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Atletico Madrid: nunca dejes de creer

Atletico Madrid: nunca dejes de creer

Nunca dejes de creer

Non smettere di credere. Mai. Anche quando ti chiami Atletico Madrid e da anni sei abituato a tagliare il traguardo sempre dopo qualcuno. Del resto quando si parla del campionato spagnolo il pensiero va immediatamente ai due colossi iberici per eccellenza: Real Madrid e Barcellona. Solo dopo viene l’Atleti, destinato irrimediabilmente a rimanere all’ombra dei giganti. Non è un caso quindi che il motto dei colchoneros sia: nunca dejes de creer, appunto “non smettere mai di credere”. Pazienza, perseveranza, sacrificio: i risultati arrivano di conseguenza. E infatti la scorsa stagione l’Atletico ha interrotto l’egemonia delle due big, conquistandosi all’ultima giornata il titolo di campione di Spagna. Adesso però il mondo del calcio aspetta una riconferma dagli uomini del Cholo: non ci si può arrendere e a questo punto non si può neanche fallire.

IL CALCIOMERCATO DÀ, IL CALCIMERCATO TOGLIE

Partire in pole position per la vittoria del campionato carica inevitabilmente di responsabilità i colchoneros. Non solo: le avversarie si sono indebolite e l’Atleti al contrario rinforzato. Il calciomercato dà, il calciomercato toglie. Quindi se da una parte il Barcellona ha perso Messi e il Real ha visto partire Ramos, dall’altra l’Atletico ha notevolmente incrementato la qualità della rosa. Sono 75 i milioni spesi in questa sessione di mercato, più di qualsiasi altra squadra spagnola (lontani per cifre i cugini blancos e i catalani). Tra i tre acquisti più costosi della Liga figurano poi ben due colchoneros (De Paul e Cunha, con rispettivamente 35 e 30 milioni di cartellino). Cifre decisamente anomale, soprattutto considerando il periodo di grave flessione finanziaria che stanno attraversando i club europei. Infine, come se non bastasse, la dirigenza madrilena ha compiuto un vero e proprio capolavoro di mercato. Nelle ultime concitate ore della sessione estiva, complice la disastrata situazione economica del Barca, Antoine Griezmann è tornato alla corte di Simeone per dieci miseri milioni di euro di prestito.

MADRID, SPAGNA, EUROPA

Le Petit diable si aggiunge ad una rosa già decisamente di ottimo livello. Dati alla mano, secondo Transfermarkt il valore della dell’Atletico è secondo (di poco) soltanto al Real Madrid, che vanta un organico da ben 783 milioni di euro. Numeri da capogiro. Chiaramente il calcio giocato è tutta un’altra storia, ma al momento gli sforzi economici dei colchoneros sembrano dare i propri frutti. Cinque gare giocate, tre vittorie e due pareggi, con una media di 2,2 punti a partita. Il passo falso dello scorso weekend e la vittoria del Real contro il Valencia di Soler hanno però permesso il sorpasso delle merengues. Poco male, il campionato è ancora lungo e l’Atleti ha tutte le carte in regola per mettere in bacheca la seconda Liga consecutiva.

È innegabile tuttavia che la sola dimensione spagnola stia un po’ stretta agli uomini del Cholo. Fuori dalla Spagna c’è la Coppa dalla grandi orecchie ad aspettarli. Un’autentica bestia nera per l’Atletico, che negli ultimi dieci anni è andato per ben due volte ad un passo dalla gloria eterna, senza mai riuscire ad agguantare quel sogno proibito. Eppure ad oggi non sembra più così utopico. La consapevolezza di essere all’inizio di un ciclo fortunato infatti è tangibile. Simeone ha probabilmente tra le mani la rosa più forte degli ultimi anni, e uno come lui sa bene come valorizzarla.

POTENZIALE SENZA EGUALI

A partire dal portiere, Jan Oblak, che a 28 anni rimane stabilmente nella cerchia dei migliori numeri uno al mondo. Al momento sono poche le squadre che possono vantare una sicurezza del genere: i brasiliani Alisson ed Ederson non sono probabilmente allo stesso livello di Oblak; a Parigi la concorrenza rischia di essere controproducente, Neuer conta già 35 primavere sulle spalle e il Mendy del Chelsea non è ancora paragonabile allo sloveno. Una certezza tra i pali è sempre una buona notizia, così come avere un centrocampo completo. Koke e Kondogbia sono nel loro prime, mentre Marcos Llorente (in miglioramento da anni) è pronto ad esplodere definitivamente. Sicuramente in mezzo al campo ci sono club più attrezzati, è vero, ma basta spostare l’attenzione sulla trequarti madrilena per rimanere estasiati. Tra numeri dieci esterni dalla tecnica disarmante, l’Atletico vanta un potenziale tecnico probabilmente senza eguali. De Paul, Lemar, Griezmann, Correa, Joao Felix (senza dimenticare Suarez e Cunha). Tanti nomi ed un unico denominatore comune: talento.

NON È TUTTO ROSE E FIORI

Se oggi i colchoneros si ritrovano una rosa così competitiva è sicuramente merito di una strategia di mercato attenta e lungimirante. Quelli piazzati dalla dirigenza sono colpi ragionati, che hanno gettato negli anni i presupposti di una squadra potenzialmente devastante. Tutti i giocatori centrali del progetto sono nel momento di massimo sviluppo della carriera e, se non lo sono, sono prossimi a raggiungerlo. L’Atletico Madrid è una squadra pronta, una mela matura che aspetta soltanto di essere colta. Tuttavia i colchoneros, per quanto competitivi, non sono una corrazzata. Senza dubbio la rosa andrebbe puntellata in difesa, non una mancanza qualsiasi. Le prime giornate di campionato hanno mostrato un Atletico disattento difensivamente, che ha già concesso quattro goal in cinque partite. Non solo: molte delle reti sono nate da enormi disastri difensivi della coppia Savic-Gimenez (vedi il 2 a 1 del Villareal). Così non va.

UN REBUS DA RISOLVERE

Concedere troppe reti non è decisamente un’ottima abitudine per una squadra che mira a vincere. La forza di reazione degli uomini del Cholo però è impressionante. Ben due i goal segnati oltre il novantesimo minuto, e altrettante sono le gare ribaltate dopo uno svantaggio iniziale. Mentalità vincente, carattere adamantino e grintoso, garra: lo chiamano cholismo. A proposito di Simeone, il tecnico argentino ha un rebus complicato tra le mani. Avere una rosa lunga e con l’imbarazzo della scelta è un’arma a doppio taglio. Da una parte offre ricambi di qualità e permette di tenere sempre alto il livello della squadra, dall’altra il variare sistematico degli undici titolari mina la continuità del rendimento. Ogni rosa ha bisogno dei suoi punti di riferimento, non c’è dubbio. Al momento invece Simeone ha schierato una formazione titolare diversa per ogni partita. Non è un caso dunque che il 70% dei goal messi a segno siano arrivati tramite giocate individuali o scaturiti da errori difensivi avversari. 

Una matassa da sbrogliare, un campionato da vincere e un’Europa da conquistare: tre gli imperativi da rispettare per l’Atletico de Madrid. Nella capitale iberica è forte la percezione che forse finalmente la fortuna stia girando dalla parte dei colchoneros, e che forse “non smettere mai di credere” è servito veramente a qualcosa. Ora la palla passa (letteralmente) a Simeone e ai suoi. L’Atleti è fabbro del suo destino. “Uomini forti, destini forti. Uomini deboli, destini deboli”, come disse qualcuno. Niente di più vero. Atleti, nunca dejes de creer.

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