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Pensiero del Diez

Barcellona, problemi di collettivo

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Barcellona

Tots units fem força

Uniti siamo più forti, così dicono a Barcellona, così era scritto all’interno della maglietta di qualche anno fa, con le parole incise nel retro dello scudetto, a contatto con il cuore. L’unità del gruppo però, in questa stagione, sembra essersi smarrita da un po’.

Ci sono annate in cui tutto va per il verso sbagliato, in cui qualcosa si rompe. Quando succede alla squadra che da anni domina il panorama europeo, è normale stupirsi. Sì, perché il Barcellona di Luis Enrique è una macchina costruita per vincere, anzi per umiliare gli avversari. E invece, questa macchina, qualche difetto l’ha mostrato durante il corso della stagione.

Forse, più che di difetti, si dovrebbe parlare di problemi veri e propri in casa blaugrana; questi problemi si sono palesati pian piano, a volte sono stati nascosti da vittorie eclatanti, ma hanno irrimediabilmente indirizzato la stagione dei catalani su binari difficili da percorrere.
Anche la storica rimonta contro il Psg rischia ora di finire nel dimenticatoio e di essere offuscata dalla confusione e dalla delusione che aleggiano intorno al Barcellona di Luis Enrique.

SULL’ORLO DEL PRECIPIZIO

C’è qualcosa che non va nello spogliatoio del Barcellona, ce ne siamo accorti già da un po’. Dopo la sconfitta per 4-0 contro il Psg, Luis Enrique aveva litigato in diretta con un giornalista, palesando un clima non molto sereno all’interno del gruppo. Poi, aveva annunciato che a fine stagione avrebbe lasciato il club. Quando la squadra sembrava ormai totalmente disunita, l’allenatore aveva provato a modificare il modulo di gioco, impostando la difesa a tre e spostando Messi più al centro. I risultati erano arrivati, Neymar era tornato quello di un tempo e la squadra, oltre a ribaltare sorprendentemente il match contro il Psg, era riuscita anche a riavvicinarsi al Real in campionato, riaprendo una Liga che sembrava chiusa da tempo.

Poi, nel momento decisivo, la squadra è crollata ancora. Prima la sconfitta per 2-0 contro il Malaga, nella partita che poteva definitivamente rilanciare i blaugrana in campionato; poi il 3-0 con la Juventus in Champions, che ha reso quasi impossibile la qualificazione alla semifinale. La squadra è slegata tra i reparti, fragile in difesa e ha subito molte batoste durante la stagione. Ora, come obiettivo concreto, sembra che rimanga solo la finale di Copa del Rey contro l’Alavés.

Ci sono poi le dichiarazioni di Messi riguardo ad alcuni suoi compagni di squadra. L’argentino avrebbe infatti dichiarato che calciatori come Mathieu, Denis Suarez e André Gomes non dovrebbero più scendere in campo con la maglia blaugrana.

PASSATELA A MESSI

Ed è difficile dargli torto.

Il 10 del Barça sta facendo la sua solita, fantastica stagione. Miglior marcatore della Liga con 27 gol in 27 presenze; capocannoniere in Champions con 11 gol in 7 partite. Il miglior giocatore del mondo sta cercando di prendere in mano la sua squadra ma, mai come in questa stagione, si ritrova ad essere solo in questa missione. Una solitudine condivisa con i gol di Suarez, con le giocate di Iniesta, ma soprattutto con la debole personalità dei suoi compagni di squadra.

Si è visto con la Juventus. La squadra bianconera accettava di lasciare spazio al Barcellona sulle fasce, dove giocavano Mathieu e Sergi Roberto, incapaci di far male. Il primo è un centrale di difesa abbastanza goffo, il secondo forse un centrocampista, forse un jolly che non ha mai convinto, e che ha trovato la gloria nella remuntada contro il Psg. In mezzo al campo invece, complice l’assenza di Sergi Busquets, i calciatori blaugrana sono apparsi confusi e deboli soprattutto mentalmente. Iniesta, imbrigliato dalla strategia difensiva bianconera, aveva poco margine di manovra; Mascherano si limitava al lavoro di copertura, Rakitic correva, spesso a vuoto.

L’emblema della crisi della squadra catalana è però André Gomes. Acquistato dopo una fantastica stagione al Valencia per più di 50 milioni ha deluso le aspettative, spesso impaurito dalla pressione suscitata dall’ambiente blaugrana. Per tutto il secondo tempo della sfida contro la Juventus ha passato la palla orizzontalmente, senza mai cercare una verticalizzazione o un passaggio filtrante.
I calciatori del Barcellona non sono sembrati all’altezza del palcoscenico. Ad ogni giocata non aspettavano altro che passarla a Messi, sperando che il calciatore argentino potesse inventare qualcosa. E’ mancata la mediazione del centrocampo, un regista che potesse fare da collegamento tra l’impostazione difensiva e Messi.


E’ mancata la personalità in questa stagione al Barça, e quando è mancato anche Iniesta, la squadra non ha mai girato.

PROGRAMMARE E RIPARTIRE

Don Andrés però sarà sempre meno presente, ed è difficile trovare un sostituto degno all’interno della rosa. Non tecnicamente, sotto questo aspetto di Iniesta ne esisterà solo uno nella storia del calcio. Il discorso è un altro, ed duplice: è tattico, perché il regista offensivo è una delle chiavi del dominio catalano degli ultimi dieci anni; è inoltre mentale, in quanto uomini come lui trasmettono all’interno dello spogliatoio il giusto atteggiamento con il quale affrontare partite importanti come quella di martedì.

La soluzione dovrà trovarla il nuovo allenatore, altro nodo da sciogliere per la società blaugrana entro la fine della stagione. Quel che è certo è che i problemi della squadra sono chiari, sono venuti a galla molte volte nel corso della stagione, ed ora sembrano pesare in maniera decisiva. Il Barça è una squadra che ha perso le sue certezze e che in campo palesa le sue difficoltà; l’esperienza di Luis Enrique sembra chiudersi nel peggiore dei modi.

Rimangono però da giocare il Clasico in campionato e il ritorno di Champions con la Juve. I problemi collettivi del Barça emergeranno limpidamente o verranno ancora offuscati dal talento dei singoli?

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Calcio Internazionale

Sofyan Amrabat è il perno del Marocco

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Amrabat

Alla vigilia dell’inizio di Qatar 2022 uno dei gironi più attesi era senza dubbio il gruppo F, quello di Belgio, Croazia, Canada e Marocco. Ci si sarebbe aspettato uno scontro per il primato tra i Diavoli rossi e i vice campioni del mondo, scontro fra due dei centrocampi più tecnici ai Mondiali. Ci si sarebbe aspettati il Canada di Alphonso Davies come terzo incomodo per un posto agli ottavi di finale. Invece, la nazionale che più di tutti sta sorprendendo è il Marocco, che ha già un piede e mezzo agli ottavi. I maghrebini hanno certo una rosa di qualità, ma gran parte dei loro meriti vanno a un giocatore che ha dominato in queste prime due partite. Sofyan Amrabat.

I NUMERI DI AMRABAT CONTRO CROAZIA E BELGIO

“Amrabat gioca finché non muore”

Forse vi ricordate di queste parole. Sono quelle di Ivan Juric che, ai tempi dell’Hellas Verona, ha ribadito, a modo suo, la centralità di Amrabat nel suo gioco. Diventato centrale anche alla Fiorentina con Vincenzo Italiano, adesso Amrabat lo è anche per la sua nazionale. Il sorteggio del Mondiale gli ha posto contro Croazia e Belgio. Vale a dire, giocare contro i vari Brozovic, Kovacic, Modric, De Bruyne e Witsel. Giocatori di non poca qualità, insomma.

Il Marocco ha però dimostrato di essere una grande squadra ed è uscita imbattuta (e a reti inviolate) contro entrambi i colossi europei. Sulla copertina, insieme ai big Ziyech e Hakimi, va per però giustamente inserito anche Sofyan Amrabat. L’uomo in più dei Leoni dell’Atlante.

E Ambrabat è davvero l’uomo in più del Marocco, tanto che in campo sembra sdoppiarsi. Nei primi 180 minuti del Mondiale è dappertutto sul terreno di gioco. Pressa chiunque si trovi nelle vicinanze, annulla qualunque attacco avversario e distribuisce palloni su palloni al reparto avanzato.

La sua importanza ci viene mostrata anche da alcuni numeri. Il centrocampista della Fiorentina è quello con più palloni toccati nella sua nazionale, 53 in media a partita. Con una percentuale di successo dell’87,2%, superiore anche a quella di Brozovic. È vero, rispetto al centrocampista dell’Inter e a Witsel (le sue controparti di Croazia e Belgio) tocca molti meno palloni, ma è anche vero che il Marocco tiene molto meno il possesso della sfera (34% di media a partita). Dunque, è la qualità dei suoi tocchi che fa la differenza.

Nel gioco di Regragui, mirato alla verticalizzazione immediata, è lui, infatti, che si occupa del primo possesso dei maghrebini. Abbassandosi fra i centrali di difesa e avviando la manovra della squadra, smista palloni con precisione. Soprattutto sulle fasce presidiate da Hakimi e Ziyech da una parte e da Mazraoui e Boufal dall’altra. Il gioco del Marocco si basa tutto su questo e, per ora, la tattica sta funzionando soprattutto grazie al suo numero 4.

IL DISTRUTTORE DELLE MANOVRE AVVERSARIE

Il suo contributo è però vitale in fase difensiva. Il suo pressing ha costretto Modric e De Bruyne a giocare delle partite anonime. Ha vinto il 75% dei contrasti che lo hanno visto coinvolto. Spesso è lui, inoltre, che marca il centravanti avversario, anche in area di rigore, giocando come centrale aggiunto.

Una statistica però pone Sofyan Amrabat al primo posto tra i centrocampisti di tutto il Mondiale qatariota e ci fa ben capire la sua importanza in fase difensiva.

L’ex Hellas Verona è infatti al primo posto per palloni intercettati in tutta la Coppa del Mondo, ben 18 in totale. Una media dunque di ben 9 a partita finora. Una vera e propria diga, dunque, sulla quale si stanno infrangendo anche i migliori giocatori del mondo.

Persino la sua ammonizione, che può sembrare un macchia nelle sue finora ottime statistiche, è stata vitale per la squadra. Essendo arrivata per contrastare Luka Modric, al 78esimo del match contro la Croazia. In un’azione di contropiede in campo aperto, Amrabat ha preferito saggiamente stendere il trequartista del Real Madrid.

ANCHE ALL’ESTERO SI STANNO INTERESSANDO A LUI

Le prestazioni di Sofyan Amrabat lo pongono quindi fra i migliori giocatori del Mondiale in queste prime due partite. Forse il migliore degli “italiani” presenti alla kermesse. Le sue prestazioni non stanno però passando inosservate. Non c’è da stupirsi, almeno non per il  ct Regragui, che ha recentemente affermato:

“È un giocatore chiave per i miei progetti. Mi aspetto che si trasferisca in un top club europeo dopo il M0ndiale”.

La Serie A può dunque perdere uno dei suoi giocatori in rampa di lancio, con la Fiorentina che ha però un’opzione per il rinnovo fino al 2025. Su di lui però sta facendo più di un pensierino anche il Tottenham di Antonio Conte, che potrebbe dargli la possibilità di giocare in Champions League, desiderio espresso anche dallo stesso Amrabat.

Se è vero che speriamo che il marocchino non si muova dal nostro campionato, sarebbe altresì interessante vedere in che modo distruggerà le manovre offensive delle migliori squadre del continente, proprio come sta facendo al Mondiale.

 

 

 

 

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Calcio Internazionale

Argentina, Messi e l’eredità di Diego

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Messi

A seguito dei match del secondo turno di Qatar 2022 ci sono i primi verdetti. Nel corso di questo primo scorcio di weekend i tifosi argentini sono rimasti impalati davanti allo schermo a tifare la propria favorita.

MESSI E MARADONA

Messi contro il Messico: sembra uno scioglilingua, ma non è che l’hombre del partido nell’incontro più importante di questa competizione. Il giocatore, nel postpartita della gara contro l’Arabia Saudita, aveva invocato l’aiuto alla tifoseria:

“La nostra gente deve avere fiducia in noi: questo è un gruppo molto unito che, già contro il Messico, saprà ritrovarsi”.

Il capitano ha a cuore la maglia albiceleste di milioni di argentini, tra cui Gerardo Martino, ex commissario tecnico della Seleccion, e attuale mister degli aztechi. Il Tata, alla guida del Paraguay centra i quarti di finale del Mondiale di Sudafrica 2010 e la finale di Copa America del 2011.

Nel 2014 assume l’incarico di allenatore del Barcellona. A fine stagione, rimasto a secco di trofei nella sua esperienza in blaugrana, rassegna le sue dimissioni.

La pulga lo vuole come commissario tecnico dell’Argentina. Una scelta che si rivelerà fatale: In Copa America del 2015 e 2016 perde la finale ai calci di rigore contro il Cile.

Alla vigilia del match di sabato sera, il mister del Messico rivela:

“Mettetevi al mio posto, voi come vi comportereste? L’Argentina è la mia patria, ma io sono il ct del Messico e farò il possibile per vincere questa partita”.

A due anni dalla dolorosa scomparsa del Diez, il suo erede è costretto a fare i conti con la storia. Lionel Messi è un fenomeno generazionale, ma “Maradona era un’altra cosa”. Un dualismo che alimenta le polemiche e inasprisce l’odio verso il giocatore più forte di questa epoca.

In molti sostengono che la pulga non abbia la stoffa del leader. Le finali perse, il rigore sbagliato contro il Cile e l’episodio del vomito nella gara contro il Paraguay. Tuttavia, Messi si è preso la sua rivincita.

Si disputa tra i padroni di casa della nazionale verdeoro del Brasile e la Seleccion, la finale di Copa America 2021. Nello spogliatoio, prima della sfida conclusiva, avvolto dagli abbracci dei suoi compagni di squadra, intona le seguenti parole:

“Questa coppa doveva essere giocata in Argentina e Dio l’ha portata qui, in modo che la solleviamo nel Maracana. Per renderla più bella per tutti, quindi usciamo fiduciosi e sereni che la porteremo a casa”.

L’albiceleste vince 1-0 grazie alla rete di Angel Di Maria e Messi, eletto migliore giocatore del torneo e capocannoniere della competizione, alza al cielo dello Stadio Maracanã di Rio de Janeiro il primo trofeo della sua carriera con la nazionale.

ARGENTINA-MESSICO

Veniamo alla cronaca della partita: Argentina-Messico è molto più della seconda gara del gruppo C. La pulga lo deve a se stesso, alla sua gente e a Diego in persona. Chissà che da lassù non stia esultando in maniera scomposta, come solo lui sa fare, alle prodezze del suo beniamino.

Nessuna squadra prevale sull’altra e l’incontro è inchiodato sull’0-0. Serve la giocata del fuoriclasse. Il giocatore con la dieci sulle spalle fa partire una rasoiata a fil di palo e porta avanti l’Argentina. Il migliore mancino del mondo. Messi eguaglia Maradona: sono otto reti nel Mondiale e dodicesimo gol nelle ultime sei con la Seleccion.

All’ottantasettesimo Enzo Fernandez fa partire un destro a giro, che chiude il match sul 2-0. Sono sempre più convinto che Messi sia dentro a un racconto scritto per tesserne le lodi. Un romanzo di formazione in cui il protagonista passa da essere un sedicente fuoriclasse a un campione senza eguali.

Nel postgara il giocatore, eletto uomo partita, dichiara:

Non so perché si siano dette tante cose. L’altro giorno si parlava di caviglia, io non avevo niente. Non mi sono mai allenato da solo, abbiamo lavorato come dovevamo lavorare e siamo siamo arrivati ​​qui. Ora non possiamo commettere errori, perchè sapevamo che la risposta del pubblico sarebbe stata quella di oggi. Abbiamo lavorato molto insieme e siamo tutti uniti, non possiamo arrenderci ora!

La prossima gara è decisiva. Lewandowski è affamato e, dopo essersi sbloccato con la nazionale, vuole assicurarsi il primo posto nel girone, Tuttavia, alla Polonia basta un pareggio per essere sicura del passaggio del turno.  Per l’Argentina vincere è l’unica cosa che conta. Il calcio è come una favola, ha sempre un lieto fine.

 

 

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Calcio Internazionale

Pronostico Spagna-Germania, statistiche e consigli per la partita

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Spagna

PRONOSTICO SPAGNA-GERMANIA – Domani sera, ovvero domenica 27 novembre, alle ore 20:00 si giocherà SpagnaGermania, uno dei big match di questa seconda giornata di Mondiali 2022. Le due nazionali fanno parte del Girone E e sono le uniche squadre ad affrontarsi in questa giornata che hanno vinto nella loro storia almeno un mondiale, quindi è davvero la sfida più attesa di questo turno.

COME ARRIVANO SPAGNA E GERMANIA

Spagna e Germania arrivano a questa partita molto diversamente tra loro. Gli iberici hanno vinto per 7-0 contro la Costa Rica, firmando la vittoria più larga finora di questi mondiali in Qatar. Fra i giocatori è spiccato soprattutto Ferran Torres, che ha segnato una doppietta all’esordio della competizione più importante di tutte. Molto bene però anche altri giovani talenti come Daniel Olmo, Marco Asensio, Carlos Soler, Gavi e il redivivo Alvaro Morata. Tutti loro sono andati a segno.

Ben diversa la situazione per i teutonici, che insieme all’Argentina sono stati le delusioni della prima giornata, sconfitte entrambe per 2-1 in rimonta. Nel primo tempo la Germania sembrava sotto controllo, ma a un quarto d’ora dalla fine il Giappone ha ribaltato completamente il risultato, spedendo negli inferi i tedeschi che ora sono costretti a vincere se vogliono continuare il loro cammino mondiale. Chi ha deluso più di tutti è il talento del Chelsea Kai Havertz, schierato come punta centrale, un ruolo non propriamente suo essendo nato come trequartista. Molto male anche la coppia di difesa del Borussia Dortmund Sule-Scholtterbeck, rivedibili nell’ultimo mese di Bundesliga ma anche contro il Giappone. Sarà interessante vedere se Hans-Dieter Flick farà altre scelte contro la Spagna.

PRONOSTICO SPAGNA-GERMANIA

Nonostante la Germania abbia svolto un ottimo percorso di qualificazione, con 9 vittorie e una sola sconfitta, si presenta sfavorita. La Spagna ha giocato una partita contro un avversario non temibile, ma il percorso di ricostruzione di Luis Enrique pare davvero molto interessante, con tanti giovani (ben 9 under 21) in rampa di lancio. Inoltre nell’ultimo confronto diretto tra le due nazionali, la Spagna ha vinto per 6-0 nel novembre 2020 in Nations League. Il consiglio quindi è un 1X+over 1,5.

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Flash News

L’Italia deve ripartire da Giacomo Raspadori

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Raspadori

La sosta dettata dallo svolgimento dei mondiali in Qatar e la coincidente assenza della nazionale italiana alla suddetta competizione forniscono al movimento calcistico nostrano tempo e spazio per riflettere. Riflettere su ciò che è stato (o meglio, su ciò che non è stato), su come gestire il fallimento e come ripartire. Il 24 marzo 2022, precisamente alle 22:36, il diagonale fatale di Trajkovski riportava indietro di 4 anni le lancette del Belpaese, costringendoci a vivere nuovamente l’angosciosa pena dell’esclusione

Nel buio pesto in cui siamo sprofondati è difficile trovare spiragli di luce, è vero. In un momento storico dove la selezione italiana sembra faticare a cambiare pelle è allora imperativo puntare su quei giocatori che, nei difficili mesi successivi alla debacle, sono stati capaci di riaccendere l’entusiasmo di una nazionale ferita, ma mai morta. Tra questi c’è sicuramente Giacomo Raspadori.  

IL GIOCATORE

L’approdo di Raspadori al Napoli è stato il colpo più sottovalutato dell’ultima finestra di calciomercato. De Laurentiis in estate ha approfittato delle disattenzioni delle big italiane e ha prelevato, per l’importante cifra di 35 milioni, uno dei talenti più cristallini del nostro panorama calcistico. All’ombra del Vesuvio Raspa ha trovato molta concorrenza, ma si è sempre fatto trovare pronto. In Champions League il classe 2000 registra numeri tutt’altro che banali: 4 reti in 5 partite ed una media realizzativa di un gol ogni 53 minuti che supera quelle dei vari Haaland, Mbappè e Lewandowski. 

In campo l’ex Sassuolo ha le idee chiare. Il modus operandi di Raspadori, nel bene o nel male, è volto al successo collettivo. Il ragazzo si mette a servizio dei compagni, e alla giocata che impressiona preferisce quella che funziona. L’umiltà che il calciatore rasenta in campo non è frutto di una mancanza di estro, ma della capacità di integrarsi in un organico. Questa dote fa sì che sul rettangolo da gioco l’attaccante possa essere utilizzato sia come punta di riferimento che come jolly offensivo a sostegno di un centravanti di peso (uno Scamacca, per intenderci).

Attaccante centrale, ala destra o trequartista: in ogni posizione in cui è stato impiegato Raspadori ha risposto presente.

ATTITUDINE

A rendere il classe 2000 uno dei profili su cui l’Italia dovrebbe puntare è, oltre alla sua versatilità tecnica, la sua professionalità. Il suo trasferimento al Napoli è stato etichettato da molti come uno spreco di soldi ed il valore del giocatore è stato sin da subito messo in discussione. Tutt’oggi le poche titolarità conquistate da Raspadori, spesso relegato in panchina da un Osimhen in stato di grazia, fanno storcere il naso ai suoi detrattori.

Alle critiche ed alle pressioni il giocatore ha risposto con i fatti, e non con le parole. A differenza di altri giocatori, anche paragonabili a lui a livello di talento, il ragazzo non ha mai manifestato il suo scontento. O meglio, lo ha fatto attraverso prestazioni agonisticamente rabbiose e assetate di gratificazioni. Il modo di reagire alle pressioni dice molto di un calciatore: Tonali, ad esempio, in un solo anno ha trasformato le critiche in applausi ed è diventato un perno tanto del Milan quanto degli Azzurri

Non è un caso che la valutazione di Raspadori, dopo solo tre mesi (e pochi minuti giocati) si sia già alzata. Le potenzialità del numero 81 sono sotto gli occhi di tutti e in caso di una futura cessione di Osimhen (molto apprezzato all’estero) la sua figura potrebbe acquistare centralità nella rosa del Napoli.

Intanto, però, Giacomo continua a lavorare con la testa bassa, senza fiatare, perchè a parlare saranno i fatti. 

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