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Mattia Binotto lascia la Ferrari: le tappe che hanno portato all'addio

Formula 1

Mattia Binotto lascia la Ferrari: le tappe che hanno portato all’addio

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Vanzini

Dopo alcune voci e smentite che arrivavano da Ferrari e addetti ai lavori, l’ufficialità è arrivata: Mattia Binotto non è più il Team Principal della Scuderia Ferrari in F1. L’ingegnere nella casa della Rossa da 28 anni, ha passato tutta la carriera in quel di Maranello. Tecnico, motorista, ha attraversato le diverse fasi che hanno visto il Cavallino Rampante rinascere, conquistare il tetto del mondo affermandosi come Team numero 1 per diversi anni. Fino ad arrivare al 2019, quando ha preso il posto di Maurizio Arrivabene (Team Principal dal 2015 al 2018) cercando attraverso progetti e giovani piloti di conquistare quel Campionato del Mondo che manca dal 2008 per i costruttori, ma soprattutto l’ambito titolo piloti che manca dal 2007 con Kimi Raikkonen. Binotto ci ha provato soprattutto puntando su Charles Leclerc dagli inizi, quando il Predestinato ha conquistato due vittorie al suo primo anno vincendo a Spa e Monza, luogo che lo ha definitivamente lanciato come uno tra sportivi più amati dagli italiani. Ha tagliato poi Sebastian Vettel, quattro volte campione, per puntare tutto sul talento monegasco, affiancato dalla nuova guida spagnola di Carlos Sainz. Il 2021 di transizione, per poi arrivare al tanto aspettato 2022 dopo le difficoltà arrivate con il caso motore del 2019 e del patto segreto tra la scuderia italiana e la Federazione. Quello che doveva essere l’anno del ritorno alle grande vittorie si è trasformato dalla gioia e entusiasmo inziale alla delusione finale, perdendo tutte le speranze soprattutto nella seconda parte fra scarsa affidabilità, errori di strategia e direttive che hanno (forse) penalizzato le potenzialità della F1-75.

DAL SOGNO ALLA DELUSIONE

“Con il dispiacere che ciò comporta, ho deciso di concludere la mia collaborazione con Ferrari. Lascio un’azienda che amo, della quale faccio parte da 28 anni, con la serenità che viene dalla convinzione di aver compiuto ogni sforzo per raggiungere gli obiettivi prefissati. Lascio una squadra unita e in crescita. Una squadra forte, pronta, ne sono certo, per ottenere i massimi traguardi, alla quale auguro ogni bene per il futuro. Credo sia giusto compiere questo passo, per quanto sia stata per me una decisione difficile. Ringrazio tutte le persone della Gestione Sportiva che hanno condiviso con me questo percorso, fatto di difficoltà ma anche di grandi soddisfazioni”.

Mattia Binotto, ex Team Principal nel suo comunicato ufficiale di addio alla Ferrari

Il 2022 era iniziato con la gara che tutti i tifosi della Scuderia avrebbero sognato: doppietta rossa e zero punti per la concorrente Red Bull. Dopo alcune gare, arrivano sempre più punti importanti e un’altra vittoria per Leclerc con il secondo ritiro di Max Verstappen. Tutto nella direziona giusta. Ecco che però da Barcellona sembra iniziare quella che assomiglia ad una stagione piena di confusione e nervosismo. Nel Gp di Catalunya il numero 16 è costretto al ritiro per motivi elettronici legati alla Power Unit.

A Monaco, dopo una prima fila tutta Ferrari, una strategia sbagliata pone Sainz in seconda posizione e Leclerc, che da una prima posizione rientra due volte ai box per finire in quarta. Per non finire il periodo negativo, nel Gran premio di Baku sempre il monegasco in prima posizione si ferma ancora: rottura del motore della F1-75. Inoltre, anche Sainz si ritira per problemi idraulici.

“Con le tre ultime gare sembra che abbiamo un problema di affidabilità. Non trovo le parole giuste. Fa male. Sono tre gare che siamo competitivi ma non otteniamo il risultato. Facciamo un reset e domani ripartiamo. Non possiamo ignorare questi punti persi. Sono stop importanti, sono altri 25 punti persi e sono tanti. Fa male. Adesso non vedo lati positivi”.

Charles Leclerc

LE DIFFICOLTÀ E L’ADDIO

Inoltre poi troviamo le divergenze interne dopo la gara a Silverstone e l’errore in gara di Leclerc in Francia che da quel momento in poi non è stato più in grado di mantenere il passo incredibile della Red Bull di Verstappen, se non per la vittoria illusoria in Austria (con annesso ritiro di Sainz per ulteriori problemi al motore) che sembrava avvicinare la rossa all’astronave austriaca. Nella seconda parte quindi nessuna vittoria, qualche podio raggiunto comunque sempre con il duro lavoro della Scuderia che ha praticamente mollato lo sviluppo della livrea 2022 per quella del successivo anno.

Poi dopo i rumors arrivati già a all’ultima gara di Abu Dhabi dove Leclerc e Sainz hanno chiuso in seconda e quarta posizione che hanno garantito la posizione di vice-campione del mondo per il monegasco e di vice-campione del mondo per i costruttori per la Scuderia, la Ferrari aveva smentito con un comunicato le voci che vedevano Mattia Binotto fuori dal progetto della casa italiana. Dopo solamente due settimane invece vediamo come lo stesso Binotto si sia fatto da parte, forse per le delusioni di quest’anno o di un ambiente che non vedeva più la sua figura come la migliore per quel ruolo. A fare il punto della situazione ci ha provato il commentatore Carlo Vanzini su Sky Sport 24, dopo l’annuncio della Ferrari:

“Se ne parlava già nella scorsa stagione, poi è stata data fiducia anche per quest’anno. Ripagata ad inizio anno ma poi sono arrivati risultati deludenti. Col senno di poi, era meglio lasciare le cose in Ferrari come nel 2018, dopo la scomparsa di Marchionne c’è stata la rivoluzione. Mattia Binotto direttore tecnico ha preso il posto del Team Principal Maurizio Arrivabene. In realtà guardando i numeri, vediamo come Jean Todt sia rimasto addirittura per 15 anni, in una situazione però disastrosa della Ferrari. L’ultimo mondiale vinto dalla Ferrari nel 2007 con Jean Todt e Kimi Raikkonen.

In 15 anni abbiamo visto 4 Team Principal diversi: Domenicali (nel 2008 ultimo titolo costruttori), Mattiacci per pochi gran premi, Arrivabene e Binotto. In media di questi, Arrivabene è quello che ha ottenuto più vittorie e Binotto rimaneva nel suo ruolo di direttore tecnico. Forse è andato a occupare un ruolo più grande per quello che aveva vissuto in Ferrari. O per fare una critica, forse ha gestito il ruolo sentendosi troppo grande. In una delle prime chiacchierate gli chiesi in maniera informale chi poteva ricoprire il ruolo del nuovo direttore tecnico. Rispose che non ci sarebbe stato e che avrebbe gestito tutto da solo. Mi lasciò perplesso.”

Ora per John Elkann spetta un altro compito difficile dopo il delicato momento alla Juventus. Ci sarà comunque più tempo per decidere vista la scadenza di Binotto al 31 dicembre 2022.

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Formula 1

Fred Vasseur al comando della Ferrari: è la scelta giusta?

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Dopo quasi due settimane dalle ultime notizie ufficiali della Scuderia Ferrari, dove veniva annunciata la separazione con Mattia Binotto, ormai ex Team Principal dimissionario, ecco che questa mattina è stato annunciato il nuovo nome che guiderà il Cavallino Rampante dal 1 gennaio 2023. Fred Vasseur, Team Principal fino a questo momento dell’Alfa Romeo (Sauber), è il prescelto per guidare di nuovo alla vittoria la Ferrari.

L’amministratore delegato Benedetto Vigna ha voluto lasciare delle parole sulla scelta dell’ingegnere francese:

“Siamo felici di dare il benvenuto in Ferrari a Fred Vasseur come nostro Team Principal. Nel corso della sua carriera ha unito con successo i suoi punti di forza tecnici, grazie alla sua esperienza in qualità di ingegnere, a una costante capacità di stimolare il meglio nei suoi piloti e nei suoi team. Questo approccio e la sua leadership sono ciò di cui abbiamo bisogno per far crescere la Ferrari con rinnovata energia”.

Benedetto Vigna

IL QUADRO GENERALE

Questa mattina fra i canali di comunicazione della Formula 1 e di alcuni team inizia a muoversi qualcosa. L’Alfa Romeo annuncia infatti la separazione proprio con Fred Vasseur. A quel punto era abbastanza chiaro cosa sarebbe accaduto subito dopo. La Ferrari annuncia il nuovo T.P. per seconda. Successivamente altre squadre proclamano nuovi cambiamenti: Andreas Seidl lascia la McLaren per prendere il posto di Vasseur, per via anche di alcuni progetti futuri dal 2026 con Audi (la casa tedesca ha visto in Seidl l’uomo giusto per iniziare il progetto). Così, la scuderia britannica ha approvato ai piani alti una vecchia conoscenza della Rossa ai tempi di Fernando Alonso. Andrea Stella è infatti diventato il nuovo Team Principal. Insomma, un vero e proprio effetto domino.

Ma ritorniamo al discorso Ferrari. Vasseur come da alcune settimane era l’indiziato numero 1 per il nuovo ruolo ricercato da John Elkann e Co.. Nonostante le smentite arrivate anche dai comunicati ufficiali della casa italiana di Maranello, con la notizia ufficiale di Mattia Binotto era ormai questione di tempo l’annuncio del francese.

“Sono molto felice e onorato di assumere la guida della Scuderia Ferrari come Team Principal. Per me, un appassionato di motorsport da tutta la vita, la Ferrari ha da sempre rappresentato l’apice del mondo delle corse. Non vedo l’ora di lavorare con il team talentuoso e appassionato di Maranello, per onorare la storia e l’eredità della Scuderia e per conseguire dei risultati per i nostri tifosi in tutto il mondo”.

Fred Vasseur

LA CARRIERA E QUEL RAPPORTO CON LECLERC

Vasseur prima di diventare quello che conoscevamo tutti nel mondo della Formula 1 come Team Principal prime nel 2016 della Renault e poi nel 2017 dell’Alfa Romeo è stato tanto altro. In primis, ha cercato un percorso come ingegnere ma capendo che quella non era la sua strada si è buttato subito nel mondo della gestione piloti, quindi un ruolo più manageriale e di leadership.

Ha lanciato giovani talenti in GP2 con il team da lui creato come Rosberg ed Hamilton che ha salvato praticamente da un addio alla McLaren nel suo primissimo inizio di carriera. Entrambi vinceranno il titolo nella categoria col suo team Art Gp. Ed ancora Esteban Ocon, George Russell e uno che conosciamo tutti come il predestinato, Charles Leclerc. Negli scorsi giorni, il monegasco ha lasciato anche delle parole di gratitudine ricordano il rapporto lavorativo avuto nel 2018, quando nella sua stagione da rookie venne voluto fortemente da Vasseur alla guida dell’Alfa Romero:

“Ho lavorato con lui anche prima di arrivare in Formula 1, abbiamo sempre avuto un buon rapporto. È un bravissimo Team Principal. Tuttavia non prendo io queste decisioni, vedremo chi sarà.”

Charles Leclerc ai microfoni di Sky Sport

Questa scelta farà sicuramente sorridere il numero 16 alla guida della Ferrari, che in questo anno non sembrava avere un feeling particolare con Binotto viste anche alcune situazioni di corsa.

L’ultima volta che la Ferrari non aveva alla guida un Team Principal italiano era stata l’era di Jean Todt e di Schumacher, segnata dai tanti successi e dai record infratti dal tedesco e dalla vettura italiana. Ancora una volta, un francese si rivede in casacca rossa, questa volta con un pilota che ben conosce ma con gerarchie e livrea ancora tutta da vedere.

“Lo ha fatto alla Renault e all’Alfa. Ora è chiamato a farlo nella scuderia delle scuderie. Sempre presente nel paddock, dalle sue parole si capisce già il suo essere cinico. In questo momento sta già cercando di costruire la gerarchia, con un macchina che sta virtualmente già girando. Rispetto a Jean Todt, lui arriva più anziano, quindi più esperto ma anche della Formula 1 visto che Todt veniva dal rally. Jean Todt arrivò in un momento disastroso. Ora invece la Ferrari aveva bisogno di un’organizzazione.”

Carlo Vanzini a Sky Sport

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Flash News

Mattia Binotto lascia la Ferrari: il comunicato ufficiale

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Vanzini

Al termine di quest’anno, Mattia Binotto non ricoprirà più il ruolo Team Principal della Scuderia Ferrari. La notizia era nell’aria da qualche tempo, ma l’ufficialità è arrivata solo ora con il comunicato ufficiale.

Maranello (Italia), 29 novembre 2022 – Ferrari N.V. (NYSE/EXM: RACE) (“Ferrari” o la “Società”) annuncia di aver accettato le dimissioni di Mattia Binotto che il 31 dicembre lascerà il suo ruolo di Team Principal della Scuderia Ferrari.

Benedetto Vigna ha commentato: “Desidero ringraziare Mattia per i suoi numerosi e fondamentali contributi nei 28 anni passati in Ferrari, e in particolare per la sua guida che ha portato il team ad essere di nuovo competitivo nella scorsa stagione. Grazie a questo, siamo in una posizione di forza per rinnovare il nostro impegno, in primo luogo per i nostri incredibili fan in tutto il mondo, per vincere il più importante trofeo nel motorsport. Tutti noi della Scuderia e nella più vasta comunità Ferrari auguriamo a Mattia tutto il meglio per il futuro”.

Mattia Binotto ha dichiarato: “Con il dispiacere che ciò comporta, ho deciso di concludere la mia collaborazione con Ferrari. Lascio un’azienda che amo, della quale faccio parte da 28 anni, con la serenità che viene dalla convinzione di aver compiuto ogni sforzo per raggiungere gli obiettivi prefissati. Lascio una squadra unita e in crescita. Una squadra forte, pronta, ne sono certo, per ottenere i massimi traguardi, alla quale auguro ogni bene per il futuro. Credo sia giusto compiere questo passo, per quanto sia stata per me una decisione difficile. Ringrazio tutte le persone della Gestione Sportiva che hanno condiviso con me questo percorso, fatto di difficoltà ma anche di grandi soddisfazioni.”

Inizia ora il processo per identificare il nuovo Team Principal della Scuderia Ferrari, che dovrebbe concludersi nel nuovo anno.”

 

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ESCLUSIVE

ESCLUSIVA – Budget cap, Vanzini: “È stata scritta una brutta pagina della F1”

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Vanzini

Abbiamo avuto il piacere di intervistare Carlo Vanzini, voce della F1 in Italia. Il telecronista di Sky, ai microfoni di Numero Diez, ha commentato i temi più caldi legati a questo sport e ha raccontato il suo modo di vivere il weekend della gara. Queste le sue parole riguardo la Ferrari, la questione budget cap e tanti altri argomenti.

L’INTERVISTA

Comincerei con il chiederti un commento sulla vittoria del mondiale di Verstappen. Max quest’anno è sembrato praticamente imprendibile, mentre le due Ferrari dopo un buon inizio si sono pian piano spente. L’olandese il titolo lo ha festeggiato in Giappone, ma dove è che lo ha vinto veramente?

Verstappen ha vinto grazie alla capacità della sua squadra di metterlo sempre in condizione di poter esprimersi al meglio. Il team ha ottimizzato le sue prestazioni ed è riuscita ad ottenere punti anche in gran premi in cui il pilota era in difficoltà, come Monaco o Silverstone. Dal mio punto di vista credo che la Red Bull da un certo punto in poi abbia lavorato in una sola direzione: favorire Max nel suo stile di guida. Dopo l’Austria, infatti, è sorto un distacco importante tra i due piloti della scuderia. Verstappen poi ci ha messo il suo, è un pilota davvero straordinario e i risultati lo dimostrano. Quest’anno è stato anche meno aggressivo rispetto alle passate stagioni, ha guidato in maniera pulita, chirurgica”.

Quanto influisce avere una gerarchia delineata all’interno di una scuderia? È possibile che l’avere due primi piloti sia stato a tratti un intralcio per la Ferrari?

Conta molto. In 19 qualifiche Leclerc è stato più veloce di Sainz 15 volte. Charles è anche avanti in classifica, il divario ora è di 65 punti. Questo è un discorso che sembra nuovo ma che in verità esiste da sempre: le scuderie hanno due piloti e ne scelgono uno su cui scommettere, anche se più forte solamente di poco. Lo ha fatto la Ferrari quando ha preso Schumacher, lo ha fatto la Red Bull quando ha preso Vettel. La questione è cambiata da quando siamo entrati in regime di budget cap. Quando devi scegliere in che direzione spendere i tuoi soldi è necessario prendere una decisione e puntare su un profilo solo. Questo non toglie nulla al secondo pilota, il quale nel corso della stagione può sempre dimostrare di essere il migliore e di meritare il ruolo di protagonista. Se sei una scuderia come quella della Mercedes nel 2016 ti puoi permettere di far correre liberamente i tuoi cavalli (Hamilton e Rosberg, ndr), se sei la Ferrari e non vinci il mondiale dal 2007 devi concentrare le tue risorse su una sola persona”.

Parliamo allora di budget cap. La Red Bull ha superato il limite e dovrà affrontare le conseguenze. Che sanzioni ti aspetti nei loro confronti?

Aspettiamo di conoscere la cifra di sforo. In base all’entità della trasgressione si possono assegnare sanzioni adeguate. Il regolamento è stato infranto e la Federazione deve intervenire in maniera diretta. Se l’inchiesta della FIA dovesse riportare cifre esorbitanti il provvedimento più giusto sarebbe quello di assegnare il mondiale 2021 a Hamilton. Molti non pensano che sia giusto penalizzare il pilota per un errore della scuderia, ma dobbiamo ricordarci che Verstappen correva su una monoposto che ha potuto usufruire di più fondi in fase di sviluppo. La Red Bull si giustifica dicendo che il surplus è stato dato da spese non legate alla macchina, ma è un discorso che lascia il tempo che trova. Se la coperta è corta qualcosa rimane scoperto, non calcolando quegli esborsi hanno potuto spendere di più in settori rilevanti. Credo che la sanzione sarà composta da una pesante riduzione dell’utilizzo della galleria del vento, una diminuzione del budget cap per il prossimo anno e, ovviamente, una multa. Il regolamento comunque era poco chiaro e ha lasciato ambiguità, ora si è creato un precedente. Non è stata una bella pagina per la Formula 1. Se Verstappen questo mondiale lo ha sicuramente meritato, su quello passato ho qualche dubbio”.

Negli ultimi anni, anche grazie alla serie televisiva “Drive to Survive”, è esplosa una vera e propria mania per la F1. Come hai vissuto questo cambiamento?

Trovo entusiasmante la rinascita di questo sport. Sicuramente la serie di Netflix ha avvicinato molti giovani a questo mondo, è una cosa positiva. Anche durante il lockdown tanti piloti grazie ai simulatori hanno organizzato gare virtuali, è stato molto bello vedere le loro reazioni e le loro smorfie in un contesto del genere. Molte persone grazie a questi fattori e ai social si sono affezionati ai personaggi della F1 ed hanno iniziato a seguire il loro percorso. Il pubblico sta tornando ad apprezzare la bellezza di questa disciplina: il rischio, l’adrenalina, il talento e tutti gli altri elementi che ci fanno emozionare davanti a questo spettacolo. Anche il fatto che i piloti siano così giovani alimenta l’interesse nei confronti della F1, è fondamentale che le nuove generazioni si appassionino. Grazie a loro anche i genitori, che magari dopo l’abbuffata di vittorie di Schumacher si sono allontanati da questo mondo, si riavvicinano e ricominciano a seguire i GP. Bisogna dire che se da questo punto di vista è stato fatto un lavoro straordinario, la FIA non si è evoluta con lo stesso ritmo”.

Piastri, De Vries, Sargeant, Shwartzman e, con uno sguardo più in basso, anche Antonelli: la nuova generazione di piloti sembra promettere bene. Chi ti ha rubato l’occhio?

Piastri mi incuriosisce molto. Mi dispiace che sia rimasto fermo per un anno, ma è uno di quei piloti che hanno vinto al primo colpo tutte le categorie sottostanti alla F1. Un anno di inattività si farà sentire, ma è della stoffa di Verstappen e Leclerc. La McLaren lo ha sottratto alla Alpine e ha creato una coppia giovanissima con Norris, aspetto di vederli all’opera. Sageant è un pilota che ha vinto poco, ma che cresce in maniera esponenziale. Il salto nella massima serie è sempre una roulette: o hai il nuovo fenomeno oppure solo il tempo potrà dimostrare chi è valido e chi no. Antonelli ha vinto due campionati non facili dominando, qualcosa arde in questo ragazzo. Diamogli tempo di assaggiare categorie più probanti, spero che possa essere lui il nuovo pilota italiano d’eccellenza”.

Carlo tu prima di diventare la voce della Formula 1 in Italia hai fatto parte del mondo dello sci, sia come atleta che giornalista. Un aspetto che accomuna questi due mondi così apparentemente lontani è quello rappresentato dal fattore psicologico. Quanto conta la testa in questi sport?

Il fattore psicologico è determinante. A volte un pensiero di troppo ti porta a perdere due decimi, e quindi la pole position. Ricciardo, ad esempio, è caduto in una spirale negativa. Lui per fortuna si mostra sempre allegro e con il sorriso in faccia, lo conosciamo. Quando abbassa la visiera, però, non riesce più a performare come una volta. Ricordiamo che è lui l’ultimo pilota della McLaren ad aver vinto un gran premio (Monza 2021), con la Red Bull poi era straordinario.  Sono molti gli esempi in questo sport, una scelta sbagliata può compromettere tutto il tuo percorso ed il tuo rendimento. Nello sci il discorso è lo stesso, quando metti il casco e scendi 150 km/h senza nessuna protezione e sue due pezzi di legno è tutto un fattore mentale. Se non hai la testa più che libera è un attimo che ti ritrovi ai margini”.

Le espressioni che usi in telecronaca sono ormai entrate nel gergo della F1 in Italia. Quanto è importante per una persona che fa il tuo mestiere avere un timbro riconoscibile e come riesci a trasmettere in maniera così forte le emozioni che provi durante la gara?

Mi capita spesso di essere riconosciuto più da come parlo che per il mio aspetto fisico. È particolare, anche perché personalmente quando mi riascolto non mi piace la mia voce. Commento questo sport dal ‘98, per forza di cose ormai il mio timbro è associato da molti a questo sport, la cosa mi fa molto piacere. So benissimo che ci sono alcune mie espressioni che hanno spopolato sui social, ma a volte questo fatto porta a sminuire il lavoro che facciamo nel corso del weekend. Tra prove libere, qualifiche e gara io e i miei colleghi abbiamo un servizio immenso da svolgere, fare questo lavoro non vuol dire solo urlare «problemi, problemi»(iconica espressione utilizzata da Vanzini, ndr). Ovviamente ci sono degli apici durante la telecronaca che colpiscono di più lo spettatore, ma ogni cosa che dico è spontanea. Anche quando nel 2019 ho usato per la prima volta la parola «predestinato» per definire Charles non era una mossa studiata, mi è semplicemente uscita così. Cerco di trasmettere le emozioni che provo nel commentare uno sport che è da sempre una mia passione. Spesso mi faccio prendere molto dalla gara, ma non c’è nulla di costruito nella mia figura. Alcuni mi danno del tifoso, ed è vero: io tifo per l’emozione. Ci sono episodi in cui non puoi non esaltarti, poi quando succede si scatenano le polemiche”.

Abu Dhabi 2021, un evento unico nel mondo del motorsport. Cosa hai provato nel commentare quella gara? Ricordi altri momenti del genere?

L’ultimo mondiale lo abbiamo vissuto con tanta curiosità. Sembrava veramente di vivere un film, con sceneggiatura e tutto. L’ultima gara a pari punti, il sorpasso al via, la safety car e quel finale. Ecco, in quel finale ho vissuto un contrasto interno. Sapevo che quello che stava succedendo non era nella norma, ma sul momento ha prevalso il voler viversi il momento. L’ultimo giro è stato qualcosa di pazzesco, anche se poi a mente fredda tutti i fattori portano a farti pensare che quel mondiale dovesse andare a Lewis Hamilton. Nel 2000 commentavola F1 per la radio, e quando la Ferrari è tornata a vincere dopo 21 anni è stata un’emozione unica. Ero in Giappone e percepivo nell’aria il fatto che quello sarebbe stato un weekend storico, e che io ne ero testimone. Non ho più provato un’emozione del genere”.

Carlo tu non hai mai nascosto di essere un tifoso dell’Inter. Questa sera contro il Viktoria Plzen i nerazzurri si giocano il passaggio del turno in Champions League, cosa ti aspetti?

Bisogna stare molto attenti, non dobbiamo credere di essere già passati. Con quell’atteggiamento rischiamo di perdere una chance d’oro, devono giocare come se avessero davanti il Barcellona o il Real Madrid. Vediamo che succede”.

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Altri Sport

Il caso sul budget cap in Formula 1: cosa rischia la Red Bull?

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Verstappen

Max Verstappen è per la seconda volta campione del mondo. Il numero 1 della Red Bull con quattro gare di anticipo ha chiuso il discorso mondiale piloti. Lo ha fatto nella maniera più rocambolesca possibile, viste le decisioni arrivate a gara finita in quel di Suzuka. Infatti Charles Leclerc ,che ha concluso in seconda posizione, è stato penalizzato, chiudendo quindi la corsa dietro a Sergio Perez. Durante l’intervista Max Verstappen ha quindi scoperto. senza poi realizzare anche durante il podio. di aver vinto il suo secondo titolo.

“Vincere il Mondiale qui è incredibile. Oggi la macchina volava in ogni condizione, sono contento di aver potuto correre e di aver vinto. Questo titolo è anche più bello del 2021 per il lavoro di squadra che c’è dietro”.

Max Verstappen nel post gara di Suzuka

Quello ancora più incredibile però è stato il contesto generale della situazione. Tanta confusione. Pilota compreso che continuava a non capire. Forse anche per la tensione extra-mondiale del 2022. Si, perché i riflettori di tutta la Formula 1 sono tutti puntati su altro, quasi come se la vittoria del Mondiale del pilota olandese passasse in secondo piano. Il fatto incredibile che tutto questo collega sempre Verstappen ed un suo mondiale. Ma quello dello scorso anno. Proprio quello vinto all’ultimo giro ad Abu Dhabi a discapito di Lewis Hamilton. Perché il campionato del mondo del 2021 di Formula 1 non è ancora stato chiuso. A riaprire tutto è stato il “Budget gate“. Un caso importantissimo, che potenzialmente potrebbe influenzare tantissimo anche il Mondiale 2023. Quindi se per il momento, non ci sono essere dubbi per quello di quest’anno, dobbiamo capire e scoprire perché il titolo del 2021 è una battaglia “politica” ancora aperta.

LA DURA POSIZIONE DI MERCEDES E FERRARI

Il tutto nasce nella settimana del Gran Premio di Singapore, corso circa 2 settimane fa. Nel paddock e nel mondo della F1 iniziano a circolare voci e indiscrezioni pesantissime: due team avrebbero violato il budget cap dopo le verifiche effettuate sui bilanci del 2021. Si parla di Aston Martin in maniera lieve e, in maniera incredibile, della Red Bull. Il team austriaco inoltre avrebbe sforato il budget cap con alcuni milioni di differenza che, per gli addetti ai lavori, possono valere una stagione. A parlare in maniera forte e decisa sono stati i team principal delle due squadre più forti (politicamente parlando) con interessi riguardo al mondiale dello scorso anno, di quello presente e quelli a venire:

“Si parla di milioni di dollari, la differenza tra vincere e perdere. Noi abbiamo fiducia nella leadership e nella trasparenza della FIA, perché quello dei costi è uno dei fattori più importanti del regolamento di questa nuova Formula 1. Siamo preoccupati, il regolamento era molto chiaro. E non riguarda solo la stagione 2021, ma anche quella in corso e la 2023, visto che la macchina per la prossima stagione è già pronta”.

Toto Wolff, Team principal della Mercedes a Sky Sport

“Se uno legge il regolamento, questo budget cap ha l’obiettivo di rendere questo sport corretto. Noi per stare dentro al tetto abbiamo fatto uno sforzo incredibile, limitando sviluppi e organizzazione, prendendo del margine al primo anno. Abbiamo interagito con la FIA da sempre. C’è del ritardo e il fatto che c’è vuol dire che ci sono discussioni aperte su cui nascono speculazioni. Parlare oggi del 2021 però è un peccato, perché ha implicazioni su due mondiali. Se si parla di qualche milione, anche fossero 4, non sono pochi. Sono 70 persone in un ufficio tecnico. È un mezzo secondo. Anche rientrare nella penalità minore, non sono noccioline. Il tema è importante. Ne va della credibilità. Aspettiamo. Sarebbe un problema grosso da gestire”.

Mattia Binotto, Team principal delle Scuderia Ferrari

LA RISPOSTA RED BULL E LA FIA

“A meno che non ci sia un chiaro ritiro di queste dichiarazioni, prenderemo la cosa incredibilmente sul serio e valuteremo le opzioni a nostra disposizione. È assolutamente inaccettabile fare commenti come quelli di ieri totalmente diffamatori per la squadra, per i marchi e anche per la Formula 1. Si tratta di una comunicazione privata tra il team e la FIA. Come può una squadra conoscere i dettagli della nostra richiesta? Come può un team sapere se una squadra è in violazione o meno?”.

Christian Horner, Team principal della Red Bull

Chiaramente Horner cerca di prendere dure posizioni dopo le parole di Ferrari e Mercedes, ma lascia sfuggire un dettaglio che fa intuire che qualcosa di profondamente vero ci sia. Infatti non smentisce le voci che riguardano la Red Bull, ma indirettamente conferma che c’è un dialogo tra FIA (la federazione che controlla il mondo degli sport motoristici, lato automobilistico) ed il team, probabilmente in trattativa per trovare un compromesso in modo da non far pesare così tanto le possibili penalità. In tutto questo, la FIA e la Formula 1 comunicano che dopo queste importanti indiscrezioni (che forse non sarebbero dovute uscire così facilmente) verrà rilasciato un comunicato riguardo il caso Aston Martin e Red Bull il 5 ottobre.

Arrivati alla fatidica data, per tutto il giorno si attende un sussulto o qualche comunicato, ma verso la sera ecco che la FIA rinvia ancora una volta le questioni al 10 ottobre, quindi un giorno dopo quella che sarebbe stata la conquista del secondo titolo da parte di Verstappen. Ed è qui che ci ricolleghiamo alla confusione e alla quasi indifferenza da parte del contesto generale della Formula 1 sul concentrarsi più sul giorno dopo che alla celebrazione del Mondiale del pilota olandese, cosa che ormai era scontata anche per Leclerc.

“Il titolo di Max era solo questione di tempo. Ci aspettavamo vincesse il titolo di campione. Dobbiamo sfruttare queste ultime gare per migliorare come team e fare meglio l’anno prossimo”.

Charles Leclerc a Sky Sport nel post gara di Suzuka

IL COMUNICATO

Ecco che quindi si arriva al 10 ottobre. Questa volta nessun rinvio o particolare attesa. La Formula 1 e FIA comunicano che l’Aston Martin e la Red Bull hanno violato il regolamento per quanto riguarda il budget cap.

Tutto confermato secondo quindi le indiscrezioni dei giorni e delle settimane prima. Ma quello che è stato lasciato passare è il termine che viene utilizzato dalla stessa FIA per annunciare le penalità ancora da comunicare. Perchè, come tutto il regolamento della F1, ci sono grandi variazioni per quanto riguarda le penalità sulle violazioni al budget cap.

All’Aston Martin viene assegnata una “Procedural Breach”, mentre alla Red Bull la medesima della casa motoristica inglese con in più una “Minor Financial Overspend”. Tradotto, la Red Bull ha commesso una violazione finanziaria minore del 5% del Cost cap. A primo impatto leggendo il comunicato si pensa subito ad una penalità lieve che non avrà grosse conseguenze. Invece, a fare il punto della situazione per spiegare ancora meglio la situazione, ci ha pensato il telecronista di Sky Sport F1 Carlo Vanzini:

“La questione è più complessa del solito. In Italia leggo di penalizzazione lieve. No, Minor Bridge sta per il nome che è stato dato dal regolamento della FIA per questa penalità sotto al 5%. Questo 5% di 145 milioni sono circa 7 milioni. Non si sa quale sia la cifra precisa. In questi giorni sicuramente Red Bull ha lavorato con la federazione per dimostrare che alcune voci non erano dentro al budget cap. La Red Bull quindi è riuscita a rientrare in questa percentuale. Ma questo non significa che sia meno grave”.

PRECISAZIONI

“Parliamo di violazione di regolamento. La sanzione prevista dal regolamento è quella di una multa. Per vizio procedurale (Procedural Breach) significa che una delle voci non sono state inserite all’interno del budget cap. Come se alcune spese non siano state presentate. Il problema è che le sanzioni possono essere molteplici. Una reprimenda pubblica o una multa. Oppure l’esclusione dalle sessioni, un limite sull’utilizzo della galleria del vento o una limitazione sul budget cap in futuro”.

“Ho voluto lasciare da parte le sanzioni sulla detrazioni di punti sul campionati costruttori e quella sul campionato piloti. Guardando queste ultime posso dire che il mondiale 2021 è messo pesantemente in discussione. E tutto questo sarà importante perchè andrà a creare un precedente per i prossimi anni. I tempi per le penalità potranno essere di 3/4 settimane. Adesso possiamo dire quindi che Verstappen è campione del mondo nel 2022? Oppure dobbiamo aspettare ancora un anno come per il 2021?”.

Carlo Vanzini, report dal profilo Instagram del commentatore.

La cosa più importante, o meglio, la prima conseguenza del comunicato FIA è stata la reazione Red Bull.

Evidentemente non c’è alcuna voglia di patteggiare da parte di entrambe le parti. E chi sa che questa volta la FIA non possa arrivare fino in fondo, mettendo quindi tutto in discussione. Non ci resta che attendere l’attesissima penalità definitiva.

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