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BARI, C (RI)SIAMO!

La prima tappa dell’ostico ma gratificante cammino che porta alla rinascita è stata compiuta. Alle porte di Pasqua, a proposito di Resurrezione, manco a farlo apposta. Il Bari esce dall’inferno del calcio dilettantistico, quel vortice che lo aveva risucchiato la scorsa estate, in seguito al fallimento societario al sapore di condanna. Ai biancorossi è bastato un rigore siglato da Simeri, per dire definitivamente addio alla Serie D, approfittando anche della sconfitta esterna della Turris, seconda forza del campionato.

UN CAMPIONATO A PARTE

A Troina si è compiuto l’atto conclusivo di un campionato che potremmo ribattezzare con l’appellativo “Attesa”. E’ l’inesorabile attesa di un Bari che ha dimostrato nel corso di tutta la stagione di starci lì solo per caso, perchè quel pubblico, quei tifosi, la storia del club pugliese ma anche gli oltre trecentomila abitanti del capoluogo del tacco, meritano ben altri palcoscenici in cui misurarsi. Un Bari che ha potuto contare sull’intelligenza di mister Cornacchini, che ha gestito alla grande un gruppo, quello dei galletti, in cui la freschezza e la determinazione dei giovani (Piovanello e Marfella su tutti) hanno saputo amalgamarsi al meglio, fino a confondersi, con l’esperienza di profili come Bolzoni, Di Cesare e un certo Franco Brienza, che vanta la bellezza di ben 40 primavere. Nomi che, associati al termine “Serie D”, appaiono del tutto inappropriati, come se non avessero nulla da spartire. E un campionato dominato in lungo e in largo dall’inizio alla fine, senza rivali nè comprimari, senza frenate nè pit-stop, ne è la dimostrazione più eloquente.
C come Ceneri, quelle da cui i pugliesi rinascono, in attesa di farne una vera armatura e corazza per farsi largo nel mondo dei Professionisti. Ma intanto, missione compiuta!

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