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Giocare per gli altri: i nuovi numeri 10

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Giocare per gli altri: i nuovi numeri 10

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Team Numero Diez

Si sa, la classifica degli assist non gode dell’appeal che invece possiede quella dei marcatori. Così come il gesto in sé: l’assist, per essere ricordato, deve essere un gesto tecnico fuori dalla norma, una palla che passa dove nessuno aveva visto lo spazio, un passaggio di tacco, una giocata che vale il gol. Inoltre l’assist dipende dal gol: se l’ultimo passaggio non viene trasformato in rete, non si può parlare di assist, ma solo di passaggio chiave.

Eppure esistono giocatori abituati a mettere le proprie qualità al servizio degli altri. Storicamente, i migliori assist-man della storia sono sempre stati trequartisti, seconde punte o centrocampisti, in sostanza numeri dieci. Ovvero calciatori che ricoprivano una certa posizione in campo, con il preciso obiettivo di realizzare l’ultimo passaggio, quello decisivo.

Guardando i migliori assist-man dei 5 principali campionati europei in questa stagione, ci rendiamo conto che qualcosa è cambiato. Non esiste più il trequartista che gioca solo in appoggio alle sue punte: tra chi, quest’anno, ha fatto più assist, troviamo calciatori abituati a giocare in posizioni diverse.

Il regista non è più solo quello che agisce nella parte centrale del campo.

Il motivo di questo cambiamento è dato da una trasformazione generale che riguarda tutto il calcio, che prevede una partecipazione da parte di tutta la squadra ad entrambe le fasi, e che richiede di giocare con diversi atteggiamenti, piuttosto che con diversi moduli.

Ma chi sono stati i migliori assist-man della stagione nei 5 grandi campionati europei?

SERIE A: JOSE’ CALLEJON, 11 ASSIST

Il miglior assist-man del nostro campionato è un esterno d’attacco, abituato ad allargarsi su tutta la fascia per liberare spazio all’inserimento del centrocampista, oppure ad accentrarsi per favorire la sovrapposizione del terzino. Callejon mette in porta i suoi compagni principalmente in tre modi: va sul fondo e mette la palla bassa e tesa tra portiere e difensore avversari; va sempre sul fondo e mette la palla sul dischetto, per l’arrivo del centrocampista; infine cambia il gioco sull’altro esterno.

Callejon è un regista offensivo che agisce sulla fascia destra; è uno dei tanti registi presenti all’interno della squadra di Sarri.

PREMIER LEAGUE: KEVIN DE BRUYNE, 18 ASSIST

De Bruyne è forse il calciatore, in questo elenco, più affezionato al ruolo di trequartista classico, e i 18 assist lo testimoniano. Quest’anno Guardiola ha spesso cambiato modulo e faccia al suo City, ma ha sempre mantenuto una certezza: De Bruyne dietro le punte, nella zona centrale della trequarti avversaria. Quando ha giocato con due attaccanti, questi erano supportati dal trequartista belga; quando ha giocato con tre mezze punte, De Bruyne agiva nella fascia centrale, così come quando Pep ha deciso di schierare quattro centrocampisti tra Yaya Toure e Aguero.

Giocare sempre rivolto verso gli attaccanti lo ha messo spesso in condizione di eseguire l’ultimo passaggio che, date le sue qualità, è risultato decisivo per ben 18 volte. La sua posizione è risultata fondamentale per il gioco di Guardiola e per la manovra offensiva del City.

LIGA: LUIS SUAREZ, 13 ASSIST

Luis Suarez è l’esempio più emblematico del cambiamento del ruolo della prima punta negli ultimi dieci anni. Nell’interpretazione del ruolo è simile al Totti della scarpa d’oro, quando viene verso i centrocampisti per liberare spazio alle ali, o quando si sposta sulla fascia per creare il vuoto centralmente; in sostanza fa assist come un falso nueve, ma poi segna come un nove vero e autentico.

La visione di gioco sopraffina e l’organizzazione della manovra del Barcellona, gli hanno permesso di essere il miglior assist-man del campionato, e in generale tra i migliori degli ultimi anni della Liga. Luis Suarez è l’interpretazione perfetta dell’attaccante completo, quello che il calcio moderno esige.

BUNDESLIGA: EMIL FORSBERG, 19 ASSIST

Nel campionato tedesco troviamo un altro esterno d’attacco come miglior assist-man della stagione. La posizione occupata però è diversa da quella di Callejon, probabilmente più centrale se si considera lo schema di partenza. Lo svedese Forsberg agisce infatti come trequartista esterno nel rivoluzionario 4-2-2-2 del Lipsia, vera sorpresa di questo campionato tedesco.

19 assist fanno di lui il miglior assist-man di tutti i principali campionati europei, e la posizione in campo aiuta. Come per De Bruyne, giocare sempre rivolto verso la porta e verso gli attaccanti, lo rende più simile al trequartista classico. Nel Malmo era abituato a giocare da esterno largo nel 4-4-2, ed era abituato ad accentrarsi. Nel Lipsia invece, parte già da posizione più accentrata, e i risultati sono evidenti.

LIGUE 1: MORGAN SANSON, 12 ASSIST

Morgan Sanson è il miglior assist-man del campionato francese, e ricopre un altro ruolo rispetto ai colleghi citati fin qui. A Gennaio è passato dal Montpellier al Marsiglia, che lo ha soffiato alla concorrenza della Roma. E’ una mezzala sinistra, si posiziona nel 4-3-3 tra Evra e Payet, e interpreta il ruolo alla box to box, come direbbero gli inglesi. Abituato anche ad occuparsi dei compiti difensivi, Sanson si rende spesso protagonista di recuperi palla e di capovolgimenti della manovra da difensiva a offensiva.

Giocatore dedito al sacrificio, dotato di una tecnica pregevole, che però non ricorda affatto il numero dieci classico. Tecnica dunque non fine a sé stessa, ma funzionale al gioco. Spesso, dopo aver recuperato palla nella parte bassa del campo, si accentra e libera lo spazio per l’inserimento di Payet. I suoi assist non sono giocate di fino, sono il modo per riempire gli spazi creati dalle sue accelerazioni dopo il recupero palla.

Chi l’ha detto che per essere un assist-man bisogna per forza avere la visione di gioco di Ronaldinho e Iniesta?

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Darmian si racconta: “L’Inter una seconda famiglia. Vi spiego come vorrei chiudere la carriera”

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Inter

Matteo Darmian è intervenuto ai microfoni di Radio Serie A, mettendosi a nudo e raccontando le varie fasi della sua carriera. Dagli inizi al Manchester United, passando per Torino, Milan e Parma fino alla consacrazione all’Inter, la squadra che tifava da bambino: scopriamo le parole dell’esterno nerazzurro.

LE PAROLE DI DARMIAN

Queste le dichiarazioni integrali di Matteo Darmian a Radio Serie A:

INTERISMO – Mio padre è tifoso della Fiorentina sin da bambino, per Antognoni. Non me l’ha trasmessa tantissimo, ma mi ha passato la passione per il pallone. Io ho tifato Inter sin da piccolo e non ho mai cambiato“.

MILAN – Mi visionarono durante alcune partite, feci il provino e riuscii ad entrare nelle giovanili del Milan. è stato un percorso formativo, sono diventato ragazzo e uomo in quegli anni. Sono entrati in quattro della mia squadra nelle giovanili rossonere: averli con me è stato fondamentale, mi ha dato grande serenità perché più che un provino mi sembrava un allenamento al campetto.

RICORDI – “Tutte le esperienze ti formano e ti fanno crescere. Per me il settore giovanile del Milan è stata una scuola di vita, mi ha insegnato a seguire le regole e mi ha dato tanta disciplina, oltre ai valori tattici e tecnici. Solo quattro presenze? Quando mi sono affacciato alla prima squadra, in quel momento il Milan era talmente forte che non avevo possibilità di giocare o dimostrare il mio valore. Abbiamo preso la decisione di muovermi e iniziare il mio percorso calcistico altrove“. 

SEEDORF – Era il mio idolo, ma durante la scuola volevo fare il pizzaiolo; in quel momento pensavo più alla pizza che al calcio. Con lui poi ho giocato, un professore dentro e fuori dal campo, oltre ad essere un grande giocatore. Non si è mai risparmiato a dare consigli o aiutare tutti i giovani, ti dava la tranquillità che serve ai giovani talenti che cercano di approcciarsi al grande calcio ed allenarsi con la prima squadra“. 

PALERMO – Mi rimane tantissimo del Palermo. Era il mio primo anno di Serie A, in una squadra forte che giocò l’Europa League e arrivò in finale di Coppa Italia. Mi sono potuto realmente confrontare con la Serie A, anche se non giocavo tantissimo. Ne sarò sempre grato“. 

TORINO – In granata ho trovato tante cose. Dalla fiducia dell’allenatore, della società e dei tifosi che mi hanno permesso di giocare con continuità e crescere, alla serenità che mi ha consentito di avere fiducia nei miei mezzi e dimostrare i miei valori sul campo e fuori“. 

ATTITUDE –Ho sempre cercato di essere me stesso in tutto quello che faccio ed ho fatto. Ho dei valori e delle idee che ho sempre mantenuto, credo di poter essere un esempio per i giovani anche ora che sono un vecchietto (ride, ndr)“.

INGHILTERRA – Ho scelto l’Inghilterra perché volevo confrontarmi con una realtà nuova. Ne sono orgoglioso perché ho giocato in uno dei club e dei campionati più grandi del mondo, vincendo quattro trofei e condividendo lo spogliatoio con grandi campioni“.

PROBLEMI CON MOURINHO – Non posso dire che non sia scattata la scintilla con Mourinho: abbiamo sempre avuto un buon rapporto e mi ha sempre considerato, anche se aveva altre idee per la formazione titolare e faceva le sue scelte. L’ho sempre rispettato e ho sempre cercato di dare il massimo in allenamento e in partita. Tra di noi c’era un rapporto sincero. L’ha avuto con me e con ogni giocatore che ha allenato: semplicemente doveva fare le sue scelte. Parlavamo dell’Inter ed erano bei ricordi: era bello sentire i suoi aneddoti, la sua Inter ha scritto la storia vincendo il Triplete e faceva piacere“. 

PARMA – Non ti dava fastidio che dicessero che ero un giocatore finito quando sono arrivato, ho sempre creduto in me stesso e nelle mie qualità. Ho sempre cercato di dare tutto me stesso e di mostrare ciò che valgo sul campo e negli allenamenti. Attaccato perché troppo buono? Per me non è così. Non sono il giocatore che cattura l’occhio dei tifosi per le qualità tecniche, ma viene apprezzato che do il massimo in ogni situazione. Nell’arco di una partita siamo chiamati a fare tante scelte e cerco di fare quella giusta“. 

INTER – Ci siamo sentiti con mister Conte prima del mio arrivo a Milano e mi aveva spiegato il ruolo che voleva farmi fare. E poi ad ottobre sono arrivato all’Inter, dopo la 3a giornata e la sosta per la Nazionale, così ho potuto fare qualche allenamento prima di giocare. E capire subito cosa voleva da me. Il primo giorno che sono entrato ad Appiano è stato molto emozionante. Iniziava una nuova esperienza ed era tutto nuovo. Avevo un approccio positivo, ho cercato dal primo giorno di mettermi a disposizione della squadra e dei compagni“. 

CONTE – “È stato un tecnico fondamentale nella mia carriera. Mi ha permesso di vincere, il mio primo anno di Inter è coinciso con la vittoria dello scudetto e posso solo essergli grato“.

SCUDETTO CON L’INTER – Per me è qualcosa di speciale, quello che c’è dietro non è scontato. Ogni vittoria è frutto di tanto lavoro e sacrificio. Sono anche le parole chiave dell’Inter di oggi, c’è tanto di questo nella squadra attuale. Siamo un grande gruppo, con grandi qualità tecniche ed umane. Quando serve non deludiamo mai e tiriamo sempre fuori il massimo. Abbiamo una grande mentalità“. 

INZAGHI – “Lui è una persona piacevole, oltre ad essere un grande allenatore che sta dimostrando di esserlo costantemente. Nel momento giusto riesce a darti quella tranquillità e quella serenità che a volte servono. Sono ingredienti importanti per puntare a grandi obiettivi”. 

SCORSA STAGIONE – Sicuramente in campionato abbiamo avuto tanti alti e bassi, senza trovare continuità. Sapevamo di avere una squadra forte e che dovevamo dimostrarlo. Siamo sempre stati uniti all’interno e poi, nella seconda parte di stagione, sono usciti i nostri valori, Siamo andati molto meglio e siamo arrivati in finale di Champions“.

FINALE DI CHAMPIONS – “Purtroppo questo è il calcio. Può succedere di tutto, soprattutto in una gara secca. Eravamo convinti e consapevoli della nostra forza, nonostante venissimo dati per sfavoriti: è arrivata una sconfitta, ma nella carriera di un calciatore le sconfitte superano le vittorie. Quella sconfitta ha fatto male, perché siamo arrivati vicinissimi a un sogno, ma ci ha insegnato tanto e ci ha fatto crescere. Ho rivisto tante volte quella finale. Purtroppo non si può cambiare, ma più la guardi e più hai la consapevolezza della grande partita che si è fatta. E che siamo una squadra forte“. 

FASCIA DA CAPITANO – Quel momento forse non è stato commovente, ma piacevole. Un motivo motivo d’orgoglio per i sacrifici e gli sforzi fatti da quando sono bambino“. 

CAPITANO PERFETTO DELL’INTER – Sicuramente Lautaro è un capitano giusto e tosto. Zanetti è stato IL capitano. Citerei loro due. Perché giusto e tosto? Si è preso questa responsabilità nella maniera giusta, dimostrando di avere le qualità caratteriali per farlo. Ci auguriamo che possa continuare così“. 

SECONDA STELLA – Vincere non è mai scontato ed è sempre difficile. Qualora dovessimo raggiungerlo, sarebbe emozionante. Ne parliamo poco, siamo concentrati sempre sulla prossima partita e basta. Seconda stella prima del Milan? Noi pensiamo soprattutto a noi stessi ed a raggiungere i nostri obiettivi. Quando indossi una maglia così importante hai tante responsabilità e la voglia di raggiungere sempre il massimo: è la storia dell’Inter che lo richiede. Vincere qualcosa è l’unico modo per essere ricordati, sarebbe straordinario“.

RITIRO – “Spero di continuare per altri anni a vestire questa maglia, l’Inter è una seconda famiglia e mi trovo davvero bene. Arriverà anche per me il momento di dover smettere, ma finché sto bene fisicamente e mentalmente mi piacerebbe continuare. Non ho ancora pensato a un futuro post-calcio: mi piacerebbe restare in questo mondo, ma non saprei con quali modalità. Ci sarà tempo per riflettere. Chiudere all’Inter sarebbe un sogno, ma non so cosa succederà nei prossimi anni”

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Europa League

Le probabili formazioni di Rennes-Milan e Roma-Feyenoord: le ultime

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Lukaku, giocatore della Roma, Serie A, Europa League, Coppa Italia

LE PROBABILI FORMAZIONI DI ROMA-FEYENNORD E DI RENNES-MILAN – Milan Roma sono pronte per chiudere l’opera iniziata una settimana fa, con i rispettivi risultati di 3-0 e 1-1. I rossoneri hanno già un passo alla fase successiva, ma non devono sottovalutare i francesi, giocando una partita attenta e in gestione. I giallorossi di Daniele De Rossi sono chiamati alla vittoria, spinti dalla gente dell’Olimpico. Squadre in campo rispettivamente alle 18:45 e alle 21:00.

LE PROBABILI FORMAZIONI DI RENNES-MILAN

La gara in programma a Roazhon Park, ore 18:45, vedrà verosimilmente la squadra di Stephan sbilanciarsi in avanti per cercare di recuperare lo svantaggio. Il Milan dovrà essere abile a contenere le sfuriate avversarie ed eventualmente colpire in ripartenza. Il possesso palla sarà un elemento chiave per addormentare la partita e Pioli potrebbe usufruirne. Il tecnico del Rennes ha invece sottolineato in conferenza stampa che sarà necessaria un po’ di follia per tentare l’impresaFlorenzi dal 1′ così come Luka Jovic, in difesa Kjaer Gabbia.

RENNES (4-4-2) – Mandanda; G. Doué, Omari, Theate, Truffert; Bourigeaud, Matusiwa, Santamaria, D. Doué; Kalimuendo, Terrier. All. Stephan.

MILAN (4-2-3-1) – Maignan; Florenzi, Gabbia, Kjaer, Theo Hernandez Bennacer, Musah; Pulisic, Reijnders, Leao; Jovic. All. Pioli.

LE PROBABILI FORMAZIONI DI ROMA-FEYENOORD

La Roma vuole a tutti i costi il passaggio del turno e dovrà passare sul Fetenoord di Slot per poter riuscirci. L’ennesimo scontro con gli olandesi di Rotterdam potrebbe estendersi anche fuori dallo stadio: secondo RomaToday sono attesi circa 200 tifosi avversari nella capitale. Allarme pubblico a parte, la Lupa deve concentrarsi sull’obiettivo. Spazio a Spinzazzola sulla sinistra, in avanti Dybala Lukaku con El Shaarawy.

ROMA (4-3-3) – Svilar; Karsdorp, Mancini, Llorente, Spinazzola; Cristante, Paredes, Pellegrini; Dybala, Lukaku, El Shaarawy. All. De Rossi.

FEYENOORD (4-3-3) – Wellenreuther; Geertruida, Beelen, Hancko, Hartman; Wieffer, Zerrouki, Timber; Stengs, Gimenez, Paixao.. All. Slot

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Flash News

Luis Alberto e il gol perduto: la statistica che lo spagnolo vuole infrangere contro il Torino

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Luis Alberto Lazio

In vista del match di questa sera tra Torino Lazio, il prezioso centrocampista biancoceleste scalpita, colmo di voglia di dimostrare di non essersene mai andato. Lo spagnolo non sta rendendo come le passate stagioni e i suoi numeri lo confermano: su 29 presenze ha raccolto solo 3 gol e 4 assist. Il classe ’92 ci ha abituato a cifre diverse, infatti nella scorsa stagione si parlava di 7 gol e 8 assist, mentre in quella prima ancora furono 5 le reti e 12 i passaggi vincenti.

Il Messaggero rammenta che il centrocampista non segna dal match contro il Sassuolo del 21 ottobre, esattamente 124 giorni fa. Il match contro i granata  di Torino potrebbe risultare la giusta occasione per tornare a brillare, da vero e proprio Mago. Il match è valido per il recupero la 21a giornata di Serie A, gara che la Lazio di Sarri ha dovuto rimandare per l’impegno in Supercoppa tenutosi in Arabia Saudita. In totale furono quattro partite a essere rinviate: Bologna-Fiorentina, Torino-Lazio, Sassuolo-Napoli e Inter-Atalanta.

FIDUCIA IN LUIS ALBERTO, MA SERVE UNA SCOSSA

Il problema agli adduttori potrebbe aver contribuito al calo di rendimento dell’ex Liverpool. Nonostante ciò, Maurizio Sarri ripone in Luis Alberto grande stima e fiducia, lo dimostrano le 27 titolarità su 29 partite disponibili. Kamada e Vecino sono considerati seconde linee; ora serve un segnale forte per poter permettere alla Lazio di inquadrare la zona Europa. L’ottavo posto non è sicuramente gradito alla piazza, considerando il piazzamento dello scorso anno. La vittoria contro il Bayern Monaco in Champions League potrebbe aver portato nuova linfa vitale: lo scopriremo solo al triplice fischio di questa sera (gara in programma per le 20:45).

 

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Flash News

Salta all’ultimo la presenza della Curva Nord dell’Inter al concerto di Kanye West: il motivo

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Inter Curva Nord

Secondo le notizie delle ultime ore, confermate dal canale ufficiale della Curva Nord, 500 ultras nerazzurri sarebbero dovuti salire sul palco del Forum di Assago, al fianco di Kanye West, spettatore, a San Siro, della vittoria dell’Inter contro l’Atletico Madrid. Con lui in tribuna autorità, anche la moglie italiana, Bianca Censori, e venti collaboratori.

Il cantante si trova in Italia per una doppia apparizione live a Milano e a Bologna fissati rispettivamente per questa sera al Forum di Assago e per il 24 febbraio 2024 all’Unipol Arena di Bologna.

IL DIETROFRONT DI KANYE WEST: IL RETROSCENA

Nel suo ultimo album “Vultures 1“, realizzato in collaborazione con Ty Dolla Sign e pubblicato pochi giorni fa, il rapper americano ha inserito in due brani, “Stars” e “Carnival“, cori cantati dai tifosi della Curva Nord nerazzurra. L’idea del cantante e del suo staff era quella di portare i rappresentanti nerazzurri sul palco, in occasione del concerto live al Forum di Assago.

Come svelato da La Gazzetta dello Sport, però, nella serata di ieri è arrivato il dietrofront che ha fatto fatte saltare all’ultimo le prove generali dell’esibizione. Secondo quanto riportato dalla testata giornalistica, sarebbero subentrati dei non meglio precisati problemi che hanno fatto saltare tutto.

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