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Una Juventus compatta scioglie un fragile Barcellona

Calcio Internazionale

Una Juventus compatta scioglie un fragile Barcellona

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Se non è una caduta nel baratro, poco ci manca. Per l’ennesima volta il Barcellona delude nel momento cruciale della propria stagione, subendo l’ennesima rimonta clamorosa. Lo 0-3 del Camp Nou, con il quale la Juventus di Ronaldo ha schiantato la Pulce e i suoi compagni, ha il sapore amaro della beffa, come più volte capitato agli spagnoli nelle ultime stagioni di Champions.

Mentre il portoghese, grazie alla doppietta dal dischetto, vola a quota 134 goal nella competizione, un Messi mai domo crolla al fischio finale. La sua resa è il simbolo del momento buio di questo Barcellona. Nonostante un cammino perfetto fino a ieri, con 15 punti in 5 partite di Champions, sul più bello i blaugrana si sono sciolti come neve al Sole. La Juventus non ha fatto complimenti ed è tornata in Italia da regina, compiendo una delle più memorabili imprese di sempre.

https://www.youtube.com/watch?v=JZGgbwupfQg

(RI)SCOPERTA JUVE

Mentre la Juventus volava a Barcellona, l’attenzione mediatica orbitava tutta attorno all’epico duello tra Cristiano Ronaldo e Messi. Una vera e propria manna dal cielo per i bianconeri, reduci da un avvio di stagione stentato e alla ricerca di un buon risultato che riscattasse la figuraccia dell’andata. Il Barça che lo scorso 28 ottobre era sbarcato a Torino, aveva passeggiato troppo facilmente su una Vecchia Signora malconcia e irriconoscibile. Ieri era necessaria una prova d’orgoglio ma nessuno poteva immaginare, nemmeno i tifosi più ottimisti, lo spettacolo che sarebbe andato in scena. Senza paura e soprattutto senza pressione, la Juventus ha dato una prova di forza impressionante, un segnale chiaro a tutte le pretendenti alla coppa.

Grazie alla doppietta di Ronaldo e al goal di McKennie, i bianconeri non hanno portato a casa soltanto il primato del girone. Quella che la notte del Camp Nou ha regalato infatti, è la certezza di essere ancora una squadra forte. Alcuni stop inaspettati avevano tolto sicurezze in primis ai senatori, gli stessi che ieri sera hanno onorato la storia recente di un club che non smette mai di voler crescere. Dalla straordinaria prova difensiva di Buffon e Bonucci, passando per la classe di Cuadrado e la freddezza di Ronaldo. Tutti hanno scavato in fondo al proprio talento per infondere energia al gruppo, l’esempio dei grandi che cementa la forza dell’intera squadra.

MAESTRO IN CATTEDRA

Alla grande prova era chiamato anche Andrea Pirlo, debitore nei confronti di un Andrea Agnelli che si era speso in prima persona per la sua investitura. Da fedele compagno, il Maestro non l’ha tradito e ha messo in piedi un impianto perfetto per arginare le velleità blaugrana. Tutto naturalmente partendo da casa sua, il centrocampo, diga per la difesa e inesauribile fonte di fantasia per l’attacco. Se Arthur indossa i panni del cervello, McKennie spende tutto il proprio fiato per annullare l’impostazione dell’ex Pjanic, assente ingiustificato della gara.

Fonte: profilo IG @west.mckennie

Lo statunitense, dopo la rete del momentaneo pareggio nel derby con il Torino, si ripropone come uomo chiave dell’assetto di Pirlo. Il tecnico gli chiede di giocare alto, di incollarsi a Pjanic ma di non rinunciare mai a puntare la porta nelle transizioni offensive. È proprio questo il meccanismo sul quale lavorava l’allenatore da tempo: trovare un equilibrio tra attacco e difesa, con una linea difensiva mai troppo bassa e un recupero palla rapido per attaccare gli avversari. Un atteggiamento che inevitabilmente comporta la rinuncia al possesso di palla, in mano al Barcellona per il 55%, ma che allo stesso tempo permette di investire meglio le energie sotto porta.

Il raddoppio di McKennie arriva proprio al termine di un’azione corale, frutto di qualità e lucidità. Quel gioco che lo scorso anno veniva richiesto a Sarri, gli uomini di Pirlo lo trovano affidandosi alle sponde intelligenti di Morata, alla visione di gioco di Ramsey, passando per la qualità ineccepibile di Cuadrado che con i suoi cross crea nuovi spazi per i compagni. Alla fantastica torta bianconera manca solo la ciliegina: arriva in mezza rovesciata dall’America, firmata Weston McKennie.

CAPO NEL DESERTO

Se da un lato è doveroso esaltare i meriti dell’intero gruppo bianconero, dall’altra è necessaria una riflessione sulla prestazione di questo Barcellona. Dopo l’ennesima e pesante rimonta, i problemi che vengono alla luce riguardano l’atteggiamento della squadra, scesa in campo con supponenza e poca personalità. La squadra di Koeman aveva un buon 90% di possibilità di accedere agli ottavi da prima del girone. La Juventus ha lavorato affinché quel 10% restante potesse diventare qualcosa di più, i blaugrana invece ce l’hanno messa tutta per sperperare il loro patrimonio.

Ancora una volta, nei momenti di difficoltà la squadra rinuncia a prendersi le responsabilità e scarica ogni pallone possibile al suo campione, forse questa volta l’unico, Lionel Messi. Per l’intera durata del match, la Pulce ha atteso sul trono i palloni buoni, per poi tentare di impensierire un Buffon sempre sicuro. Il risultato è una serie di tiri nello specchio che fanno poca paura e anzi, se possibile, rinfrancano l’autostima degli avversari. Dal canto suo, l’acerrimo rivale Ronaldo gioca una partita da leader assoluto, andando a recuperare proprio sull’argentino un pallone bollente al minuto 81. È la fotografia di un duello impari, la fame del portoghese che sbrana un Messi avvilito.

Di alibi se ne potrebbero trovare diversi, a partire dalle pesanti assenze in ogni reparto, ma la preoccupazione maggiore è per un senso di appartenenza che pare essersi dissolto. Nonostante il grande impegno nel cercare di risollevare la prestazione della squadra, in Messi si nota il cambiamento che tutti temevano dopo le turbolenze di questa estate. Il giocatore sembra scendere in campo più per dovere che per quell’amore per la maglia che fino a non molto tempo fa trascinava il Barcellona a grandi imprese. Il progetto attorno a lui non convince e l’argentino è terrorizzato dai campanelli d’allarme che continuano a susseguirsi. Giunti al bivio bisogna solo scegliere: seguire la strada tracciata dal numero diez o intraprenderne una nuova, senza di lui, che però convinca i tifosi e riporti in gloria il club.

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Le ufficiali del derby di Manchester: ten Hag schiera Evans in difesa

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Ten Hag

Alle ore 16.30 va in scena Manchester City-Manchester United, uno dei derby più accesi e sentiti d’Inghilterra. Due squadre in altitudini di classifica molto diverse, ma che offriranno comunque uno spettacolo degno della sua storia ed importanza.

Il City di Guardiola cerca i tre punti per inseguire il Liverpool, che mantiene dai citizens 4 punti di distacco e vanta il primato in classifica.

Lo United si ritrova invece in una situazione sicuramente più complessa rispetto ai rivali, sia dal punto di vista della classifica (ad oggi sesti a più di 10 punti dal quarto posto), e con uno spogliatoio fragile ed in evidente difficoltà.

Nonostante ciò, il derby di oggi promette comunque grandi colpi di scena, anche e sopratutto per via del delicato momento del campionato e per la grande esigenza delle due compagini di agguantare i tre punti.

LE FORMAZIONI UFFICIALI

MANCHESTER CITY (4-3-3): Ederson; Walker, Stones, Dias, Ake; Rodri, de Bruyne; Bernardo, Foden, Doku; Haaland. Allenatore: Guardiola.

MANCHESTER UNITED (4-3-3): Onana; Dalot, Varane, Lindelof, Evans; McTominay, Casemiro, Bruno Fernandes; Mainoo, Rashford, Garnacho. Allenatore: ten Hag.

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Podolski incorona l’Inter: “Livello altissimo, può succedere di tutto”

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Podolski

Lukas Podolski ha saputo reinventarsi. A 38 anni, dopo aver dato l’addio al calcio, non si è ributtato solo nel suo mondo d’origine, ma ha voluto anche investire in qualcosa di nuovo. Nello specifico, ha creato in Germania la catena Mangal Doener, una catena di ristorazione che cucina kebab, quello che lui definisce il cibo della sua infanzia.

Ma la splendida stagione che sta mettendo in mostra l’Inter, in questo momento, è stata l’occasione per tornare a parlare della sua squadra. Podolski, infatti, ha vissuto sei mesi con la maglia nerazzurra nel gennaio 2015. Non ha lasciato ottimi ricordi sul campo…ma fuori dal rettangolo di gioco, quasi tutti si ricordano di lui. Ha parlato, dunque, a La Gazzetta dello Sport, raccontandosi. Di seguito trovate le parole di Podolski sul suo presente e sull’Inter.

KEBAB – “Scegliere un settore in cui investire è come scegliere un club, io mi sono buttato sul cibo della mia adolescenza”.

INTER“Certo. La guardo spesso, soprattutto in Champions, e mi pare che quest’anno abbia raggiunto un livello altissimo. Al momento, sono tra i migliori in Europa, ma devono essere bravi a prolungare questa fase di exploit per raggiungere il maggior numero di traguardi possibile. Trionfo in Champions? Magari i nerazzurri partono dietro City e Real, però può succedere di tutto. L’importante è non abbassare mai la guardia, perché anche i piccoli club possono rivelarsi insidiosi”.

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Scoppia il caos a Valencia: Bellingham segna al 98′, ma Gil Manzano aveva fischiato la fine un istante prima

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Ancelotti

Finale folle a Valencia. Dopo una partita combattuta e tesissima, l’ultimo secondo di gara ha regalato un episodio incredibile. Il Real Madrid aveva segnato il 3-2 con Bellingham al 98′, ma l’arbitro Gil Manzano non ha convalidato la rete. Il motivo? Il triplice fischio del direttore di gara, arrivato al momento del cross in area di rigore di Brahim Diaz. Ovviamente scoppia il caos, con Gil Manzano costretto a estrarre vari cartellini rossi. Uno dei quali, direttamente verso Bellingham. Ancelotti interviene e in campo si scatena un parapiglia, quasi una caccia all’uomo.

La gara è dunque finita 2-2, con il Valencia che ha sciupato il doppio vantaggio. La rimonta del Real Madrid ha portato la firma di Vinicius, lesto nel ribadire in rete due tap-in e poi “provocatore” nei confronti nel pubblico del “Mestalla” dopo i vergognosi atteggiamenti del pubblico dell’anno scorso. Al 91′, tolto con il VAR anche un rigore al Valencia.

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[VIDEO] L’esultanza di Vinicius dopo i fischi razzisti dei tifosi del Valencia

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Dove vedere Lipsia-Real Madrid in tv e streaming

Ancora una volta, si è verificato un increscioso e ingiustificabile episodio di razzismo ai danni di Vinicius. L’attaccante brasiliano, nel corso del match di Liga Valencia-Real Madrid, è nuovamente ricoperto di fischi razzisti.

Quando la partita si trovava sul punteggio di 2-0 in favore dei padroni di casa, al quinto minuto di recupero del primo tempo Vinicius è riuscito ad accorciare le distanze tra le due compagini, capitalizzando un’azione partita con il cross effettuato da Carvajal. Dopo aver siglato la rete del 2-1, il brasiliano ha esultato con il pugno chiuso rivolto verso i tifosi avversari, gesto simbolico della lotta contro il razzismo.

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