europa. Proprio il fatto di affermarsi nel Vecchio Continente ha portato il tecnico livornese ad essere apprezzato in modo netto dalla tifoseria bianconera; senza dimenticare, soprattutto, colleghi e addetti ai lavori. Bisogna anche ammettere che se non avesse lasciato un segno indelebile, difficilmente la dirigenza della Juventus lo avrebbe messo ancora in cima alla lista dei desideri nell’era post-Pirlo.

Conte Zanetti Oriali

Antonio Conte, insieme a Zanetti e Oriali, nel giorno della conquista dello scudetto (Fonte foto: Getty Images)

Ogni allenatore è unico e in modo unico gestisce un organico, con tutte le contaminazioni del caso. E quando lascia una panchina, una delle prime cose che viene presa in considerazione è il numero di trofei messi in bacheca. Il filotto di scudetti conquistati da Allegri è qualcosa di notevole, ai quali si aggiunge quello vinto con il Milan, volendo. Antonio Conte ha salutato l’Inter dopo aver vinto con la Juventus, con il Chelsea, con i nerazzurri. A questo resoconto va anche considerato un aspetto non secondario: l’esperienza tutto sommato positiva come commissario tecnico della nazionale italiana.

Nonostante in quest’ultima stagione sia sembrata evidente la mancanza di una vera contender, la conquista dello scudetto da allenatore dell’Inter, non rappresentava un fatto così scontato. In due stagioni, Conte è stato in grado di riportare due fattori; un entusiasmo che mancava da tempo e una consapevolezza nei mezzi che, di fatto, ha segnato uno spartiacque con il recente passato. La finale di Europa League nella prima annata, la vittoria in Serie A dodici mesi dopo. Nonostante un gradimento che ha vacillato nel corso delle ultime due stagioni, mentre ci si avvicinava all’epilogo dell’ultimo campionato. L’ambiente nerazzurro non aveva alcun dubbio a proposito della figura di Conte, vedendo in lui il condottiero che desiderava da tempo. Ormai trattasi di acqua passata, però. É tempo di concentrarsi sul presente: e il presente prospetta un’intrigante sfida.

UN’INTRIGANTE SFIDA

La si può definire solo così. Perché, facendo un parallelismo, Simone Inzaghi è chiamato a ripetere in qualche modo ciò che Massimiliano Allegri ha concretizzato alla Juventus dopo l’esperienza di Conte sulla panchina della Vecchia Signora.

Sia chiaro, nessuno si aspetta un copia e incolla, perché sarebbe soltanto deleterio per tutte le parti chiamate in causa. Si parla di impatto e di ambizione, mettendo in secondo piano tutte le questioni finanziarie, che hanno portato lo stesso Conte ad abbandonare il progetto Inter. È un anno particolare per i tecnici, perché non si può che parlare di valzer degli allenatori, con grandi ritorni e colpi di scena. Simone Inzaghi è stato accostato più volte alla Juventus, in particolar modo dopo la separazione con Allegri. E anche il suo approdo a Milano ha riservato diversi retroscena da film. L’iniziale ok a Lotito, il pressing dell’Inter per averlo a tutti i costi e, dulcis in fundo, la firma con i nerazzurri.

Allegri Simone Inzaghi

Allegri e Inzaghi, dopo due stagioni, torneranno a confrontarsi in Serie A (Fonte foto: Ansa)

Ma è così concreta la possibilità di deludere? Oppure i tifosi nerazzurri si aspettano una stagione di transizione? Difficile emettere una sentenza.

Dopo la vittoria dello scudetto, l’Inter dovrebbe puntare a riconfermarsi in Serie A e fare qualche passo in più in Europa, dopo un’apparizione in Champions piuttosto opaca. Ecco, su questo punto sarebbe molto utile ripercorrere ciò che ha fatto Allegri a Torino, portando la Juventus ad avere un DNA europeo. Un DNA utile per poter arrivare fino in fondo in almeno due occasioni. Si parla pur sempre di situazioni diverse, in panchina e nella composizione dell’organico, ma l’obiettivo non può che essere questo. La possibilità di investimento farà la differenza, anche perché la prima Juventus di Allegri si è dimostrata molto abile nell’allestimento della rosa e, in particolare, nell’utilizzo degli elementi giusti. 

Il paragone non si può ancora operare, ci vogliono tempo e risultati da totalizzare, ma non è tutto qui. Il prossimo campionato sarà uno dei più interessanti degli ultimi 10 anni, con una serie di contendenti che hanno fame di vittoria e che non vorranno più commettere gli errori, caratterizzanti la passata stagione. Ci sarà molta pressione, su tutti i fronti, ed è chiara a tutti la facilità con la quale gli allenatori vengono messi in discussione, ma Simone Inzaghi non è di certo uno sprovveduto. Ha sempre osservato, studiato, sperimentato, rischiato. Basti pensare al suo esordio da tecnico della Lazio, arrivato dopo le bizze di Bielsa nell’estate 2016. Ha preso una squadra e l’ha trasformata, mese dopo mese, anno dopo anno. E non è di certo un caso che, da campioni d’Italia in carica, in casa Inter abbiano voluto lui. A tutti i costi.

Fonte immagine in evidenza: Getty Images

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