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Attaccanti italiani all’estero: i migliori 5 bomber della stagione

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C’è un luogo comune secondo cui, ovunque voi andiate nel mondo, incontrerete almeno un italiano. Ecco, anche nel calcio funziona più o meno così, con le relative fortune dei vari casi. In particolare, ci sono alcuni attaccanti italiani che hanno segnato – e stanno segnando – tanti gol lontani dal proprio paese d’origine. C’è chi ha trovato la propria dimensione, il proprio posto nel mondo, in luoghi impensabili; chi si è trasferito per guadagnare stipendi faraonici; c’è anche chi è dovuto emigrare all’estero per rilanciare la propria carriera. Andiamo a scoprire chi sono.

DAVIDE LANZAFAME

Per i tifosi della Juventus è difficile dimenticarsi di Davide Lanzafame, uno dei giocatori di maggiore prospettiva prodotti dal settore giovanile negli ultimi anni. “Lanzafame può diventare il nuovo Cristiano” recitava così il Corriere dello Sport nel 2008, che aveva scommesso ad occhi chiusi sul talento del classe ’87 paragonandolo a CR7. Tutte queste aspettative non sono state rispettate. Lanzafame ha fatto una onesta carriera in Italia, giocando in Serie B, e poi ha deciso di emigrare all’estero. Ha scelto l’Ungheria come sua nuova casa, giocando prima nel Budapest Honvéd – la squadra del mitico Puskás – e adesso nel Ferencvárosi.

In questa stagione ha vinto il campionato e per la seconda volta consecutiva la classifica dei capocannonieri, con 16 gol in 28 partite. In un’intervista a TuttoJuve Lanzafame, alla domanda “Ti manca l’Italia e non giocare più nel Belpaese?”, ha risposto:

“Se proprio devo esser sincero, qui sto vivendo una seconda giovinezza. Questo grande popolo mi ha adottato e mi rende ogni giorno più consapevole che la scelta di venire a giocare qui sia stata quella giusta per rilanciarmi a livello europeo. Non mi manca giocare in Italia e io non penso di mancare al Belpaese (ride ndr)”.

Lanzafame, in terra magiara, ha trovato la sua dimensione: è felice, la sua famiglia si trova bene, vince i campionati e segna tanti gol, e in fondo anche se non è diventato il nuovo Cristiano va bene così.

FEDERICO PIOVACCARI

Nel dizionario di lingua italiana, alla voce “Giramondo”, dovrà presto essere indicato come esempio Federico Piovaccari. Il bomber, ormai 34enne, continua a cambiare squadre e paesi, ma non smette di segnare. In questa stagione ha giocato al Córdoba in Segunda División, la Serie B spagnola. In 33 partite ha messo a segno 11 reti, non riuscendo però ad evitare la retrocessione della propria squadra.

Piovaccari ha giocato praticamente ovunque: in Romania, in Australia, in Cina e adesso in Spagna. Contando anche le squadre italiane, ha vestito ben 16 maglie diverse, tra cui anche la prestigiosa casacca biancoazzurra del San Marino. Vanta anche alcune presenze in Champions con lo Steaua Bucarest, dove ha raccolto 4 reti, tre nei preliminari e una nei gironi contro il Basilea. Nella sua pagina Wikipedia, alla voce “Biografia”, c’è scritto: “Ha sul corpo un tatuaggio maori in onore dell’esperienza trascorsa con il Cittadella”. In più, il sito d’informazione, fa luce anche sull’origine del suo soprannome, dall’aria un po’ mistica, Il Pifferaio: “Il soprannome Pifferaio glielo ha dato suo figlio Andreas ispirandosi ad un personaggio presente nel cartone animato di Spongebob”. Valigia pronta, allora, con tante esperienze e piena di gol. Quale sarà la prossima tappa del Pifferaio giramondo?

VINCENZO GRIFO

Fino a qualche mese fa, tralasciando gli appassionati di Bundesliga, in Italia nessuno sapeva minimamente chi fosse Vincenzo Grifo. Nato a Pforzheim in Germania da genitori italiani, Grifo è stato convocato per la prima volta in Nazionale da Mancini a novembre per le due partite contro Portogallo e Stati Uniti, facendosi conoscere dal pubblico italiano. L’attaccante esterno, classe ’93, ha giocato la prima parte di stagione all’Hoffenheim, ma poi a gennaio è tornato a Friburgo, la squadra dove ha espresso al meglio le sue qualità.

Nella seconda parte di stagione ha contribuito alla salvezza del club, mettendo a segno 6 gol e 4 assist in 16 presenze. Friburgo è la seconda casa di Grifo, la zona è la più calda e soleggiata della Germania, piccole affinità con il luogo di origine dei suoi genitori, cioè la Sicilia. A Mancini Grifo è sicuramente piaciuto, tanto che il ct ha deciso di convocarlo anche per le prossime sfide contro Bosnia e Grecia. Lui, in un’intervista a Violanews, ha detto che si è sempre sentito al cento per cento italiano.

“Gioco in Germania, ma il cuore batte per l’Italia”.

Il destino di Grifo potrebbe anche essere quello di tornare, un giorno, nella sua patria d’origine. Per il momento l’attaccante del Friburgo pensa solo alla Nazionale, quello che per lui sembrava un sogno ed è diventato realtà.

GRAZIANO PELLÈ

Graziano Pellè rimarrà nella memoria collettiva degli italiani come colui che voleva fregare con un cucchiaio Neuer, addirittura imitandone il gesto prima di calciare. Dopo aver collezionato quella figuraccia in mondovisione, l’attaccante classe ’85 ha deciso di accettare i tanti soldi offerti dalla Cina, paese delle bacchette che aveva bisogno di un maestro dei cucchiai. Scherzi a parte, a Pellè va riconosciuto il merito di essersi costruito una carriera ad alti livelli fuori dall’Italia, dove non aveva trovato opportunità per esprimersi al meglio. Lo ha fatto in Olanda, con i 55 gol in 66 presenze con la maglia del Feyenoord e poi in Inghilterra, con 30 reti in 80 presenze al Southampton.

Dal 2016 gioca in Cina allo Shandong Luneng, guadagna circa 15 milioni di euro netti a stagione, risultando il calciatore italiano più pagato al mondo. Nella Super League cinese, attualmente, ha segnato 9 gol in 10 presenze, dopo i 16 centri della scorsa stagione. Il gol è il vizio che Pellè si è sempre portato appresso lontano dall’Italia, segnandone anche alcuni bellissimi con acrobazie o colpi di tacco volanti. Come anticipato, Pellè rimarrà nella memoria collettiva per il rigore sbagliato agli Europei del 2016 contro la Germania, ma verrà ricordato anche come uno dei calciatori più invidiati dagli italiani.

MATTIA MONTINI

È il 12 giugno 2011 quando allo stadio di Pistoia si gioca la finale del campionato primavera tra Roma e Varese. Tra i giallorossi giocano Florenzi, Ciciretti, Viviani, Politano, Verre e Caprari. La partita finisce 3 a 2 per la Roma, con una tripletta siglata da un certo Mattia Montini. Leggi quei nomi e sono arrivati tutti in Serie A, eppure il protagonista che ha regalato quello scudetto alla Roma non è mai andato oltre la Serie C. Quando il Bari fallisce lui vince il campionato con il Livorno, ma gioca poco. Nessuno si interessa del suo cartellino, il calcio italiano sembra essersi dimenticato di quei tre gol in finale.

A novembre viene acquistato dalla Dinamo Bucarest, un nuovo paese che apre ad un nuovo capitolo nella vita di Montini. L’impatto con il campionato rumeno è ottimo, Mattia si ricorda come si fa a fare gol: 13 reti in 21 presenze alla sua prima stagione fuori dall’Italia. Adesso la sua squadra sta giocando le ultime partite per non retrocedere, Montini con i suoi gol può salvare il club e, a 26 anni, può salvare anche una carriera che sembrava già finita.

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Flash News

Il giornalista terrorizza la Juventus: “Situazione pericolosa come quella del 2006”

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Juventus

Il terremoto in casa Juventus ha destabilizzato il mondo bianconero. A seguito di un rapidissimo Cda straordinario, tutte le cariche più importanti della dirigenza si sono dimesse dai propri ruoli. La motivazione è ancora sconosciuta ufficialmente, anche se alcune voci ipotizzano dei guai seri a bilancio. In molti, quindi, si stanno chiedendo i reali motivi che si celano dietro la vicenda e diversi tifosi cercano risposte sui social.

“COME NEL 2006”

In questo senso, le risposte provenienti dal web non sono rassicuranti, anzi. Farà scalpore un Tweet del noto giornalista Tancredi Palmieri che preoccupa tutto l’ambiente bianconero. In poche righe, Palmieri terrorizza il tifo Juventino con le seguenti parole.

Secondo il direttore di Sky Italia, la situazione della Juventus potrebbe essere pericolosa come quella del 2006, qualcosa di enorme sta per scoppiare”.

Ricordiamo che nel 2006 la compagine bianconera venne retrocessa in Serie B a seguito dello scandalo Calciopoli.

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Calcio Internazionale

Gomez carica l’Uruguay: “Contro il Ghana una finale”

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Maximiliano Gomez, attaccante dell’Uruguay, ha parlato ai microfoni di Teledoce dopo la sconfitta contro il Portogallo.

L’attaccante ha caricato i suoi per la sfida contro il Ghana, decisiva ai fini della qualificazione:

“Dobbiamo già pensare alla prossima sfida col Ghana. Giocheremo l’ultimo incontro della fase a gironi come se fosse una finale e ci auguriamo di riuscire a vincerla”

Gomez ha anche analizzato il match di stasera:

“Sono contento di aver avuto l’opportunità di scendere in campo, ma al tempo stesso mi dispiace per il risultato perché abbiamo disputato un grande secondo tempo. Il Portogallo è una grande squadra e sapevamo di trovarci di fronte degli ottimi calciatori”.

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Calcio Internazionale

Messico, tegola Guardado: stop di 10 giorni

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Tata Martino

Tegola in casa Messico, a 2 giorni dal match clou contro l’Arabia Saudita.

Il centrocampista Andres Guardado, infortunatosi nel match contro l’Argentina, dovrà stare fermo ai box 10 giorni stando a quanto riportato da L’Equipe. I messicani, fermi ad un punto in classifica, sono obbligati a vincere, per tenere vive le chances di qualificazione in un girone super equilibrato. L’altra sfida vedrà di fronte Argentina e Polonia, con i primi a quota 3 e i polacchi in testa al gruppo con 4 punti, frutto di una vittoria e un pareggio proprio contro il Messico.

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Flash News

La lettera di addio di Andrea Agnelli ai dipendenti della Juventus

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Agnelli

Andrea Agnelli, prima delle dimissioni arrivate in serata, ha rivolto una lunga lettera di addio a tutti i dipendenti del club.

“Cari tutti,
Giocare per la Juventus, lavorare per la Juventus; un unico obiettivo: Vincere. Chi ha il privilegio di indossare la maglia bianconera lo sa. Chi lavora in squadra sa che il lavoro duro batte il talento se il talento non lavora duro. La Juventus è una delle più grandi società al mondo e chi vi lavora o gioca sa che il risultato è figlio del lavoro di tutta la squadra.

Siamo abituati per storia e DNA a vincere. Dal 2010 abbiamo onorato la nostra storia raggiungendo risultati straordinari: lo Stadium, 9 scudetti maschili consecutivi, i primi in Italia ad aver una serie Netflix e Amazon Prime, il J|Medical, 5 scudetti femminili consecutivi a partire dal giorno zero. E ancora, il deal con Volkswagen (pochi lo sanno), le finali di Berlino e Cardiff (i nostri grandi rimpianti), l’accordo con Adidas, la Coppa Italia Next Gen, la prima società a rappresentare i club in seno al Comitato Esecutivo UEFA, il JMuseum e tanto altro.

Ore, giorni, notti, mesi e stagioni con l’obiettivo di migliorare sempre in vista di alcuni istanti determinanti. Ognuno di noi sa richiamare alla mente l’attimo prima di scendere in campo: esci dallo spogliatoio e giri a destra, una ventina di scalini in discesa con una grata in mezzo, un’altra decina di scalini in salita e ci sei: “el miedo escénico” e in quell’attimo quando sai di avere tutta la squadra con te l’impossibile diventa fattibile. Bernabeu, Old Trafford, Allianz Arena, Westfallen Stadium, San Siro, Geōrgios Karaiskakīs, Celtic Park, Camp Nou: ovunque siamo stati quando la squadra era compatta non temevamo nessuno.

Quando la squadra non è compatta si presta il fianco agli avversari e questo può essere fatale. In quel momento bisogna avere la lucidità e contenere i danni: stiamo affrontando un momento delicato societariamente e la compattezza è venuta meno. Meglio lasciare tutti insieme dando la possibilità ad una nuova formazione di ribaltare quella partita“.

La nostra consapevolezza sarà la loro sfida: essere all’altezza della storia della Juventus.

Io continuerò a immaginare e a lavorare per un calcio migliore, confortato da una frase di Friedrich Nietzsche: “And those who were seen dancing were thought to be insane by those who could not hear the music”.

Ricordate, ci riconosceremo ovunque con uno sguardo: Siamo la gente della Juve!

Fino alla fine…“.

LA FINE DI UN’ERA

Questo il toccante saluto di Andrea Agnelli al suo popolo, quello bianconero. Una storia iniziata nel lontano maggio del 2010, quando fu eletto presidente, diventando il quarto esponente della famiglia Agnelli alla guida del club.

19 titoli complessivi: 9 Scudetti, 5 coppe Italia e altrettante Supercoppe Italiane.

Andrea Agnelli, nel bene e nel male, ha segnato indelebilmente, 12 anni di storia del calcio. Dallo stadio di proprietà al progetto Superlega, l’ormai ex presidente bianconero ha rivoluzionato il gioco.

Agnelli è stato capace di riportare la Juventus sul tetto d’Italia, provando a ripetersi, non riuscendoci del tutto, in Europa. 12 anni di successi e di tonfi clamorosi, di gioie e dolori, di esultanze e liti con i tifosi.

 

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