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La nuova Masìa

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La nuova Masìa

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Adesso sembra essere il Real Madrid a farsi sotto per Neymar: le ultime battute in merito parlano di uno scambio sull’asse Parigi-Madrid con Cristiano Ronaldo e soldi (tanti) dalla Spagna verso la Francia e il brasiliano che fa il percorso inverso. Il calciomercato del ventunesimo secolo è cresciuto con un’esponenzialità tale che è impossibile rendersi conto di quanti milioni fra sceicchi, petrolieri, magnati, burocrazie e sponsor stiano attualmente girando nel sempre più complesso mondo sportivo. Un circolo vizioso che ha attirato le strategie sempre molto accorte del Barcellona, i cui acquisti di Dembelè prima e Coutinho ora sono un unicum nel recente mercato dei blaugrana. Infatti, il vero serbatoio di risorse per i vari Guardiola, Villanova, Martino e Luis Enrique è stata la Masìa, l’affascinante e romanzata cantera del club catalano in cui hanno dormito e si sono allenati tutti i grandi big del Barça dell’ultimo periodo storico: da Messi a Iniesta passando per Xavi e Fabregas. Un luogo che da meta fisica diventa entità calcisticamente culturale, in cui i ragazzi crescono col sogno meno utopico del previsto di diventare dei campioni che giocano al Camp Nou.

Il sentimento di amore per il club, la vera motrice del talento di questi ragazzi, è stato per decenni il miglior spot per l’intera Masìa che, appunto, negli anni è riuscita ad annoverare tra le fila della prima squadra un talento dopo l’altro. La maggior parte, spesso e volentieri, era piacevolmente di origine catalana. Tutt’ora ci sono nella prima squadra di Ernesto Valverde giocatori giunti da quel mondo accademicamente fantastico che magari, dopo prestiti e viaggi formativi, sono tornati alla casa base nel tentativo di concretizzare sul prato del Camp Nou quelle nozioni di alta classe ricevute alla Ciutat Esportiva Joan Gamper. Oltre ai vari Messi, Busquets e Iniesta, nell’organico di quest’anno militano ancora Sergi Roberto, Rafinha, Gerard Deulofeu, e in giro per l’Europa ci sono tantissimi altri talenti cresciuti all’ombra del Camp Nou come Alejandro Grimaldo, terzino mancino del Benfica molto rimpianto dalle parti di Barcellona. Il recente caso del laterale sinistro riscattato dai lusitani mentre il Barça prelevava Digne dalla Roma, ha fatto crescere notevoli perplessità dalle parti di Barcellona  constatando come i talenti home made fossero diventati merce di scambio, e che il valore attuale del club non è più il risultato di qualcosa di interno ma di dinamiche puramente globalizzate. Adesso molto più di prima.

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Se si prende il periodo più recente di storia del Barcellona, tale dagli anni di Guardiola fino al presente più vicino della reggenza di Ernesto Valverde, la struttura del roster del Barça è nettamente cambiato negli anni. Si è passati da un’organico più giovane e compatto a una rosa lentamente sempre più eterogenea e con una forte pretesa di internazionalità, come dimostrano le tantissime nazionalità rappresentate dai calciatori nella squadra di quest’anno: un tedesco, un olandese, un croato, un uruguagio, un colombiano, un belga, due portoghesi, due argentini, due brasiliani, tre francesi e undici spagnoli. Sono di fatto undici i Paesi all’interno dello spogliatoio del Barça, meno di quanti ce ne fossero anno scorso (12) ma più della stagione 2010-2011, la penultima con Guardiola in panchina. Questo dato è importante per risalire al nucleo dell’evoluzione del Barcellona negli anni, che ha lentamente abbandonato l’ideale tradizional-popolare della giovane promessa catalana inserita tra i pro e l’acquisto poco parsimonioso di giocatori di altre squadre. Perché in fin dei conti la rivale politica galactica di Florentino Perez a Madrid ha iniziato a dare i suoi frutti a metà degli anni duemila e ancor di più nel periodo in cui Guardiola si sedeva al Camp Nou. Prima c’era la formazione praticamente da all star con Zidane, Roberto Carlos, Ronaldo e Beckham, poi si è passati a quella con Sergio Ramos, Cristiano Ronaldo, Bale e Kakà; praticamente, a Madrid ogni anno la rosa era qualcosa di inarrivabile, e anche se poi sul campo i risultati dicevano altro (il Real ha vinto una Champions solo 12 anni dopo l’ultima vittoria a Glasgow) il Real era comunque la squadra con i giocatori più forti del mondo. Quindi si è acuita con termini enfatici e grossolani la sfida sul piano delle trattative tra Real Madrid e Barcellona, che dal canto suo, ha risposto prima con il casalingo tiki-taka, magia tattica creata da un allenatore catalano con giocatori di origine casalinga, poi con acquisti monstre. A iniziare da Neymar, il primo vero grande acquisto dell’era moderna nato dalla rivalità calcistica tra Real Madrid e Barcellona.

Nel 2013, il Barça aveva acquistato il talento di Neymar già da qualche mese, ma l’affare si concretizzò solo a giugno dando il via a un’operazione giudiziaria che coinvolse il presidente blaugrana  Sandro Rosell (poi dimessosi) e la Procura di Madrid. La federcalcio spagnola, dopo alcune pressioni, fece emergere delle pesanti irregolarità nel trasferimento di alcuni calciatori minorenni ad opera del Barcellona, conducendo, dopo l’acquisto di Neymar, ad un blocco del mercato per i catalani. Il prezzo d’acquisto del brasiliano, tra l’altro, non è mai stato reso chiaro. Una cifra che supera i cinquanta ma scende sotto i sessanta, qualcosa come 57 milioni di euro che alla fine, per via dell’inchiesta, hanno portato allo scoperchiamento di alcune irregolarità e al successivo blocco del mercato per i catalani. Eppure, Neymar è stata la prima colonna economica del nuovo Barcellona, che mai negli anni antecedenti aveva speso così tanto. Il brasiliano ha anticipato di qualche stagione i recenti botti di Dembelè e Coutinho, con quest’ultimo che è diventato il giocatore più pagato nella storia del Barcellona. Considerando le ultime entrare al Camp Nou, ovvero Coutinho e Jerry Mina, il presidente Bartomeu ha speso nel complessivo 324 milioni di euro da giugno ad oggi; prendendo due stagioni significative per i blaugrana del periodo più recente, ovvero il sopracitato da Guardiola a Luis Enrique, il confronto con l’annata attuale lascia sbalorditi. Il calciomercato della stagione 2010-2011 (vittoria di Liga, Copa del Rey e Champions League) ha visto la spesa complessiva di 72 milioni di euro, di cui la maggior parte spesi per David Villa (40 milioni per strapparlo al Valencia). Più avanti, nell’annata 2014-2015, la prima di Enrique al Camp Nou, la dirigenza ha speso 166,6 milioni per costruire l’ossatura della formazione odierna, vale a dire Suarez (60 milioni), Rakitic (18), ter Stegen (12), Vermaleen (20). Ma più nello specifico, si può vedere come nelle varie stagioni il prezzo della spesa del club sia aumentato progressivamente, passando dai 96 milioni della prima stagione di Guardiola (2008-09) ai 166 dell’ultima di Luis Enrique (2016-17), con alcuni sali scendi:

STAGIONE:                             SPESA (€):

2008-09                                96

2009-10                                 113,50

2010-11                                   72,50

2011-12                                   60

2012-13                                  33

2013-14                                  101,20

2014-15                                  166

2015-16                                  51

2016-17                                  122

E’ ovvio che il blocco del mercato nell’estate del 2015 ha fatto si che giocatori come Alexis Vidal e Arda Turan vennero bloccati e poi comprati solo a gennaio, eppure, tale impedimento burocratico non ha impedito ai massimi vertici del Barcellona di plasmare negli anni una rosa competitiva in cui ai giovani canterani si sono sostituiti pezzi da 90 del mercato internazionale. Considerando che nell’anno passato in Liga c’era una media del 27,3% di giocatori provenienti dal vivaio, statistica maggiore degli altri tornei top (Bundesliga 13,3%, Italia 8,9%, Premier League 11,7%), il Barcellona ha avuto sempre e comunque una buona presenza di talenti di casa propria nel suo roster, e talvolta, il discorso era lo stesso per la panchina (Pep Guardiola, Tito Villanova). La globalizzazione, come ha specificato anche Rivista Undici in questo caso, ha aperto le porte sia a un nuovo progetto di Masìa che a una rivoluzione culturale in casa Barcellona.

RENDIMENTO

Il potenziale tecnico del Barcellona negli ultimi anni è aumentato a dismisura, rendendo appunto meno omogenea la provenienza dei vari giocatori, ma diventando nel complessivo una corazzata quasi imbattibile. L’apoteosi fallimentare della spedizione in Champions di Luis Enrique, unita alla depressione estiva del post Neymar, hanno trascinato il Barcellona in un vortice di polemiche e malafede che raramente si sono potute incontrare negli ultimi anni. Di fatto, il club solo con gli acquisti è riuscito a placare la fame di circensem del popolo blaugrana, per la prima volta veramente in difficoltà nei confronti del Real Madrid.

https://www.youtube.com/watch?v=w1ckP-Htn1o

L’attuale presente tuttavia ha sovvertito il binomio settembrino Madrid > Barcellona sia con un netto 0-3 al Bernabeu che con 19 punti di vantaggio in classifica: tutto questo senza Neymar, Dembelè e Coutinho. Il Barcellona di Valverde ha spopolato in Spagna e in Europa raggiungendo picchi di lirismo tecnico inarrivabile ad esclusione, forse, del Manchester City di Guardiola e del Napoli di Sarri. L’impostazione della nuova rosa è fondata sul rispolvero di elementi neanche lontanamente titolari nelle formazioni del passato come Paulinho e Semedo, che in realtà stanno dando un contributo notevole alla causa attualmente primatista in Liga. Eppure, Bartomeu ha capito che per mandare un messaggio di definitiva sconfitta al Madrid, in questa singolar tenzone, la società doveva fare il gioco di Perez e trascendere da un piano puramente calcistico a un’altro totalmente finanziario: il Barcellona ha scelto di investire 160 milioni di euro per un solo giocatore, sborsando una cifra di poco inferiore alla spesa massima effettuata nelle ultime stagioni (i 166 della 14-15).

https://www.youtube.com/watch?v=_q1sk2_NsbI

La disinibizione della dirigenza catalana in termini di mercato o meglio fantamercato sta contribuendo ad aumentare quel circolo vizioso in cui la cifra per il giocatore non rispecchia più il suo valore effettivo ma quello iconico e soprattutto futuro, che più o meno lontano che sia, con la promessa del “diverrà” permette un guadagno enorme. Basti pensare al caso di Vinicius Junior con il Real Madrid, prelevato per giugno 2018 e ancora fermo in Brasile; eppure, il suo cartellino è costato ai Blancos 43 milioni di euro.

 

Il Barcellona con gli attuali 324 milioni è “in vantaggio” sulle spese di Manchester City (246,80), Bayern Monaco (116,50), Psg (238, considerando il prestito di Mbappe), Real Madrid (46,50), Manchester United (164,40) e Milan (194,50). Riassumendo, in totale disgiunzione con quelle che erano le leggi interne del mercato del Barcellona, il club catalano è diventato la squadra con la spesa più esosa di tutta Europa dando una spinta eccezionale alla ruota del proprio marchio. Infatti la questione marketing è praticamente il vero motore delle recenti campagne acquisti del Barcellona, che senza ombra di dubbio può contare su una base figurale già universale; nonostante ciò essa deve competere annualmente con i brand di Real Madrid, Manchester United e Psg, quest’ultima new entry in totale anacronismo con il suo passato iconico-calcistico. La fama è diventata il centravanti più prolifico di tutta la rosa del Barcellona, che da squadra a trazione popolare si è trasformata, negli ultimi tempi, in qualcosa che il proprio fatturato (708 milioni) può ben dimostrare. La possibile esclusione dalla Liga per motivi politici è una scomoda influenza che il Barca vuole abbattere sotto traccia, perchè è vero che il club è l’identificazione massima di società e sport in tutta la Catalunya, ma è pure vero che l’identità internazionale del Barcellona è troppo forte per essere limitata a qualcosa di puramente territoriale. Per tanto, non si stupiscano gli spettatori di una nuova ondata di acquisti: il calciomercato, per il Barcellona, lo fanno pure le altre squadre.

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Calcio Internazionale

Sorpresa Italia: Barella insieme a Bonucci non parte per Malta!

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Al termine del match con l’Inghilterra, in cui è arrivata una pesante sconfitta, l’Italia si proietta alla sfida di domenica sera contro il Malta con già due assenze certe. Oltre a quella pre-annunciata di Bonucci, che ha accompagnato i suoi compagni a Napoli per essere vicino alla squadra senza essere in condizione di giocare, c’è anche quella sorprendente di Barella.

Come ha fatto sapere la comunicazione della nazionale azzurra, infatti l‘interista e lo juventino non parteciperanno alla trasferta che attende la squadra di Mancini rientrando nei club di appartenenza. Anche nel caso del centrocampista nerazzurro, il motivo sembra riconducibile ad alcuni problemi fisici o comunque ad una condizione fisica non ottimale. L’ex Cagliari infatti avrebbe stretto i denti per prendere parte al match del Maradona.

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Calcio Internazionale

Kane dopo il record di gol: “Serata molto speciale, indimenticabile”

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Kane

Italia-Inghilterra è stata una partita che Harry Kane ricorderà a lungo. Oltre a essere il capitano del gruppo della nazionale inglese che è tornato a vincere in Italia, dove il successo per i Tre Leoni mancava dal 1961, è diventato il miglior marcatore dell’Inghilterra.

Al termine del match, in salta stampa, ha raccontato tutte le sue sensazioni.

SERATA SPECIALE –È fantastico tornare a vincere in Italia dopo tanti anni. È una serata molto speciale per me, indimenticabile. Grazie a voi tutti presenti per far si che questo sogno sia diventato realtà“.

LA SENSAZIONE DEL RIGORE –È ancor più dolce questa sensazione dopo aver vinto questa partita, è una serata davvero fantastica. È stata una gara molto dura, avevo la sensazione che sarebbe stato un rigore e fortunatamente sono riuscito a trasformarlo“.

FUTURO –Non voglio guadare troppo avanti, nel calcio possono succedere tante cose. Ma ho 29 anni, sono nel momento migliore della mia carriera e voglio giocare a lungo con questa Nazionale. Mi godrò questo momento, ma bisogna essere pronti per domenica. Speriamo io possa segnare ancora tanti gol“.

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Ancora problemi tra Mazzarri e il Cagliari: aperto un procedimento penale

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Cagliari

L’esperienza di Mazzarri sulla panchina del Cagliari non è andata come il tecnico avrebbe auspicato. L’allenatore, arrivato il 15 settembre 2021, alla quarta giornata di campionato, dopo l’esonero di Semplici, ha concluso l’esperienza in terra sarda nel peggiore dei modi, con un pesante litigio avuto il 2 maggio scorso con il presidente Tommaso Giulini, che è costato il licenziamento al tecnico ex Sampdoria, Napoli, Inter e Torino. Cagliari che poi, a fine stagione, è retrocesso in Serie B con, in panchina, il traghettatore Agostini.

Una discussione, quella tra l’ex tecnico rossoblù e il numero 1 del club, in cui sono volate parole grosse, e che, a quasi un anno di distanza, fa ancora parlare. Infatti, dopo la querela presentata proprio dal presidente Giulini alla Procura della Repubblica, è stato aperto un procedimento penale per diffamazione. Gli investigatori della Procura stanno cercando, tramite l’aiuto di testimoni, di ricostruire la vicenda per accertare l’accusa di diffamazione.

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Cancelo sull’esonero di Nagelsmann: “L’ho appena scoperto, lo ringrazio”

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Cancelo

Dopo la partita di qualificazione a Euro 2024 Portogallo-Liechtenstein, terminata 4-0 in favore dei portoghesi, Joao Cancelo, terzino del Bayern Monaco e autore del gol che ha aperto le marcature della sfida, parlando ai microfoni di Sky, ha scoperto la notizia dell’esonero di Julian Nagelsmann e l’ha commentata:

SULL’ESONERO DI NAGELSMANN – L’ho appena scoperto. So che non lo troverò al mio ritorno ma lo ringrazio”.

SU TUCHEL, PRINCIPALE INDIZIATO A SOSTITUIRLO – “Mi ha fatto perdere una Champions, spero che quest’anno me la faccia vincere”.

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