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Andrea Belotti e il Toro: una storia d’amore che non può finire

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Belotti

Sette intensi anni di amore incondizionato. 251 presenze, 113 gol e 28 assist. Basterebbero queste statistiche per raccontare la storia d’amore tra Belotti ed il Torino, ma in fondo sono “solo” numeri che non possono spiegare a pieno quest’idillio nato nell’estate del 2015. Andrea Belotti è stato per i millennials quello che è stato Paolo Pulici per i nostri genitori e Giorgio Ferrini per i nostri nonni: un esempio, un idolo, un punto di riferimento.

La situazione attuale la conosciamo tutti, con un contratto in scadenza il 30/06 e un futuro tutto da scrivere. Juric e la società hanno detto che il capitano granata annuncerà a breve la sua decisione, con tutto il popolo torinista in trepidante attesa. Ma questa storia d’amore può davvero finire?

IL COLPO DI FULMINE

Nell’estate del 2015 nello scetticismo generale arriva al Torino dal Palermo per 7.5 milioni un ragazzo bergamasco coi capelli lunghi e con Shevchenko come idolo. Il giovane 21enne fatica ad entrare negli schemi di mister Ventura, tanta voglia di fare ma poca incisività sotto porta. Il colpo di fulmine coi tifosi del Toro è la gara col Bologna: strappo decisivo in area di rigore, mancino all’angolino e primo gol in granata. Da quel 28 novembre il ragazzo si sblocca e sigla 12 reti stagionali, oltre aa 5 assist: per essere al primo anno non male. Quello che colpiva di Belotti era la sua fame, la sua determinazione unita ad una potenza fisica significativa: incarnava il “tremendismo granata” alla perfezione.

LA PROMESSA DI MATRIMONIO

Sotto la guida di Sinisa Mihajlovic il Gallo trova, nella stagione seguente, 26 gol in campionato: definitiva consacrazione in campo nazionale e non solo. La tentazione del Manchester United, la possibilità concreta del Milan, l’indecisione sul fare un passo così grande: ha vissuto un’estate complicata il Gallo. Però, alla fine, per svariati motivi è rimasto tra la sua gente perché Belotti è un ragazzo sensibile, semplice, introverso. Probabilmente è anche per questo che i tifosi lo hanno amato fin da subito: per la sua straordinaria genuinità che rispecchiava lo spirito del Toro in tutta la sua essenza. Si sentiva a casa, amato da una piazza intera e questo lo ha fatto stare bene da subito, così ha deciso di sposarsi completamente, intimamente al popolo granata.

IL MOMENTO DECISIVO

Poi è arrivata l’eliminazione con la Svezia che Andrea ha patito molto, complice anche un infortunio fastidioso al ginocchio. L’anno dei 63 punti con Mazzarri, in cui riesce a portare il suo Toro in Europa, salvo fermarsi poi con il Wolverhampton. Le due stagioni difficili della pandemia in cui non ha lasciato un Toro in grande difficoltà, i 100 gol, la seconda posizione nei marcatori all-time, i gol al Derby, le rovesciate al Sassuolo. E poi ancora la tripletta al Palermo in 7 minuti, l’ultima all’Empoli entrando dalla panchina, il gol col Chievo con la corsa sotto la Maratona, la doppietta decisiva al Frosinone, la doppietta di rabbia al Milan con la fascia al braccio.

Sono stati tanti i momenti indelebili nella storia recente del Toro in cui il Gallo è stato assoluto protagonista. Nei tifosi granata ci sono due sentimenti contrastanti probabilmente: la consapevolezza che se firma il rinnovo entra ancora di più nella leggenda granata, un marchio indelebile nella storia del club. Dall’altra la volontà di vederlo conquistare trofei, grandi vittorie e competere al massimo del livello, come quando ami un figlio: vuoi che ottenga il meglio, anche se questo può costare sacrifici e allontanamento.

Il Gallo farà la scelta più corretta per la sua carriera, sapendo che qualsiasi cosa deciderà i tifosi granata lo ameranno indistintamente. Esatto, proprio come nelle grandi storie d’amore.

 

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Pronostico Brasile-Corea del Sud, statistiche e consigli per la partita

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PRONOSTICO BRASILE-COREA DEL SUD – Si sta sempre più delineando il quadro dei quarti di finale dei Mondiali. Domani, presso lo Stadio 974 di Doha, andrà in scena Brasile-Corea del Sud, sesto ottavo di finale della competizione. Il fischio d’inizio della gara è previsto per le 20 ora italiana. Analizziamo nel dettaglio statistiche e il pronostico di Brasile-Corea del Sud, una sfida che, almeno sulla carta, sembrerebbe tutta dalla parte della Seleção.

COME ARRIVANO LE DUE SQUADRE

Il Brasile è reduce da due vittorie e una sconfitta ed ha conquistato il primato nel girone G, davanti a Svizzera, Camerun e Serbia. I verdeoro, nonostante la sconfitta contro il Camerun, hanno dominato il girone e contro la Corea non vorranno invertire la rotta. D’altronde sono da molti considerati i possibili vincitori della ventiduesima edizione della Coppa del Mondo.

Di fronte a Casemiro e compagni ci sarà la Corea del Sud, che ha agguantato la qualificazione agli ottavi di finale all’ultima giornata, grazie alla vittoria sul Portogallo di Cristiano Ronaldo. Per la formazione asiatica non sarà semplice superare il Brasile, ma questi Mondiali hanno dimostrato che anche le nazionali più piccole possono rivelarsi particolarmente ostiche.

I PRECEDENTI

Brasile e Corea del Sud si sono scontrati sette volte nel corso della loro storia. Il confuto totale è tutto a tinte verdeoro: sono sei, infatti, le vittorie del Brasile. La Corea, invece, ha vinto solo un match, nel 1999.

L’ultimo precedente risale allo scorso 2 Giugno, amichevole giocatasi al Seoul World Cup Stadium. Il match terminò con un schiacciante 5-1 in favore della Seleção. Per il Brasile andarono in rete Richarlison, Neymar (doppietta), Coutinho e Gabriel Jesus. Il gol della bandiera dei coreani, invece, fu firmato da Ui-jo Hwang.

PRONOSTICO BRASILE-COREA DEL SUD

Il Brasile, almeno sulla carta, è nettamente favorito per l’accesso ai quarti di finale. La vittoria della Seleção è infatti quotata a 1.32. Per il segno 2, invece, la quota è pari a 10.92. La possibilità che i 90 minuti regolamentari terminino in pareggio è quotata a 5.39. Finora la formazione allenata da Tite non ha mai segnato più di due goal a partita e la difesa verdeoro è tra le migliori della competizione: per questo motivo, la somma di reti del match potrebbe non superare quota 2.5.

Secondo il nostro pronostico, ad accedere ai quarti di finale sarà il Brasile, per questo il segno che consigliamo è 1. Da non sottovalutare, dunque, anche la possibilità di inserire UNDER 2.5.

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Calcio Internazionale

Chi è Alejo Veliz, l’attaccante nel mirino di Lecce e Sassuolo

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CHI É ALEJO VELIZ, L’ATTACCANTE NEL MIRINO DI LECCE E SASSUOLO – Salito alla ribalta per la doppietta al River Plate nell’ultima partita di Gallardo, Alejo Véliz è diventato un idolo del Rosario Central allenato da Carlitos Tevez e si è dimostrato come uno degli attaccanti più interessanti del campionato argentino.

CHI É ALEJO VELIZ – L’INFANZIA E I PRIMI PASSI NEL CALCIO

Nato il 19 settembre 2003 da un’umile famiglia di Gödeken, 190 chilometri a ovest di Rosario e più di 400 da Buenos Aires, fin da piccolo Alejo ha avuto due passioni, il calcio e il malambo, una danza folkloristica maschile: il padre Sergio lo ha portato a giocare nella scuola calcio di Gödeken quando aveva tre anni, ma tre anni dopo la famiglia si è trasferita a Bernardo de Irigoyen, città natale della madre Andrea a 97 chilometri a nord di Rosario, in cui ha continuato a giocare nell’Unión Deportiva y Cultural. Qui ha continuato ad allenarsi in entrambe le discipline, sviluppando una non indifferente agilità che gli è rimasta utile nel calcio.

CHI É ALEJO VELIZ – L’APPRODO AL ROSARIO CENTRAL

Il 2019 è l’anno in cui Véliz ha iniziato a farsi notare, dopo aver vinto il titolo di capocannoniere nella Liga Galvense con 26 gol che ha portato all’interessamento del Colón, che l’ha ingaggiato per un periodo di prova (dove non c’era la pensione e i suoi nonni lo accompagnavano agli allenamenti) e poi al Rosario Central. A Rosario supera i due test preliminari, ma la pandemia gli impedisce di debuttare e mette in dubbio addirittura la sua voglia di continuare a giocare: Alejo però persevera nel suo obiettivo e nel 2021 debutta con la maglia dell’Academia Rosarina, per poi essere promosso nella Reserva in cui ha debuttato in Copa Sudamericana contro i venezuelani del Deportivo Táchira.

CHI É ALEJO VELIZ – L’ARRIVO IN PRIMA SQUADRA E LE VOCI DI MERCATO

Il 2022 è stato invece l’anno della sua consacrazione: fin dall’inizio del campionato Véliz ha giocato per 90 minuti nel Rosario Central nell’ala protettiva di Carlos Tevez, trovando il primo gol contro i Newell’s il 21 luglio. In seguito sono arrivati altri cinque gol e un assist, che l’hanno reso uno dei giocatori seguiti dall’Under 20 della Nazionale argentina e hanno fatto sì che molti club europei abbiano messo gli occhi su di lui, fra cui Lecce, Sassuolo, Bologna e Salernitana.

CHI É ALEJO VELIZ – UNA PUNTA VECCHIO STILE

Véliz si presenta come un attaccante da area di rigore, non eccessivamente tecnico ma molto abile a tenere su la squadra con i suoi 187 centimetri di altezza. In Europa potrebbe diventare molto interessante, se saprà unire la sua forza con il miglioramento nella lettura della profondità e nella visione di gioco.

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Calcio e dintorni

I capocannonieri degli ultimi 10 Mondiali

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Kane

La storia dei Mondiali di calcio è costellata di grandi campioni, partite ed episodi scolpiti nella memoria di chi ha vissuto quei magici momenti.
Nel calcio, però, l’attimo fondamentale è quello del gol, che sublima gli sforzi di una squadra e annichilisce gli avversari.
Ecco, dunque, la carrellata dei capocannonieri dei Mondiali, a partire da 40 anni fa esatti, dal maestoso Spagna ’82.

SPAGNA 1982 – la perseveranza di “Pablito” Rossi

Giugno 1980, le radio passano uno dei brani più famosi dei Blondie, “Call Me”, ma l’attenzione del popolo italiano è incentrata su altro.
Sebbene l’imminente Europeo italiano dovrebbe essere in ima ai pensieri di tutti, a tenere banco è lo scandalo del Totonero.
Tra i calciatori più illustri a finire sul banco degli imputati c’è Paolo Rossi, già denominato “Pablito”, viste le tre reti segnate al Mondiale 1978 in Argentina.
Per Rossi la sentenza è molto dura, 3 anni di inibizione dell’attività sportiva, poi ridotti a 2 dopo il processo d’appello.
L’attaccante rientra il 2 maggio 1982, segnando nel 5-1 rifilato dalla sua Juventus all’Udinese.
Il Ct della Nazionale italiana, Enzo Bearzot, nonostante la lunga inattività, convoca Rossi per i Mondiali spagnoli e lo sceglie come titolare per l’attacco della sua Italia.
In terra iberica l’inizio non è per nulla incoraggiante, l’Italia passa per il rotto della cuffia il girone e Rossi resta a secco.
L’atmosfera intorno agli azzurri si surriscalda, ma, come nelle migliori favole la svolta è dietro l’angolo.
Nel secondo girone, contro Argentina e Brasile, l’Italia ritrova se stessa e domina.
Paolo Rossi torna “Pablito” contro i verdeoro, segnando una fantastica tripletta dimostrando un repertorio completo, gol di testa, di potenza e d’astuzia.
Rossi segna, poi, sia in semifinale contro la Polonia, sia in finale contro la Germania Ovest, laureandosi capocannoniere del torneo e, successivamente, Pallone d’Oro.

Messico 1986 – Gary Lineker e il “Barrilete Cosmico”

I due gol segnati da Diego Armando Maradona contro l’Inghilterra, il 22 giugno 1986 rappresentano un salto nel vuoto e ritorno; prima la beffarda, geniale e iconica “Mano de Dios”, poi il gol più bello della storia dei Mondiali, quella lunga corsa in cui il Pibe vendica a suo modo le vittime della Guerra delle Falkland/Malvinas.
La partita, però, non è finita così, perché gli inglesi, feriti nell’animo e nell’onore, hanno provato a rimanere vivi con una rete segnata all’80’ dal protagonista di questo paragrafo: Gary Lineker da Leicester.
Classe 1960, Lineker ha appena terminato una stagione da 30 gol in 41 partite di First Divison con l’Everton ed ha appena firmato con il Barcellona.
Al Mondiale resta a secco nelle prime due partite del girone, contro Portogallo e Marocco e gli inglesi rischiano l’eliminazione.
Alla terza giornata contro la Polonia, però, l’attaccante si carica sulle spalle tutta una Nazione e segna tutte le reti del 3-0 finale. 3 gol in poco più di mezz’ora, facendosi trovare pronto nel posto giusto al momento giusto, per far sognare i tifosi inglesi.
Così gli inglesi vanno avanti e, mentre il 16 giugno gli Smiths pubblicano un brano forte e crudo dal provocatorio titolo “The Queen Is Dead”, la bandiera inglese continua a sventolare fiera e Lineker segna altri due gol nella vittoria sul Paraguay.
Poi l’ultimo sigillo, a dieci minuti dalla fine del quarto contro l’Argentina, contro il genio senza fine di Diego Maradona, che si prepara a vincere il suo Mondiale, mentre Gary Lineker torna a casa, deluso e consapevole del fatto che mai come in quell’estate, l’Inghilterra sarebbe potuta arrivare in fondo al Mondiale messicano.

ITALIA ’90 – “F**k Schillaci”, l’immortale dedica a Totò

Il Mondiale delle “Notti Magiche”, una delle beffe più grandi per l’Italia (con protagonista sempre lui, Diego Maradona, Deus Ex Machina un po’ ovunque) che si ferma al terzo posto finale, ma può vantare il capocannoniere del torneo, un palermitano che vanta 16 presenze in Nazionale e 7 gol, di cui 6 concentrati in tre, insensate, settimane, quelle di Italia ’90.
Schillaci entra nel giro azzurro poco prima della rassegna iridata, a coronamento di una stagione stratosferica con 21 reti in 50 presenze con la Juventus.
Nelle gerarchie di Azeglio Vicini parte come quarto attaccante, dietro a Vialli, Serena e Carnevale, ma Totò impiega poco a scalare posizioni, esattamente 3 minuti.
All’esordio, infatti, gli azzurri vengono bloccati dall’arcigna difesa dell’Austria sullo 0-0, così al 75’ Vicini butta nella mischia Schillaci.
Al 78’ un cross dalla destra trova, in mezzo a due colossi austriaci, lo stacco di Totò, che fa 1-0 e toglie le castagne dal fuoco alla Nazionale.
Il palermitano parte nuovamente dalla panchina contro gli USA, ma stavolta non segna e l’Italia fatica, raccogliendo un altro 1-0 striminzito.
Dalla terza partita, fino alla finale per il 3’ posto, Schillaci segna sempre, dimostrando un senso della posizione davvero invidiabile e spesso correggendo tiri destinati sul fondo con zampate epiche.
Tra i sei gol, che lo incoronano come capocannoniere del torneo, uno in particolare è passato alla storia: quello segnato all’Irlanda.
L’EIRE, allenata da Jack Charlton, è una delle sorprese del Mondiale, formata da una difesa rocciosa, guidata dal portiere Pat “Packie” Bonner e da alcuni talenti pescati personalmente dal Ct, come Tony Cascarino, dalle evidenti radici italiane.
Dopo un’epica (e soporifera) battaglia contro la Romania agli ottavi, terminata ai rigori, i verdi affrontano i padroni di casa con il solito modus operandi: difesa strenua e qualche sortita offensiva. Il risultato è una partita bloccata, che viene risolta al 38’ del primo tempo da un tap in di Schillaci (e chi se no?) dopo una respinta difettosa di Bonner.
Il risultato non cambia più e il sogno dell’Irlanda si spegne, ma i tifosi irlandesi, sempre pungenti e divertenti, non dimenticano e dopo nemmeno 48 ore, per le vie di Dublino e di tutte le altre città del paese, in molti indossano una maglietta bianca con scritto in verde “F**K SCHILLACI”, a eterna memoria del gol decisivo.
A rendere ancora più iconica questa storia, la maglietta compare nel film “The Van” (“Due sulla strada” in italiano) di Stephen Frears, in un memorabile cameo.

USA 1994 – Una poltrona per due

Il Mondiale degli States, quello delle sorprese Svezia e Bulgaria e del tragico destino di Andrea Escobar, ucciso per un autogol, vede una strana coppia in vetta alla classifica marcatori.
Il primo protagonista è arcinoto, visto che grazie alle sue giocate e alla sua classe ha trascinato la Bulgaria fino alle semifinali, perse contro un altro fantasista di nome Roberto Baggio: stiamo parlando di Hristo Stoichkov. Il futuro Pallone d’Oro delizia le platee del pubblico americano, decisamente freddo e poco avvezzo all’importanza della competizione, sfoderando perle assolute; su tutte, memorabile la punizione con la quale apre la rimonta contro la Germania nei quarti, lasciando impietrito Bodo Illgner.

Diametralmente opposta, invece, la storia dell’altro capocannoniere di questo Mondiale, il russo Oleg Salenko.
Discreto attaccante classe 1969, Salenko nel 1992 gioca una partita amichevole con la maglia dell’Ucraina, terra d’origine della madre. La partita contro l’Ungheria del 29 settembre 1992, però, rimarrà l’unica con la nazionale gialloblu, visto che, poco più di un anno più tardi, Salenko cede alle lusinghe del Ct della Russia Sadyrin, che lo porterà negli Stati Uniti.
La nazionale di Mosca non ha affatto un brutta rosa, con alcuni giocatori di buon livello, come Karpin, Onopko e, soprattutto, Mostovoj, faro del Celta Vigo.

Tornando a Salenko, il suo Mondiale inizia al 56’ di Brasile-Russia, prima giornata del torneo.
La sconfitta contro i verdeoro obbliga ai sovietici l’obbligo di battere la Svezia quattro giorni dopo, ma gli scandinavi, una delle sorprese del Mondiale, fanno la voce grossa e vincono 3-1.
La Russia, dunque, è già fuori dal torneo, e Salenko è fermo a 1 gol, segnato contro gli svedesi.
La storia del calcio, però, deve essere scritta e dunque l’anonima Russia-Camerun, con entrambe già estromesse dal Mondiale, diventa una partita da scolpire negli annali.

Gli africani segnano un solo gol, con Roger Milla, che diventa il più anziano marcatore della Coppa del Mondo a 42 anni, record che detiene tutt’oggi, ma il vero protagonista è Salenko.
L’attaccante russo segna 5 reti, dimostrando una clamorosa vena realizzativa e laureandosi capocannoniere del torneo, nonostante le sole 3 partite giocate.

FRANCIA 1998 – Davor e l’ineluttabilità del destino 

Il Mondiale di Francia ’98 rappresenta ancora oggi un caleidoscopio di emozioni e sensazioni contrastanti, dal dramma sfiorato per Ronaldo al super gol di Bergkamp che elimina l’Argentina, fino al tiro di Baggio che lambisce il palo nei supplementari contro la Francia e il sogno azzurro che finisce troppo presto.
Tra le tante storie del torneo, però, ci sono anche tre esordi, quelli del Sudafrica e della mitica Giamaica, e, soprattutto, quello della Croazia.
I balcanici sono una delle rivelazioni del torneo, guidati da un bomber implacabile che si laurea capocannoniere con 6 gol: Davor Suker.
L’attaccante del Real Madrid segna all’esordio contro la Giamaica e poi è decisivo nelle sfide contro Giappone e Romania.
Ai quarti arriva il primo grande scoglio per la Croazia, ossia la Germania, che viene spazzata via con un poderoso 3-0, con sigillo finale di Suker.
Con grande stupore, dunque, la giovane Croazia giunge alle semifinali, dove affronta la Francia padrona di casa.
Suker segna ad inizio ripresa, ammutolendo lo Stade de France, ma il destino ha in mente altri piani per la Coppa del Mondo.
Soffermiamoci, per un momento, sul cammino dei Bleus, che hanno dominato il girone con Sudafrica, Arabia Saudita e Danimarca, ma senza stupire per lo stile di gioco espresso.
I problemi per i francesi arrivano subito agli ottavi, quando il Paraguay sfodera un muro di nome Chilavert e respinge ogni attacco dei francesi, fino al 114’, quando Larurent Blanc segna il Golden Gol che porta avanti i suoi.
Ai quarti altro giro ai supplementari, questa volta contro l’Italia, che sfiora il gol con Baggio e perde ai rigori (come al solito negli anni ’90).
Eccoci qua, di nuovo allo Stade de France, dove la semifinale è ferma sull’1-1, il vantaggio di Suker è durato appena un minuto, quanto è bastato a Lilian Thuram per segnare il suo primo gol con i Bleus.
La Croazia, però, ci crede, nonostante i segnali, che abbiamo visto anche nelle partite precedenti, siano tutti a favore della Francia.
I croati giocano una partita splendida, ma al 69’ un brutto pallone perso permette alla Francia di siglare il 2-1 definitivo, ancora con Lilian Thuram, che non aveva mai segnato con la maglia della Nazionale transalpina e mai più segnerà. Un altro, evidente, segno del destino, che in finale stravolgerà per sempre la vita di Ronaldo e permetterà alla Francia di portarsi a casa il suo primo titolo Mondiale.

COREA DEL SUD/GIAPPONE 2002 – La rivincita del Fenomeno

Probabilmente uno dei Mondiali più condizionati dagli arbitri, che trascinano la Corea del Sud, padrona di casa, fino alle semifinali, dove la Germania non si fa intimorire e vince 1-0.
Un vero peccato che il Mondiale 2002 venga ricordato per i tanti episodi controversi e non per il calcio giocato, facendo in modo che in molti non tengono conto della super cavalcata della Turchia, giunta ad un passo dalla finale.
I turchi vengono estromessi in semifinale dal Brasile, che fatica ma non da mai segno di poter perdere il torneo, trascinato dalle 8 reti del capocannoniere Luis Nazario Da Lima, per tutti Ronaldo.
Avevamo lasciato il Fenomeno agonizzante, la sera prima della finale di Francia ’98, quando ha seriamente rischiato di terminare non solo la sua carriera.
Nel 2002 si presenta al Mondiale dopo un calvario durato quasi 4 anni, in cui ha giocato pochissimo ed è stato flagellato da continui problemi alle ginocchia.
Non appena arriva in Asia, però, Ronaldo torna su livelli stratosferici, facendosi trovare sempre pronto e regalando perle in serie.
Tra le 8 reti messe a segno al Mondiale da segnalare il gol decisivo nella già citata semifinale contro la Turchia, quando beffa Rüştü con un tiro di punta in diagonale, anticipando l’intervento del portiere.
Nell’atto finale contro la Germania, invece, sfrutta un errore del Miglior Portiere e Miglior Giocatore del Mondiale, Oliver Kahn, aprendo le marcature e poi siglando la sua personale doppietta poco dopo.

GERMANIA 2006 – La puntualità di Miro

Il Mondiale 2006 si tinge nuovamente di azzurro, dopo un nuovo scandalo, quello tristemente famoso di Calciopoli, che fa ripiombare il nostro calcio nel caos.
La Nazionale di Marcello Lippi, però, fa quadrato attorno a se e non sbaglia un colpo, vincendo in finale contro la Francia ai rigori.
In semifinale gli azzurri battono la Germania padrona di casa, al termine di una sfida per cuori forti terminata ai supplementari.
Proprio i tedeschi possono vantare il capocannoniere del torneo, Miroslav Klose.
L’attaccante del Werder Brema, già protagonista nel 2002, segna 4 gol nel girone, frutto di due doppiette contro Costa Rica ed Ecuador, per poi segnare il vitale gol del pareggio all’80’ del quarto di finale contro l’Argentina, sfida poi vinta ai rigori dai tedeschi.
Con le sue 5 reti nel 2002 e nel 2006, le 4 nel 2010 e le 2 nel 2014, Miroslav Klose resta tutt’oggi il miglior marcatore nella storia dei Mondiali.

SUDAFRICA 2010 – Bagarre di qualità

I Mondiali del 2010 rappresentano un unicum nella storia del torneo, con ben quattro giocatori giunti in vetta alla classifica cannonieri.
Per una curiosità tutti e quattro i calciatori in questione sono arrivati alle semifinali, per cui nel raccontarli partirò da quello giunto al quarto posto con la sua Nazionale, ossia Diego Forlan.
Paradossalmente è proprio El Cacha ad essere stato nominato Miglior Giocatore del Mondiale, che si carica sulle spalle la Celeste e la porta ad un passo dalla finalissima.
Dopo 2 reti al Sudafrica nel girone, Forlan segna il gol decisivo nei quarti contro il Ghana, sfida poi vinta ai rigori dopo il penalty sbagliato da Asamoah al 120’ e il momentaneo 2-1 nella semifinale contro l’Olanda.
L’ultimo gol dell’uruguaiano arriva nella finale per il 3’ posto nella sconfitta contro la Germania, dove gioca il secondo capocannoniere del Mondiale 2010: Thomas Muller.
Su Muller ogni parola è superflua, attaccante per numero di reti segnate, tuttofare per definizione. Giocatore dotato di un’intelligenza tattica sopraffina, si regala 5 reti al Mondiale segnando quando più conta.
Dopo il gol nel match inaugurale contro l’Australia, Muller segna le due reti che chiudono il 4-1 all’Inghilterra agli ottavi, prima di aprire le marcature nel perentorio 4-0 all’Argentina nei quarti.
Assente nella semifinale con la Spagna per squalifica, Muller torna nella finalina e segna il gol che apre le marcature con l’Uruguay.
Al secondo posto nel Mondiale troviamo l’Olanda, che annovera il talento cristallino di Wesley Senijder, reduce dal clamoroso Triplete con l’Inter.
Dopo il gol decisivo al Giappone nel girone, Wes si scatena. Prima segna il gol definitivo per piegare un’ostica Slovacchia agli ottavi, poi annichilisce il Brasile con una doppietta ai quarti.
La ciliegina sulla torta arriva in semifinale, con la rete del momentaneo 2-2 in semifinale.
Nell’ultimo atto, però, Snejder e la sua Olanda restano a secco e a laurearsi Campione del Mondo è la Spagna di Vicente Del Bosque.
Tra le Furie Rosse spiccano l’autore del gol decisivo in finale, Andrés Iniesta e il capocannoniere numero 4 del torneo: David Villa.
El Guaje segna solo reti pesanti in momenti delicati, come la doppietta all’Honduras e il gol del vantaggio nella partita decisiva del giorno contro il Cile.
La Spagna è cinica nella fase ad eliminazione diretta e vince tutte e quattro le partite per 1-0. Detto della finale, decisa da Iniesta, la semifinale contro la Germania è firmata da Carles Puyol.
Villa decide, invece, ottavi e quarti, contro Portogallo e Paraguay, siglando due reti di importanza capitale.

BRASILE 2014 – Il ballo del Bandido

Il Mondiale 2014 è quello del nuovo psicodramma brasiliano, che come nel 1950, perde in casa, questa volta con un roboante 7-1 subito dalla Germania in semifinale.
Ma il torneo brasiliano è anche quello della definitiva consacrazione di James Rodríguez.
Il colombiano, esploso nel Porto e reduce da una buona stagione al Monaco, si scopre bomber e segna in tute le partite della sua Colombia al Mondiale.
Il capolavoro del Bandito è il primo dei suoi due gol contro l’Uruguay negli ottavi: stop di petto orientato e sinistro magico che tocca la traversa e entra.
La corsa della Colombia e di Rodríguez si interrompe ai quarti contro il Brasile, con firma, questa volta inutile del Bandido su rigore nel finale.

RUSSIA 2018 – L’Uragano 

L’ultimo viaggio nella storia dei Mondiali ci porta in Russia, teatro della rivincita tra Francia e Croazia, questa volta in finale. Il risultato, purtroppo per i balcanici, è lo stesso del 1998, ma la cavalcata dei biancorossi è comunque da ricordare.
Proprio la Croazia estromette in semifinale una delle squadre candidate alla vittoria finale e il capocannoniere del torneo: Harry Kane.
Il bomber del Tottenham, uno dei più performanti bomber della sua generazione, segna subito una doppietta decisiva contro la Tunisia e poi ne fa 3 al povero Panama, apparso per la prima volta sul palcoscenico iridato.
L’ultimo gol del Mondiale di Kane arriva agli ottavi, contro la Colombia, prima del solito lavoro di sponda e della delusione in semifinale contro i croati.

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Dove vedere Benevento-Palermo in tv e streaming

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Dove vedere Benevento-Palermo

Dove vedere Benevento-Palermo – Il Benevento di Fabio Cannavaro domani affronterà il Palermo alle 18 allo Stadio Ciro Vigorito, match che chiuderà la quindicesima giornata del campionato di Serie B.

Il club campano arriva da un momento positivo, alla luce del pareggio sul campo ostico della Reggina, e della precedente vittoria nel match precedente in casa della SPAL di De Rossi. 

Tuttavia, nel pareggio contro la squadra di Filippo Inzaghi non sono mancate le polemiche sul gol del 2-2 di Acampora. Un calciatore del Benevento sdraiato a terra infatti ostacolava la vista del portiere della squadra di Reggio Calabria in occasione di una delle reti.

Cannavaro, intervistato da IlNapoliOnLine, ha fornito la sua visione dei fatti nel post-partita: “Gli arbitri possono sbagliare. Tuttavia nell’azione del gol contestato, il mio giocatore non fa volume davanti al portiere amaranto e non partecipa all’azione. Poi con i se e con i ma non si va da nessuna parte. Io penso che se uno è più forte in campo quasi sempre vince. Le polemiche non le alimento”.

Momento no invece per il Palermo di Eugenio Corini, reduce dalla seconda sconfitta consecutiva. I rosanero hanno avuto l’occasione di pareggiare l’ultima sfida ma Brunori, capitano della squadra, ha fallito un calcio di rigore. Persino nella sfida precedente l’attaccante aveva fallito un tiro dal dischetto, concesso al 90′ del match contro il Cosenza, terminato 3-2 per i calabresi. Tale successo ha permesso al Cosenza di raggiungere in classifica il Palermo stesso.

I rosanero e il Benevento si trovano entrambe a quindici punti, i giallorossi non perdono da quattro partite ma hanno vinto solo una volta nelle ultime dieci partite, cinque pareggi e quattro sconfitte. Le Aquile invece dopo l’ultima vittoria contro il Parma non sono più riusciti a portare punti a casa. Si prospetta un match molto combattuto in cui tutti i giocatori daranno l’anima per fuggire dalla zona retrocessione.

PROBABILI FORMAZIONI

BENEVENTO (4-4-2): Paleari; Letizia, Leverbe, Capellini, Masciangelo; Viviani, Schiattarella, Acampora, Improta; Farias, La Gumina.

PALERMO (4-3-3): Pigliacelli; Mateju, Nedelcearu, Marconi, Sala; Segre, Stulac, Broh; Valente, Brunori, Di Mariano.

 

DOVE VEDERE BENEVENTO-PALERMO

Il match verrà trasmesso su Sky Sport CALCIO (disponibile anche in streaming su Sky Go e Now Tv) canale 251, su DAZN e su Helbiz LIVE, presente anche nei Channel di Prime Video. Diretta anche su OneFootball in modalità pay-per-view.

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