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Gara bagnata…

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Un ritorno. Una sorpresa. Una mancata conferma. Un brivido. Un enigma e una (in)aspettata bandiera bianca. Tutto questo è stato Assen. Il riassunto di 26 giri in poco più di una decina di parole. Un riassunto che non rende giustizia a una gara, va detto, fra le più emozionanti e spettacolari di questa stagione. La pioggia il fattore in più a condizionare l’intero week end. Gara bagnata, gara fortunata. Non per tutti…

IL RITORNO

Sono contento per tante cose però la cosa che mi rende più felice è essere tornato a vincere. Io lavoro tutto l’anno per questo feeling, per quello che si prova nelle due/tre ore dopo la gara.

“Sono contento”, ormai classica espressione di soddisfazione “rossiniana“. La solita espressione del Dottore, non semplice solito ridondante ritornello, ma battuta che esprime questa volta la reale emozione e lo stato d’animo di una leggenda (ormai non abbiamo più “paura” ad affermarlo) al ritorno alla vittoria. Dopo oltre un anno. In una pista che tradizionalmente gli si associa. Assen è la sua pista e il ritorno sul gradino alto del podio coincide con un altro grande dato, la decima vittoria nella “sua” Olanda, in 20 di carriera. Oltre un anno di lontananza col sapore che l’alto gradino del podio dà. Valentino Rossi torna ad essere là in alto, sopra tutti, senza trovarsi in qualche gradino più giù coperto dall’ombra di qualcuno. 20 anni e 313 giorni tra la prima e l’ultima – in solo e semplice ordine temporale – vittoria in sella. Un’intera carriera, forse anche di più per alcuni. Solo un intermezzo nella ancora lunga vita in sella del 46. Nel merito del successo tanti concorsi di partecipazione. Dall’infinito talento di Valentino, alle condizioni del week-end: quel bagnato che lo ha sempre in un qualche modo rinvigorito (nonostante avesse, ieri, le gomme d’asciutto) e dato una spinta in più e il nuovo telaio (finalmente) adoperato dopo strenue richieste e continui rifiuti della casa madre. Il quarto posto in griglia. Una buona partenza per guadagnare subito un piccolo ma grande passo verso Zarco là davanti, il seme della vittoria e l’idea di provarci sbocciati a 7 giri dalla fine.

Riuscivo ad andare via. Riuscivo a stare sul ‘35.0/’35.1. Appena ho detto “è fatta” ha ricominciato a piovere.

La pioggia. Quella che tradizionalmente dà al dottore qualche punto in più ma che a 7 giri dalla fine livella tutti sullo stesso piano.

Diciamo che mi sono immaginato che negli ultimi due giri avesse smesso di piovere.

La sana follia di chi vuole vincere a ogni costo, l’esperienza e il talento della leggenda emergono tutti e tre in una sola frase.

LA SORPRESA, LA MANCATA CONFERMA E L’ENIGMA

Petrucci. La sorpresa. Non della domenica ma di tutto il weekend. Grandissimo il turno di qualifiche del ducatista che si vede fregare da sotto il naso la prima casella prima dal solito Marquez e poi da un’altrettanto grandioso (almeno in qualifica) Zarco. Terza casella, non ottima partenza con il Dottore che passa ma grande gara fino alla fine. Vittoria contesa fino alla bandiera a scacchi proprio con l’amico-rivale. Secondo posto e boccone che rimane amaro in bocca al ducatista forse rallentato da Rins negli ultimi giri in fase di doppiaggio nella fase decisiva della bagarre con Rossi. La mancata conferma del Dovi. Dopo due primi posti aspettarsi di più era lecito. Complice uno scivolone in qualifica, il nono tempo è l’unico crono decente che il ducatista riesce a mettere insieme nelle qualifiche dopo la caduta. Sgomitate nelle retrovie fino al terzo gradino del podio momentaneo dietro l’irraggiungibile coppia Rossi-Petrucci. La risalita di Cruchlow e una serie di folli “infilate” del solito Marquez lo imbrigliano al 5 posto, arreso solo sulla linea del traguardo. Un quinto posto da non buttare che permette al Dovi di rosicchiare altri punti al flop Viñales in ottica mondiale.

Viñales la scommessa, dolce sorpresa, delusione e un brivido. Lo spagnolo partito sottobraccio ha sputo imporsi fin dalle prime gare come diretto pretendente del mondiale. Le ultime gare lo hanno visto in difficolta tra Mugello e la caduta di ieri. Caduta che ha acceso un brivido e scuri ricordi di qualche anno fa per sfiorata tragedia. Percepibile forse solo dall'”on board camera” di Dovizioso la caduta dello spagnolo ne ha fatto correre molto più di un semplice rischio. Dalle ripresa della camera della Ducati si nota come, dopo lo scivolone, la moto dell’italiano soltanto sfiori – per meriti di Dovizioso o per fatale fortuna – la testa di Viñales. Un istante, un brivido che per qualche momento ha riacceso i ricordi del tragico e doloroso (per quel mondo e non solo) incidente del Sic qualche anno fa. Solo uno scuro brivido – fortunatamente – cui lo stesso Viñales ironizza su Twitter dopo la gara in una foto che mostra ancora di più come la tragedia si sia veramente, mai come in questo caso parola è più adeguata, sfiorata.

Enigmatico Zarco. Un “mostro” in qualifica. Subito capace di creare un piccolo distacco nelle prime tornate ma emblema negativo nella seconda metà di gara con un, appunto, enigmatico cambio moto per l’arrivo della pioggia a soli 7 giri dalla fine.

Io però oggi ho capito che Zarco non è cattivo. È che proprio non è capace

La battuta di Rossi stona, forse esagerata, ma esprime la perplessità del 46 dopo il contatto col francese in bagarre. L’italiano era davanti, esterno. La lotta per il primo posto deve aver acceso nel francese un senso di rivalsa così da lasciare nella lotta la sgommata sulla tuta del Dottore. Semplice contatto che fa anche perdere più di una posizione al francese. La battuta di Valentino suona però strana e stonata, soprattutto perché detta dal 46 che a “sportellate” non si è mai più di tanto tirato indietro (esemplificatrice in tal caso, l’illustre e contestata sportellista a Marquez dello scorso anno, costata di fatto il mondiale al Dottore).

Mere “chiacchiere” e considerazioni senza alcun capo d’accusa.

A ciò si affianca la grande gara del solito Marquez e il silzioso podio che lo tiene attaccato ai primi per la lotta mondiale a sole 11 lunghezze da Viñales. Ma con due pesanti 0 sul tabellino. Una considerazione va fatta anche per la bandiera bianca nel week end di Lorenzo. Da sempre sofferente su condizioni di bagnato conclude diciassettesimo doppiato anche dai primi. Cancellare e ripartire il prima possibile. Ma definitivamente.

L’EREDITÁ DI ASSEN

Il ritorno, quello del Dottore, alla vittoria dopo più di un anno. La sorpresa di Petrucci, Dovizioso mancata conferma, l’enigmatico Zarco, il flop di Lorenzo e il “silenzioso” Marquez. Il leader che cade e un mondiale che si riapre. Normale amministrazione in un “normale” weekend di Moto Gp. Perché questo è Assen.

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Ghana-Uruguay 0-2, le pagelle del match: De Arrascaeta incanta ma non basta, passa la Corea

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Uruguay

Si è appena conclusa Ghana-Uruguay, una partita da dentro o fuori.

Ad ottenere la qualificazione agli ottavi di finale del Mondiale non è nessuna delle due squadre, risulta fatale la vittoria della Corea del Sud per 2-1 contro il Portogallo. De Arrascaeta protagonista assoluto dell’incontro con due reti realizzate al 26′ ed al 32′. Una delusione difficile da smaltire, entrambe le rose partivano ai nastri di partenza con l’obbligo di dover lottare per la qualificazione. Il calcio è bello anche per questo, riesce sempre a stupire i suoi appassionati. Di seguito le pagelle del match.

LE PAGELLE DEL GHANA

Zigi 6: incolpevole sui due gol subiti.
Seidu 6: propositivo. Buona spinta sulla fascia destra del campo.
Amartey 5: disattento in fase di marcatura e letture difensive.
Salisu 6.5: nega un gol già fatto con uno spettacolare salvataggio sulla linea di porta, il migliore della retroguardia difensiva.
Baba 5: gravi responsabilità in fase di marcatura in occasione dello 0-1. Da un giocatore con la sua esperienza ci si aspetta di più.
Partey 6: un metronomo, giocatore poco appariscente ma essenziale.
Abdul-Samed 5.5: nascosto dietro l’ombra di Valverde, una delle principali cause del poco gioco della squadra. (Dal 72′ Kyereh 5.5: sulla stessa onda di Abdul-Samed).
J. Ayew 5: assente non giustificato, oggi si è chiuso definitivamente il ciclo del fratelli Ayew con la maglia della nazionale. (Dal 46′ Sulemana 6.5: corsa e qualità, semplicemente devastante).
Kudus 7: una marcia in più rispetto a tutti i suoi compagni. Nettamente il migliore della sua squadra, fenomenale nell’1vs1. (Dal 90′ Fatawu sv).
A. Ayew 4.5: un fantasma. Pesa come un macigno d’errore dagli 11 metri con il risultato fermo sullo 0-0, uno dei principali artefici della disfatta della squadra africana. (Dal 46′ Bukari 5.5: brutto ingresso in campo).
Williams 5: prevedibile nei movimenti e mai pericoloso, nettamente insufficiente. (Dal 73′ Semenyo sv).

LE PAGELLE DELL’URUGUAY

Rochet 6.5: combina un pasticcio in occasione del rigore ma risponde da campione. Ipnotizza Ayew e salva il risultato.
Varela 6.5: ben  posizionato in campo, equilibratore sulla fascia destra.
Coates 6.5: pulito negli anticipi e preciso in fase di impostazione.
Gimenez 6.5: mai messo in difficoltà.
Oliveira 6: ordinato e pulito tecnicamente.
Pellistri 6: prestazione senza infamia e senza lode. (Dal 66′ De La Cruz 6.5: gestione della palla svolta molto bene).
Bentancur 6: prestazione lineare, un grande in bocca al lupo per l’infortunio. (Dal 34′ Vecino 6.5: interdittore d’eccellenza, sostituisce al meglio Bentancur).
Valverde 7: un tutto fare. Top tre centrocampisti al mondo in questo momento, perfetto nel fare girare la squadra.
De Arrascaeta 8: ripaga alla grande la scelta di Diego Alonso di farlo partire dal 1′. Giocatore di una qualità superiore alla media che ha incantato nel Brasileirao nel corso di tutta la sua carriera. Oggi doppietta decisiva, un mistero che non sia mai arrivato in Europa.
Nunez 5.5: il grande assente. Una nazione intera sulle spalle, non è riuscito a mantenere le aspettative. (Dall’80’ Canobbio sv).
Suarez 7.5: prestazione commovente. Molti lo hanno definito come un giocatore ferito ed oggi ha dimostrato il contrario. Grinta, qualità ed assist delizioso; mai giocare con l’orgoglio del Pistolero. (Dal 66′ Cavani 6: poco servito).

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La Corea non molla mai! Il dato è eloquente

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Corea

Per la Corea quella di oggi sarà una data da ricordare. Grazie ad una storica vittoria contro il Portogallo, gli asiatici si sono qualificati alla fase ad eliminazione diretta del Mondiale. Con i gol di Kim e Hwang Hee-chan, Son e compagni hanno rimontato lo svantaggio iniziale piazzandosi al secondo posto del Gruppo H.

LA STATISTICA

I coreani, anche oggi, hanno confermato un trend che va avanti ormai da qualche anno a questa parte. Quello segnato da Hwang, infatti, è il quarto degli ultimi sette gol realizzati dalla Corea al Mondiale dopo il novantesimo minuto di gioco.

 

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Flash News

Francia, Theo Hernandez non si allena: il motivo

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Theo

Ultime notizie dal ritiro della Francia: Theo Hernandez, nella giornata di oggi, non si è allenato con la squadra. Lo riporta RMC Sport.

Tutto sotto controllo comunque: il terzino ha subito una botta alla caviglia sinistra, con conseguente contusione; lo staff tecnico di Deschamps, dunque, ha deciso di risparmiargli l’allenamento odierno e valutarne le condizioni domani. In arrivo c’è l’ottavo di finale contro la Polonia: vedremo se Theo ce la farà ad esserci dal primo minuto.

 

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Calcio Internazionale

Il gol del Giappone era regolare: la FIFA pubblica le prove

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Giapppone

Nella serata  di ieri ha fatto molto discutere il gol di Ao Tanaka contro la Spagna, valido per il 2-1 dei nipponici e che ha di fatto condannato la Germania all’eliminazione e gli uomini di Luis Henrique al secondo posto nel girone. Dal replay mostrato in tv – infatti – sembrava che il pallone messo in mezzo all’area da Mitoma avesse completamente oltrepassato la linea di fondocampo.

La FIFA ha fugato ogni dubbio nella giornata di oggi, mostrando le immagini che – con la giusta prospettiva – dimostrano come uno spicchio di sfera fosse ancora in linea con il terreno di gioco e quindi regolarmente giocabile.

 

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