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Un Clasico da cornice

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I dubbi all’inizio della sfida erano piuttosto leciti: il Barcellona veniva da una settimana di semi baldorie dopo la vittoria della ventiseiesima Liga del club, mentre il Real Madrid, dopo un ritorno di semifinale col Bayern, non aveva sicuramente il certificato medico adeguato per un sfida del genere. E se tuttavia la cornice del Camp Nou per una partita del genere è sempre di quelle memorabili e da record, alla fine il campo ha corrisposto allo spettacolo sulle tribune con quattro gol, un cartellino rosso e tanto agonismo. Il Real Madrid di Zidane è andato in svantaggio due volte e per due volte ha spaventato il Barca di Valverde con un ipotetico controsorpasso, ma alla fine, le marcature di Suarez e Messi da un lato e Ronaldo e Bale dall’altro definiscono un risultato equo. Il Barcellona (e Messi) hanno dimostrato qualcosa in meno rispetto al Madrid nella forma fisica, palesemente meno proteica e con giocatori sul finale sfiniti, eppure, in dieci uomini, i catalani hanno a tratti dominato la squadra che il 26 maggio giocherà la quarta finale di Champions League negli ultimi cinque anni. Il Barca e Sergi Roberto ci hanno messo del loro nello sperperare un equilibrio che probabilmente avrebbe premiato i padroni di casa, ma il copione del match ha recitato altro. I dieci minuti finali da bollino rosso del primo tempo hanno lasciato il Barcellona orfano di Sergi Roberto, stupidamente espulso per un eccesso di foga (gratuita) su Marcelo. Al contrario, il Real Madrid ha avuto un Gareth Bale che non espulso per un evidente fallo orrorifico su Umtiti, è stato in ombra per tutta la partita fino a quando non ha zittito il Camp Nou con un gol da copertina, e di seguito, ha assunto il ruolo di trascinatore per i suoi.

https://www.youtube.com/watch?v=04Skn16BfYE

BARCELLONA

Il Barcellona ha già vinto due titoli: una Copa del Rey e la Liga. Per completare una stagione che incredibilmente li ha visti arretrare nella competizione massima europea, a Valverde e soci non restava che terminare l’annata con un’archiviata superiorità sui rivali eterni del Real Madrid. Perchè forti delle voci di inizio anno (Pique dopo la Supercoppa: “In cinque anni mi sento per la prima volta inferiore al Real Madrid”) sono cambiate molte cose, e passando per un 0-3 al Bernabeu a fine dicembre, al Barcellona il 2-2 interno sa quasi di vittoria, o meglio, superiorità. Soprattutto per l’uomo in meno. Il Real ha subito registrato l’assedio del Barca che è passato in vantaggio al 10′ con Suarez, mentre Messi, come al solito divino, ha segnato il raddoppio con un tiro la cui balistica andrebbe studiata nelle università. Di fatto, con l’espulsione del terzino Sergi Roberto, il Barcellona non ha assunto una posizione difensivistica, anzi, ha continuato a giocare come prima: proprio per questo i madridisti hanno trovato più spazi e in generale una maggiore anarchia tattica, dove Pique, in dieci uomini, ha avanzato un contropiede insieme a Messi e Suarez. Tuttavia, già nel primo tempo il Barcellona era un po’ troppo sbilanciato.

Il Barcellona ha tenuto una linea molto alta per tutta la partita. Nel secondo tempo, Valverde ha attirato la difesa del Real provocando almeno tre contropiedi micidiali. Da uno di questi è arrivato il secondo gol di Messi.

Nell’ultimo Clasico di Don Andrès Iniesta, lo stesso canterano ha avuto difficoltà nella ripresa, perchè quando il Real alzava il pressing portando Casemiro, Modric e Benzema ha pressare il centrocampista centrale, chiunque fosse perdeva palla senza poter trovare riferimenti. Così il Real è riuscito a fare breccia più volte nella difesa del Barcellona, molto criticata quest’anno ma che tuttavia mantiene dei numeri solidi e confortanti. Il cinismo del Barca nella creazione dell’opportunità offensiva si è sviluppato soprattutto grazie agli scambi in velocità in mezzo al campo, unico modo per eludere il pressing del Madrid e avanzare pericolosi contropiedi a danno di un avversario spesso troppo sbilanciato nonostante la superiorità numerica. Per quel che riguarda i singoli, inutile confermare la bocciatura di Sergi Roberto per quel rosso inutile e maledetto in un momento in un cui una psicosi bellica aveva contagiato tutti e ventidue i giocatori. Lui ha accusato parecchio.

Messi è stato come al solito deistico e risolutivo, eppure nel finale la stanchezza ha messo il veto su una sua doppietta su un piazzato in contropiede; Suarez ha nuovamente segnato al Real Madrid ed è stato un esempio tecnico perfetto del ruolo di attaccante. Iniesta ha ricevuto una standing ovation meritata e forse un tributo neppure troppo sufficiente per quello che è stato il suo romanzo nelle sfide contro il Real Madrid. Più in generale, il centrocampo blaugrana ha funzionato benissimo, al pari di una difesa non impeccabile ma i cui singoli (Pique su tutti) si sono fatti valere. Perfino Coutinho ha dimostrato di sapersi applicare in difesa, salvo poi dimostrare a tutti perchè è diventato velocemente imprescindibile per gli schemi offensivi di Valverde.

REAL MADRID

Al gol di Suarez dopo dieci minuti si vedevano già alcuni musi lunghi: il Barcellona campione e saturo di festeggiamenti è riuscito ad andare in gol contro la squadra che al momento sentiva più di tutti la partita. Invece, con gran caparbietà, il Real ha trovato dopo 4′ il pari e ha fatto prendere uno spavento ai tifosi di mezzo mondo con l’immagine di Ronaldo che non esulta e si guarda sommessamente il ginocchio. Niente paura, allarme rientrato. Zidane ha creduto da subito nel 4-3-3 dei grandi tempi rispolverando la BBC che non si vedeva da parecchio (3 febbraio, 2-2 contro il Leganes) e lo schema ha funzionato, anche senza Ronaldo. Il portoghese è uscito nella ripresa lasciando spazio a Asensio, in generale troppo goloso di dribbling ma che ha servito un assist da Play Station a Bale, e soprattutto, l’esclusione di Ronnie ha permesso a Marcelo di essere eletto nuovo uomo copertina del Real Madrid.

La condizione fisico-atletica del laterale brasiliano è fuorviante: ieri sera ha iniziato ogni azione pericolosa dei suoi e ha infernalmente fatto pesare a Valverde l’assenza di un terzino che gli si opponesse in contrasto, Perchè nonostante l’ingresso di Semedo e la sua positiva prestazione, il Real ha sfondato sempre la difesa del Barca, che poi rimediava salvificamente con i centimetri dei propri difensori centrali. Asensio ha aggiunto dinamicità e imprevedibilità contro un centrocampo e una difesa che dal 50′ in poi erano definitivamente stanchi, e se non correva il pallone, loro di certo non riuscivano a farlo. Il Real è stato capace di offendere con pazienza e lucidità, e non è un caso che i tiri dei Blancos alla fine siano stati 17  (11 quelli del Barcellona).

Il pressing alto del Real Madrid e la gabbia costruita attorno al portatore di palla del Barcellona.

Il vero cruccio della squadra di Zidane ieri è stata la difesa, troppo solitaria e con molta confusione nei collegamenti con la propria mediana. Nella ripresa Sergio Ramos ha “regalato” almeno tre palloni pericolosissimi a Messi e Rakitic, che intelligentemente avevano alzato il pressing, creandosi quindi un contropiede di addirittura 3 contro 2. L’uomo in più ha ingolosito i Blancos nel portare tanti uomini nella metà campo ospite, anche in fase di parità, e in ben due occasioni è stato bravo Navas a non concedere il vantaggio a Messi e compagni. Se Bale è stato un assente indifendibile nel primo tempo, nella ripresa si è scatenato dopo il gol da urlo, e ha suonato la carica dimostrandosi ancora fresco nonostante la pressione e la stanchezza che comportano una gara di tale livello. In generale, il Real Madrid ha diviso abbastanza equamente il risultato col Barcellona, perchè se da un lato il Real ha fatto più tiri, il Barcellona ogni volta che si è presentato davanti a Navas ha fatto molta più paura dei suoi avversari.

Alla fine, con un equilibrio rotto dopo 46 minuti di gioco, lo spettacolo è stato il meglio che ci si poteva aspettare.

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Fiorentina, le pagelle autunnali: terza ed ultima parte

Fiorentina: la terza ed ultima parte delle pagelle di metà stagione. A voi il giudizio e le considerazioni sui nostri voti

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pagelle Fiorentina

Siamo alla fine di queste pagelle autunnali sulla Fiorentina. Dopo la prima parte dedicata ai portieri ed ai difensori, la seconda ai centrocampisti ed agli attaccanti, oggi tocca ad allenatore, Società e Proprietà. Allora cominciamo subito.

Cliccate qui per leggere le pagelle, della prima parte di stagione, sui portieri e difensori della Fiorentina

Cliccate qui per leggere le pagelle, della prima parte di stagione, sui centrocampisti e gli attaccanti della Fiorentina

Italiano 6: dopo il preliminare di Conference League superato ai danni del Twente, la squadra paga il suo rigido dogmatismo in fatto di gioco e modulo. Da uomo intelligente quale è, ha però il merito di aver cambiato idea e di aver modificato le sue convinzioni in base alle caratteristiche dei giocatori a disposizione. E, vi assicuriamo, che tra gli allenatori non è consuetudine un atteggiamento del genere! Figliol Prodigo.

Pradè 5,5: siamo sicuri che si prenda tante colpe che in realtà sono di Barone. Un po’ di coraggio in più a difendere le proprie idee, quindi, non guasterebbe. Incompreso.

Barone 5: il vero deus ex machina della Fiorentina. Per i soldi spesi in questi anni dalla Società, forse si poteva fare meglio. Autoritario.

Commisso 6,5: è vero che se un dirigente sbaglia e lo si mantiene al proprio posto la colpa è “quasi sempre” del padrone. Ma più che metterci i soldi, stare vicino alla squadra, nonostante uno stato di salute non perfetto, portare avanti nobili battaglie nello sporco mondo del calcio (seppur attraverso metodologie un pochino opinabili) cosa potrebbe fare? Affettuoso.

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L’ex Fred: “Vorrei l’Argentina in semifinale e vedere Messi piangere”

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Frederico Chaves Guedes, meglio noto come Fred, ha espresso il suo parere e i suoi desideri riguardanti il proseguimento del torneo che si sta spingendo ormai verso la fase più calda.

L’ex attaccante della Seleçao si è espresso così ai microfoni della versione brasiliana di Espn:”Non vedo l’ora che si giochi Brasile-Argentina, voglio questa come semifinale dei Mondiali.E vi dirò di più. Voglio il caos, le risse, le giocate irriverenti di Neymar e Messi che scoppia in lacrime”. 

Chi è amante del calcio condivide sicuramente questo spirito che non vede l’ora di gioire per le sfide più grandi della storia di questo sport.

I vari accoppiamenti che potrebbero capitare hanno tutti una storia particolare e vedrebbero alcuni tra i top 5 giocatori della storia recente a confronto.

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Flash News

Joao Felix: “Non parlerò del futuro, sono concentrato sul Mondiale”

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Joao Felix

In conferenza stampa, Joao Felix non ha dato alcuna nuova indicazione sul suo futuro. I rapporti con l’Atletico Madrid sono ai minimi storici e un addio è sempre più probabile. Tuttavia, il portoghese si è detto concentratissimo sul Mondiale, dopo il quale prenderà una decisione.

Queste le sue parole: “Non parlerò di Atletico Madrid e del mio futuro in questo momento. Ne parlerò solo dopo il Mondiale. Sono concentrato al 100% sul Mondiale, io qua rappresento il mio paese”.

Finchè il classe ’99 rappresenterà il Portogallo in Qatar non si parlerà di Atletico Madrid.

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Flash News

Per il Torino obiettivo Baniya del Karagumruk, ma occhio alla Roma

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Bayeye

Rayyan Baniya è un giocatore turco classe ’99 del Karagumruk. Il suo ruolo è il difensore centrale ma ha anche il vizio del gol, ed è ciò che farebbe al caso del Torino per rinforzare la difesa.

Secondo quanto affermato da TMW, i granata hanno preso contatto con i turchi per un possibile acquisto. Tuttavia, dovranno fare i conti con la concorrenza della Roma, alle prese con la spinosa situazione legata a Smalling.

Tornando a Baniya, il calciatore è stato nell’ultimo periodo frenato da un infortunio, che lo ha tenuto fuori dal campo per un mese, ma sembra essere tornato in ottima forma. Ha infatti siglando una doppietta nel pareggio contro il Gaziantep.

Il giocatore ha militato in passato nella primavera del Verona e successivamente in Serie C nel Renate e nel Mantova prima di passare in Turchia.

Sul turco ci sono anche le big della Super Lig, Galatasaray e Fenerbache oltre anche a due squadre tedesche.

Ciò che lo rende appetibile è anche la sua valutazione che balla tra i 5 e i 7 milioni di euro.

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