Fonte immagine: profilo Instagram @brunofernandes.10

 

Scoprire Bruno Fernandes ora vuol dire non essere stati attenti al calcio mondiale degli ultimi 7/8 anni. Il folletto portoghese è sempre stato un giocatore dalle indubbie qualità. É sempre stato uno che tecnicamente aveva da invidiare nulla a nessuno. Uno che ha sempre avuto una voglia di diventare un top nel suo ruolo e da squadra top. Da Novara a Manchester. Il suo sogno, o meglio obbiettivo, è stato realizzato.

Tecnica, visione di gioco, tiro dalla distanza. Una proprietà di calcio che non tutti possono vantare sul pianeta terra. Tratta il pallone come qualsiasi sfera vorrebbe essere trattata: con pulizia. Quando esce dal suo piede, la palla brilla di luce propria.

Nel campionato inglese ha imparato anche a correre tanto, ad aiutare la squadra in fase difensiva, a sacrificarsi come tutti gli altri. Così diventi un giocatore completo: non solo vetrina, ma anche tanto lavoro da retrobottega. Con il numero diciotto, dietro la prima punta, il portoghese è diventato un giocatore totale.

Come disse il compianto Boskov:

“Vede autostrade dove gli altri vedono sentieri”.

Mai una palla banale, mai un passaggio fine a se stesso, mai una giocata che non serva a tramutare l’azione in rete. A Novara è cresciuto, a Udine si è intravisto, a Genova è esploso, a Lisbona è diventato grande, a Manchester è un re.

Un “reale” in campo. Qualcosa che nella sponda rossa mancuniana non vedevano da tanto tempo. Neanche Beckham e Giggs avevano questa centralità, questa lucentezza in campo. Probabilmente, per ricordare l’ultimo reale Red Devil nel teatro dei sogni, bisogna scomodare sua maestà Eric Cantona. Ruoli diversi, numeri diversi, personalità differenti, ma stessa maestosità e centralità nel rettangolo verde di Old Trafford. Bruno Fernandes nel solco dei grandi.

Fonte immagine: profilo Instagram @ericcantona

 

Oltre alla corsa, alla grinta e al sacrificio, ha imparato anche a segnare in Premier League. Nella stagione in corso, è il centrocampista, se così lo si può definire, con più gol all’attivo. Nella sua stanzetta di Novara, il bambino Bruno Ferandes, non poteva neanche sognarlo. 37 gol in 71 presenze e in un anno mezzo di calcio inglese, essendo arrivato nel gennaio 2020. Tantissimo per un giocatore alla prima esperienza in una big e per uno che non gioca neanche così vicino alla porta. I gol sembra averceli nel sangue, anche se non è mai stato un goleador. Ha una padronanza nel tiro e un’intelligenza molto sopraffina nel capire quando andare e quando rimanere. Tutto ciò l’ha portato ad essere il massimo capocannoniere del club.

Se sotto l’aspetto tecnico e tattico, l’evoluzione di Fernandes si poteva anche intuire, visto che da sempre dispensa grandi qualità in campo, sotto l’aspetto dei gol è una novità assoluta. Non ne ha mai fatti tanti in carriera. Si è avvicinato a queste medie quando era in Portogallo; ma in un campionato dove segnare tanto risulta una formalità per uno con le sue qualità. A Udine aveva segnato sette gol in due anni, con la Sampdoria cinque in una stagione. A Lisbona comincia a diventare un insospettabile bomber, con cinquantasei gol in tre annate e stagioni da picchi clamorosi (2018-19). Un’evoluzione quasi senza senso. La brezza oceanica portoghese e la sua meravigliosa capitale gli hanno dato una grossa mano.

Bruno Fernandes è un giocatore da Manchester United. E questo lo abbiamo capito. Sta diventando sempre di più padrone di Old Trafford. Si sta prendendo la scena in uno dei tornei con il maggior numero di stelle. In una rassegna in cui, a contendergli il ruolo di fenomeno in mezzo al campo, c’è un certo De Bruyne, faro del centrocampo dei citizens di Guardiola. Senza di lui il City non mostrerebbe l’opera d’arte, che ha disegnato il tecnico catalano, da quando è a Manchester. Probabilmente, all’unanimità, il belga De Bruyne e il portoghese Bruno Fernandes, sono i due migliori centrocampisti dell’intera Premier League. Una visione di gioco da far paura alle difese avversarie, che, contro di loro, non devono dare nulla per scontato. Tutti e due pensano mentre agiscono; non pensano prima di agire, perché gli farebbe perdere troppo tempo.

Tutti e due, però, in contrapposizione: uno all’insegna dei dettami del tecnico (Guardiola), l’altro a far girare personalmente la squadra, con ampia libertà di scelta, di movimento e di ritmo. Uno dentro un’orchestra guidata dalla panchina da un direttore mai visto prima, l’altro lui direttore dell’orchestra di cui fa parte. De Bruyne un meraviglioso chitarrista da accompagnamento, Bruno Fernandes uno splendido chitarrista solista. Tutti e due semplicemente fenomenali. E se il belga è già da qualche anno che si è preso la scena, il portoghese si è preso tutto e subito. Con una velocità impressionante. La crescita di Bruno Fernandes è qualcosa da insegnare in qualsiasi scuola calcio per perseveranza e per insistenza nel credere ai propri sogni.

Bruno Fernandes non è solo United però. Da quando ha cominciato a far girare la testa degli appassionati di calcio, si è preso pure il Portogallo. La nazionale campione d’Europa in carica ha vinto un Europeo senza nessuna stella in mezzo al campo. Tanti giocatori “operai” (i vari William Carvalho, Danilo Pereira, in parte João Moutinho), e giovani di belle speranze, in parte disattese (João Mario e Renato Sanches). La stella lì nel mezzo, come canta Ligabue, mancava. E, come un fulmine a ciel sereno, si è mostrato al mondo un giocatore, che ha fatto tutte le trafile giovanili (pure capitano dell’Under 21). Ma che non aveva mai fatto il salto in prima squadra. L’ex enfant prodige –che l’Inter voleva, dopo un’amichevole con il Novara– è diventato la stella del centrocampo portoghese.

Fonte immagine: profilo Instagram @brunofernandes.10

 

Nel 4-4-2 o 4-3-3, se gli schemi in questo calcio hanno ancora senso, o nei due di centrocampo o come interno di fantasia, il “folletto” Red Devil ha un posto assicurato. Fernando Santos, CT portoghese, ha trovato, finalmente, anche la fantasia lì in mezzo. Con Ronaldo, João Felix, Bernando Silva…e ora anche Bruno Fernandes. Il Portogallo può sognare il bis.

Bruno Fernandes è nato l’8 settembre 1994 a Maia, in Portogallo. Dalla sua cameretta nel centro sportivo di Novara, all’apoteosi di talento di Old Trafford. Quando la tecnica parla con un linguaggio superiore alla media, diventare uno dei più grandi diventa un obbiettivo, non un sogno.

Fonte foto immagine in evidenza: profilo Facebook @Bruno Fernandes