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ESCLUSIVA - Carlo Regalia e Nicola Lucarelli raccontano il fallimento del Bari: "Il club poteva essere salvato. Ora servono trasparenza e serietà"

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ESCLUSIVA – Carlo Regalia e Nicola Lucarelli raccontano il fallimento del Bari: “Il club poteva essere salvato. Ora servono trasparenza e serietà”

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Il Bari è fallito per la seconda volta in quattro anni. In questo caso però, si tratta di un dramma sportivo. Nel 2014, infatti, dalle ceneri dell’AS Bari di Matarrese era nata la FC Bari 1908 con Paparesta presidente che riuscì a iscrivere la squadra al campionato di B. Adesso, invece, la società Giancaspro non ha ottemperato agli adempimenti contributivi e fiscali, ritrovandosi impossibilitata ad approvare l’aumento di capitale.

Cosi il Tribunale Federale Nazionale ha dapprima penalizzato la squadra di due punti, invertendo il campo contro il Cittadella nello scontro playoff (con i baresi eliminati) e poi, con la situazione debitoria sempre più grave, ha sancito ufficialmente il fallimento di un club che sparisce dopo 110 anni di storia dai professionisti.

Per far chiarezza sulla vicenda, abbiamo deciso di sentire la voce del passato e del presente barese. Carlo Regalia, ex allenatore e ds del Bari, e Nicola Lucarelli, giornalista di bari e amministratore del sito orgogliobarese.it

DUE CHIACCHIERE CON CARLO REGALIA

Partiamo dai fatti. Cosa non ha funzionato a livello societario e perchè il Bari è fallito?

Io posso giudicare dal di fuori e diventa difficile, ma sicuramente è stato gestito male perché altrimenti non sarebbe fallito”

Oltre al Bari è fallito anche il Cesena e molte squadre di Serie C non sono riuscite a iscriversi al campionato. Secondo lei perchè in Italia si fa fatica a dare stabilità alle società?

Ogni fallimento è un caso a sé e ha delle cause differenti. Neanche a farlo apposta, il Bari e il Cesena sono le due squadre che hanno avuto più paganti allo stadio. Evidentemente si è sbagliato nel costruire la squadra, spendendo di più di quanto fosse possibile e si sono fatti degli investimenti sbagliati perchè l’obiettivo del Bari era la Serie A e forse anche per il Cesena, poi invece i baresi sono rimasti in B e i romagnoli sono addirittura retrocessi”

Il futuro per il Bari può essere la Serie C o la Serie D. La società, però, cosa deve fare per ripartire, a prescindere dalla divisione in cui si troverà la squadra?

Bisogna ripartire con una società nuova.  L’ideale sarebbe avere persone che abbiano la possibilità di investire e che abbiano la mentalità per cui prima della squadra si crei la società e i componenti della parte tecnica che devono poi pensare alla squadra. E’ importante selezionare le persone giuste da affidare ai ruoli appropriati e poi lasciarli lavorare”

Da cofondatore dell’A.DI.SE nel 1976, come vede Marotta nel ruolo di presidente e che obiettivi è necessario porsi?

“Lo vedo bene. E’ una categoria di cui sono stato presidente per quasi trent’anni. Siamo partiti da zero e siamo riusciti ad ottenere tutto quello che ora hanno allenatori e calciatori, che non è poco. Adesso non c’è più molto da ottenere però c’è sempre da migliorare. Credo che sia un’associazione che ha dato e ottenuto molto, soprattutto perchè è stata riconosciuta a livello federale la serietà di questo organo e delle persone che ci lavoravano.”

LA VOCE DEL TIFO BIANCO-ROSSO, L’OPINIONE DI NICOLA LUCARELLI

Il fallimento di una squadra è anche il fallimento di un movimento. Come hanno vissuto questi giorni cosi difficili i tifosi baresi e cosa vi sentite di dire alla società che ha portato al fallimento un club storico come il Bari?

“L’abbiamo vissuta come un grande inganno, una grande beffa,  perchè dalla società giungevano sempre rassicurazioni e ora siamo increduli per quello che è successo. Pensavamo che se ne potesse uscire, alla fine bastava poco per salvare il Bari, bastavano tre milioni e soprattutto bastava parlare prima. Se il presidente avesse dichiarato come stavano le cose in realtà, sicuramente non si sarebbe verificato quello che poi, purtroppo, è accaduto.”

La città come ha vissuto questo difficile periodo, visto che ormai il fallimento sembrava annunciato data l’incapacità della gestione della situazione?

Si pensava, come ho detto prima, che la situazione si potesse risolvere, magari con l’intervento esterno di nuovi investitori, dato che c’erano delle cordate interessate. Poi però non se n’è più fatto nulla. Il tempo a disposizione era effettivamente poco per poter provare a far qualcosa. Dal punto di vista contabile si era detto che il Bari avesse solo 4-5 milioni di debiti, mentre poi con ulteriori indagini si è scoperto che i debiti fossero superiori ai 15 milioni, quindi c’è stata anche poca trasparenza, il che ha fatto arrabbiare i tifosi.”

La Serie C o la Serie D attendono il Bari. Come riparte un tifoso deluso e come deve ripartire la società?

“Guardi, io gestisco il sito dei tifosi (orgogliobarese.it) e stiamo notando una cosa strana ma allo stesso tempo bella. Tantissima gente collegata ai forum e ai social, segue le notizie e posso dire che il 100% dei tifosi è pronto a ripartire con il Bari, in qualsiasi categoria. Loro ci saranno sempre, anche se ovviamente la speranza è quella di poter ripartire dalla Serie C, fermo restando che il tempo per poter iscriversi al campionato è poco. Il Bari deve ancora trovare una società, organizzare una dirigenza nuova e fare la squadra, quindi si è consapevoli che è tutto molto difficile. I tifosi però ci saranno in qualsiasi categoria. A tal proposito hanno rifiutato all’unanimità la proposta fatta dal presidente del Bisceglie, Canonico, di fondare il Bisceglie-Bari ripartendo dalla C. Dunque lo slogan dei tifosi del Bari è quello di ripartire da zero ma con dignità.” 

Sono previste per il futuro forme di protesta per questa situazione?

Certamente, domani alle 17:30 ci sarà un maxi raduno dei tifosi del Bari al vecchio stadio Della Vittoria. Si ritroveranno tutte le componenti del tifo organizzato con il sindaco Antonio Decaro e le istituzioni. Ci sarà un confronto aperto dove tutti i tifosi diranno la propria per ripartire, cercando di farlo nella maniera migliore.”

A questo proposito, quali sono le richieste più importanti che il tifoso fa alla società che verrà?

Innanzitutto serve che la società sia solida, seria e che sia trasparente. E’ necessario sapere chi prende il Bari e cosa ci sarà dietro il nuovo proprietario, perchè quello che è mancato nelle ultime due gestioni, Paparesta e Giancaspro, è stata proprio la trasparenza. Nel primo caso non si sapeva chi fossero gli investitori, mentre nel secondo non si sapeva da chi arrivassero i soldi. Quindi la prima cosa che chiedono i tifosi è trasparenza e serietà.”

 

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Champions League

ESCLUSIVA – Giovanni Bia: “Inter, il campionato è chiuso. Su Napoli-Juve…”

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Inter, in foto: Hakan Calhanoglu, Denzel Dumfries, Nicolò Barella, Stefan De Vrij, Carlos Augusto, Lautaro Martinez, Marcus Thuram, Benjamin Pavard Serie A Champions League

ESCLUSIVA GIOVANNI BIA – Giovanni Bia è stato un difensore rilevante del panorama calcistico italiano degli anni ’90. Il classe ’68 ha indossato le maglie di vari top club del Belpaese, come il Napoli e l’Inter, passando per realtà solide del nostro campionato, come ParmaUdineseBologna, tra le altre.

Oggi è un agente sportivo e assiste giocatori come Andrea Cambiaso, che sarà impegnato nel big-match contro il Napoli. Pertanto, Bia ha rivelato in esclusiva alla nostra redazione la sua preferenza in vista della gara, oltre ad analizzare il percorso di esponenziale crescita degli uomini di Inzaghi e le situazioni dubbie tra promozioni e retrocessioni in Serie A Serie B. Di seguito riportata l’intervista esclusiva di Giovanni Bia ai microfoni di Numero Diez.

ESCLUSIVA GIOVANNI BIA – IL PERCORSO DELL’INTER

Il campionato di Serie A è già indirizzato a favore dell’Inter?

“Sì, i discorsi sono chiusi. È davvero difficile che l’Inter possa inceppare in qualche passo falso, senza escludere la possibilità di sconfitte. Ha 12 punti di vantaggio, troppi, considerando che significherebbe perdere 4 partite”.

nerazzurri possono arrivare nuovamente in finale di Champions League?

Per me sì. L’Inter di Inzaghi ha vissuto una trasformazione veramente molto importante nell’arco degli ultimi 3 anni. Inizialmente praticava un gioco stantio e di posizione, mentre ora fa un calcio molto molto bello, al quale non eravamo abituati in Italia. Tutti partecipano al gioco, le mezzale diventano trequartisti. Hanno tutte le capacità per arrivare di nuovo in finale. Tuttavia, bastano episodi ai quarti o in semifinale e puoi uscire da un momento all’altro. Però, la Beneamata ha tutte le carte in regola per arrivare in finale anche quest’anno”.

ESCLUSIVA GIOVANNI BIA – LA PROMOZIONE DEL PARMA

La promozione del Parma in Serie A è ancora in discussione oppure ormai è cosa fatta?

“Nel calcio, soprattutto in Serie B, tutto è sempre in discussione. Mancano ancora 11 partite e, di conseguenza ci sono ancora 33 punti in palio. Tutto può succedere. Però, personalmente, mi auguro con tutto il cuore che il Parma possa centrare l’obiettivo. In primis per mister Pecchia, mio grandissimo amico ed ex compagno di squadra, perché è una persona straordinaria e un grande allenatore. Mi vanto di essere suo amico. Inoltre, anche la città e i tifosi lo meritano dopo tanti anni di purgatorio nel campionato cadetto”.

ESCLUSIVA GIOVANNI BIA – IL NUOVO NAPOLI

Alla luce delle ultime prestazioni, il Napoli è in ripresa? Cosa possono fare gli azzurri in questo finale di campionato, spinti anche dal pubblico che lei conosce bene?

“Il nuovo allenatore ha diffuso coraggio ed entusiasmo nello spogliatoio, oltre alla spensieratezza che contraddistingueva già la squadra di Spalletti. Quindi, li vedo in grande risalita, come dimostrato a Sassuolo qualche giorno fa. Hanno disputato una partita con la P maiuscola perché, nonostante i demeriti neroverdi, ci sono tantissimi meriti del Napoli. Calzona sta portando tranquillità, valorizzando i grandi singoli che ci sono in rosa. Se si ritrova questo spirito, è  una squadra che può dare molto fastidio“.

Da ex giocatore del Napoli e, al tempo stesso, agente dello juventino Cambiaso, per chi tiferà domenica?

Spero molto per Andrea, come succede sempre per i miei giocatori. I miei assistiti sono anche miei amici e persone con cui ho un rapporto straordinario. Vincere questa partita gli darebbe spinta in campionato e nella corsa Chammpions”.

ESCLUSIVA GIOVANNI BIA – LA CRISI UDINESE

L’Udinese sta deludendo le aspettative ma, alla fine, riusciranno a mantenere la categoria?

“Credo di sì, l’Udinese uscirà con tranquillità da questa zona di classifica. Non è facile fare bene e ripetersi per molti anni, guarda il Sassuolo. Tuttavia, i friulani hanno tutte le possibilità per allontanarsi dalla posizione in cui sono e portare a casa la salvezza senza problemi”. 

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Calciomercato

ESCLUSIVA – Bia, ag. Cambiaso: “La Juve lo considera incedibile. Rinnovo? Se ne parla l’anno prossimo”

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esclusia Bia cambiaso

ESCLUSIVA AG. CAMBIASO BIA – Giovanni Bia, ex calciatore di Serie ASerie B Ligue 1, è un agente di spicco del panorama europeo. Proprietario dell’agenzia BC Group, gestisce le prestazioni sportive di giocatori quali Andrea Cambiaso, esterno della Juventus, e Federico Ravaglia, estremo difensore del Bologna.

L’agente si è focalizzato sulle voci di mercato che hanno accostato l’esterno azzurro al Real Madrid e sugli sviluppi della carriera del giocatore, spaziando dal tema Nazionale fino a discutere della possibile estensione del contratto in bianconero. Di seguito riportata l’intervista esclusiva di Giovanni Bia ai microfoni di Numero Diez.

ESCLUSIVA BIA – SU CAMBIASO 

Nelle scorse settimane sono circolate voci di un possibile interessamento del Real Madrid su Cambiaso. Ci sono stati contatti fra le parti che vi hanno coinvolto?

“Difficile rispondere in questo momento della stagione, ma so che piace. Ci sono stati interessamenti anche da altre squadre, anche durante la finestra di mercato di gennaio, ma la Juve lo considera incedibile“.

Essendo considerato incedibile, ci sono evoluzioni in merito al rinnovo di Cambiaso con la Juventus a breve?

“Al momento no. È ancora presto per parlarne, siccome ha ancora 3 anni e mezzo di contratto. Se ne riparlerà direttamente l’anno prossimo“.

Pare che mister Allegri stia testando un nuovo ruolo per lui, ossia la mezzala. In che modo il ragazzo sta affrontando questo cambiamento? Lei, da agente ed ex giocatore, come lo valuta in quella posizione?

“Secondo me è un giocatore capace di giocare in altri ruoli. Ovviamente lui si mette a disposizione di ogni esigenza momentanea della Juventus. Quindi, sta vivendo questa situazione serenamente. Giocherebbe anche in porta pur di scendere in campo con la maglia bianconera. Questa nuova opportunità è ottima, cosicché impara a fare anche un altro ruolo”.

Che emozioni può regalarci il duello Cambiaso-Kvaratskhelia, tra due giovani prospetti del nostro campionato?

“Se Cambiaso dovesse giocare da esterno, sarà una grandissima partita, tra due giocatori di grande talento e qualità. Ciò gioverà al pubblico presente allo stadio o da casa, perché si affrontano due elementi di grande spessore. Secondo me fra qualche anno li vedremo entrambi a livelli mondiali importanti, anche in Nazionale”.

Quali sono le sensazioni di Cambiaso in merito a una possibile convocazione in Nazionale in vista di Euro2024

“C’è tanta speranza. Lui conta di raggiungere i suoi obiettivi, ed essere convocato agli Europei è uno di questi. Potrebbe essere una carta importante vista la sua duttilità di ruolo, perché è utile da terzino destro, terzino sinistro e da mezzala. Speriamo che mister Spalletti, il quale è molto attento a queste caratteristiche, lo inserisca in lista. Per Cambiaso sarebbe sicuramente una grande soddisfazione”.

ESCLUSIVA BIA – SU RAVAGLIA

In che modo Ravaglia sta vivendo l’alternanza con Skorupski al Bologna?

“È molto felice dell’andamento della stagione. Effettivamente, a inizio anno era un <<secondo tranquillo>>. Adesso, invece, è un <<secondo rompiscatole>>, che si alterna con il primo. Credo che questo fosse anche l’obiettivo del Bologna e speriamo che mister Motta continui a dargli varie possibilità. Ravaglia ha dimostrato di meritarsele”.

Secondo lei, Ravaglia merita il posto da titolare a Bologna o altrove?

“Per la mia opinione, ha confermato di avere tutte le qualità per poter giocare senza problemi in questa categoria. Starà al Bologna valutare la possibilità di promuoverlo a titolare oppure concedergli opportunità di trovare spazio altrove. Però, il club crede molto nel ragazzo e mi auguro che possa puntare anche in futuro sul ragazzo per farlo diventare uno dei giovani prodotti dal settore giovanile, rendendolo titolare in pianta stabile”.

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Altri Sport

ESCLUSIVA – Labate (Rai Sport): “Odermatt è già il più grande di tutti i tempi. Italia al maschile? Al momento una stagione negativa”

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Labate

Ogni anno, durante la stagione degli sport invernali, il pubblico di casa ha l’opportunità di sentire la voce di uno dei più grandi telecronisti dello Sci Alpino: Davide Labate. Il noto giornalista di Rai Sport, grazie ad una nostra esclusiva, ha analizzato la stagione 2023/24 dandoci anche qualche spunto per il futuro. Tra gli argomenti trattati non mancano di certo i riferimenti al campionissimo Marco Odermatt e le lodi ad uno dei più grandi di questo sport: Marcel Hirscher. Tuttavia, di seguito, vi proporremo l’intervista integrale di Davide Labate in esclusiva.

L’INTERVISTA ESCLUSIVA DI LABATE

Lei, ormai da tanti anni, racconta la Coppa del Mondo di Sci Alpino. Potrebbe dirci da dove nasce questa passione e cosa prova ogni volta che va in cabina di commento?

“Si, ormai sono quasi 15 anni – o addirittura di più – che commento. Non è una passione riferita solamente allo Sci ma, in generale, a tutti gli sport. Lo Sci mi è sempre piaciuto anche se sono siciliano ho cercato sempre di praticarlo. Non ho fatto agonismo ma sono sempre stato un appassionato. Tuttavia, quando vado in cabina di commento, provo molta ammirazione per quello che riescono a fare questi grandi atleti”.

Accanto a lei si sono seduti grandissimi ex sciatori. Che soddisfazione le dà sentire la loro voce da ex atleti che hanno avuto modo di essere loro stessi i protagonisti nelle gare?

“C’è sempre la soddisfazione di sentire la loro voce. Ma forse, la più grande, è il parere degli atleti prima della gara, stando anche in mezzo a loro. Questo è il bello dello Sci: stare a contatto con i protagonisti.

Adelboden, Wengen e Kitzbühel – molto probabilmente – rappresentano il trittico di gare per antonomasia. Potrebbe descrivere che aria si respira in quei posti a pochi giorni dall’inizio delle gare? 

Sicuramente è un qualcosa di molto molto particolare. Io, tra l’altro, aggiungerei anche Schladming che vive nel modo più puro la gara. Per quanto riguarda le tappe svizzere (Adelboden e Wengen) lì è uno sport nazionale e vedere tutta quella gente che rimane fino alla fine è bellissimo ed un grandissimo spettacolo. Kitzbuhel, invece, per esempio, con 50.000 persone resta uno degli spettacoli più belli che ci siano al mondo. Per carità, una finale del Campionato del Mondo o le Finals NBA hanno un fascino diverso solo perché è una finale. Ma lì – in Austria – è la singola gara ed è qualcosa di incredibile”.

Questa stagione è stata condizionata da molte gare annullate (Chamonix e Garmisch per esempio) per carenza di neve. Secondo lei le condizioni metereologiche cosa potranno causare in futuro?

“Ottima domanda. Bisognerà fare delle valutazioni perché non si possono avere tante gare, in calendario, sotto i 1000 metri. Tuttavia è logico che alcune “classiche” devono rimanere: in Germania, per esempio, una gara deve esserci e sarà proprio a Garmisch visto che non ci sono altre località così in alto. Però qualche aggiustamento si potrebbe fare: forse Chamonix è un rischio visto che si arriva a 1000 metri. Altri posti sono, per esempio, in Slovenia a Kranjska Gora e a Zagabria dove è giusto che le gare rimangano, però si dovrebbero avere altre località in riserva pronte ad allestire una nuova gara”.

Ha avuto modo di seguire le gesta di Marcel Hirscher, tra gli altri, che cosa ha dato allo Sci e se potesse raccontare, in particolare, la sua gara che ricorda meglio?

“Per quanto riguarda Hirscher non ricordo una gara in particolare. Notavo, invece, la carica agonistica dell’atleta che è stata qualcosa di incredibile. Riusciva a vincere anche quando era leggermente indietro – da un punto di vista tecnico – su Kristoffersen e Pinturault e se non vinceva era sempre li a mordere le code e a far sentire la sua presenza soprattutto psicologica.

Sempre su Hirscher: il ruolo che ha avuto suo papà. Cos’è stato per lui?

“Diciamo che è un po’ difficile rispondere poiché non abbiamo vissuto con lui da quando era piccolo (ride, ndr). Da un punto di vista tecnico, però, era un supporto incredibile. Veniva preso in giro quando Hirscher si è affacciato in CdM ed è stato fondamentale per la sua crescita e per i suoi successi.

Ora che è passato il dominio di Hirscher, c’è Odermatt. Pensa che diventerà lo sciatore più forte della storia?

“Per come sta vincendo forse lo è già. Gli manca la continuità su più anni ma il dominio di queste stagioni testimonia una cosa: non c’era mai stata una supremazia così netta da parte di nessun atleta.

Passiamo adesso all’Italia, in particolare quella maschile. Che bilancio possiamo trarre da questa stagione?

“Attualmente è un bilancio assolutamente negativo. Qualcosa di buono si è vista in velocità. Adesso, speriamo, che Vinatzer si riprenda del tutto, e ci aspettiamo qualcosina in più da Tommaso Sala. Per Vinatzer, soprattutto nello speciale, c’era un qualcosa legato ai materiali ma che adesso sembra superato”.

Una delle più grandi “delusioni” è stata la carriera di De Aliprandini. Il suo argento a Cortina aveva fatto capire altro. Cos’è successo in lui?

“Si, è sempre stato un buon atleta e gli è mancato qualcosa. Può dare ancora tanto ma siamo già nella parte finale della sua carriera. Sicuramente non gli ha giovato il fatto di essersi allontanato dal suo tecnico storico Walter Girardi. Non ha avuto la crescita tecnico-tattica che ci si aspettava e tuttavia è da capire cosa non ha funzionato.

Nella velocità stiamo andando bene. Paris lo vede protagonista anche l’anno prossimo? Invece su Casse e Schieder cosa può dirci?

“Per Paris sono d’accordo, sarà ancora protagonista anche perché tiene in alto la nostra bandiera nelle discipline veloci. Casse, non lo so, una brutta stagione ma ci aspettavamo di più rispetto a quello che aveva fatto vedere l’anno scorso. Schieder da valutare dopo l’intervento.

Passiamo, adesso, all’Italia femminile. Ogni anno vive grandi momenti di gloria con tante vittorie e piazzamenti sul podio. Goggia potrebbe trionfare in CdM generale come Brignone? Inoltre, chi potrebbe arrivare alla soglia delle 30 vittorie? 

“Difficile dire chi vincerà di più tra le due perché sono due grandi campionesse. Goggia, tra l’altro, ha subito l’ennesimo brutto infortunio. Io penso che lei potrebbe lottare anche per la classifica generale visto che la discesa e il Super-G sono il suo forte. Se trovasse la continuità sarebbe li a battagliare con Shiffrin, considerando che quest’ultima gareggia in tutte e quattro le discipline. Però, con questo infortunio, tutto complicherà i piani. Vediamo se l’anno prossimo ritornerà ai suoi livelli.

Ci sarà mai qualcuno che potrà battere il record delle 50 vittorie di Alberto Tomba?

“Attualmente è difficile dirlo poiché fatichiamo anche a vincerne una soltanto. Quindi non credo che sia pronosticabile una cosa del genere. Ci teniamo quel pizzico di speranza in più per il futuro”.

Mikaela Shiffrin è entrata sempre di più nella storia. Un suo commento personale?

“Non lo so: chi vince 100 gare di CdM  penso non lo si possa nemmeno commentare. Non c’è altro da aggiungere: solo complimenti a questa grande atleta”.

Ai Giochi Olimpici del 2026, cosa possiamo aspettarci dalla spedizione azzurra?

“Al momento molto poco. Bisogna anche far presto altrimenti arriviamo in ritardo anche per i Mondiali del 2029 qualora si disputassero in Val Gardena. A Milano-Cortina siamo aggrappati a Paris e Vinatzer, in campo maschile, sperando che il primo ci arrivi. In campo femminile c’è l’incognita Goggia, Brignone dovrebbe esserci come Bassino che con i suoi alti e bassi potrebbe essere mina vagante. E poi, chissà, se le sorelle Delago torneranno ad essere protagoniste e anche Laura Pirovano sembra fare quel passo ulteriore per arrivare sul podio. Inoltre attenzione a Vicky Bernardi che sta venendo su bene avendo un grande coach come Massimo Longhi che ha mandato più atleti in nazionale negli ultimi 10 anni. Lei, ricordiamo, è una classe 2002 e potrebbe fare bene in velocità.

 

Fonte immagine di copertina: Rai Sport

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Calcio femminile

ESCLUSIVA – Morace: “Serve una risposta per far crescere il calcio femminile”

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Carolina Morace Italia Milan calcio femminile

Un simbolo indiscusso del calcio femminile in Italia. Con Carolina Morace, il calcio femminile è salito alle luci della ribalta nei primi anni Ottanta, trovando spazio anche nell’opinione pubblica. Al contempo, però, sono emersi anche tutti i problemi con cui il movimento, ormai non più neonato, si trovava a convivere.

Da Carolina Morace in poi, però, il calcio femminile ha fatto una sterzata importante, fino a diventare lo sport conosciuto e seguito che è oggi. Nel frattempo, Morace ha appeso gli scarpini al chiodo e ha iniziato la carriera da allenatrice, fino a diventare CT delle azzurre, tra il 2000 e il 2005, e del Canada (con cui ha vinto una CONCACAF Women’s Championship e una Cyprus Cup) dal 2009 al 2011. Oggi ricopre anche il ruolo di opinionista e commentatrice tecnica per alcune emittenti nazionali.

La redazione di Numero Diez l’ha intervistata, in esclusiva, per cercare di fare un quadro di quello che è il movimento del calcio femminile oggi. E, in particolare, della figura della donna nel calcio. Anche a margine dell’avvento del primo arbitro donna, Maria Sole Ferrieri Caputi, in Serie A. E del ritiro, dalla nazionale, di Sara Gama.

Buongiorno signora Morace, parliamo con lei che è un simbolo del calcio femminile in Italia. Negli ultimi anni l’onda del calcio femminile è salita alla ribalta: cosa è cambiato rispetto a qualche anno fa, quando era guardato con maggiore sospetto?

Quello che è cambiato è che si sono avvicinati i mass media, da Sky alla Rai a tanti altri. E quindi, la gente ha cominciato a guardare il calcio femminile. Il calcio femminile è piaciuto e da lì in poi, contemporaneamente, sono entrate anche le squadre professionistiche maschili e questo ha portato il boom del calcio femminile. Ma c’è ancora tanto da fare perché questa è la richiesta degli spettatori, della gente comune a cui piace anche il calcio femminile. Ora ci deve essere una risposta del movimento, nel senso che dobbiamo far crescere questo sport”.

A questo proposito, quale pensa che sia lo stato di salute del calcio femminile italiano in questo momento?

In generale, non è un calcio in salute. Di questo ce ne accorgiamo dalle due mancate qualificazioni ai Mondiali, per quanto riguarda il calcio maschile. Ma anche per quanto riguarda il calcio femminile, le cose non stanno andando benissimo. Quindi, direi che c’è problema è del calcio in generale, non solo del calcio femminile”.

Di recente l’Italia femminile ha dovuto salutare un altro simbolo: Sara Gama, capitano storico della nazionale femminile, ha lasciato la nazionale. Che ricordi ha di lei?

Io non ho mai allenato Sara Gama. Quello che posso dire è che la ricordo come la capitana della nazionale, un capitano come ce ne sono stati tanti altri. Sono stata capitano anche io, Patrizia Panico e Sara Gama. È stata eletta a simbolo, continuerà a essere simbolo perché è il ruolo che le hanno affidato. Continuerà a fare quello che sta facendo per il movimento”.

Le donne ora sfondano anche nel calcio maschile e non solo sul rettangolo di gioco: in Serie A maschile c’è Maria Sole Ferrieri Caputi come arbitro e la sua presenza è stata accolta come una novità straordinaria. Quanto influiscono queste cose, per infondere ancora di più la passione del calcio nelle ragazzine?

Secondo me si tratta anche di far capire alle famiglie che attraverso il calcio si può avere un futuro, anche lavorativo. Il fatto che il calcio femminile sia professionistico è importante perché questo avvicina le giocatrici e le ragazzine, e soprattutto spinge le famiglie. Perché un conto è fare uno sport che, tra virgolette, non diventerà mai il tuo lavoro. E un conto invece è investire il tuo tempo su quello che magari in un futuro sarà il tuo lavoro. Che sia fare la giocatrice, l’allenatrice, l’opinionista, fare la giornalista, tutto quello che ruota attorno. Io credo che bisognerebbe fare di più per allargare la base del calcio femminile. Del resto, se negli altri paesi simili alla cultura italiana ci sono oltre 100.000 tesserate, in Italia siamo 30.000. Quindi c’è qualcosa che non va nella comunicazione”.

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