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Bernardo Silva, essere apollineo

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Un Community Shield, una Carabao Cup, una Premier League; e ancora una FA Cup, una Nations League e il premio come ‘Miglior Giocatore’ di quella Nations League. Per descrivere la stagione di Bernardo Silva è necessario partire da qui. Da questo elenco. L’elenco dei successi collezionati in un’annata difficilmente ripetibile, nonché lontanamente immaginabile all’alba della scorsa estate. Una stagione evolutiva, che partita dopo partita ha regalato al figlio di Lisbona una smisurata quanto giustificata confidenza nei propri mezzi, confidenza che lui stesso non avrebbe mai creduto di poter maneggiare prima del suo approdo alla corte del trapattonesco Pep Guardiola. Come il Trap, il catalano ha infatti vinto almeno un campionato in ognuno dei tre stati nei quali ha allenato (per essere precisi il tecnico da Cusano Milano è riuscito a farlo in quattro nazioni diverse), striscia di trionfi alla quale ha contribuito prepotentemente anche Bernardo Silva, forse il giocatore che più di tutti è cresciuto nel corso di questa stagione a Manchester.

(Fonte foto: profilo Instagram ufficiale di Bernardo Silva)

NUMERI

Tredici goal segnati. Quattordici assist forniti ai compagni. 3125 tocchi di palla e 2324 passaggi effettuati, di cui 2016 hanno trovato un compagno. Un’accuratezza di circa l’87%. Numeri che lo hanno portato a collezionare 43 vittorie nelle 51 gare disputate tra campionato e coppe con la maglia del Manchester City, nel corso di un’annata che ha permesso ai prediletti di Noel e Liam Gallagher di conquistare il primo Treble domestico della storia del calcio inglese. Quello stesso Noel Gallagher con il quale Bernardo Silva ha posato davanti alle telecamere a Brighton dopo aver conquistato la sua seconda Premier League e aver cantato a squarciagola con i compagni e The Chief  la celebre ‘Wonderwall’ degli Oasis. La scelta giusta per festeggiare quel terzo trofeo al cui fianco nelle settimane successive se ne sarebbero poi aggiunti altri due, per una stagione che dal 5 agosto 2018 al 9 giugno 2019 ha portato Bernardo Silva a cingersi di alloro per ben cinque volte. Un subisso di successi in un’annata da sogno, quello dal quale il lusitano non vuole più uscire. Un sogno che una notte di aprile si è trasformato però per qualche ora in un incubo, salvo poi riabbracciare la luce in un finale di stagione raggiante. Era la notte dell’Etihad, quella in cui il City ha dovuto digerire un’indigesta eliminazione dalla Champions League nonostante una pirotecnica vittoria per 4-3 sul Tottenham. Era la notte in cui Bernardo Silva era stato in grado di trafiggere Lloris con un sinistro sporcato colpevolmente da Rose. Era la notte che il numero 20 ha definito poi ai microfoni di ‘RTP’ quella che lo ha costretto a vivere la sconfitta peggiore della sua carriera.

“È stata la sconfitta che mi è costata più di tutte in carriera. Lo è stato perche ormai pensavo che fosse il nostro anno. Pensavo che fossimo pronti. Invece siamo stati eliminati ai quarti di finale, da una squadra inglese che conosciamo molto bene e della quale, e questa è la mia opinione, abbiamo dimostrato di essere migliori negli ultimi anni. È stata davvero dura”.

Una singola notte che non può però cancellare tutte le altre che hanno dipinto una stagione unica. E non potrebbe essere altrimenti, considerando che stiamo parlando dell’uomo che in pochi mesi è riuscito ad affermarsi come un untouchable nel Manchester City di Guardiola e uomo simbolo nel Portogallo di Cristiano Ronaldo.

(Fonte foto: profilo Instagram ufficiale di Bernardo Silva)

CRESCITA

Ebbene sì, perché con buona pace di CR7, Bernardo Silva l’altra sera contro l’Olanda è stato eletto come ‘The Best Player’ of the Nations League. Il ‘Miglior Giocatore’ del torneo, autografato anche con un assist apollineo per il connazionale Gonçalo Guedes nell’atto decisivo (dopo averne messi a segno altri due in semifinale). Scatto a superare l’uscita a vuoto di De Ligt e passaggio a memoria per il compagno arrivato nel contempo al limite dell’area, scaricando il pallone appena prima di subire la chiusura di Van Dijk. Una giocata da campione che dimostra quanto Bernardo sia cresciuto tecnicamente e mentalmente.

 “Siamo un Paese piccolo ma anche un Paese che lavora molto bene nella formazione dei giovani. Non è stato casuale l’aver vinto due titoli come l’Europeo del 2016 e questa Nations League. Abbiamo abituato male i nostri tifosi (ha detto ridendo, ndr). Adesso pretenderanno ancora di più da noi ma questo è un bel segnale”.

Così ha parlato ad ‘A’Bola’ al termine della partita. A essere precisi lui all’Europeo vinto in Francia non poté prendere parte a causa di un infortunio alla coscia che lo costrinse a cedere il posto in rosa al più giovane Renato Sanches. Un infortunio dal quale riuscì però a recuperare prima di dare inizio a quella che si sarebbe poi rivelata la sua ultima stagione al Monaco, quella del titolo. Con 8 goal e 11 assist il portoghese contribuì infatti alla vittoria della Ligue 1 da parte dei monegaschi, convincendo poi il Manchester City a estrarre dalle proprie tasche cinquanta milioni di sterline per assicurarsene le prestazioni.

(Fonte foto: profilo Instagram ufficiale di Bernardo Silva)

“Quando ho saputo dell’opportunità di essere allenato da Guardiola non ho potuto dire di no. Abbiamo visto tutto quello che è riuscito a fare con Barcellona e Bayern Monaco. Speriamo che riesca a vincere dei titoli anche qui”.

Disse al momento del passaggio in Inghilterra. Il catalano lo ha fatto, ha vinto ogni trofeo possibile sul suolo nazionale, riuscendo anche a chiudere una storica Premier League davanti a un Liverpool in stato di grazia. Lo ha fatto plasmando proprio Bernardo Silva, rendendolo quel giocatore allo stesso tempo così semplice e complesso che oggi riesce a incutere timore in tutti i suoi avversari. Eccelle nei fondamentali, nel controllo palla, nei passaggi. Col tempo è riuscito ad affilare il proprio sinistro e a educare il più ozioso destro. È diventato un giocatore completo, capace di giocare tra le linee sia che si tratti di quelle tra difesa e centrocampo o tra centrocampo e attacco. Impiegato principalmente da trequartista nel corso dell’ultima stagione, ha ricoperto con naturalezza anche il ruolo di esterno offensivo. A destra, in opposizione a Raheem Sterling, altro giocatore che nell’ultima annata ha mostrato miglioramenti continui. Sa superare gli avversari in dribbling, in progressione ma soprattutto dialogando con i compagni. La sua forza è infatti quella di sapere leggere l’azione con un giro d’anticipo sull’orologio, muovendosi alla perfezione quando non è chiamato a trattare la palla in prima persona. Sa gestire il proprio fisico, riuscendo sempre a trarre il massimo da una struttura corporea per nulla scultorea e appariscente.

Ha collezionato oltre 4.000 minuti, venendo sostituito soltanto in cinque occasioni. Intoccabile, la sua duttilità si è affermata come un elemento troppo prezioso per un Manchester City che per la maggior parte della stagione ha dovuto fare a meno di un Kevin De Bruyne condizionato dagli infortuni. È stato uno dei due registi offensivi al pari di David Silva, altro grande protagonista di un cammino trionfale, aiutando allo stesso tempo il giovane Phil Foden a inserirsi nei meccanismi della macchina perfetta di Pep.

(Fonte foto: profilo Instagram ufficiale di Bernardo Silva)

COSTRUZIONE DEL PROPRIO IO

Nato nella capitale, a Lisbona, il 10 agosto del 1994, Bernardo Silva in Portogallo ha imparato a dare del tu al pallone nelle giovanili del Benfica, dove ha trascorso 12 anni della sua vita. Da sempre tifoso delle Aquile, tanto da tatuarsi sul braccio sinistro lo storico motto del club ‘e pluribus unum’ (dal latino: ‘di molti, uno’), Bernardo il Benfica lo ha dovuto lasciare nemmeno nove mesi dopo dal suo debutto in prima squadra. Giusto il periodo di una gestazione, prima di vedere finalmente la luce in Francia, nel Monaco. Se il rapporto con Jorge Jesus non è infatti mai sbocciato, quello con Leonardo Jardim si è rivelato subito come quello tra un padre e un figlio. In Ligue 1 ha dimostrato di poter essere il collante in una rosa di talenti nonostante avesse solo 20 anni. Ha convinto il Monaco a riscattarlo per soli 15 milioni dopo aver usufruito delle sue prestazioni a costo zero in un anno di prestito, approfittando della confusione societaria all’epoca presente in casa Benfica per portare al Louis II quello che si è già rivelato uno dei migliori talenti di sempre del calcio portoghese.

Tanto pulito nelle giocate quanto decisivo nei momenti caldi della gara, ha ammaliato definitivamente Guardiola nella doppia sfida che ha visto il suo Monaco eliminare proprio il Manchester City dalla Champions League nel 2017. La stessa stagione in cui è stato inserito nella ‘Squadra dell’Anno’ della Ligue 1, stesso risultato che è riuscito a raggiungere ora anche in Premier League. Guardiola lo considera uno dei “giocatori più forti che abbia mai visto nella mia carriera da calciatore prima e da allenatore ora”. Uno che può giocare in quattro posizioni diverse mantenendo sempre un rendimento da 8 in pagella e risultando sempre quello che ha corso di più nelle giornate in cui non è riuscito a esprimersi ai massimi livelli.

(Fonte foto: profilo Instagram ufficiale di Bernardo Silva)

Un predestinato insomma, capace a soli 24 anni di aver già tenuto tra le mani una decina di trofei in sei stagioni trascorse a giocare ‘tra i grandi’. Più trionfi che regali scartati sotto l’albero di Natale, quello che come un porta fortuna ha voluto mantenere intatto nel salotto della sua villa a Manchester fino a dopo la conquista della FA Cup a Wembley (come mostrato in una foto pubblicata sui social), gara in cui ha realizzato anche due assist, contribuendo al tennistico 6-0 finale.

A Lisbona lo chiamavano‘Messizinho’, paragonandolo alla leggenda del Barcellona per la sua capacità di avanzare palla al piede riuscendo a mantenere quel cuoio incollato al suo arto. Ora, a Manchester, lo chiamano semplicemente Bernardo, perché la sua unicità gli ha regalato il diritto di non essere paragonato a nessuno.

(Fonte immagine di copertina: profilo Instagram ufficiale di Bernardo Silva)

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ESCLUSIVA – Luca Toselli sulla Juve: “Giusto confermare Allegri”

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Juventus

La Juventus sta attraversando uno dei periodi di maggior difficoltà della sua storia. Risultati che faticano ad arrivare e dimissioni improvvise di tutto il C.D.A., situazioni che non fanno passare nottate tranquille ai tifosi bianconeri. In esclusiva per Numero Diez la voce di Luca Toselli, influencer grande esperto e tifoso della Vecchia Signora seguito da centinaia di migliaia di persone sui propri account social. Di seguito l’intervista.

L’ERA ANDREA AGNELLI

Nove Scudetti, cinque Supercoppe Italiane e cinque Coppe Italia, questi i successi della Juventus nei dodici anni di gestione Andrea Agnelli. Quali parole ti senti di rivolgere nei confronti dell’operato dell’ormai ex presidente?

“Un ringraziamento per gli anni che ci sono stati di vittorie e successi nonostante gli ultimi non siano andati bene. Probabilmente la presidenza di Andrea Agnelli era ormai giunta al termine. Il fatto che si sia arrivati alla divisione per altre cause è un dispiacere ma probabilmente ci stava dopo dodici anni un cambio in cima alla piramide della Juventus”.

LE PREOCCUPAZIONI DEL MOMENTO

Da tifoso che sente la maglia bianconera come una seconda pelle, quali sensazioni stai provando in questo periodo così delicato?

“Confusione e sorpresa. Non mi spaventa il fatto di avere un presidente, bensì la dinamica e le tempistiche nel quale è avvenuto questo cambiamento. Vista dalla nostra prospettiva viviamo questo avvenimento in modo confusionario e, come un qualcosa in continua evoluzione”.

LE POSSIBILI NUOVE FIGURE DIRIGENZIALI

Prima Del Piero poi Trezeguet: due leggende del club che si sono proposte di tornare per aiutare la loro vecchia squadra. Pensi che potrebbero contribuire alla rinascita del club?

“Vedo molto più adatto Del Piero a livello dirigenziale, Trezeguet penso sia maggiormente un uomo da campo. È ovvio che due figure del genere che nel momento più buio della storia bianconera hanno deciso di scendere all’inferno con la Vecchia Signora è un qualcosa che non può fare altro che piacere”.

IL RUOLO DI MASSIMILIANO ALLEGRI

L’unico mai messo in discussione in questi giorni così intensi è stato Massimiliano Allegri. Si è parlato di possibili dimissioni non accettate, condividi la scelta di tenere il tecnico o avresti optato per un altro profilo?

“Riguardo Allegri penso sia un discorso in continua evoluzione. In caso di dimissioni di Agnelli per un nuovo progetto tecnico avrei capito un immediato cambio in panchina ma, in questa situazione di confusione, cambiare anche l’allenatore sarebbe stato un problema per i giocatori. Allegri dovrà tenere il ruolo di collante in questo momento così delicato”.

LA POSSIBILE REAZIONE IN CAMPO DELLA SQUADRA

In conclusione, come credi possa reagire la squadra sul lato sportivo al rientro dalla sosta? Riusciranno i ragazzi a gestire il peso di giocare in queste condizioni?

“Questa è la mia più grande paura. Sicuramente il momento non è felice e, qualcuno, potrebbe avere delle preoccupazioni a livello di campo. Sappiamo tutti benissimo che all’interno del rettangolo verde di gioco la testa conta tanto e, tutta questa situazione extra-campo, potrebbe provocare dei malumori”.

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Calcio Internazionale

Barcellona, interesse per Onana: le ultime

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Onana

Il Barcellona, nonostante i problemi riguardo alla liquidità, agirà sul mercato di gennaio: sono infatti tanti i nomi di Inter e Milan e che piacciono al club blaugrana.

BARCELLONA-MILANO: ASSE CALDO

Al Barcellona piacciono tanti nomi dell’Inter: si comincia da Lautaro e Skriniar concludendo con Brozovic. Ma non si ferma qui, infatti passando all’altra parte di Milano piacciono molto sia Rafael Leao, che Bennacer.

Secondo Tuttosport, però, l’obiettivo principale del Barcellona per gennaio è un portiere che faccia da vice a Ter Stegen: tutti gli indizi portano ad Onana. L’ex Ajax è un obiettivo concreto dei blaugrana, che stanno preparando un piano per sferrare l’attacco finale a gennaio.

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Calcio Internazionale

Tata Martino non è più il CT del Messico: le ultime

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Messico

Nonostante la vittoria del Messico ieri sera, ormai l’esperienza di Gerardo Martino sulla panchina della Nazionale Messicana sta per volgere al termine. Decisiva sembra essere stata infatti la non qualificazione agli ottavi di fiamme dei Mondiali in Qatar.

MESSICO-TATA MARTINO: È FINITA

Lo ha confermato lo stesso Tata Martino ieri sera dopo la partita con l’Arabia Saudita:

Dovrò trovarmi un altro futuro, la mia esperienza sulla panchina del Messico è terminata quando l’arbitro ha fatto il triplice fischio. Il mio contratto con la Nazionale termina qua”.

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Calcio Internazionale

La Francia non ci sta: reclamo alla FIFA dopo la rete annullata a Griezmann

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Francia

Nonostante la Francia fosse già passata, non sono mancate le polemiche ieri pomeriggio al termine del match tra francesi e Tunisia valida per l’ultima partita ai gironi di Qatar 2022. Ha aperto la gara Khazri a cui aveva risposto Griezmann al 98’, ma già al termine della gara l’arbitro ha preso la decisione di annullare la rete  francese. 

POLEMICHE FRANCESI

Secondo quanto riportato dal quotidiano inglese The Mirror, la Federazione Francese è pronta a fare ricorso alla FIFA in segno di protesta per l’annullamento alla rete di Griezmann.

Infatti, al direttore di gara di ieri era stato detto di annullare la rete dell’attaccante dell’Atletico Madrid causa fuorigioco. Ma le regole stabiliscono che un gol non si può annullare a partita già terminata.

Se il gioco è stato interrotto e ripreso, l’arbitro può solo intraprendere una “revisione” e prendere la sanzione disciplinare appropriata, per identità errata o per un potenziale reato di espulsione relativo a condotta violenta, sputi, morsi o estremamente offensivo, offensivo e/o azioni abusive”, si legge nelle regole del gioco dell’IFAB.

In ogni caso la partita di ieri è stata vinta dalla Tunisia, che causa vittoria dell’Australia sulla Danimarca, non è comunque riuscita a passare i gironi della Coppa del Mondo.

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