É il tardo pomeriggio di sabato 27 Maggio 2017. Sul prato dello stadio Atleti Azzurri d’Italia di Bergamo una società abituata a lottare per la salvezza, esulta per aver conquistato il quarto posto e la qualificazione in Europa League. É l’Atalanta di Gian Piero Gasperini e di tanti altri talenti pronti a prendersi la scena nell’immediato futuro. Da Franck Kessiè a Mattia Caldara, fino al Papu Gómez e Petagna.

In quel momento preciso, la mente e gli occhi non solo della Serie A, ma di tutto il mondo, erano allo Stadio Olimpico di Roma. Dove il giorno dopo, Francesco Totti avrebbe dato il suo addio alla Roma. E di conseguenza al calcio.

Da una parte si esultava. Dall’altro ci si preparava a piangere.

In quelle ore che separavano il fischio finale di Atalanta-Chievo 1-0 e Roma-Genoa 3-2, quasi nessuno si accorgeva che stava nascendo una nuova favola del calcio italiano da raccontare ai posteri.

LA DEA APPRODA IN EUROPA LEAGUE

Il quarto posto della stagione 2016/17 era un traguardo incredibile e impensabile per una squadra che nella stagione 2010/11 aveva disputato un campionato di Serie B e che nelle successive stagioni lottava per mantenere la categoria.

L’anno precedente il piazzamento corrispondeva a un tredicesimo posto, ben lontano dalle ambizioni di primato. 12 mesi dopo solo Juventus, Napoli e Roma guardavano dall’alto l’Atalanta di Gasperini.

Nella stagione successiva, la Dea peggiorava i risultati ma teneva botta: settimo posto, significante ancora qualificazione in Europa League, ma partendo dai preliminari. Davanti a sé non più solo Juventus, Napoli e Roma, ma anche Inter, Lazio e Milan.

L’Atalanta festeggia la qualificazione in Champions League (2018/19) Fonte foto: La Repubblica

Nel frattempo, però, vive la sua esperienza europea. L’impianto che ospitava le sfide casalinghe dei neroazzurri era il Mapei Stadium di Reggio Emilia, poiché lo stadio di Bergamo non aveva ottenuto il via libera dalla UEFA.

 

Il girone è proibitivo, eppure i bergamaschi si mettono alle spalle Olympique Lione, Everton e Apollōn Limassol, arrivando prima nel gironea quota 14 punti . Il destino crudele decideva che il prossimo avversario sarebbe stato il Borussia Dortmund. Sconfitta per 3-2 in Germania, pareggio per 1-1 al Mapei Stadium, ed eliminazione dall’Europa League.

La stagione 2018/19 si apriva nel peggiore dei modi dal punto di vista europeo. L’Atalanta si fermava alle fasi preliminari della “seconda” competizione europea contro il Copenhagen, abbandonando prematuramente l’Europa.

In quel momento l’intantesimo sembrava spezzato e la favola finita. Invece, come l’araba fenice, la Dea risorgeva dalle sue ceneri e posizionava il mirino verso il bersaglio grosso!

FINALMENTE CHAMPIONS LEAGUE

La stagione 2018/19 dell’Atalanta viene vissuta tutta di corsa. Dopo uno scossone iniziale, dovuto all’impatto dell’eliminazione dall’Europa League, l’Atalanta iniziava una rincorsa sfrenata a un sogno. Nel corso delle giornate diventa una schiacciasassi inarrestabile. Conquistata la finale di Coppa Italia, poi, il 26 Maggio 2019 il sogno diventa realtà. L’Atalanta vinceva per 3-1 contro il Sassuolo e si posizionava come terza forza in campionato.

L’Atalanta festeggia la vittoria contro il Valencia (2019/20) Fonte foto: fanpage.it

Per la prima volta nella sua storia avrebbe giocato la UEFA Champions League!

 

Nei due anni successivi la Dea dava spettacolo in Italia e all’estero. La squadra era temuta, i giocatori finivano sui taccuini di tutte le big italiane e il percorso europeo lo testimoniava, attraverso una qualificazione ai quarti e una agli ottavi.

Nella stagione 2019/20, in cui “prende in prestitoSan Siro per le gare casalinghe, viene fermata dal PSG futuro finalista nel formato final eight a gara secca di Lisbona, ideato per contrastare l’emergenza COVID-19.

Nella stagione 2020/21, in cui gioca nel suo nuovo Gewiss Stadium, tocca al Real Madrid fare da mattatore.

D’altro canto, in entrambe le stagioni la Dea conferma anche il terzo posto in Serie A. Anche per la prossima annata, tra le 32 squadre migliori d’Europa ci sarà il suo nome.

PARLA LUCA PERCASSI

Tanto successo attira anche tante attenzioni da parte dei media. Il tutto è accentuato da una situazione economica impeccabile nei bilanci, che stona se si guarda all’attuale resoconto economico prodotto dalla pandemia.

Alla vigilia di questa nuova stagione, Luca Percassi, ad della società nerazzurra, ha rilasciato delle dichiarazioni importanti.

Gollini, Romero, Iličić, ma anche la situazione del mercato allo stato momentaneo: nessun tema caldo viene lasciato da parte dal dirigente orobico.

A proposito della campagna estiva di mercato di quest’anno:

Qualche voce di mercato è figlia di un interessamento, ma partiamo da una squadra fatta da giocatori che hanno dato molto e ottenuto risultati straordinari. Grazie anche al nostro grandissimo allenatore, per questo pensiamo di ripartire dal nostro gruppo. Il mercato quest’anno è particolare, per la pandemia e per altri problemi”.

Il presidente dell’Atalanta Antonio Percassi (a destra) e suo figlio Luca Percassi, ad della squadra (a sinistra) Fonte foto: L’Eco di Bergamo

Riguardo invece alcuni nomi:

Musso? Ogni anno cerchiamo di portare giocatori utili alla crescita dell’Atalanta e del progetto”.

 

Romero è stato uno dei centrali più forti ed è normale che abbia degli interessamenti, l’Atalanta gli ha permesso di crescere e di giocare in Champions, vediamo cosa succede, se dovremo fare delle vendite cercheremo di farle con raziocinio e intelligenza”.

Riguardo Iličić, invece, il dirigente orobico si sbottona verso l’ipotesi di un addio del fantasista sloveno:

Ha dato tanto all’Atalanta ed è stato chiacchierato in passato ma sappiamo cosa ha dato e cosa può fare, se ci saranno offerte le valuteremo, non ce la fretta di risolvere un problema ma fare la volontà della società”.

Leggermente diverso è il tono quando parla di come l’Atalanta intende muoversi sul mercato negli anni a venire.

L’obiettivo dell’Atalanta è la salvezza non per retorica, ma perché ci crediamo e sappiamo da dove veniamo, siamo una medio piccola realtà del calcio italiano, essere ancora in Serie A per noi è lo Scudetto, noi siamo l’Atalanta è finché ci saremo noi partiremo sempre con l’obiettivo della salvezza e guai se ci fosse insoddisfazione se l’Atalanta dovesse raggiungere risultati diversi“.

Dichiarazioni che senza dubbio stonano con quelli che sono stati i risultati nelle ultime 5 stagioni.

LA SINDROME DEL “DAVIDE CONTRO GOLIA”

Per quanto riguarda le dichiarazioni rilasciate sulla situazione mercato e giocatori, Percassi ha deciso di sposare un profilo basso e riservato. Senza spingersi in affermazioni troppo audaci e derubricando il tutto a frasi di circostanza. Lo stesso approccio non è stato replicato quando ha parlato degli obiettivi.

Sicuramente anche in questo caso ha preferito una linea bassa e riservata, senza alimentare troppe aspettative e cercando di non infiammare gli animi. Altrettanto certamente, però, l’Atalanta è ormai una squadra affermata in Serie A.

Quando si parla di “sette sorelle“, il nome della Dea è sempre presente.

Atalanta

Atalanta 2020/21 Fonte foto: Calcio e Finanza

I giocatori tesserati con i neroazzurri sono cercati e desiderati sia in Italia che in Europa. Molti giocatori sono nel giro di nazionali di alto livello: pensiamo a Gosens o a De Roon, che fino a qualche anno fa non erano che comprimari. Nove giocatori della squadra orobica sono stati protagonisti con le proprie selezioni all’ultimo Europeo, altri tre (Muriel, Zapata e Romero) in Copa America.

Eppure, quando si parla dei risultati dell’Atalanta, si parla solo di numeri, piazzamenti, ottime partite. Mai di trofei!

Il miglior piazzamento della Dea in Serie A è il terzo posto delle ultime stagioni. Le due finali di Coppa Italia perse sono una macchia pesante sul bilancio di queste annate d’oro.

Sembra quasi che l’Atalanta sia affetta da una sindrome del “Davide contro Golia“. Dietro il muro di una squadra compatta e che ottiene ottimi risultati, sembra nascondersi una squadra che ha paura di crescere. Una squadra rimasta legata al ruolo da outsider che aveva nei primi anni in Europa League. E che non vuole staccarsi dal considerarsi, essa stessa per prima, una favola e non una solida realtà.

Manca ancora quel salto di qualità che possa trasformare una squadra, vista spesso come una “fucina di giovani talenti“, in una big certificata e con una base solida. Molto più di tante altre big.

QUALI SONO I MODELLI VINCENTI OGGI

L’Atalanta di quest’oggi è una squadra cosciente della sua forza e dei suoi limiti, ma che vuole cementificare la base su cui si muove e si muoverà in futuro.

Guardando le corazzate europee, si nota come tendano a portare a sé il meglio che c’è sul mercato, per arrivare alla vittoria di trofei nazionali e continentali.

La Dea, raccontata dalle parole di Percassi, invece, sembra ancora legata ad un’idea “provinciale” dello sport. Un’idea in cui il bilancio e il percorso hanno la precedenza sui risultati. In cui il “salto nel vuoto” è un’ipotesi da scartare perchè troppo rischiosa. Ma soprattutto, in cui per vincere serve costruire, non comprare.

Un’idea giusta per il modo di pensare. Tuttavia difficilmente questo modo di programmare dà frutti. Nel calcio attuale vince chi persegue il “tutto e subito“, chi prima si spiana la strada, poi inizia a muoversi.

Il Real Madrid del triennio 2015-18 ha prima edificato un bolide, poi ci ha messo Zinedine Zidane alla guida, per ottenere il tris di Champions League.

Il Barcellona dell’annata 2014/15 ha costruito la MSN per poter vincere.

Il Liverpool ha aggiunto Alisson e Salah ad una squadra già finalista di Champions.

Il Bayern Monaco del 2020 è stato il culmine di un processo iniziato nel 2013, che si fondava su un principio in particolare: sottrarre i migliori giocatori alle rivali tedesche.

Infine, il Chelsea, attuale campione d’Europa in carica, ha fatto spese folli per rivoluzionare la squadra e renderla valida per Premier League e Champions League.

Non sempre chi spende, vince…vedasi il PSG, anche se non si sa ancora per quanti anni si potrà fare questo esempio. Molto spesso, chi vince ha investito. Tanto. Bene o male, lo si vedrà dopo.

COSA SERVE ALLA DEA PER VINCERE

Il discorso vale anche se ci si trasferisce in Italia.

Nell’ultimo decennio lo scudetto è andato prima al Milan, che ha comprato Ibrahimović nelle ultime battute di mercato. Poi alla Juventus rivoluzionata da Conte, in seguito rinforzata sotto Allegri, fino al colpo CR7. E, infine, all’Inter di Conte, che ha puntato tanto sui vari Barella, Lukaku e Hakimi, pagando un complessivo di quasi 200 milioni diviso tre .

Come detto da Percassi, l’Atalanta è indubbiamente un mercatopiccolo“, che non può permettersi spese folli e disperate. Ma se vuole vincere, è indubbio che debba cambiare qualcosa.

Un ruolo da underdog porterebbe sempre meno introiti nelle casse neroazzurre. Meno di quanti realmente ne meriterebbe. Inoltre, molti giocatori potrebbero non apprezzare questa tendenza ad attendere e, talvolta, ad accontentarsi e potrebbero chiedere di andare via, rompendo il giocattolo prima del tempo.

Dunque urge cambiare! Con la consapevolezza di essere un mercato meno attrattivo di tanti altri, ma con la voglia di fare qualcosa di nuovo.

La dirigenza ha dimostrato di sapersi muovere bene sul mercato, scovando giocatori di talento a prezzi modici. Ora si deve alzare il livello degli acquisti.

Tra le mosse che il presidente Percassi potrebbe fare, sicuramente c’è quella di puntare grandi giocatori sulla via del tramonto, che possono dare esperienza e capacità di vincere i match-chiave a una squadra inesperta sotto questo aspetto. Colpi alla Ribéry, alla Godín o alla Giroud sono perfettamente nelle corde dell’Atalanta.

Gian Piero Gasperini, allenatore dell’Atalanta Fonte foto: La Repubblica

Un’altra mossa sarebbe quella di lavorare sulla testa della squadra. Cioè di creare un gruppo non solo forte tecnicamente, ma con voglia e capacità di aggredire la partita e vincerla: qualità che molti giocatori della Dea sembrano non avere ancora.

 

Dulcis in fundo, come ultima spiaggia, bisognerà guardare alla panchina e pensare a mettere in dubbio la guida di questa squadra. Gasperini è stato l’artefice della rivoluzione Atalanta, ma il suo palmarés di trofei è vuoto. Non sarebbe, dunque, un’eresia metterlo in dubbio e pensare a un allenatore che sappia vincere, potendo trasmettere questa qualità a una squadra forte e giovane.

Fonte immagine in evidenza: Calcio e Finanza