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I cinque gol più importanti di Gareth Bale

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I cinque gol più importanti di Gareth Bale

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Bale

Cinque volte nel corso della sua carriera, l’attaccante gallese ha dimostrato di essere quello che credevamo sarebbe diventato e oggi le celebriamo, dopo il suo annuncio irrevocabile.

5. LA VOLEE DAVANTI AL MURO

In quella che è stata forse la miglior edizione della Champions League della sua carriera, il Real viene sorteggiato in un raggruppamento tostissimo con il Tottenham di Son, Alli, Eriksen e Kane e il Borussia di un super prolifico Aubameyang. Due compagini che non vinceranno mai il campionato del proprio paese in quell’era, ma ci andranno molto vicine. Corre la stagione 2017-18 e il Real li ha proprio tutti, da Benzema a Cristiano Ronaldo, passando per Sergio Ramos, Kroos e Modric.

Il girone parte subito in discesa, con la vittoria al debutto contro il modestissimo Apoel, grazie alla doppietta del solito Cristiano e al sigillo finale di Ramos, difensore bomber. Il Tottenham, però, si dimostra subito l’avversario più temibile del girone: prima annienta il Borussia 3-1 con la doppietta di Kane che segue al gol di Son, per poi sconfiggere per 0-3 anche l’Apoel (tripletta di Harry Kane). Alla seconda giornata, la squadra del Re è già obbligata a vincere sul difficile campo del Borussia. Il 26 settembre si gioca quello che in partenza doveva essere il big match del girone. Tutti aspettano CR7 e Aubameyang, ma a sbloccare la partita è Gareth Bale con uno dei gol più belli della sua intera carriera.

Il difensore lo pesca al volo facendo un lunghissimo lancio, con il gallese che si fa trovare pronto a colpire con una volée di rara bellezza. Quella rete verrà votata fra i migliori gol dell’edizione, vincendo poi addirittura il premio finale. Questa è l’unica rete semplicemente bella, sebbene abbia poca valenza, presente in questa top. Il Real, infatti, non riuscì mai a vincere contro l’ex squadra di Bale. Passò da seconda il girone, dietro gli Spurs e davanti ad un disastroso Borussia, che in quell’edizione retrocederà in Europa League con soli due punti.

4 COAST TO COASR CONTRO L’INTER (E ANCORA)

Perché se c’erano dubbi che potesse averlo fatto in modo fortunoso, lui lo fece due volte. Così, per mettere in chiaro la situazione. Qui, però, bisogna tornare un bel po’ indietro. Siamo al 2010-11, con i nerazzurri dell’Inter campioni d’Europa in carica e io nel pieno della mia adolescenza. Avevo appena compiuto quattordici anni e ricordo come ieri il mio stupore nel doppio intervento nella notte di “diretta gol”. Pensavo quasi che il mio decoder si fosse incastrato e che, per chissà quale scherzo del destino, per due volte mi stesse mandando la stessa azione. Non era così: l’aveva fatto davvero, per due volte.

Il Tottenham di Gareth Bale non è ancora la potenza che diverrà di seguito, grazie proprio ai soldi ricevuti dalla cessione del gallese. In quel frangente è poco più che una modesta compagine che, affacciandosi al palcoscenico della Champions League, si augura di navigare più a vista possibile. A ripercorrere oggi quella formazione, che poi fece partire la maggior parte dei migliori, scorgiamo addirittura Van Der Vaart, Peter Crouch, Luka Modric, William Gallas, Giovani Dos Santos (meteora mai dimenticata), e ancora Sandro, Pienaar, Pavliuchenko, Corluka e Jermain Defoe. L’anno precedente non avevano partecipato a nessuna competizione europea, ma questo gli aveva permesso di arrivare al quarto posto alla prima stagione completa di Harry Redknapp sulla panchina Spurs.

Ci troviamo, però, nel 2010 e il quarto posto non basta per qualificarsi ai gironi di Champions: bisogna passare dall’inferno dei play off. Lì dove il Siviglia a grande sorpresa si fa gabbare dal Braga con un aggregate clamoroso di 5-3. Lì dove la Samp esce contro il Werder Brema, perdendo poi a gennaio Cassano e Pazzini e retrocedendo nella stessa annata. Il Tottenham rischia perdendo in Svizzera per 3-2 contro il modesto Young Boys, vincendo poi il ritorno in rimonta con un secco 4-0.

Gli Spurs in Champions sono una meteora: nello stesso girone dei campioni d’Europa dell’Inter, pescano proprio il Werder Brema, oltre all’underdog Twente, campione d’Olanda in carica. In partenza gli olandesi bloccano i nerazzurri sul 2-2, ma anche gli Spurs si fanno rimontare da 0-2 a 2-2 dai tedeschi in quel di Brema. Alla seconda giornata, vincono sia gli inglesi che la squadra di Rafa Benitez. Il Tottenham passeggia sul Twente, con le reti di Van Der Vaart, due rigori di Pavlyuchenko e la rete finale di Bale a tempo quasi scaduto. Eccolo Gareth Bale, che già fa vedere qualcosa.

La sua notte, però, arriverà quasi un mese più tardi. A Milano, il 20 ottobre 2010, a San Siro c’è il pienone. L’Inter la sblocca subito con Javier Zanetti dopo due minuti, poi dal dischetto Eto’o raddoppia all’11’. Quattro minuti più tardi Stankovic trova il 3-0 e alla mezz’ora di gioco Samuel Eto’o sigla la sua doppietta personale: al 35′ il risultato è un’umiliante 4-0 e così vanno negli spogliatoi i calciatori della due compagini. Dieci minuti dopo l’inizio della ripresa Bale inizia la sua rimonta personale, trovando il gol del 4-1. Non succede nulla fino al 90′, quando il gallese prende il pallone e mette in scena un vero coast to coast, partendo dalla propria difesa e arrivando a battere Julio Cesar, impotente. Prende la palla e la riporta a centrocampo: passano dieci secondi e ancora stesso copione. Bale parte dalla propria porta, fa tutto il campo e sigla il 4-3.

Finisce così, col triplice fischio dell’arbitro, per fortuna degli interisti che hanno l’impressione che con ancora tre minuti quella partita l’avrebbero persa. Sensazione giusta, perché quel Tottenham al ritorno li sconfiggerà 3-1 con un Bale in stato di grazia, che manderà in confusione nientemeno che Maicon. Passeranno entrambe il girone, ma gli inglesi da primi. Gli Spurs elimineranno il Milan agli ottavi, mentre l’Inter farà fuori il Bayern Monaco, salvo poi uscire entrambi ai quarti di finale. Bale per mano di un travolgente Real Madrid, fra l’altro (5-0 aggregate), mentre l’Inter al termine di un umiliante 7-3.

3. LA DECIMA

A Madrid se si chiede quanto valore abbia la “decima” molti non sapranno rispondervi per l’emozione forte che gli ha trasmesso. E lo so che è strano che molte compagini storicamente valide abbiano poche Champions vinte, mentre il Real ne conta molte di più. Tuttavia, vincere la Decima coppa dei Campioni per il Madrid è senza dubbio alcuno, uno dei momenti migliori della loro storia. C’erano andati vicini la stagione precedente, sotto la guida di Mourinho, quando si erano dovuti arrendere in semifinale al Borussia Dortmund di Robert Lewandowski. E anche la stagione prima ancora, sempre con lo Special One in panchina, con il Barcellona che gli da il ben servito nel doppio Clasico in semifinale. E ancora, e ancora e ancora. Fino al 2001. Si, perché era dalla stagione uno-due del nuovo millennio che il Madrid non riusciva nell’impresa. Erano fermi a nove da tanto, troppo tempo. Undici edizioni di digiuno, troppo lunghi per una squadra così tanto abituata a vincere e festeggiare.

La stagione 2013-14, però, ha un sapore diverso. Arriva sulla panchina del Real Carletto Ancelotti, il re di coppe. I Blancos acquistano, appunto, Bale dal Tottenham, come pesce grosso per provare a vincere la champions. Assieme a lui arrivano Illaramendi, Isco, Carvajal e Casemiro, con Jesè, Morata, Nacho Fernandez e Cheryshev promossi dalla squadra Castilla. Subito il Real nel girone fa vedere di che pasta è fatto: segna sei reti al Galatasaray a Istanbul, poi sconfigge 4-0 il Copenaghen e di fatto batte 2-1 anche la Juventus. Al ritorno, a Torino, Vidal porta avanti la vecchia signora, ma CR7 pareggia, poi arriva l’1-2 di Bale: questo è il primo gol del gallese in Champions con la maglia blancos. Ne troverà un altro nella rimonta interna con i turchi, finita 4-1.

Agli ottavi, il Madrid pesca il povero Schalke. Povero perché a Gelsenkirchen Bale ne fa due, ma segnano due volte anche Benzema e CR7. Quella tedesca è la notte in cui nasce ufficialmente la BBC. Bale segna uno dei tre gol con i quali il Real sconfigge il Borussia ai quarti, rischiando al ritorno e passando solo per il rotto della cuffia. La compagine di Ancelotti è una macina: vince in casa di misura con il Bayern, ma a Monaco trionfa 0-4: in finale sarà derby.
La squadra della capitale ha la possibilità di ottenere la decima undici anni dopo contro gli odiati rivali dell’Atletico Madrid, che mai l’hanno vinta. La sblocca Godin e i Colchoneros restano avanti per tutta la partita, poi il 93′ pareggia Sergio Ramos. Ai supplementari è proprio Bale al 110′ a trovare il gol del 2-1. Un gol pesantissimo, questo, che difatti, apre le porte ad un massacro che si concluderà con il 4-1 maturato in dieci minuti e il Madrid campione, dopo più di una decade.

2. COAST TO COAST NEL CLASICO

Se vi dico “ditemi qualcosa di Bale” voi mi parlate di questa rete. La risposta è sistematica. Non c’è altro che si può fare quando si parla del calciatore gallese. Perché potete definire il giocatore come un ammasso di muscoli, un insieme di potenza e devastazione. Potete pensare di lui quello che volete, ma è oggettivo come quel gol descriva perfettamente Bale. Come sempre discontinuo, in una carriera fatta di alti e bassi, ma con la consapevolezza di saper toccare dei picchi di alti, altissimi. Ci troviamo, ancora, nella stagione 2013-14, la prima del gallese a Madrid e la migliore della sua carriera.

Il Real inizia il suo percorso in coppa di Spagna, battendo 2-0 l’Osasuna, con i gol di Benzema e Jesé. Al ritorno segnano CR7 e Di Maria. Ai quarti Benzema sigla il gol-vittoria in casa dell’Espanyol, mentre al ritorno è ancora Jesé a regalare il passaggio del turno. In semifinale la strada del Barcellona verso l’ultima gara è più semplice, con l’accoppiamento contro la Real Sociedad. Al Madrid tocca l’Atletico che nello stesso anno troverà in finale. Pare esser, però, un gioco da ragazzi: Pepe, Jesé (ancora lui) e Di Maria regaleranno il 3-0 dell’andata, mentre al ritorno finirà 2-0 con doppietta di CR7. La squadra di Ancelotti non solo arriverà a giocare la finalissima da assoluta protagonista, ma al Mestalla di Valencia, affronterà il Barcellona di un super Messi senza aver subito nessuna rete in tutta la competizione.

Dopo undici minuti la sblocca Di Maria, ma a bloccare il record ci pensa il canterano Bartra a venti dalla finale. Cinque minuti ancora da giocare e Bale entra nella storia: coast to coast di sessanta metri, come ai tempi del Tottenham, ma nel Clasico in finale di coppa. Vola sulla fascia, bruciando Bartra in velocità, passa addirittura fuori dal campo tanto che è veloce, girando intorno al difensore, riprendendo il pallone e siglando il gol vittoria. La sua rete più iconica, che lo ha consacrato per sempre.

1 LA NOTTE DI KARIUS

Abbiamo già parlato in questo pezzo di questa edizione di Champions. Perché Bale nella sua carriera ha avuto due annate gloriose, quella del 2014 e questa. Nel corso della Uefa Champions League 2017-18, Bale aveva segnato quel fantastico gol di voléé contro il Borussia ai gironi che gli varrà il titolo di migliore gol della competizione. Non meritato a mio avviso. Perché qualche mese dopo sempre lui farà uno dei gol più belli della storia della competizione mai fatti in finale.

Ma andiamo per gradi: in quella stessa annata vola il Liverpool di Jurgen Klopp, che ha smesso di esser un gigante dormiente ed è tornato a sognare. Dopo anni di purgatorio, convince in Champions, passando il girone da primi, eliminando poi nell’ordine Porto, Manchester City e la cenerentola Roma. Dalla parte opposta del tabellone, il Real è devastante: vince 3-1 a Madrid contro un PSG che già spende e spande, trionfando anche al ritorno. Poi ai quarti rischia, ottenendo un favorevole 0-3 (celebre per la famosa rovesciata di CR7) allo Juventus Stadium, ma perdendo 1-3 al ritorno, salvati dai supplementari solo da un fallo dubbio di Benatia al 98′. In semifinale sarà il Bayern a farne le spese: detto a chiare lettere, un percorso quasi perfetto.

Fino a quel momento lì, Bale ha dormito, ma capisce che è il suo momento nella finalissima. Dopo quasi un’ora di calma piatta in quel di Kyev, Benzema sblocca la gara approfittando della famosissima papera di Karius, che verrà più ricordata per i suoi errori che per le giocate del gallese. La pareggia dopo appena quattro minuti Sadio Mané, ma su un tiro dalla lunga distanza di Bale, l’estremo difensore dei Reds andrà ancora una volta a farfalle. La ciliegina avverrà però all’83’: Bale emula Cristiano Ronaldo e chiude la partita con una rovesciata bellissima per esecuzione e precisione. Quella vista in Ucraina è una perla di bellezza rara, che regala al Real la terza Champions di fila. Sarà anche l’ultima partita di Cristiano Ronaldo in Spagna, che concluderà la partita dicendo “è stato bello giocare per il Real”, trasferendosi alla Juventus qualche settimana dopo fra lo stupore di tutti.

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Gavi cambia numero di maglia: prende il 6 di Xavi

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I 10 migliori talenti under 21

La cantera del Barcellona è uno di quei settori giovanili che tutto il mondo invidia alla società blaugrana. Nonostante le difficoltà finanziarie, di politica interna e di rapporto con le autorità calcistiche spagnole, ricorrenti quest’estate, ora il club sembra essere in ripresa, dal punto di vista societario e anche sul campo di gioco. Il gioiellino, volto simbolo di questa ripresa, ha un nome, un cognome e 18 anni sulla carta di identità. Pablo Martín Páez Gavira, più semplicemente Gavi, classe 2004 che dalla scorsa stagione sta impressionando tutta Europa. Vincitore del Golden Boy 2022, talento cristallino, ed ora, dalla società che l’ha cresciuto e amato, un’investitura fondamentale.

Un tweet dei blaugrana annuncia il rinnovo di contratto del 2004 di Villafranca, insieme al cambio di numero di maglia. Proprio sotto gli occhi della leggenda che l’ha portata sulla schiena, Gavi si prenderà il numero 6. Proprio quel numero che appartenne, in un’epoca gloriosa, a Xavi, suo attuale allenatore. Gavi andrà a comporre con Pedri una coppia d’oro del centrocampo, che potrà fare le fortune del Barcellona per le future stagioni. Il 6 e l’8, non più Xavi e Iniesta, ma Gavi e Pedri. Ed ora non ci resta altro se non vederli giocare insieme, come fossero poesia in movimento.

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UFFICIALE – Jorginho è un nuovo giocatore dell’Arsenal

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Jorginho è ufficialmente un nuovo giocatore dell’Arsenal.

I gunners hanno deciso di precauzionarsi immediatamente dopo la perdita per infortunio di Elneny andando ad acquistare il regista della Nazionale italiana. L’affare si è concluso sulla base di 15 milioni di sterline e, il giocatore ha firmato un contratto fino al 2024.

Niente ritorno in Italia, dunque, per il 31enne, che è pronto ad iniziare la sua nuova avventura con la capolista della Premier League. Con ogni probabilità svolgerà il ruolo della prima riserva vedendo il grande stato di forma di Xhaka e Partey.

Di seguito tutta la soddisfazione di Arteta, suo estimatore di lunga data: “Jorginho è un centrocampista con intelligenza e grande leadership che, inoltre, possiede esperienza internazionale”.

L’esordio di Jorginho è programmato per la sfida di sabato contro l’Everton al Goodison Park.

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Ambarat non convocato per la sfida contro il Torino

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Amrabat

Sofyan Amrabat sempre più lontano da Firenze. Il giocatore non è stato convocato per Fiorentina-Torino, quarto di finale di Coppa Italia, in programma domani alle ore 18. Il centrocampista sta spingendo verso la cessione. In mattinata si è parlato di un forte interesse del Barcellona, la cui prima offerta sarebbe stata, tuttavia, respinta al mittente.

Vedremo nelle prossime ore se cambieranno le carte in tavola, con la Fiorentina che rischia di perdere uno dei suoi calciatori migliori nell’ultimo giorno di mercato.

 

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Maguire non lascerà il Manchester United: gli sviluppi

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Maguire

Harry Maguire pareva essere uno dei possibili indiziati pronti a lasciare il Manchester United. Il centrale inglese sembrava diretto verso il Newcastle o addirittura verso l’Inter per sostituire l’eventuale partenza di Skriniar già a gennaio. Tuttavia, secondo quanto confermato da Fabrizio Romano, le voci sono false e il difensore dei Red Devils resterà a disposizione di mister Erik Ten Hag almeno fino alla conclusione della stagione in corso. Nonostante ormai non sia più un titolare fisso della squadra, oltre ad aver perso la fascia da capitano, il giocatore ex Leicester non sembra essere mai stato lontano da Manchester. Solo fumo di paglia, quindi, quello che allontana Maguire, il quale avrà a disposizione altro tempo per riconquistare la fiducia del mister e dei tifosi.

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