Dove trovarci

ESCLUSIVE

Birindelli: “D. Alves grande perdita per la Juve. Ecco cosa penso di Pjanic e Bentancur”

Birindelli: “D. Alves grande perdita per la Juve. Ecco cosa penso di Pjanic e Bentancur”

L’umiltà e la professionalità sono le sue peculiarità principali che lo hanno portato ad indossare la maglia della Juventus e a tenersela stretta per ben 11 anni.

Alessandro Birindelli sul campo dava tutto e grazie a questo suo modo di giocare e vivere il calcio è riuscito a conquistare la stima dei tifosi che di lui hanno dei bei ricordi.

Oggi fa l’allenatore e non nasconde l’ambizione di arrivare in alto: d’altronde quando si ha una conoscenza del calcio così elevata non si può non sognare.

Un sogno a tinte bianconere, i colori della squadra che tifa e di cui ci ha parlato in quest’intervista.

Buongiorno Alessandro, da amante dei colori bianconeri come ha vissuto il clamoroso trasferimento di Bonucci al Milan?

“L’intervista di ieri di Bonucci, in cui ha spiegato che le due parti avevano deciso di separarsi e non solo una, la trovo corretta. Ha ringraziato per i sette anni passati alla Juventus, ma poi se entrambi hanno deciso di non proseguire insieme, è giusto che le due strade si separino con intelligenza e rispetto”.

Cosa pensa della soluzione tattica di Allegri di abbassare Pjanic sulla linea dei difensori in fase d’impostazione?

“Credo che i giocatori di qualità si adattino a tutte le situazioni. Pjanic, però, più della collocazione in campo, ha bisogno di trovare una confidenza in più con i compagni e una continuità di prestazione. Per diventare un giocatore di altissimo livello deve migliorare proprio su quest’ultimo aspetto”.

È più pesante dal punto di vista tattico la cessione di Dani Alves o quella di Bonucci?

“Secondo me quella di Dani Alves: con lui la Juve ha perso quella fantasia determinante contro squadre chiuse. La Vecchia Signora oggi con gli esterni bassi ha tanta quantità, ma poca qualità. In questo calcio servono esterni che sappiano iniziare e finire l’azione, crossare ed essere anche decisivi”.

La Juve lo ha sostituito con De Sciglio: secondo lei perché l’ex Milan non riesce a sbloccarsi?

“Le aspettative su di lui sono sempre state molto alte. Quando ha esordito nel Milan era giovane, quindi le sue prestazioni erano apprezzate. Poi, però, gli è mancata la continuità per via degli infortuni. Ha, tuttavia, trovato una società che crede in lui e che lo aspetterà per fargli ritrovare la migliore condizione. Sono sicuro che quando sarà al 100%, si rivelerà un ottimo terzino”.

In questi giorni si parla tanto di un cambio di modulo, del passaggio al 4-3-3: lei cosa ne pensa?

“Allegri sta pensando a un cambio di modulo per le caratteristiche dei giocatori che ha a disposizione: in base a queste, gli deve adattare un vestito tattico”.

Che giocatore è, secondo lei, Matuidi? Può giocare in un centrocampo a 2 o a 3?

“Il francese lo vedo bene nel centrocampo a 3: è bravo a inserirsi, ti porta la palla, ha facilità di corsa, tempismo. E’ un giocatore importante che se gioca 15-20 metri più avanti può arrivare spesso alla conclusione”.

Bentancur può essere la sorpresa del campionato, come dice Allegri?

“E’ giovanissimo, ma è entrato a Genova con una personalità che sembra giocasse da 20 anni. Si faceva dar palla con tranquillità e questo conta parecchio per un giovane. Per me può essere una sorpresa e credo che giocherà molte partite, in campionato e in Champions”.

Tornando a tre mesi fa, alla partita di Cardiff, qual è stato il fattore che ha decretato la sconfitta della Juventus?

“L’abitudine del Real Madrid a giocare certe partite è stata determinante. Poi hanno un’esperienza positiva: giocano tante finali e le vincono. La Juventus, invece, ne ha giocate tante, ma ne ha anche perse molte perciò ha un’esperienza negativa che ti porta ad affrontare la partita con maggior ansia e maggior dispendio energetico a livello mentale. Questa differenza ha prevalso su tutto”.

Juventus e Real Madrid hanno una politica societaria leggermente differente sui giovani. Il club spagnolo i talenti interessanti, come Asensio, li porta subito in prima squadra, mentre in Corso Galileo Ferraris, come fatto anche con Orsolini, insistono con il prestito. Come giudica questa strategia di mercato?

“Dare i giovani in prestito è giusto fino a un certo punto perchè se realmente si crede che un ragazzo abbia qualità importanti secondo me deve andare ad allenarsi e giocare con quelli bravi. I club italiani fanno fatica a portare i giovani in prima squadra a differenza di quelli stranieri che sono culturalmente più abituati. In Italia non si dà libertà di sbagliare ai giovani e anche i media hanno un ruolo determinante in quest’aspetto”.

Lei è stato un giocatore umile che ha dato sempre tutto in campo: ce n’è uno nel campionato italiano di oggi che vive il calcio come lei?

Giorgio Chiellini è un ragazzo che ha un’umiltà fuori dalla norma e che è rimasto sempre semplice, lo dimostra ogni volta che parla e che gioca. Ha delle qualità tecniche normali, ma un’attitudine non comune sotto l’aspetto dell’intelligenza, della voglia, della determinazione, della leadership all’interno dello spogliatoio”.

Cosa pensa del VAR?

“Il VAR a me non piace perché toglie il fascino e la bellezza del calcio. Poi vediamo che ci si ferma e la decisione che si prende è anche errata. Bisogna lasciare gli arbitri liberi anche di sbagliare e utilizzare la tecnologia solo in caso di gol-non gol“.

Lei è stato allenatore del settore giovanile dell’Empoli: che giocatore è l’esterno offensivo classe ’99 Marco Olivieri, che la Juve ha acquistato dalla squadra toscana?

“E’ un giocatore che ha le qualità per rompere le partite in qualsiasi momento, ha una grande forza, tecnica e calcio. Può fare la seconda punta, l’esterno e anche il centravanti. Ha le qualità per attaccare le linee difensive”.

Cosa pensa della nuova formula del campionato Primavera adottata da quest’anno?

“Non mi esprimo: si può rivelare una formula positiva o negativa. Sicuramente qualcosa bisognava cambiare per rendere più competitivo il campionato Primavera. Ora vediamo come va…”

E’ favorevole o no alla creazione di squadre B, tanto care al direttore generale Giuseppe Marotta?

“Sì, sono favorevole perchè abbiamo il problema di far giocare i giovani o di non buttarli subito nella mischia: con le squadre B si avrebbe l’opportunità di veder giocare i ragazzi con i “grandi” “.

In cosa è cambiato il calcio di oggi rispetto a quello in cui giocava lei?

“C’è più attenzione sul gioco da dietro, che prima era meno sviluppato; si usa di più il portiere; sono cambiati anche i metodi di allenamento poichè alcuni curano anche l’aspetto fisico con l’utilizzo della palla”.

A quale allenatore si ispira per idee calcistiche?

“Io ho seguito molto Guardiola, mi piace Mourinho per come motiva la squadra e per la partecipazione in allenamento, e anche Spalletti per come fa lavorare gli attaccanti. Un allenatore deve apprendere un po’ da tutti”.

Qual è il suo sogno nel cassetto da allenatore?

“Il sogno sarebbe quella di ripetere la carriera fatta da giocatore. Allenare la Juventus? Certo. Bisogna sempre essere ambiziosi, poi magari finirò ad allenare in Lega Pro, ma si deve sempre puntare in alto“.

Ringraziamo Alessandro Birindelli per la grande disponibilità, augurandogli le migliori cose per il suo futuro da allenatore.

Lascia un commento

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Altro in ESCLUSIVE