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Bremer, come si integra nella Juve?

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Acquisti Cessioni

Gleison Bremer, fresco di firma con la Juventus, è il nuovo leader della retroguardia bianconera. Come si integra il suo profilo con la squadra di Allegri?

L’ACQUISTO

Gleison Bremer, dopo una bagarre di mercato tanto imprevedibile quanto affascinante, ha deciso di firmare con la Juve, venendo meno alla parola data in precedenza alla dirigenza dell’Inter capeggiata da Giuseppe Marotta. Una scelta audace – dal momento che si sposta dal Torino alla sua eterna rivale – ma comprensibilmente giustificata da un lauto ingaggio e da un ruolo centralissimo nel progetto bianconero.

IL PROFILO

Gleison Bremer non è un acquisto qualsiasi. Il centrale verdeoro ha difatti disputato una stagione straordinaria a livello personale con il Torino, culminata con la consegna del premio di miglior difensore della Serie A 2021/2022. Già, perché nella squadra di Juric, il ragazzo ha ricoperto un ruolo di primaria importanza, mostrando grande affidabilità in campo e una buona dose di leadership e voglia di vincere. E dopo quattro anni – di cui soprattutto gli ultimi due di alto livello – era giunto il momento di provare il grande salto.

L’acquisto del difensore di Itapitanga si prefigura come un colpo da top per la Juventus di Massimiliano Allegri: strappato a suon di milioni (41 + 9) alla concorrenza dell’Inter, il classe ’97 è il primo tassello della retroguardia che sta nascendo in casa bianconera. Già, perché Bremer è chiamato non solo a rimpiazzare il partente de Ligt ma anche l’ex capitano Giorgio Chiellini – con tutte le pressioni e le difficoltà del caso. Il mercato racconta di un altro possibile colpo in quel reparto ma, ad oggi, non è difficile ipotizzare quale sarà la coppia difensiva schierata dal club della Mole: Bonucci-Bremer.

Le aspettative sul neo-arrivato sono altissime ed il cartellino del prezzo non contribuisce certo ad appiattirle: l’ex Atletico Mineiro, nelle scorse stagioni, è stato la vera e propria nemesi degli attaccanti delle squadre avversarie con il suo modo di difendere tanto ostinato e aggressivo. Esatto, perché quando il centralone de La Vecchia Signora individua la preda non molla la presa fino allo sfinimento psico-fisico dell’avversario. Lo abbiamo visto succedere con il suo nuovo compagno di squadra, Dusan Vlahovic, ma anche con Romelu Lukaku due stagioni fa, con Lautaro Martinez, Olivier Giroud e Victor Osimhen. Tutti gli attaccanti top del nostro campionato.

Bremer si incolla all’avversario, lo sfianca fisicamente e tenta l’anticipo ogni qualvolta la situazione glielo consente. Parola di Massimiliano Allegri – che ora avrà il piacere di allenarlo:

Vlahovic? Ha fatto fatica perché è un giocatore molto bravo, però deve imparare tanto. Stasera doveva portare Bremer a giro per il campo e non dargli punti di riferimento, perché è molto forte nelle palle dritte e meno forte quando lo porti a giro per il campo”.

NUOVO CONTESTO TATTICO

Alla Juventus lo scenario non sarà però il medesimo. Il brasiliano arriva da un contesto tattico molto differente sia per schema di gioco, sia per approccio alla gara. Bremer si orienta egregiamente in una difesa a tre in cui può giocare a uomo, mentre lo scenario che si prospetta in bianconero sarà notevolmente differente.

In primis, il passaggio con successo da una retroguardia a tre ad una a quattro non è da dare per scontato: cambiano i meccanismi, i riferimenti e il modo di giocare la palla. Ciò che in realtà, però, detterà la linea di demarcazione è lo stile di gioco della squadra. Con Juric, la difesa era alta ed aggressiva, differente da quella posizionale e tendenzialmente più bassa praticata alla Juventus.

Sarà importante, in tal senso, il gioco delle coppie. Con Leonardo Bonucci a guidare la linea difensiva, Bremer potrebbe scatenarsi con più serenità, a briglie sciolte, sapendo di avere un compagno con caratteristiche complementari alle sue pronto a coprirgli le spalle in caso di affondi o anticipi che non vanno a segno. Diversa la situazione, magari, con Federico Gatti che per caratteristiche presenta più somiglianze con il brasiliano.

Un periodo di ambientamento è da tenere in considerazione, anche se…

Non possiamo dare per scontato che la Juventus scenda in campo allo stesso modo dell’anno precedente: cambiano numerosi interpreti (Pogba, Di Maria e chissà chi altri) e, presumibilmente, anche lo schema di gioco che switcherà dal sempreverde 4-4-2 al più offensivo 4-3-3. Inoltre, c’è la possibilità che la Juve acquisti un altro centrale di difesa che possa dare il cambio ad un Bonucci sempre più in là con l’età ed anche in quel caso sarà interessante vedere come si assortirà in coppia con Bremer.

In sintesi, possiamo affermare come la Juventus – per modalità, tempi e prezzi – abbia ingaggiato un top della difesa ma che difficilmente rivedremo quel Bremer sin dai primi istanti. Più probabile pensare che il centrale verdeoro sviluppi altre caratteristiche che lo renderanno un difensore completo a 360° e pronto, magari, a rilevare lo scettro di leader della difesa da qui ai prossimi anni.

 

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Calcio Internazionale

Chi è Devyne Rensch, il talento di cui deve preoccuparsi il Napoli

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CHI É DEVYNE RENSCH – Alla Cruijff Arena di Amsterdam gli azzurri, reduci dai successi contro Liverpool e i Rangers, affrontano l’Ajax di Alfred Schreuder. I lanceri, dopo la sconfitta contro i Reds si giocano, contro la prima della classe, una partita all’apparenza decisiva.

Gli olandesi, da sempre fucina di grandi talenti, schierano una formazione composta sia da veterani, tra cui l’estremo difensore Pasveer e il capitano Dusan Tadić sia da prospetti quali Timber, Edson Álvarez, Kudus, Bergwijn e Brobbey. Altrettanto interessante è il nome di Devyne Rensch. Terzino destro classe 2003 che, nonostante prediliga giocare a piede invertito, non disprezza usare il piede debole. Come Wijndal, suo alter ego sulla corsia opposta, non è dotato di grande prestanza fisica, ma compensa per grinta, velocità e agilità. Giocatore duttile, in quanto capace, all’occorrenza, di ricoprire alla perfezione il ruolo di centrale di difesa.

LA CARRIERA

Nel 2016, dopo l’esperienza al VV Unicum, entra a fare parte del settore giovanile dell’Ajax con cui, al termine della stagione 2019/2020, dopo avere vinto il trofeo Abdelhak Nouri, viene nominato miglior giocatore della squadra. Il 28 novembre 2020, sotto la guida di mister ten Hag, oggi sulla panchina del Manchester United, esordisce in una partita di campionato contro l’Emmen. Il 21 marzo 2021 segna la sua prima rete in Eredivisie contro l’ADO Den Haag, diventando il quarto giocatore più giovane del secondo millennio, dopo Ryan Gravenberch, Ryan Babel e Justin Kluivert, ad avere realizzato, nella medesima partita, una rete e un assist con la maglia dei lanceri. In Eredivisie il terzino, in 37 partite disputate, ha accumulato un bottino di ben 4 marcature e 3 assistenze.

Nel 2019, con la selezione under-17 degli Oranje prende parte da titolare alla coppa del mondo e trionfa negli Europei di categoria. Il 13 agosto 2021, viene convocato, alla tenera età di 18 anni, per la prima volta in nazionale maggiore. Il terzino fa il suo esordio ufficiale, in occasione della vittoria per 6-1 contro la Turchia, il 7 settembre dello stesso anno.

Malgrado l’ottimo inizio di stagione per Mario Rui, l’olandese è un cliente molto scomodo e, quando è in velocità palla al piede, difficile da arginare. Devyne Rensch ha ampi margini di miglioramento, ma ad appena 19 anni, è già una certezza.

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Calcio Internazionale

Il Pipita si ritira: il racconto di una carriera speciale

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Higuain

Se qualche mese fa, precisamente ad aprile, era stato il padre a parlare per lui dicendo che, Gonzalo, avrebbe abbandonato il calcio giocato per poi sentire qualche dopo le smentite proprio di Higuain in persona, era difficile pensare che a distanza di qualche mese avremmo potuto vedere lo stesso ex 9 di Napoli, Juventus e Milan fra le tante, in lacrime davanti ai giornalisti, annunciando l’addio al calcio giocato. Questa volta senza passi indietro o fake news. Tutto vero.

Quel ragazzo partito dall’Argentina, dal Monumental fino a sbarcare in Europa al Bernabeu da giovanissimo, per poi far emozionare per quasi 10 anni i tifosi napoletani, con cui ha sancito il nuovo record di gol segnati in una sola stagione in Serie A con 36 gol, quelli juventini tra gol in semifinale di Champions League e gol decisivi nello scudetto del 2017/2018 in un San Siro diventato un vero campo di battaglie, fino ad avventurarsi fra Milan, Chelsea e una nuova sfida con la Vecchia Signora che lo lascerà solamente un anno dopo per vederlo sbarcare forse troppo giovane in MLS, direzione Inter Miami con il compagno di squadra Matuidi. Forse per le troppe pressioni e per trovare quella calma che probabilmente non hai mai trovato:

“Sono molto felice perché ho ottenuto ciò che volevo,  uscire da quella bolla di pressione. La stampa parlava sempre di me, delle critiche dei tifosi, qui invece il calcio non è una priorità, ci sono altri sport che sopportano quelle pressioni. Le persone per strada non ti giudicano perché hai sbagliato o segnato un gol. E lo stesso accade con la stampa. Quindi vivo con più tranquillità ed è quello che stavo cercando. Né i media né i tifosi ti giudicano.”

Gonzalo Higuain, intervista al “La Nacion” sul suo passaggio all’Inter Miami

LE LACRIME

Gonzalo Higuain non è riuscito nemmeno a trattenere le lacrime durante la conferenza stampa tenutasi proprio per la sua decisione. Una scelta quasi annunciata dopo le voci anche successive alla sua smentite nello scorso aprile.

Il Pipita ha vinto ogni volta che ha preso una decisione importante. Con il Real Madrid è stato campione di Spagna, abbandonando il Real ha saputo trovare la sua vera dimensione in Italia con il Napoli vincendo due trofei come la Coppa Italia e la Supercoppa Italiana, con la Juventus ha vinto tutto quello che c’era da vincere in campo nazionale, sfiorando la Champions League nel 2017. Ha saputo poi rifarsi con il Chelsea quando nella breve parentesi inglese con Sarri ha vinto l’Europa League nel 2018/2019.

Le delusioni rimarranno quella con la maglia dell’Argentina. Ben tre finali perse, di cui una quella del Mondiale brasiliani, dove contro la Germania fallì una grossa occasione per portarsi in avanti nel risultato.

IL FIUTO DEL GOL E LA TECNICA

Higuain ha fatto registrare importanti numeri soprattutto con tre squadre nella sua carriera. Al Real Madrid, nonostante la concorrenza dei vari Ronaldo, Benzema, Di Maria e tanti altri campioni di quegli anni nell’attacco dei Blancos, ha saputo trovare il suo spazio, siglando ben 121 gol in tutte le competizioni. Poi, forse nella sua versione più dominante dal punto di vista mentale e fisico, al Napoli ha realizzato 91 gol in sole tre stagioni, una compensata dal famoso record dei 36 gol, che ora condivide con Ciro Immobile, dove ha letteralmente trascinato la squadra di Sarri.

“Sarò sempre grato al Napoli per tutto ciò che abbiamo vissuto insieme. il mio terzo anno lì è stato quello migliore della mia carriera. Ringrazio i miei compagni e lo staff, è stato veramente bello. Ho vissuto momenti incancellabili.”

Contro tutto e tutti, ha fatto la mossa che nessuno si aspettava. Passare al grande club rivale fino a quel momento per i partenopei: la Juventus.

Nonostante le tante critiche, in tre stagione ha segnato 66 gol, con une media quindi inferiore alla precedente avventura con gli azzurri ma ovviamente da prendere in conto la stagione 2019/2020 dove ha trovato meno spazio e con un ruolo non più così centrale come negli anni prima.

“Ringrazio la Juventus, uno dei club più grandi d’Europa, è stato un gran momento. Lì ho incontrato grandi compagni e mi sono sentito un privilegiato ad essere lì.”

Higuain durante la conferenza d’addio

L’ex numero 9, oltre che avere un grande senso del go, è stato negli ultimi 10 anni anche uno fra i più grandi attaccanti a livello tecnico in grado di offrire spazi e assist per i compagni. Sicuramente, lo ha dimostrato molto di più ai tempi del Real Madrid, dove circondato da grandi giocatori ha saputo mettere a segno ben 56 assist.

ICONICO

Il nome di Gonzalo Higuain rimarrà in un modo o nell’altro nella storia del calcio, o almeno di qualche classifica in Italia. Infatti è quarto nella classifica speciale per i calciatori argentini nel nostro campionato, alle spalle di grandi come Batistuta, Crespo e Sivori. Al momento quello più vicino all’attivo ed il suo vecchio e amico compagno di squadra Paulo Dybala, con cui ha condiviso il campo giocato per tre anni alla Juventus e ovviamente anche in Nazionale.

I suoi momenti iconici? Possiamo trovarne due. Uno è il momento in cui si gira per effettuare una sorta di rovesciata contro il Frosinone, siglando una tripletta che lo porterà nell’olimpo del nostro campionato.

L’altro momento è una delle partite più incredibili degli ultimi anni, dove è risultato decisivo nella vittoria dello scudetto 2017/2018 nel rush finale contro proprio la sua ex squadra, il Napoli. Dopo una partita sofferta, infatti, i bianconeri ribaltano il risultato da 2-1 a 3-2 dal 87′ al 89′, proprio con il gol del numero 9 su assist di Dybala, alla 35 giornata contro l’Inter.

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Calcio Internazionale

Haaland sta distruggendo ogni record a suon di gol

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Haaland gol

Qualcuno fermi Erling Braut Haaland! Il fenomeno norvegese è già diventato il nemico pubblico numero uno di tutte le difese della Premier League e d’Europa. Con i suoi tre gol contro il Manchester United, Haaland ha già raggiunto quota 14 gol in campionato in sole 8 partite. Aggiungendo le reti in Champions League il totale ammonta a ben 17 gol in 11 presenze con la maglia dei citizens.

In barba a chi diceva che gli sarebbe servito il classico periodo di ambientamento, Haaland ha invece continuato a fare l’unica cosa per il quale sembra essere stato progettato: insaccare palloni alle spalle dei portieri. Il tutto non risentendo minimamente del cambio di contesto dopo il passaggio dal campionato tedesco  a quello inglese. Adesso Haaland, che ha già stracciato molti record nella sua finora breve carriera, ne fa vacillare altri che reggono ormai da decenni.

LE SUE TRIPLETTE SONO ORMAI UNA CONSUETUDINE

Sono già 3 i suoi hat tricks in Premier League in sole 8 partite. Nel campionato inglese è il più veloce della storia ad aver realizzato la sua terza tripletta. Al secondo posto si classifica Michael Owen, che ha realizzato la terza tripletta dopo 48 partite, e terzo Ruud van Nistelrooy con tre hat tricks dopo 59 gare.

Gol che hanno permesso ad Haaland di raggiungere dei mostri sacri del calcio. Il norvegese si è aggiunto a un club esclusivissimo di giocatori che hanno segnato tre triplette in Premier. Club formato da Cristiano Ronaldo, Didier Drogba, Heung-Min Son, Jamie Vardy, Ole Gunnar Solskjær e Romelu Lukaku.

Ha inoltre pareggiato un altro record grazie ai suoi gol. Ha raggiunto quota 10 reti in Premier con sole 6 partite giocate. Record condiviso con Mick Quinn e superando Mark Viduka e Diego Costa, che hanno raggiunto la doppia cifra in 9 presenze.

Allargando il discorso al di fuori dei confini inglesi, Haaland resta comunque l’uomo dei record per quanto riguarda le triplette. In carriera, contando dunque anche le sue precedenti esperienze in Norvegia, Austria, Germania e in nazionale, Haaland ha già fatto registrare ben 15 triplette. Alla sua età, 22 anni e 73 giorni, nessun giocatore nella storia ha numeri minimamente paragonabili ai suoi. A seguire in questa classifica troviamo Ronaldo Luis Nazario da Lima con 11 triplette alla stessa età del norvegese, terzo l’altro fenomeno del presente e del futuro Kylian Mbappé a quota 8.

NESSUNO COME LUI ALLA SUA ETÀ

Forse vi ricorderete la prima occasione in cui Haaland si mise in luce. Durante il Mondiale under 20 del 2019 contro l’Honduras, partita in cui mise a segno ben 9 reti. Da lì ci siamo tutti accorti che un meteorite stava per impattare sul calcio mondiale. Il problema è che non potevamo sapere che il suo impatto sarebbe stato così devastante.

A 22 anni e 73 giorni Haaland ha già al suo attivo ben 173 gol in carriera in 215 partite giocate. Con una media gol di 0,8 reti a partita. Alla sua età soltanto Ronaldo il fenomeno aveva più marcature e una media gol migliore, con 183 gol in 208 partite (e una media gol di 0,89 reti a partita). A seguire Neymar e Mbappé con rispettivamente 171 e 157 realizzazioni in 297 e 208 presenze.

In questa classifica stravince contro i mostri sacri del gol come Messi, Cristiano Ronaldo e Lewandowski, che a 22 anni e 73 giorni non avevano ancora raggiunto i 100 gol in carriera.

HAALAND PUÒ VINCERE IL PALLONE D’ORO IL PROSSIMO ANNO?

È strano come la posizione del loto, la classica esultanza di Haaland dopo ogni gol, simbolo di calma e armonia, sia in controtendenza col suo essere brutale sotto porta. Come se la sua pace interiore derivasse proprio dal gettare nel caos le difese avversarie.

Il figlio di Alf-Inge è inoltre il più giovane di sempre ad aver segnato 25 gol in Champions League. Traguardo raggiunto dopo 22 anni 1 mese e 16 giorni, dopo sole 20 presenze. Ancora una volta è primatista assoluto in questa speciale classifica. A seguire, il solito Mbappé, che ha raggiunto il traguardo a 22 anni 2 mesi e 18 giorni (e dopo 42 partite). Facendo meglio anche di Messi, Raul e Benzema, che hanno impiegato più di 40 partite per mettere a segno il venticinquesimo gol.

Proprio dalla Champions League dipenderà anche quello che ormai sembra essere un obiettivo concreto per il norvegese. Vincere il Pallone d’oro. Se quello del 2022 sembra già essere nelle mani di Karim Benzema, quello del 2023, anno senza competizioni nazionali, sembra essere legato più che mai al prossimo vincitore della Champions.

Non è un segreto per nessuno che l’acquisto di Haaland da parte del Manchester City, sia stato concepito proprio per raggiungere la coppa dalle grandi orecchie. Se Haaland dovesse continuare con questo ritmo e il City dovesse laurearsi campione d’Europa, senza dubbio sarebbe lui il principale indiziato per la conquista del premio di France Football.

Haaland arriverebbe dunque a conquistarlo per la prima volta l’anno prossimo, a 23 anni. La stessa età di chi, in questo decennio, ha monopolizzato il premio, Lionel Messi e Cristiano Ronaldo. Chissà se in futuro, Haaland non riuscirà pure a battere, ovviamente a suon di gol, il record di 7 palloni d’oro dell’argentino. Quel che è certo è che sarà lui uno dei protagonisti assoluti del prossimo decennio del calcio mondiale.

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I Nostri Approfondimenti

Che fine ha fatto Dani Osvaldo? L’attaccante della Roma dalla tecnica raffinata

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Roma

CHE FINE HA FATTO DANI OSVALDO? L’ATTACCANTE DELLA ROMA DALLA TECNICA RAFFINATA – Nel corso degli annali il mondo del calcio ha avuto l’onore di poter ammirare giocatori davvero eccelsi. Alcuni si sono distinti per il carisma e la leadership dimostrati sul terreno di gioco, altri semplicemente per l’innato senso del gol e altri ancora verranno ricordati per il talento e la classe cristallina con cui hanno portato a spasso difese intere.

Quest’ultimi, infatti, sono da sempre i più acclamati dalle tifoserie ma anche i primi a finire sul banco degli imputati dopo alcuni sprazzi di leziosità. Tuttavia, il classico numero 10 è colui che è chiamato a guidare i suoi grazie, appunto, all’immensa qualità in suo possesso. La nostra amata Serie A ha abbracciato molti di questi campioni, i quali spesso sono andati a male dopo un avvio promettente. E uno di questi è senza dubbio Pablo Daniel Osvaldo, l’attaccante argentino con il passaporto italiano che diede l’impressione di poter impreziosire il campionato.

A DICIANNOVE ANNI LA PRIMA OCCASIONE, POI L’ARRIVO IN ITALIA

Il primo contratto da professionista Osvaldo lo firma nel 2005 con una squadra di Serie B argentina, l’Huracan. Dopo una breve permanenza nel settore giovanile il giocatore esordisce in prima squadra e colleziona 33 presenze e 11 reti in metà stagione. Mette quindi subito in mostra quelle che sono le sue qualità e finisce per ricevere una chiamata dall’Italia nel 2006. L’Atalanta, infatti, da sempre attenta nel recruiting, decide di ingaggiarlo: da gennaio a giugno, però, mette a referto solo 9 apparizioni e 3 gol.

L’anno successivo, invece, è il Lecce a credere nel potenziale di Dani Osvaldo. Durante l’esperienza in Puglia l’attaccante si iscrive al tabellino dei marcatori otto volte e continua a deliziare gli appassionati di calcio con giocate superlative. Tuttavia, l’avventura con i giallorossi si rivela non delle migliori e la stagione seguente approda alla Fiorentina debuttando in Serie A. Con la maglia del club toscano gioca due anni e viene immediatamente collocato come il nuovo Batistuta. Dopo alcune perle clamorose, infatti, i tifosi della Viola vedono in Osvaldo il nuovo bomber dell’Artemio Franchi. Le cose però non vanno esattamente come previste e l’attaccante viene ceduto al Bologna, squadra nella quale non riesce ad avere un impatto positivo e che vende il suo cartellino dopo neanche una stagione.

IN SPAGNA RITROVA LA FIDUCIA, MA IL RITORNO IN SERIE A È DA DIMENTICARE

L’arrivo ne La Liga beneficia le caratteristiche e il morale di Osvaldo. Infatti, in occasione della finestra di calciomercato invernale del 2010 l’argentino si trasferisce all’Espanyol e ritrova fiducia nei propri mezzi. Con i catalani gioca due grandi stagioni (47 partite e 22 gol) e torna in Italia, dove ad aspettarlo c’è la Roma. Una piazza calorosa come quella giallorossa avrebbe solo aiutato e spronato l’attaccante a fare bene e così è stato. In quel periodo gioca le due migliori stagioni della sua carriera con la maglia della Lupa, dove grazie ad acrobazie e numeri da capogiro resta impresso nei cuori dei tifosi romanisti.

Grazie all’impegno e all’entusiasmo ritrovato nella città eterna, inoltre, Osvaldo ottiene il passaporto italiano per indossare l’azzurro della Nazionale. Ma l’euforia recuperata ben presto svanisce, quando nel giro di tre anni – dopo aver esordito con l’Italia – finisce per girovagare tra mille prestiti. Southampton, Juventus, Inter, Boca Juniors, Porto e Banfield le squadre in cui il giocatore ha tentato di riemergere senza raggiungere risultati.

L’ADDIO AL CALCIO E LA NUOVA CARRIERA

Sarebbe potuto diventare uno dei giocatori più appetibili per le grandi squadre (considerato il feeling con il pallone), ma tutto questo non sarà più possibile. Osvaldo ora ha abbandonato il calcio per dedicarsi alla carriera da cantante, dalla quale sta addirittura traendo delle soddisfazioni. In realtà, però, non ha appeso gli scarpini al chiodo per via della sua seconda passione. Osvaldo avrebbe lasciato per una sopportazione arrivata al limite e per un’idea diversa da quella coltivata oggi negli spogliatoi.

“Mi hanno mandato via per una sigaretta quando sapevano che fumavano tutti. Quella è stata la goccia, ma in realtà nel calcio devi vivere una vita che non è reale. Il calcio oggi è uno schifo, un freddo business e una dittatura del risultato. Nessuno pensa a come stai. Non potere uscire dopo una sconfitta, suonare la chitarra o bere una birra per me era assurdo. Per non tradire il calcio ho preferito lasciarlo”. Queste sono le ultime dichiarazioni di Pablo Daniel Osvaldo nelle vesti di calciatore, una professione ormai lontana dai suoi ideali ma che gli ha permesso di esprimersi al meglio durante gli anni.

In bocca al lupo Dani!

 

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