Il legame che si è creato negli ultimi mesi tra il Bologna e Siniša Mihajlović è qualcosa che va ben oltre il campo. Quella fiducia, ma anche quel rispetto e quell’amore, che tutto il mondo rossoblù ha espresso verso il tecnico, sono valori rimasti impressi nel cuore del serbo. Da lì tutto è cominciato, e ora prosegue, con ottimi risultati, nonostante la malattia con cui l’allenatore sta lottando tutti i giorni, dando dimostrazioni di grande resilienza e coraggio. Mihajlović ha parlato proprio del suo rapporto con il Bologna, e di tanto altro, durante il Webinar organizzato dalla società, un’iniziativa che ha permesso ai ragazzi delle giovanili di intervistare il tecnico della prima squadra.

LE PAROLE DEL SERBO

“La prima squadra da allenatore non si dimentica. Una società di Serie A che dà fiducia a un ragazzo che da due anni ha smesso di giocare non è una cosa scontata. Sono tornato perché avevo un debito con Bologna e la città, e a me non piace avere debiti”.

Siniša, poi, ha parlato delle soddisfazioni che si sta togliendo con il club e degli obiettivi futuri.

La soddisfazione più grande con questo club? Per ora, averlo salvato. Ripeto, per ora… Rispetto alla prima esperienza alla guida del Bologna sono molto più riflessivo. Prima invece ero molto più impulsivo, ma le persone cambiano, migliorano”.

Il tecnico del Bologna, poi, ha parlato, anche ironicamente, del rapporto con i suoi calciatori.

“Scherzando dico sempre ai miei giocatori che sono liberi di fare tutto ciò che gli dico io. Ho un bellissimo rapporto con loro, a volte mi fanno arrabbiare, ma ognuno deve vivere la sua età. Tra la vita da calciatore e quella da allenatore preferisco quella da calciatore: hai pochi pensieri, vai in campo, ti alleni, poi torni a casa e non devi pensare a niente. Ora spesso discuto con mia moglie perché parliamo, ma lei mi dice che non ascolto. È vero, ha ragione: perché penso se devo far giocare Orsolini o qualcun altro”.

Mihajlović, poi, ha ripercorso brevemente la sua carriera da calciatore, a cui ripensa con un po’ di nostalgia.

“Ho cominciato a 17 anni e ho smesso a 37 nell’Inter, ho vinto 16 trofei, tutto quello che c’era da vincere nel calcio, giocando sempre ad alti livelli e in grandi quadre, non c’è stato un momento migliore, mi sono sempre divertito. I 20 anni di calcio sono stati i più belli della mia vita. Ero tifoso della Stella Rossa, poi con quella squadra ho vinto il Campionato, la Coppa Campioni, la Coppa Intercontinentale. Per me era un sogno un giorno poter giocare con loro”.

Infine, qualche parola sul futuro personale del serbo, per il quale si prospetta, magari, una carriera da dirigente, ma non nel prossimo futuro.

“Magari fra 15 anni andrò a ricoprire una carica in una società, non da allenatore ma da direttore, quello è un obiettivo che penso di poter raggiungere, ma tra un po’, adesso mi piace il mio lavoro”.

(Fonte immagine di copertina: profilo Instagram @officialbolognafc)