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Tracollo Brescia, cos'è successo? L'analisi della stagione

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Tracollo Brescia, cos’è successo? L’analisi della stagione

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Brescia

Il Brescia, tra vicende societarie e risultati sul campo, sta vivendo uno dei momenti peggiori della sua storia recente. Una squadra che, dal ritorno della Serie B, sta faticando e continua a deludere dal punto di vista dell’identità di gioco attraverso prestazioni al di sotto delle potenzialità della squadra.

MERCATO E PRIME USCITE STAGIONALI

Il colpo più costoso durante la sessione estiva di calciomercato del Brescia è stato Alexander Jallow, terzino svedese classe 1998 che è arrivato in Italia dal Goteborg per 400mila euro dopo una stagione spettacolare dove in 19 presenze con il club scandinavo ha registrato 1 gol e 4 assist.

Un mercato in cui le Rondinelle hanno puntato per lo più sui giovani. Dal Venezia arriva Nicolas Galazzi (21 anni), dal Campobasso arriva Federico Pace (23 anni) e dal Foggia arriva Vincenzo Garofalo (22 anni). Da sottolineare anche gli arrivi di Lezzerini, che con l’arrivo di Romero a Venezia ha perso il posto da titolare e Reuven Niemeijer, arrivato dall’Excelsior dopo una stagione superlativa con 18 gol e 14 assist totali. Dalla Primavera vengono promossi il portiere classe 2004 Luca Sonzogni e il centrocampista classe 2005 Patrick Nuamah.

Tra gli addii più pesanti, ci sono quelli di Joronen e Pajac, da aggiungere al ritiro di Behrami e Palacio e al mancato riscatto di giocatori come Léris, Tramoni, Bajic e Jagiello, arrivati a Brescia con parecchie aspettative sulle spalle.

Un super inizio di stagione per un Brescia che sognava quantomeno i playoff. Vittoria per 1-4 in Coppa Italia contro il Pisa, per poi registrare 5 vittorie nelle prime 6 gare di Serie B.

IL TRACOLLO DOPO IL BENEVENTO

Quella per 1-0 contro il Benevento, tuttavia, fu l’ultima di una striscia positiva, prima del tracollo improvviso. La sconfitta per 6-2 contro il Bari ha tagliato le gambe alle Rondinelle, che hanno poi pareggiato contro un Cittadella sull’orlo della retrocessione e sono ancora caduti contro Cagliari e Spezia (in Coppa Italia). Le ultime quattro prima della seconda pausa per le nazionali sono state ancora un fallimento, a causa di altrettanti pareggi. Non tanto per i risultati in sé, ma perché essi sono maturati contro squadre in difficoltà come Venezia e Genoa, o contro squadre non ancora pienamente mature nel loro percorso come Ascoli e Ternana. Tifosi e addetti ai lavori tengono tuttavia viva la speranza che al rientro si possa ritrovare un’identità di gioco.

L’ILLUSIONE SPAL

Il periodo a cavallo tra le due soste di settembre e novembre è stato a dir poco complicato per la Leonessa. Dopo la pausa per i match internazionali, si ritorna in campo nella sfida contro la SPAL. Gli estensi, dopo aver salutato Roberto Venturato, hanno accolto Daniele De Rossi, alla sua prima grande esperienza da allenatore. Una scelta rischiosa, per una piazza che ha vissuto di recente la magia della permanenza in A e la successiva retrocessione in cadetteria. Ma fin dal suo arrivo a Ferrara, l’ex Roma aveva subito dimostrato di essere in grado di trasmettere ai suoi calciatori la grinta che un tempo da calciatore metteva in campo.

Una sfida interessante dunque per il Brescia, che però doveva fronteggiare diverse problematiche in difesa. Per il match del Rigamonti infatti mister Clotet è stato costretto a rinunciare ad alcune pedine fondamentali del reparto arretrato. In primis Fran Karacic, laterale volato in Qatar dalla sua Australia che rappresentava uno degli imprescindibili nell’undici biancoazzurro. Ma anche Andrea Cistana, pilastro della difesa bresciana alle prese con alcuni problemi fisici, e Luca Lezzerini, espulso al termine del match contro l’Ascoli e condannato a due turni di squalifica.

Con una difesa rimaneggiata e con le difficoltà antecedenti alla sosta, era difficile pronosticare un risultato netto come quello ottenuto il 27 novembre contro la SPAL: un ottimo 2-0 al termine di un match dominato e a base di bel gioco. Da lì si pensava che il Brescia avesse ritrovato se stesso, avesse individuato i propri limiti e il modo per superarli. Ma non è andata così: dopo la vittoria contro gli estensi, si è prontamente ritornati ai risultati di prima. Ed è così che è arrivata la sconfitta interna con la Reggina, in parte giustificata vista la super stagione che stanno vivendo gli amaranto; il pareggio all’ultimo secondo contro il ben più modesto Cosenza; il tonfo casalingo contro il Parma; il pesantissimo 3-0 di Pisa. Impossibile trovare una stabilità per le Rondinelle?

SLIDING DOORS: FUORI CLOTET, DENTRO AGLIETTI

Dopo la sconfitta per 3-0 sul campo del Pisa, i malumori preannunciati nei giorni precedenti alla gara si sono fatti sempre più intensi. In molti chiedevano una testa da sacrificare per risollevare una stagione fin qui deludente e fin troppo altalenante: dito puntato contro Pep Clotet, considerato primo responsabile dei fatti. Certo è che il Pisa era un ostacolo durissimo da battere, in quanto si presentava alla gara trascinato da 12 risultati utili consecutivi e dal miglior stato di forma del campionato. Le voci intorno all’allenatore non accennavano tutta via a placarsi e l’ipotesi di un possibile cambio di timoniere appariva sempre più concreta.

A tal proposito è intervenuto più volte il patron Massimo Cellino, che già dopo la sconfitta contro il Parma aveva rinnovato la propria fiducia in Clotet. Nell’immediato dopo gara di Pisa, il numero 1 del Brescia aveva ribadito l’instancabile supporto della società nei confronti del tecnico, fuori da ogni discussione. Ma nei giorni a seguire qualcosa è cambiato: mercoledì 21 dicembre, attraverso due comunicati ufficiali pubblicati nell’arco di un paio d’ore si annunciava l’esonero di Clotet e l’arrivo di Alfredo Aglietti.

Triste epilogo dunque per il tecnico spagnolo, che non è riuscito a convincere la piazza nella sua seconda esperienza in biancoazzurro. I più maliziosi avevano portato avanti l’ipotesi di un esonero annunciato già da tempo, ma non attuato per via delle vicende giudiziarie che coinvolgono Cellino. Vero o non vero, poco importa: stavolta il Brescia saluta Clotet per davvero, per lasciar spazio a colui che potrebbe segnare definitivamente un punto di rottura con il passato.

Il sostituto non è infatti l’ultimo arrivato: Aglietti vanta una lunghissima carriera in cadetteria, avendo seduto su diverse panchine tra cui quelle di Chievo Verona, Ascoli, Virtus Entella ed Empoli fra le altre. L’esperienza non manca, le capacità nemmeno. Il match di esordio sulla panchina della Leonessa ha portato al pareggio contro il Palermo nel giorno di Santo Stefano, data dell’ormai consueto appuntamento del Boxing Day di Serie B. Che sia lui l’uomo della svolta? Sarà il campo a decretarlo. Ma al momento, il Brescia deve soltanto provare a ritrovare se stesso, perché una piazza così illustre merita ben di più di quanto fatto fin qua.

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ESCLUSIVE

ESCLUSIVA – Alla scoperta del futsal con Vincenzo Caponigro, nazionale italiano

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Da una piccola palestra di Montevideo fino ai grandi palcoscenici di Buenos Aires e Amsterdam, il futsal si è evoluto in maniera esponenziale dal 1930 ad oggi.

La nascita del futsal

Fu di Juan Carlos Ceriani, giovane professore di educazione fisica, l’idea di concepire uno sport che ricordasse il calcio, popolarissimo al tempo grazie ai successi dell’Uruguay, e che potesse essere praticato sia all’aperto che in strutture protette, sfruttando i diffusi campi di basket. Alle regole basilari del calcio, Ceriani aggiunse molti elementi della pallamano, pallanuoto e pallacanestro.

Cinque giocatori, 40 minuti di partita e altri piccoli aggiustamenti. Tutto il resto è storia.

L’INTERVISTA INTEGRALE

La nostra redazione ha avuto il grande piacere di intervistare uno dei protagonisti della scena calcettistica italiana: Vincenzo Caponigro. Orgoglio di Campagna, comune del salernitano, e laterale dei vicecampioni d’Italia della Feldi Eboli e della Nazionale, il prodotto delle giovanili delle “foxes” aiuterà ad immergerci in questo nuovo contesto.

Nel 2014 il tesseramento nelle giovanili della Feldi Eboli. Da lì, l’inizio vero e proprio del tuo percorso nel mondo del futsal. Come mai hai scelto questo sport?

La mia avventura è iniziata nell’estate del 2014, dopo una partita amichevole disputata in un mercoledì sera d’estate contro il mio attuale presidente. Dopo quella partita, lui mi chiese se volessi giocare a futsal. Io, avendo appena terminato la scuola calcio, decisi di fare un tentativo verso questo nuovo sport. Agli inizi fui un po’ titubante, poiché non conoscevo questa disciplina. Ma col tempo mi sono appassionato. Da quel momento in poi, sono arrivato a raggiungere la Serie A con la Feldi Eboli, squadra con la quale ho disputato la Champions League, una finale di Coppa Italia, una finale di Supercoppa, una finale scudetto, vinto un campionato di Serie C, conquistato e vinto i play-off di A2 che ci hanno permesso di salire in Serie A. Ci siamo tolti e ci stiamo togliendo molte soddisfazioni“.

La tattica gioca un ruolo determinante nell’economia di un match. Quali sono gli aspetti essenziali della fase difensiva e offensiva?

La tattica è fondamentale. La fase difensiva è importantissima perché il difendere bene, forte, ad alta intensità ti permette di sviluppare molti contrattacchi, di vincere seconde palle. La fase offensiva viene a sua volta: creare il maggior numero di occasioni da gol e finalizzarle. Io, da laterale, ho il compito di agire da collante tra centrale e pivot. Bisogna essere rapidi, veloci e giocare d’intensità per poter fare la doppia fase. Inoltre, essere bravi nell’1 vs 1 risulta fondamentale per creare superiorità numerica intorno ai 10-15 metri dalla porta avversaria“.

In Brasile, in Portogallo e in Spagna, il futsal è considerato uno degli sport più seguiti. In Italia, in uno scenario nazionale che vede dominare il calcio come disciplina, invece, sta prendendo sempre più piede negli ultimi anni. A cosa è dovuto questo aumento di popolarità?

In Italia sta iniziando a prendere sempre più piede grazie alle tante società che investono in questo sport, ai media, alla comunicazione, alle televisioni. Con l’ingresso di Sky e delle varie piattaforme, il numero di appassionati, di praticanti è andato a incrementarsi. Anche le scuole calcio e i settori giovanili stanno iniziando ad investire nel calcio a 5 e questo risulta fondamentale per la crescita dei giocatori“.

Perché un/a ragazzo/a dovrebbe preferire il calcio a 5 rispetto al calcio a 11?

Può preferirlo perché si tratta di uno sport più veloce, rapido, dove bisogna avere anche velocità di pensiero. Non esistono pause come nel calcio tradizionale dove un calciatore può permettersi di non toccare palla per diversi minuti. Si creano tante occasioni in una partita, si verificano tante situazioni che nel calcio a 11 molto spesso non si verificano. Ed è preferito anche dalle mamme perché, giocando al coperto, i bambini difficilmente prendono mal di gola e raffreddore (ironizza, ndr)“.

Da diversi anni competi nella massima serie del campionato italiano. Quali sono i segreti per arrivare così in alto?

Gioco in Serie A da sei anni. Il segreto per competere a questi livelli credo sia il lavoro quotidiano, l’abnegazione al lavoro, l’intensità e l’impegno durante gli allenamenti, il migliorarsi. È importante ascoltare i consigli e gli aiuti di allenatori e giocatori più esperti. Mentre, fuori dal campo, ricopre un ruolo fondamentale l’alimentazione, così come il riposo. Cercare di seguire uno stile di vita regolare. Sono sacrifici che portano a migliorarti giorno per giorno fino a competere ad alti livelli“.

Convocazione in Nazionale per Euro 2022 ed esordio nella gara contro il Montenegro. Qual è stata la tua reazione e cosa vuol dire rappresentare l’Italia per te?

La mia prima convocazione con la nazionale italiana è stata per le qualificazioni agli Europei, il 13 aprile 2021. L’esordio a Prato, contro il Montenegro, è stata un’emozione unica. Qualcosa di indescrivibile poter rappresentare il tuo Paese, rappresentare un movimento, i ragazzi che praticano e amano questo sport. Penso che per un giocatore la maglia della Nazionale sia il riconoscimento più bello. Cercherò di lavorare sempre al massimo per poter continuare a rappresentarla“.

Quali sono i tuoi obiettivi futuri tra club e Nazionale?

Il mio obiettivo col club è quello di vincere qualche titolo. Dopo le varie finali perse tra scudetto, Coppa Italia e Supercoppa, siamo lì e vogliamo provare a fare quel passo in più che ci porti a raggiungerlo. Soprattutto lo scudetto, così da poterci garantire anche la qualificazione alla prossima Champions League. Con la Nazionale, invece, mi auguro di poter rappresentare l’Italia nei grandi palcoscenici internazionali. Spero di poter giocare le qualificazioni ai Mondiali, disputando magari un Mondiale, quello del 2024, dopo aver preso parte all’Europeo del 2022 in Olanda“.

 

Fonte immagine in evidenza: profilo Instagram di Vincenzo Caponigro

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Chi è Wisniewski, il nuovo polacco erede di Kiwior dello Spezia

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Chi è Wisniewski

CHI È WISNIEWSKI- Lo Spezia ha da poco concluso la cessione più onerosa della storia del club. Kiwior, infatti, si è trasferito all’Arsenal per una cifra vicina ai 25 milioni di euro. Questa si può definire a tutti gli effetti come la classica offerta irrinunciabile sia per il giocatore (acquistato dalla capolista della Premier League) che per la società.

Il club ligure non ha voluto attendere troppo tempo ed ha chiuso nell’immediato per Wisniewski, il difensore proveniente dal Venezia.

CHI È WISNIEWSKI, ORIGINI E CARATTERISTICHE TECNICHE

Przemyslaw Wisniewski è un difensore centrale polacco di piede destro. Il classe 1998 muove i suoi primi passi a livello di settore giovanile nel Gornik Zabrze, squadra in cui ha vissuto i primi anni da calciatore professionista. Quest’estate il passaggio in Italia, tappa che inevitabilmente ha cambiato il corso della sua carriera. Dopo sei mesi svolti ad altissimo livello con la maglia del Venezia, Lo Spezia ha deciso di puntare tutto su di lui acquistandolo a titolo definitivo con un contratto di base quadriennale.

Wisniewski presenta una prestanza fisica fuori dal comune (1,95 m), abbinata ad una falcata esplosiva.
Queste caratteristiche gli permettono di essere un avversario veramente difficile da saltare e lo rendono  perfetto per giocare uno contro uno a tutto campo, una delle peculiarità principali dello stile di Gotti.

Inoltre, il polacco possiede anche nelle corde la qualità del lancio lungo, con cui trova spesso e volentieri l’esterno dall’altra parte del campo.

OBIETTIVI FUTURI

Wisniewski ha tutte le potenzialità per diventare un difensore importante nel nostro campionato. Quest’oggi lo Spezia affronterà la delicatissima trasferta di Bologna della vecchia conoscenza Thiago Motta e sarà già presente tra i convocati.

Con le sue notevoli qualità, il difensore polacco non avrà problemi ad ambientarsi nei meccanismi di gioco di Gotti e gode di tutte le carte in regola per guadagnarsi nel breve futuro una maglia da titolare. Insomma, un’altra volta il club ligure ha dimostrato di possedere una rete di osservatori invidiabile, in grado di chiudere colpi semi sconosciuti come Kiwior, Nzola ,Holm e lo stesso Wisniewski.

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Le curiosità sulla 20ª giornata di Serie A

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Le curiosità sulla 20ª giornata di Serie A

LE CURIOSITÀ SULLA 20ª GIORNATA DI SERIE A – Manca sempre meno al ritorno in campo della Serie A. A partire dalle ore 18:30 di venerdì andrà in scena la 20ª giornata di campionato, la prima del girone di ritorno.

Questo un turno in cui troveremo tante sfide interessanti: una su tutte Napoli-Roma. Oltre al Derby del Sole potremo assistere anche a sfide importanti per la lotta per l’Europa e la salvezza. Di seguito le curiosità sulla 20ª giornata di Serie A.

LE CURIOSITÀ DI BOLOGNA-SPEZIA

Lo Spezia ha ottenuto solo due vittorie in trasferta e sono arrivate negli ultimi due turni. Il Bologna, dal canto suo, ha collezionato 16 dei 23 momentanei punti in classifica tra le mura amiche. Una sfida anche dal sapore speciale per l’ex Thiago Motta, sulla panchina dei liguri nella scorsa stagione.

LE CURIOSITÀ DI LECCE-SALERNITANA

Quella tra le due squadre del sud è una sfida con pochi precedenti in Serie A. L’unico precedente risale al 16 settembre 2022 ed è stato vinto dalla formazione di Baroni.

LE CURIOSITÀ DI EMPOLI-TORINO

Se non per il successo dello scorso anno griffato dalla tripletta di Belotti, il Torino non ha mai vinto al Castellani. Inoltre, i toscani vengono da tre vittorie consecutive in casa senza subire reti.

LE CURIOSITÀ DI CREMONESE-INTER

In Serie A, i nerazzurri sono la squadra che hanno ottenuto più successi contro i grigiorossi (12 su 15). L’ultimo scontro risale alla stagione 1995/1996, concluso con il risultato di 2-4.

LE CURIOSITÀ DI ATALANTA-SAMPDORIA

6 degli 8 gol realizzati in questa Serie A dalla Sampdoria sono stati siglati in trasferta. Un dato comunque basso, ma che vuole dire come la Doria si esprima meglio lontana dalle mura amiche. Per i bergamaschi, invece l’uomo del momento corrisponde al nome di Lookman: il nigeriano viene da tre doppiette consecutive.

LE CURIOSITÀ DI MILAN-SASSUOLO

Il 25 ottobre 2015 Mihajlovic lanciò Donnarumma a 16 anni e 8 mesi e lo fece proprio in un Milan-Sassuolo: il resto è storia. Quella partita finì 2-1 a favore per i rossoneri. Negli ultimi cinque precedenti a San Siro tra le due formazioni, solo in un’occasione il Diavolo ha ottenuto la vittoria e risale al 2 marzo 2019.

LE CURIOSITÀ DI JUVENTUS-MONZA

La Juve, ad eccezione della partita persa all’andata col Monza, ha vinto 5 delle ultime 6 partite contro neopromosse in Serie A. Il Monza, invece tiene in trasferta un rullino di marcia molto più tirato. Sono infatti appena 8 i punti conquistati fuori dall’U-Power Stadium.

LE CURIOSITÀ DI LAZIO-FIORENTINA

La Fiorentina è la squadra a cui i biancocelesti hanno segnato (206) e vinto di più (58 su 147). Questo un dato che non può altro che far preoccupare i tifosi viola, reduci da un pessimo periodo di forma (una vittoria nelle ultime 5 gare).

LE CURIOSITÀ DI NAPOLI-ROMA

Questa sfida sarà anche teatro dello scontro tra due grandi amici come Mourinho e Spalletti. I due grandi allenatori si sono incrociati in 7 sfide delle quali solo una è stata vinta dal tecnico partenopeo.

LE CURIOSITÀ DI UDINESE-VERONA

Dopo la vittoria per 2-1 all’andata, i friulani potrebbero vincere entrambe le sfide stagionali con gli scaligeri per la seconda volta in Serie A dopo la stagione 2017/18. Inoltre, la squadra di Sottil sta vivendo la stagione migliore degli ultimi anni a livello di punti in classifica.

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Giovani per il futuro

Chi è Sekou Diawara, il 18enne scovato dall’Udinese

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Sekou Diawara

L’Udinese è sempre a caccia di nuovi talenti da fare crescere ed esplodere e i casi di De Paul, Molina e Udogie, tra gli altri, ne sono l’esempio. L’ultimo arrivato alla corte di Andrea Sottil è un belga classe 2004 e si chiama Sekou Diawara. Ma chi è e perché ha attirato le attenzioni dei talent scout bianconeri? Facciamo un passo indietro e scopriamo di chi si tratta.

SEKOU DIAWARA: GLI INIZI

Sekou Diawara nasce a Deinze, in Belgio, l’8 febbraio 2004 da genitori originari della Guinea. Ben presto entra a far parte del settore giovanile del Gent, uno dei club più importanti della Jupiler Pro League. Lì rimane fino alla stagione 2018/19, quando si trasferisce a parametro zero al Genk. Viene subito aggregato al settore giovanile, dimostrando ottime doti offensive. La stagione successiva, le sue prestazioni vengono premiate con il passaggio in under-18. Lì disputa una stagione e scende in campo 7 volte, quello che gli basta per mettere a referto 4 reti e 1 assist.

SEKOU DIAWARA: LA PROMOZIONE IN UNDER-21

La stagione successiva, 2020/21, sì rivela ancora più importante per lui. Viene promosso in under-21 e, come possiamo ben immaginare, nemmeno contro avversari molto più grandi di lui sfigura. Dal 2020 al 2023 è sceso in campo 13 volte con l’under 21, mettendo a segno anche 5 reti e 1 assist.

SEKOU DIAWARA: IL TRASFERIMENTO ALL’UDINESE

Il 25 gennaio 2023, l’Udinese ufficializza l’acquisizione delle sue prestazioni sportive e firma un contratto con i bianconeri fino al 30 giugno 2027. Viene aggregato immediatamente nell’under 19 ma, considerando la cura dei friulani nella crescita dei giovani talenti, non è da escludere che possa fare il suo esordio in Serie A già nei prossimi mesi.

SEKOU DIAWARA: UN CENTRAVANTI FISICO PER SOTTIL

Diawara è un centravanti molto forte fisicamente, veloce, alto 187 cm e potente.  Sa fare la differenza nello spazio aperto ed è anche dotato di una discreta tecnica di base. È un giocatore capace di fare reparto da solo, ma sicuramente non è il classico finalizzatore di area di rigore.

Non solo Diawara può rappresentare l’asso nella manica dell’Udinese, ma anche la Nazionale belga ripone molte speranze nelle sue potenzialità. Ha già disputato dei match con la maglia del Belgio under-16, under-17 e, attualmente, milita tra le fila dell’under-19. Ad oggi, con le selezioni giovanili del suo Paese ha messo già a segno 5 reti in altrettante presenze.

 

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