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Barcellona-Inter: l’ex sbagliato

Ventiquattro ottobre duemiladiciotto. Ancora una volta in quel di Barcellona si verifica il paradosso dell’ex.

Quando l’ex calciatore colpisce, spesso lo fa in modo decisivo e inaspettato, non dovendo rendere conto a nessuno e facendo esclamare ai vecchi tifosi, fra la disperazione generale: “Perché non l’abbiamo tenuto?”

L’EX SBAGLIATO

Immaginatevi per un momento lo scenario: da una parte si rivede Philippe Coutinho che l’Inter prelevò dal Vasco da Gama, rendendolo popolare agli occhi di tutti. Otto anni dopo il calciatore stesso viene pagato 120 milioni di euro dal Barcellona e in lui viene individuato il probabile sostituto – in rosa titolare – del partente Iniesta e di Neymar.

Ed è per questo che a Milano si trema pensando allo scontro con lui: quando il biscione lo lasciò partire, il brasiliano era poco più che un ragazzo magrolino, con una valigia in mano, un biglietto al Gate 8 di Milano Malpensa e tantissime speranze.

Nella stessa stagione del suo addio, l’Inter investe quei dieci milioni di euro su un talentino argentino che alla Samp sta sorprendendo il mondo: Mauro Icardi.

Ha giocato 33 partite, ma è già andato in doppia cifra nonostante sia appena maggiorenne. Quel ragazzotto aveva un passato nelle giovanili del Barcellona, ma la tanta voglia di emergere nel calcio che conta lo aveva portato a scegliere di abbandonare la catalogna.

Ed è per questo che Barcellona-Inter doveva essere allo stesso modo, e nella stessa misura, un Coutinho contro Icardi. Arriva, poi, però, l’ex che non t’aspetti.

IL DENTE AVVELENATO DI RAFINHA

Figlio di Mazinho, ex centrocampista difensivo di Fiorentina e Lecce, Rafael Alcantara arrivò a Milano in prestito. La cifra da spendere per trattenerlo era pressoché fuori luogo per le tasche del club, così come per il valore del calciatore.

Arrivato assieme a Cancelo e inizialmente considerato un tappabuchi, a fine anno sarà lui che i tifosi nerazzurri rimpiangeranno maggiormente. In pochissimi mesi prenderà con la forza la titolarità, confermandosi centrocampista molto duttile, adatto anche a impiegare la trequarti e la fascia destra.

Impeccabile nei passaggi, faceva dello stacco in velocità una delle sue armi migliori.

Inoltre, la capacità di svolgere anche il ruolo di mezzala ha ben presto fatto capire a Luciano Spalletti come un giocatore del genere fosse indispensabile per il progetto-Inter.

La cifra del riscatto, però, era più che folle: il Barcellona esigeva 38 milioni di euro comprensivi di bonus; è per questo che a giugno il prestito scade ed il calciatore carioca torna da mamma-Barça.

Quando il ventisei ottobre, ieri, si affrontano le due compagini, Rafinha è quello che passa maggiormente inosservato agli occhi dei milanesi. Alcantara, invece, ha il grande obiettivo di farsi rimpiangere: vuole essere l’altro ex. Quello che non t’aspetti. Quello sbagliato.

LA SORPRESA DI VALVERDE

Ha giocato solo due gare Rafinha fino a quel momento: nella prima occasione è stato schierato esterno di un centrocampo a quattro nel 4-4-2 con cui il Barça ha sconfitto il Siviglia in pieno agosto, alzando al cielo la Supercoppa spagnola, il primo trofeo stagionale. Da lì dovrà aspettare esattamente un mese prima di poter riscendere in campo: allo stadio San Sebastian i blaugrana affrontano la Real Sociedad. Stavolta il modulo è un 4-3-3 e Rafinha gioca mezzala vicino a Rakitic e Sergi Roberto.

Proprio per questo è una grande sorpresa quando Valverde si presenta al Camp Nou contro l’Inter ancora con il suo 4-3-3, ma schierando il carioca fra i tre d’attacco.

Il centrocampo è lo stesso di sempre, con Rakitic fondamentale nella porzione offensiva e Busquets, lo spazzacamini, fondamentale in fase di ripiegamento. Nel mezzo l’insostituibile Arthur, lavoratore silenzioso.

Anche senza Messi nessuna possibilità per Ousmane Dembélé, così come per Malcom, sempre più fuori dal progetto de club spagnolo.

E allora il tecnico ex Bilbao dall’altra parte si affida a Coutinho, schierando un tridente leggere, composto, oltre che da Suarez, da un trequartista e da un centrocampista tuttofare.

INTER LABORIOSA

Enormi sono i rattoppi che deve mettere Luciano Spalletti, perché se è vero che la missione poteva esser più agevole senza Lionel Messi davanti e senza il centrale Umtiti, è anche vero che sulla sponda nerazzurra l’assenza di Radja Nainggolan, faro del centrocampo interista, si fa sentire prepotentemente.

Il solito 4-2-3-1 di stampo Spallettiano si disegna da sé: vanno Vecino, l’eroe di Champions, e Brozovic sulla mediana.

A fare il Ninja ci va il Sindaco Borja Valero, che pare essersi ripreso alla grande dopo la scorsa stagione altalenante.

Niente da fare per Keita Baldé e Politano. Dopo aver schierato Perisic sulla sinistra, dalla parte opposta la scelta del mister di Certaldo ricade su Antonio Candreva che, grazie a doti difensiviste, può aiutare a contenere le possibili sfuriate, partenti dal basso, di Sergi Roberto.

COME AL DERBY

Prima della gara, la buona notizia arriva dall’Olanda: nei minuti finali il PSV pareggia i conti, bloccando il Tottenham sul 2-2 e consentendo, di fatto, all’Inter, di disputare la gara del Camp Nou in tutta tranquillità.

La strategia di Spalletti è sempre la stessa: l’Inter attacca e difende con tutti gli uomini, arrivando, persino, ad avanzare con cinque uomini assieme. La difesa nerazzurra si posiziona alta, incaricata di fermare in anticipo le offensive blaugrana, costringendo, molto spesso, gli incursori avversari, a perdersi in fuorigioco.

Inoltre, è brava l’Inter dalle prime battute a non far ragionare il portatore di palla, pressandolo costantemente e insistentemente.

Nei primi minuti i catalani si trovano in difficoltà, venendo bloccati sia per vie centrali che sulle corsie laterali. L’aggressività sul centrocampista portatore di palla chiude le strade al modo solito di giocare dei padroni di casa, i quali non riescono a scambiare mai con i tre davanti.

INTUIZIONE VINCENTE

Quando il tecnico spagnolo si accorge del potenziale pericolo, cambia indicazione. Il Barcellona smette di giocare sulle sponde e ordina ai propri centrocampisti di non venire più avanti palla al piede. La sfera, invece, passa direttamente ai tre attaccanti. Rafinha, Suarez e Coutinho smettono di andare in appoggio, trovando puntualmente il muro interista, ma, piuttosto, dialogano tra loro.

Aumentando il palleggio, iniziano a far sudare il pallone, muovendosi, però, tanto anche senza la sfera. Le incursioni del tridente fa quindi perdere il controllo della situazione ai nerazzurri, con l’Inter che si ritrova costretta a cambiare, in corso, il proprio metodo di gioco.

Ed è proprio con un inserimento magistrale che i padroni di casa sbloccano la gara: Suarez pesca in area di rigore Rafinha, che si infila alla perfezione fra due difensori nerazzurri, scappa alla marcatura di Skriniar e batte un incolpevole Handanovic.

DISTANZA

Il vantaggio blaugrana, però, è una coltellata per l’Inter. I movimenti rapidi dei tre davanti costringono la difesa nerazzurra a schiacciarsi, perdendo quelle indicazioni di Spalletti che la volevano alta fin dall’inizio.

Il metodo di Valverde di cambiare a gara in corso obbliga il certaldino a far abbassare la sua retroguardia per non incappare in una goleada, anche se, così facendo, il centrocampo risulta esser troppo lontano dalla linea arretrata per la costruzione del gioco.

A partita in corso gli ospiti inseriranno un intero trio offensivo, con Lautaro Martinez (debuttante), Keita e Politano.

Sarà proprio l’ex Sassuolo a regalare qualche flash in avanti, sebbene la manovra catalana obblighi l’Inter a giocare ora molto bassa.

TITOLI DI CODA

La traversa di Coutinho – toh, l’altro ex, e il gol a sette dalla fine di Jordi Alba – che non segnava in Champions dal match di cinque anni fa contro il Milan –  abbassa la saracinesca sulla gara del Camp Nou. Un’Inter che la prepara tatticamente bene, ma che ne esce sconfitta per il piano B di Valverde.

In Spagna la squadra di Milano esce in punta di piedi ma non ridimensionata, conservando un ottimo +5 sul terzo posto in classifica. Nel girone di ritorno il test più duro sarà quello al Wembley Stadium contro il Tottenham, dove si giocherà il tutto per tutto, dovendo comunque, per forza, far punti a San Siro quando ospiterà il Barcellona.

E scavando a fondo per qualche secondo, l’ultima volta che l’Inter andò al Camp Nou ai gironi di Uefa Champions League era il 2009 e persero 2-0: Quella stagione non andò poi davvero male.

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