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Bale, quale futuro?

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Bale

Bale ha fatto il Ronaldo. In tutto e per tutto. Lo ha fatto in campo prendendosi lo scettro di uomo della finale. Ha fatto il fenomeno, ha rubato al portoghese l’esclusiva del gol più bello di questa Champions e ne ha sottratto lo scettro di mattatore della finale. Alla serata umana di Ronaldo è corrisposta quella sovrumana del gallese.
Bale ha fatto il Ronaldo anche a coppa sollevata. Lo ha fatto cercando di sovrastarlo mediaticamente – invano – rispondendo al poco velato annuncio d’addio, pagato con la stessa moneta.
Una sorta di “vendetta” per una stagione passata da comprimario, cercata con il tentativo di vestire – durante e dopo – gli abiti di protagonista assoluto per una notte. Per La notte.
Scosse d’addio di uno. Scossa d’addio dell’altro. Più risonanti quelle di CR7, indubbiamente. Ma nelle parole di Bale impossibile non cogliere il moto di “protesta” e denuncia per l’ennesima comprimaria stagione.

PRESENTE, PASSATO E FUTURO

Nessun momento più della vittoria della Champions League dovrebbe essere miglior sinonimo di certezza, stabilità, sicurezza e solidità.
Invece quello che la terza Champions approdata a Madrid porta con sè nella notta ucraina è l’esatto opposto.
Il terreno che sembrava solido e senza crepe inizia a traballare e mostrare prime crepe e buche. Se quella di Ronaldo è ancora da analizzare e misurare nella sua estensione. Quella di Bale lascia poco all’interpretazione.

Quest’estate dovrò sedermi a parlare con il mio agente e parlare del futuro

Troppo pesante l’ennesima stagione coperto dall’ombra di Zidane passata da gregario a peso d’oro. Solo 26 le partite di campionato disputate dal gallese in una stagione – l’ennesima – dove gli infortuni hanno frenato il rendimento. 9 le partite saltate per infortunio. Solo 21 partite iniziate da titolare. Solo 10 quelle giocate fino al 90esimo; nelle altre 11, per 7 volte il gallese è stato sostituito prima del 75esimo.
Ancora più gravoso il conto contestualizzato oltre i confini nazionali. In Champions League, dove gli infortuni lo hanno tenuto lontano per quasi l’intero svolgimento dei gironi facendogli giocare solo le due partite d’esordio, 9 volte su 9 a disposizione è stato convocato. Per 3 volte ha messo il piede in campo da titolare (con la Juventus è stato sostituito da Zidane al 45esimo). 4 volte è partito dalla panchina per poi alzarsi – esclusa la finale – mai prima del 70esimo. Per due volte è rimasto seduto a guardare.
Crudo e ingiusto riassunto della realtà di un giocatore pagato oltre 100 milioni.
Su cui pesa anche l’estrema fragilità fisica che probabilmente l’esponenziale sviluppo muscolare nella fase Real ha portato con sè. Quattordici gli infortuni da quando è al Real. In 5 anni poco meno di 3 infortuni di media, il conto è facile. Tutti, o quasi, di natura muscolare ennesima prova di conclamata fragilità. 62 partite saltate e passate in infermeria da quando è al Real.

Nei piani d’utilizzo dell’estate 2013 c’era ben altro programma nelle teste Real. Fino a quel momento l’acquisto più esoso dei Blancos – anche più di CR7 – e della storia con Ancelotti in panchina aveva ben altre prospettive di utilizzo. E proprio di quel CR7, Bale, doveva essere nei piani madrileni il sostituto.
Nelle prima stagioni con Re Carlo il rendimento sembrava almeno avvicinarsi a corrispondere all’investimento fatto. Due stagioni mai sotto le 44 presenze, 39 gol in due anni, la decima con il gol del sorpasso sull’Atletico al minuto 110, il gol in finale di Coppa del Re contro il Barcellona ai supplementari con quello scatto leggendario da metà campo erano prove di investimento azzeccato. E gli infortuni tutto sommato arginati. “Solo” 4 in quei due anni.

Poi la discesa con Zidane. Dalle 48 presenze dell’ultimo anno di Ancelotti era passato alle 31 del 2015/16. 15 partite saltate per infortunio.
Sempre e comunque una considerazione da titolare che Zidane non ha mai potuto – e forse voluto – dargli con i picchi di Isco prima, Asensio e Vazquez poi.

Poi la decima-terceira conquistata con le proprie mani (e l’aiuto di quelle di Karius). “Rovinato” tutto però dalle dichiarazioni dopo la partita. Piccoli – neanche troppo – sassolini levati dalla scarpa.

Ero molto deluso per non aver cominciato la partita da titolare: pensavo di meritarlo. La cosa migliore che potevo fare era entrare e avere un impatto, ci sono riuscito. Ho bisogno di giocare e questo non è successo in questa stagione.

Parlerà di mercato con i suoi agenti. L’ha detto.
Non inimmaginabile l’epilogo. Difficile possa accettare di restare a Madrid senza abiti da protagonista vestiti addosso. E la risposta indiretta di Zidane in questi anni è stata chiara con l’utilizzo relativo sul campo.
A maggior ragione dopo le parole di Ronaldo, un probabile addio annunciato che – per il peso del portoghese – non potrà essere smorzato solo da Bale.

Di motivi per il probabile addio ce ne sono: il ciclo di questo Real potrebbe essere per alcuni giunto al termine. Giocatori come Ronaldo, Modric, Kroos e lo stesso Bale erano arrivato al Real con la scommessa di vincere tutto. L’hanno fatto. E probabilmente un rinnovamento potrebbe essere necessario visto che 6/11 dei titolari di Kiev superavano i 30 anni. Tutto per evitare di giungere a tardive riparazioni che per esempio la Champions del 2010 – con le dovute proporzioni – ha portato.
Allo stesso modo la cessione di Bale – dal punto di vista del club – potrebbe essere all’ultimo occasione utile per poter monetizzare il più possibile. Le primavere sono 29, dal punto di vista muscolare è conclamato che il gallese non possa rappresentare una garanzia in tutto l’arco della stagione e le premesse di sostituto di CR7 del suo arrivo non si sono lontanamente avvicinate alla realtà.

Tutto passa inevitabilmente da Florentino Perez. Nel limbo tra conferma del presente o necessario rinnovamento.

Da uomo della finale a scontento numero 1.

Il futuro di Bale non ha nulla di sicuro.

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Lecce, Dermaku prosegue il lavoro differenziato: i dettagli

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Lecce

Prosegue in casa Lecce la preparazione in vista di quello che sarà un intenso 2023 di Serie A; i salentini, nonostante 8 rassicuranti punti di vantaggio sulla Cremonese terzultima, sono ancora ben lontani dal raggiungere l’obiettivo salvezza, per la quale servirà una rosa il più al completo possibile.

In questa direzione lavora dunque Kastriot Dermaku, difensore albanese che sta proseguendo il proprio programma di lavoro differenziato per recuperare dal recente infortunio al bicipite femorale della coscia (lesione di primo grado).

Nell’allenamento di ieri ha continuato a prendere confidenza con il campo, e in questo senso proseguirà la sua preparazione al primo match del 2023 del suo Lecce, in casa contro la Lazio.

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Dopo l’operazione al ginocchio che gli ha impedito di giocare i primi mesi di questa stagione, Zlatan Ibrahimovic è pronto a tonare ad allenarsi: come riporta il club rossonero l’attaccante svedese svolgerà alcuni allenamenti individuali a Milanello la prossima settimana e poi raggiungerà i compagni di squadra nel ritiro a Dubai in programma dall’11 al 20 dicembre, in cui continuerà con il suo programma di allenamento per farsi trovare pronto il prima possibile.

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Sampdoria, Colley in uscita: contatti con la Salernitana

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Sampdoria

Entra nel vivo il calciomercato dei club di Serie A. Per la Sampdoria, sarebbe in uscita Omar Colley. Il difensore gambiano non rientra più nei piani del club blucerchiato e a gennaio potrebbe dire addio.

Il centrale classe 1992 sarebbe finito nel mirino della Salernitana e si sarebbero registrati anche i primi contatti. Al momento, però, l’operazione sarebbe ostacolata dall’elevata richiesta economica della società ligure, che vorrebbe ricavare almeno 4 milioni di euro. Su Colley ci sarebbe anche l’interesse di altri club di Serie A, tra cui Cremonese e Monza. Le prossime settimane potrebbero rivelarsi decisive per il futuro del 30enne ex Genk.

A riportare la notizia è tuttosalernitana.com.

 

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Calcio Internazionale

Lautaro non convince, Messi lo difende nell’intervista post partita: le parole

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Dopo la tragicomica prestazione di Lukaku contro la Croazia, il duo offensivo dell’Inter conferma il suo evidente momento di difficoltà; il match con l’Australia è stata infatti una grossa occasione mancata per Lautaro Martinez, che dopo aver perso il posto da titolare in favore del più pimpante Julian Alvarez (a segno anche ieri sera), fatica a ritrovare il proprio proverbiale killer istinct sotto porta.

El Toro, nel momento di maggior difficoltà dell’Argentina, ha fallito due occasioni abbastanza nette a tu per tu con Ryan (portiere australiano), impedendo alla Selecciòn di chiudere una partita che si stava rivelando sempre più spinosa dopo lo sfortunato autogol di Enzo Fernandez.

In suo soccorso non poteva dunque che arrivare Leo Messi, padre e padrone dell’Albiceleste (oltre che uomo-assist in entrambe le occasioni fallite dal centravanti nerazzurro), che ai microfoni di Tyc Sports ha rincuorato il proprio compagno di reparto: “Lautaro è un attaccante che vive di gol, ed è un giocatore molto importante per noi; l’importante è che stia bene in vista dei quarti contro l’Olanda.”

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