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Barcellona e Real Madrid: la battaglia dei 18 giorni

Barcellona e Real Madrid: la battaglia dei 18 giorni

INTRODUZIONE

Barcellona e Madrid.. i due mondi fusi in uno. Due condottieri, due armate, due terre da difendere dalle scorribande nemiche. Una bandiera da proteggere che racchiude l’essenza di due mondi culturalmente, politicamente e socialmente lontani. Modi di pensare, agire e vivere opposti. Un odio pronto a propagarsi, diffondersi e spargere sangue, mietendo vittime sul campo.

Una guerra dei 30 anni che, quasi mezzo secolo dopo, si trasforma nella battaglia dei 18 giorni, spostandosi dal centro dell’Europa alla calda e accogliente Spagna. Un terreno di combattimento lungo 626 km, la distanza necessaria per andare da Barcellona a Madrid, con due focolai pronti a divampare. Uno, il Santiago Bernabeu, l’altro, il Camp Nou. Il calendario segna il 16 aprile 2011, è il giorno del primo di quattro clasicos tra merengues e blaugrana, è il giorno della discordia.

La partita più spettacolare, attesa e prestigiosa del continente. Due volte all’anno, un doppio incontro che incendia i cuori di chiunque si professi amante del gioco del calcio. Ora, immaginate se questa abitudine, resa ancora più imperdibile e affascinante dalla contemporanea presenza dei due più grandi calciatori viventi, Cristiano Ronaldo e Messi, raggiunga livelli catartici, facendo incrociare le due superpotenze europee quattro volte nell’arco di 18 giorni. Campionato, finale di Coppa del Re e bis in semifinale di Champions League. La tensione accumulata che rischia di esplodere da un momento all’altro, il limite della moderazione sempre sul punto di essere superato. Blancos contro Culés, la capitale contro l’indipendentista Catalogna, Mourinho contro Guardiola.

 

PROLOGO

Il Barcellona, alla vigilia della stagione 2010-2011, è la squadra più forte e dominante d’Europa. Il calcio di Guardiola sta per raggiungere l’apice e, dopo la delusione della semifinale di Champions League persa contro l’Inter di Mourinho, la voglia di rivincita è straripante. L’allenatore portoghese, finita la finale del Bernabeu vinta dai nerazzurri, decide di rimanervi, facendone il suo personale salotto. L’impatto con la nuova realtà e con i ragazzi di Pep è folgorante. Il primo scontro tra i due, datato 29 novembre 2010, è da incubo. Il Barcellona rifila una manita storica agli odiati rivali. Il 5-0 inflitto tra le calde mura del Camp Nou è il preludio di quanto accadrà cinque mesi più tardi.

Sliding doors. Il Clàsico di novembre cambia tutto. Il Real, sconfitto, perde la testa della classifica, superato dal Barcellona che, da quel momento in poi, rimarrà saldamente al vertice senza più perdere posizioni. Il cammino in Coppa del Re è glorioso per entrambe, ricco di reti e vittorie roboanti, raggiungendo la finale del Mestalla di Valencia. In campo internazionale, invece, il percorso verso il paradiso è ugualmente trionfale. I blancos si sbarazzano di Lione, agli ottavi, e Tottenham, ai quarti, vedendosi spalancare le porte della semifinale. Il Barcellona fatica con l’Arsenal, ma passeggia contro lo Shaktar. L’ultimo atto prima della finale di Wembley sarà l’ennesimo, doppio Clàsico. Il puzzle perfetto inizia a completarsi di tutti i suoi pezzi. All’appello, mancano quelli più difficili da fare incastrare.

ATTO I: 16 APRILE 2011

Delle quattro sfide sicuramente la meno spumeggiante e, a livello di importanza, rilevante. Il Barcellona ha 8 punti di vantaggio sulle merengues, chiamate al miracolo per riacciuffare i ragazzi allenati da Guardiola. L’attenzione è rivolta ai successivi tre incontri che tengono con il fiato sospeso gli appassionati di mezzo mondo. I giocatori hanno lo sguardo proiettato verso la finale di Coppa del Re in programma il 20 aprile.

La partita è equilibrata, decisa da due rigori, uno per parte. Cristiano Ronaldo risponde a Messi per l’1-1 finale. I blaugrana mantengono le distanze dal Real, mettendo una pietra tombale sulle speranze di rimonta dei blancos. A fine campionato, con 96 punti, il Barcellona vincerà il 21esimo campionato della sua storia.

 

ATTO II: 20 APRILE 2011

Un trofeo in palio, la prima resa dei conti tra il nativo di Sétubal e quello di Santpedor. La cornice è quella del Mestalla di Valencia, adibito a festa in occasione della finale della Coppa di Spagna. Il Real domina la prima frazione di gara, costruendo occasioni da rete a ripetizione. Ozil, Ronaldo e Di Maria tormentano la retroguardia blaugrana, con Adebayor, Benzema e Higuain in panchina pronti a colpire.

Il Barcellona si riprende solo nel secondo tempo. I ruoli si invertono e Messi e compagni iniziano a macinare calcio. I 90′, però, non sono sufficienti, occorrono i supplementari. CR7, assente dal match fino a quel momento, assorto in un torpore continuo, si desta e su un cross del fideo prende il volo, colpendo il pallone con una frustata di testa che trafigge Pinto, decretando la vittoria blanca. Mourinho uno, Guardiola zero.

ATTO III: 27 APRILE 2011

La tensione cresce, si fa sempre più opprimente. I ’90 più clamorosi, impattanti e memorabili delle quattro sfide stanno per prendere forma, lasciando strascichi che avranno ripercussioni epocali. È una prova cruciale per i due allenatori, determinati a prevalere l’uno sull’altro, animati da un odio sportivo senza eguali. Essere migliore dell’altro, umiliarlo calcisticamente, cancellarlo dalla mappa del pallone europeo.

Mourinho legge in anticipo la partita, inserendo Pepe in mediana, azzeccando la mossa. Il difensore portoghese rompe il gioco del Barcellona, costringendo Xavi e compagni a cambiare tattica. Sfondare il muro bianco è un’impresa infernale, fino al 61′. Pepe interviene in maniera scomposta su Dani Alves, il quale accentua vistosamente la caduta, probabilmente facendo lievitare l’entità del fallo. Il tackle è pericoloso, dritto sulla tibia del terzino brasiliano. L’arbitro non ha dubbi ed estrae il cartellino rosso, scatenando l’ira del Real Madrid.

La partita esplode e Messi ruba la scena a tutti. Il primo dei due gol è da attaccante di razza. Afellay fa terra bruciata sulla fascia destra e crossa in area. Il numero 10 blaugrana anticipa Sergio Ramos e di piattone batte Casillas. Il raddoppio è un capolavoro assoluto. Partito da centrocampo, su appoggio di Busquets, semina il panico nella difesa avversaria, saltando come birilli ogni uomo lungo il suo cammino. 0-2 e qualificazione in tasca. Finita la battaglia in campo, inizia la guerra psicologica ai microfoni. Mourinho uno, Guardiola uno.

 

ATTO IV: 3 MAGGIO 2011

Mourinho, sconfitto sul rettangolo verde, è furioso. Non ci sta. In conferenza stampa mette in scena uno dei suoi show più famosi, dando vita al mito dell’intervista dei por qué. Le critiche mosse all’UEFA sono diverse, tra cui quella di favorire puntualmente il Barcellona. Gli attacchi tirano in ballo anche l’Unicef e, ovviamente, Pep Guardiola. Il tecnico catalano, sempre pacato e attento, non ci sta e nella rueda de prensa che precede il ritorno contrattacca.

I nervi sono tesissimi. Il morale delle due squadre in vista della sfida è diversissimo. Il Real ha tutta la pressione del mondo addosso, deve ribaltare lo 0-2 al Camp Nou. I blaugrana volano sulla cresta dell’onda, senza paura. L’incontro non ammette sorprese, finendo 1-1. Segnano Pedro e Marcelo, siglando un pareggio che premia i catalani portandoli in finale di Champions League che vinceranno contro il Manchester United per 3-1. Mourinho uno, Guardiola due.

L’anno successivo Mourinho vincerà la Liga davanti all’eterno nemico. Guardiola lascerà la Catalogna e i due si ritroveranno in Inghilterra. Sono passati dieci anni da quel lontano 2011 in cui il Barcellona vinse la battaglia dei 18 giorni contro il Real Madrid, un evento unico e irripetibile che ha illuminato l’Europa calcistica, rendendo l’aprile di quell’anno uno dei più indimenticabili della storia del gioco.

 

(immagine in evidenza da Flickr.com, con diritto Google Creative Commons)

 

 

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