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Bayern Monaco, con De Ligt la Germania parla olandese

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Polonia-Olanda

Matthijs De Ligt è un nuovo giocatore del Bayern Monaco. Julian Nagelsmann ha il suo nuovo difensore centrale. Ma, soprattutto, ha un profilo che si sposa perfettamente con il percorso di rivoluzione ideologica che il tecnico tedesco sta portando in Baviera.

Il biglietto da visita con cui De Ligt si presenta a Monaco di Baviera è di tutto rispetto. Forte fisicamente, solido, forte sui contrasti e abilissimo sulle palle alte, con una grande capacità di leadership e una mentalità da top player. Eppure, il motivo per cui De Ligt è un gradino in più verso la rivoluzione di Nagelsmann non è contenuto in nessuno di questi aspetti.

De Ligt è cresciuto all’Ajax, dalla cui scuola ha fatto suoi gli ideali, tanto da indossare la fascia da capitano a soli 19 anni. Nell’attuale campagna acquisti del Bayern Monaco, è il terzo giocatore scuola Ajax ad unirsi al club. Prima di lui ci sono stati Ryan Gravenberch e Noussair Mazraoui. Questi tre giocatori sono il volto di un nuovo calcio in Germania.

CENNI STORICI

È molto importante, se non addirittura fondamentale, dare dei cenni storici da cui parte la discussione che seguirà.

Il tipo di calcio di oggi è fortemente influenzato dalla rivoluzione dell’Ajax di Rinus Michaels e Johan Cruijff, a cavallo tra anni ’60 e ’70.

L’Ajax che l’Europa vedrà, da lì in poi, sarà figlio di quell’Ajax. Il Barcellona degli anni ’90 è figlio di quell’Ajax. E, anche il Barcellona di Guardiola, il tiki-taka odierno e le controffensive ad essa sono ideologie, in un certo qual modo, eredi di quell’Ajax.

Pochi punti cardine, ma netti. Calcio totale, armonia di gruppo, unione di squadra, completezza di reparto e spirito di sacrificio. Tutto finalizzato alla bellezza e al divertimento. Per chi è nell’Ajax, giocare a calcio è un’arte.

Anche la nazionale olandese di quel periodo, il cui zoccolo duro proviene proprio dai lancieri, provvederà alla diffusione di questi ideali. Tuttavia, nonostante anche alcuni giocatori provenienti da altre squadre si siano integrati perfettamente in questa mentalità, l’Olanda degli anni ’70 non riuscì a bissare i successi ottenuti dal club. L’Arancia Meccanica del 1974 si inceppa proprio in finale contro i padroni di casa della Germania Ovest. E quattro anni più tardi, in Argentina, il copione si ripete per una squadra priva di Crujff.

Queste due sconfitte, la prima in particolar modo, resterà una macchia indelebile nella storia del calcio olandese, che con il Mondiale avrebbe potuto raggiungere la sublimazione.

SCONTRO GENERAZIONALE

In quel decennio germoglia il seme della discordia che lega a doppio filo l’Olanda alla Germania. Ma, ancor di più, l’Ajax al Bayern Monaco.

Da un lato il calcio totale dell’Ajax di Cruijff e Michaels. Dall’altra l’esaltazione dell’individualità, in un calcio fisico e tattico, del Bayern Monaco di Beckenbauer e Müller. Con schemi modulati su quelli della Germania Ovest di Helmut Schön.

Tra queste due squadre sussistono sei Coppe dei Campioni consecutive: prima dell’Ajax (1971-1973), poi del Bayern Monaco (1974-1976).

Sotto molti aspetti, queste due ideologie sono anche molto simili. Basti pensare a Krol e Beckenbauer, difensori con tecnica da regista di centrocampo. Oppure a Uli Hoeneß e Neskens, i primi veri centravanti a scavalcare la metà campo per aiutare la manovra e allargare il raggio d’azione.

La differenza sostanziale, insomma, sta nel diverso modo di intendere il ruolo da parte dei due volti simbolo della squadra: Müller e Crujff. E nella modalità in cui venivano utilizzati gli altri otto elementi della formazione in campo.

La diatriba Germania-Olanda, però, non si conclude lì. Anzi, a cavallo tra anni ’80 e ’90 si riaccende addirittura in Serie A, nella stessa città. Marco Van Basten rappresenta l’Olanda, mentre Lothar Matthäus la Germania. Il primo veste la maglia del Milan, insieme a Rijkaard e Gullit, e ottiene maggiori successi per club. Il secondo prende parte all’Inter, insieme ai connazionali Brehme e Klismann, e alla nazionale tedesca, che nel 1990 conquisterà il mondiale in Italia.

Nel mezzo, gli oranje si tolgono la soddisfazione di vincere l’Europeo del 1988, proprio in casa della Germania Ovest.

RIVOLUZIONE AL BAYERN MONACO

Nel nuovo millennio lo scontro tra Germania e Olanda si affievolisce. Complice anche una decadenza del calcio olandese. Seppur con qualche exploit da parte di nazionale e club. Ad ereditare il trono di “nemica” del calcio tedesco è la Spagna, permeata dalle idee e dal tiki-taka di Guardiola. Come detto, figlio ed erede dell’Olanda del secolo scorso.

Come spesso accade, però, dal contrasto nasce l’armonia.

Nel 2013 Guardiola diventa allenatore del Bayern Monaco. La sua esperienza lascia buoni, ma non straordinari ricordi in Baviera. Nonostante ciò la Germania, che vince il Mondiale nel 2014, sembra molto “meno tedesca” del solito. La Mannschaft piega ai suoi piedi il mondo intero con una squadra fortemente influenzata dalla presenza di giocatori del Bayern Monaco. E trionfa sull’onda di un calcio spumeggiante, educato, ordinato e molto più collettivo. Una squadra lontana parente della Germania individualistica e rude che tutti abbiamo imparato a conoscere.

E se ora Guardiola predica il suo calcio in Premier League, difendendosi dall’attacco di due tecnici tedeschi (ironia della sorte) come Klopp e Tuchel, dall’altro lato, in Baviera, c’è un nuovo profeta con voglia di rivoluzione.

Si tratta di Julian Nagelsmann, giovanissimo allenatore che ha già influenzato e conquistato la Bundesliga con il suo calcio innovativo. Nagelsmann rappresenta il nuovo che guarda al futuro. E lo fa anche nel modo di lavorare. Il suo calcio non ha etichette e non ha pregiudizi. Cerca di raggiungere la valorizzazione del gruppo tramite il potenziamento individuale del singolo.

Ma, soprattutto, cerca di farlo affidandosi alle nuove tecniche di lavoro e basandosi sul possesso palla e su giocatori dotati dal punto di vista tecnico, capaci di fare scelte utili, positive e geniali. La rosa, che ha costruito per il suo Bayern Monaco, sembra rispettare proprio questi aspetti.

TRIPLA GENERAZIONE

Guardando la rosa del Bayern Monaco della prossima stagione, è possibile fare una sommaria divisione in categorie, per la maggior parte dei giocatori.

Da un alto abbiamo quella che possiamo chiamare “generazionale naturale”, cioè quella maggiormente sentimentale e legata al Bayern Monaco. È quella dei giocatori tedeschi che hanno la Germania, e spesso anche il Bayern Monaco nel sangue da generazioni. Kimmich, Goretzka, Neuer e, ovviamente, Müller. Questi quattro giocatori sono lo zoccolo duro della squadra. E rappresentano il calcio tedesco che persegue l’utile e si basa sull’esaltazione dell’individuo.

Dall’altro lato abbiamo la “generazione rinnovata”. I calciatori tedeschi ed europei di seconda generazione, che hanno vissuto sulla loro pelle la Germania del terzo millennio, seppur provenendo al di fuori della Germania. Gnabry, Sané, Musiala, ma anche Upamecano e Coman. Questi giocatori hanno caratteristiche diverse tra loro, ma un punto in comune: un’enorme disponibilità al sacrificio. Che si coniuga ad una grande duttilità tattica. La loro formazione unisce le conoscenze europee al DNA proveniente da antenati delle colonie africane e sudamericane. Non hanno vissuto la storia della Germania. Ma sono pronti a scrivere nuove pagine.

La terza generazione, invece, la chiameremo “generazione artificiale” perchè è quella inserita dall’uomo. In questo caso, da Julian Nagelsmann. Ed è quella dei tre nuovi acquisti di questa estate: Gravenberch, de Ligt e Mazraoui. Julian Nagelsmann li ha individuati come elementi decisivi per il nuovo Bayern Monaco che sta venendo su. Un Bayern Monaco che mette da parte i contrasti e sposa l’ideale dell’Ajax, proponendo un calcio offensivo, fatto di possesso palla, di giocatori dai piedi buoni, se non addirittura sublimi. E che vuole raggiungere l’obiettivo tramite il gruppo.

La collaborazione di queste tre generazioni, nei piani di Nagelsmann, porterà ad un nuovo calcio che sappia sintetizzare più anime.

L’APPORTO DI DE LIGT

Giungiamo, dunque, alla chiusura del cerchio con il trasferimento in Baviera di de Ligt. Il difensore olandese è il miglior rappresentante in attività della mentalità tramandata dall’Ajax. Calciatore dal grande fisico e dalle grandi abilità balistiche, de Ligt è anche un giocatore dall’ottimo piede, capace di essere regista difensivo e grande sicurezza in fase arretrata.

In Serie A non ha avuto l’impatto desiderato. Ma bisogna anche sottolineare che, nella sua esperienza in bianconero, ha lavorato con tre allenatori in tre anni. Tutti radicalmente diversi tra loro. E si è visto immerso in un calcio dalla tendenza espressamente difensiva, nel quale si è sentito ingabbiato.

Al Bayern Monaco troverà un allenatore che vuole regalargli lo spazio che merita, valorizzando le sue doti da difensore. Ma responsabilizzandolo anche dal punto di vista della creazione di gioco e del possesso palla. Due aspetti che, per un aiacide puro come De Ligt, sono un invito a nozze.

Assieme a lui, arriva anche il golden boy del calcio olandese: Ryan Gravenberch. L’età sembra quasi una menzogna, perchè Gravenberch ha tutto ciò che serve, pur essendo un classe 2002. Il bagaglio tecnico è già completo e può essere solo rinforzato. A conclusione del cerchio, a parametro zero è arrivato anche Mazraoui, scelto con premura dal club sin dalle giovanili.

L’obiettivo di Nagelsmann, come già dimostrato dal modo in cui ha preparato alcuni match nella scorsa stagione, è quello di rielaborare i concetti del calcio totale dell’Ajax sotto la sua lente di ingrandimento. Coniugandoli all’ideale calcistico tedesco per generare un nuovo tipo di calcio che potrebbe dominare l’Europa negli anni a venire.

Un progetto ambizioso, che affonda le basi nell’ideale rivoluzionario dell’allenatore. Ma che può poggiarsi, come sinonimo di garanzia, su forti basi societarie e sui successi ottenuti da Nagelsmann.

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La Reggina di Inzaghi su Arijon Ibrahimovic: i dettagli

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Le partite del giorno – Domenica, 2 ottobre 2022

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Il calcio, si sa, non si ferma mai: ogni giorno, da ogni angolo del pianeta, giocatori di tutto il mondo sono pronti, con le proprie giocate sul rettangolo verde, a regalare emozioni ai tifosi. Numero Diez vi presenta quindi le principali gare che ci attendono nella giornata di oggi.

ITALIA – SERIE A

Ore 12:30 Lazio-Spezia (Dazn, Sky Sport Calcio e Sky Sport)

Ore 15:00 Sampdoria-Monza (Dazn e Zona Dazn)

Ore 15:00 Sassuolo-Salernitana (Dazn e Zona Dazn)

Ore 15:00 Lecce-Cremonese (Dazn e Zona Dazn)

Ore 18:00 Atalanta-Fiorentina (Dazn e Zona Dazn)

Ore 20:45 Juventus-Bologna (Dazn e Zona Dazn)

INGHILTERRA – PREMIER LEAGUE

Ore 15:00 Manchester United-Manchester City (Sky Sport Football)

Ore 17:30 Leeds-Aston Villa (Sky Sport Football)

SPAGNA – LA LIGA

Ore 14:00 Espanyol-Valencia (Dazn)

Ore 16:15 Celta Vigo-Betis Siviglia (Dazn)

Ore 18:30 Girona -Real Sociedad (Dazn)

Ore 21:00 Real Madrid-Osasuna (Dazn)

GERMANIA – BUNDESLIGA

Ore 15:30 Herta Berlino-Hoffenheim (Sky Sport)

Ore 17:30 Schalke 04-Ausburg (Sky Sport)

FRANCIA – LIGUE 1

Ore 13:00 Lorient-Lille (Sky Sport Football)

Ore 15:00 Tolosa-Montpellier 

Ore 15:00 Auxerre-Brest

Ore 15:00 Ajaccio-Clermont

Ore 17:05 Monaco-Nantes

Ore 21:00 Lens-Lione (Sky Sport Football)

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