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Azzurri, anni '90 e la maledizione dei rigori - USA '94

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Azzurri, anni ’90 e la maledizione dei rigori – USA ’94

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Baggio

Il 2021 è ormai terminato e il nuovo anno è pronto a prenderne il posto. Il 2022 porta in dote con sé il mondiale in Qatar, uno dei più controversi della storia del calcio. La prossima rassegna iridata, infatti, si giocherà per la prima volta nella storia in inverno. Gli azzurri, freschi campioni d’Europa, non hanno staccato ancora il pass per il Qatar, la squadra di Mancini si giocherà il dentro o fuori nei playoff di marzo.

Dopo gli ultimi mondiali non esaltanti e la grande delusione del 2018, una nazione intera spera di vedere la nazionale azzurra ancora protagonista. Protagonista come lo è stata negli anni ’90 quando partiva, quasi sempre, come una delle favorite del torneo. Le coppe del mondo di quegli anni, però, sono legate da un unico filo conduttore: i calci di rigore.

C’ERA UNA VOLTA IN AMERICA – USA ’94

Dopo le delusioni del mondiale casalingo, sfumato in semifinale contro l’Argentina, l’Italia si affaccia al torneo americano con una nuova guida tecnica: Arrigo Sacchi. Il tecnico di Fusignano, dopo aver rivoluzionato il calcio e riempito la bacheca del Milan con svariati trofei, siede sulla panchina della nazionale per il dopo Vicini. Sacchi prova a cambiare radicalmente la mentalità calcistica italiana, volta sempre a non subire piuttosto che ad attaccare. La rosa è composta da giocatori dinamici e di gran corsa, con tanti componenti pescati tra le fila rossonere.

Gli azzurri vengono sorteggiati nel gruppo E, insieme a Messico, Norvegia e Irlanda e giocheranno i loro incontri nel girone a New York e Washington.

IL CAMMINO

La fase a gironi degli azzurri non va come sperato prima del mondiale. La squadra fa fatica ad implementare il sistema di gioco di Sacchi che richiede un grande dispendio di energie fisiche e il torrido caldo americano non aiuta. Per permettere agli spettatori europei di vedere le partite in TV, infatti, si è deciso di giocare al mattino e al pomeriggio americano, influenzando così le prestazioni sul campo. All’esordio, a New York, l’Italia inciampa e viene malamente battuta dall’Irlanda senza mai entrare in partita.

Qualche giorno dopo, sempre nella grande mela, gli azzurri affrontano la Norvegia con l’obbligo di vincere. Un tocco con la mano, fuori area, di Pagliuca costa il rosso al portiere della Samp e complica i piani dell’Italia. Sacchi richiama Roberto Baggio, per far posto a Marchegiani. Quando la partita sembrava scivolare verso un inesorabile 0-0 un colpo di testa dell’altro Baggio, Dino, porta gli azzurri ad una insperata vittoria, blindata dagli interventi del laziale Marchegiani.

Si arriva così al terzo incontro del girone con l’Italia che deve affrontare il Messico, anch’esso a quota 3 punti. A Washington, la squadra di Sacchi si porta in vantaggio con Massaro su suggerimento di Abertini ma dieci minuti dopo i centroamericani rispondono con Bernal, che fissa il punteggio sull’1-1. La situazione del girone è surreale, tutte le squadre hanno quattro punti in classifica, in virtù del confronto diretto favorevole, Messico e Irlanda superano il turno come prima e seconda. Per passare tra le migliori terze bisogna attendere il risultato di Russia-Camerun del girone B, l’Italia ha bisogno che la Russia faccia risultato. I sovietici battono il Camerun 5-1 con Salenko protagonista per un giorno con un pokerissimo e gli azzurri che vanno avanti come la peggiore delle migliori terze.

FASE AD ELIMINAZIONE DIRETTA

Agli ottavi gli uomini di Sacchi faticano ancora contro una sorprendente Nigeria. Gli africani riescono a mettere alle corde gli azzurri che solo a due minuti dal termine agguantano il pari con Roberto Baggio. Pur trovandosi in 10 dopo l’espulsione di Zola, gli azzurri mettono la freccia e ai tempi supplementari è ancora una volta il diez a segnare, portando i suoi ai quarti di finale.

A Boston l’Italia affronta la Spagna che aveva brillantemente superato la Svizzera 3-0 agli ottavi. Ancora una volta gli azzurri non danno l’impressione di essere una grande squadra in grado di lottare per il titolo; e ancora una volta quando il risultato sembra essere bloccato sul pari, reti di Dino Baggio e Caminero, ma è Roberto Baggio a decidere il match sul filo del rasoio. Il divin codino salta Zubizarreta e deposita nella porta sguarnita il 2-1 che vale le semifinali.

L’Italia torna quindi a New York dove affronta la Bulgaria del futuro pallone d’oro Stoichkov. Accade tutto nel primo tempo, ancora una volta è Baggio a trascinare gli azzurri. Il tabellino finale è un vero e proprio avvicendamento tra palloni d’oro, alla doppietta di Roberto Baggio, risponde un rigore del bulgaro del Barcellona. Il risultato non cambia più, dopo 12 anni l’Italia è di nuovo in finale.

PASADENA – IL CALDO, I RIGORI E LE LACRIME

La finalissima del mondiale americano si gioca a Pasadena, in California. L’Italia arriva un po’ rimaneggiata all’impegno. Roberto Baggio non è al meglio a causa di uno stiramento, Tassotti ancora squalificato; Sacchi recupera sorprendentemente Baresi, dopo l’infortunio al menisco, ma perde Costacurta per squalifica. 

Il calcio d’inizio è alle 12:30, il caldo la fa da padrone con le squadre stanche e affaticate che riescono a pungersi poco e niente, uno scontro di natura tattica, quasi una partita a scacchi. Nel secondo tempo l’Italia rischia grosso, Pagliuca non trattiene ma la palla incoccia sul palo e salva gli azzurri. Il risultato non si schioda dallo 0-0 e dopo i tempi supplementari sono necessari i calci di rigore. È la prima volta nella storia dei mondiali di calcio che una finale viene decisa dagli 11 metri.

Iniziano gli azzurri con Baresi, il tiro del capitano, però, finisce alto. Pagliuca rimette tutto in parità respingendo il tiro di Márcio Santos. Gol da una parte e dall’altra fino al turno di Massaro. L’attaccante del Milan si fa ipnotizzare da Taffarel e sbaglia il suo rigore; Dunga segna e adesso il Brasile è a un gol dalla vittoria. Gol che però non arriva, non serve ai brasiliani. Dal dischetto sbaglia il migliore, il più grande, Roberto Baggio. Iconico il suo tiro e il suo pianto disperato. I verdeoro vincono il Mondiale, per la quarta volta della loro storia, l’Italia ancora una volta piange, ancora una volta a causa dei calci di rigore.

(Fonte immagine in evidenza: diritto Google creative Commons)

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Premio di 2 milioni per Enzo Fernandez per essere rimasto al Benfica

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La telenovela principale di questo calciomercato, che sembrava si stesse chiudendo con un bel lieto fine, è stata la trattativa tra Benfica e Chelsea per il trasferimento di Enzo Fernandez.

Il centrocampista argentino ha disputato un Mondiale a dir poco eccellente e i Blues, alla ricerca di un profilo adatto, avevano sondato il terreno per l’acquisto, con il Benfica che, tuttavia, ha tirato fuori una controfferta da 120 milioni di euro, valore della clausola rescissoria.

Il trasferimento di Fernandez al Chelsea sembra essere saltato almeno per il momento e, stando a quanto riportato da Record, il giocatore riceverà un premio da 2 milioni di euro per essere rimasto a Lisbona.

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McKennie-Leeds: si valuta un cambio di formula

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mcKennie-Leeds

Sembrano esserci sviluppi sulla trattativa che vede Weston McKennie diretto in Premier League, precisamente al Leeds United. Se finora si parlava di un trasferimento a titolo definitivo, la formula potrebbe cambiare in un prestito con diritto di riscatto, secondo quanto riportato da Gianluca di Marzio. Nonostante questa modifica, le cifre resterebbero invariate, trattandosi di 30 milioni più 5 di bonus.

La trattativa sembra procedere spedita, con i club che hanno trovato un’intesa di massima dal punto di vista economico. Resta solo da capire se il diretto interessato accetterà la destinazione inglese, unendosi ad una conoscenza della Nazionale, Willy Gnonto.

 

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Di Gregorio verso Juventus-Monza: “Sarà emozionante tornare all’Allianz Stadium”

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DI Gregorio

Michele di Gregorio, portiere del Monza, ha rilasciato un’intervista a Sportmediaset a pochi giorni prima di Juventus-Monza, in cui il portiere dei brianzoli sarà un ex della partita alla pari del compagno di squadra Nicolo Rovella.

Il portiere classe ’97 ha speso parole al miele nei confronti della sua ex squadra, dichiarando: Per me sarà la prima volta in campo all’Allianz Stadium, ricordo con l’Inter in finale di Coppa Italia Primavera nel 2016, in cui ero in panchina, un’atmosfera bellissima. Penso sia il sogno di tutti giocare con queste squadre e in questi stadi, sarà emozionante”. 

Non sono mancati riferimenti ad una possibile convocazione in Nazionale da mister Mancini, in merito alla quale il 25enne ha affermato: La Nazionale è un sogno, il livello dei portieri italiano è tornato molto alto. Le cose verranno da sé, se la squadra andrà bene e io lo farò singolarmente magari giungerà una chiamata. Se sarà così bene, altrimenti continuerò a pensare al Monza”.

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Il Valencia punta in alto: si tenta il colpo Saul Niguez

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Saul Niguez

Il Valencia di mister Gattuso non sta navigando in buone acque, considerando i miseri 3 punti di vantaggio dalla zona retrocessione. Per scalare la classifica de LaLiga, i pipistrelli stanno pensando di richiedere Saul Niguez in prestito per 18 mesi. Presenza quasi fissa nella panchina dell’Atletico Madrid, il giocatore ex Chelsea potrebbe accettare la destinazione per avere più spazio, considerando che Simeone gli ha concesso poco più di 800′ fin qui.

Il 28enne spagnolo sarebbe un innesto che aumenterebbe notevolmente il tasso tecnico del club valenciano, voglioso di rivalsa e di tornare grande come una volta. Secondo quanto riportato da Relevo, la trattativa è più che un semplice sogno, ma la palla passa ai colchoneros che decideranno se accettare o meno la formula proposta dal Valencia.

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