Dove trovarci

La caduta degli dei: è partita la lotta per il trono?

Questi mondiali ci stanno regalando una delle estati più folli di sempre, calcisticamente parlando. Già fuori le finaliste dell’ultima edizione, eliminata la Spagna e a casa anche i campioni d’Europa in carica. Il tutto solo agli ottavi. La caduta più pesante però, forse, è quella di coloro che sono, o forse sono stati, i protagonisti assoluti dell’ultimo decennio calcistico. A casa Messi e Ronaldo, senza appello. Una caduta che echeggia forte per le illimitate piane russe e che fa tremare l’intero sistema calcistico europeo. Perché gli dei sono caduti dall’Olimpo e ora c’è un’agguerrita corsa per ascendere ad un trono che ormai da troppi anni è monopolizzato.

DEICIDIO

Come Kronos, leggendario titano della mitologia greca che mangiava i propri figli per non perdere il proprio trono, così Messi e Ronaldo negli ultimi anni hanno fagocitato qualsiasi forma di concorrenza, mantenendo intatto il loro duopolio negli ultimi dieci anni. Ma anche Kronos alla fine è dovuto capitolare, venendo ingannato ed ucciso da suo figlio Zeus. Il patricidio di Zeus ha aperto le porte al nuovo ordine olimpico, mettendo fine al dominio del titano. Così, la caduta di Messi e Ronaldo può aver messo fine al loro regno, ma chi sarà in grado di vestire i panni di Zeus e raccogliere l’eredità delle divinità cadute?

Tutto dipenderà dall’esito, probabilmente, di questi pazzi mondiali. Chi salirà sul tetto del mondo potrebbe essere il prossimo pallone d’oro, per cui vagliamo alcune possibilità, ponendo come condizione il trionfo della nazione d’appartenenza alla kermesse russa. Seguendo il filo della mitologia greca, saranno proprio gli autori del deicidio a poter ascendere al trono? Se una tra Uruguay e Francia arrivasse in fondo potrebbe esserci la possibilità e i nomi forti, in questo caso, sono probabilmente due: Luis Suarez e Antoine Griezmann.

Uruguay e Francia venerdì pomeriggio daranno vita al primo quarto di finale del mondiale. Ciò vuol dire che una delle due nazionali staccherà il pass per le semifinali, avvicinandosi in maniera esponenziale alla prestigiosa coppa. Due squadre corali, forti, ma guidate da due fenomeni, che però vivono fasi diametralmente opposte. Da una parte el pistolero Suarez, all’apice della sua carriera, dall’altra le petit diable, che invece sta muovendo i primi passi tra i grandissimi. Per entrambi non è stata una stagione particolarmente esaltante, con prestazioni deludenti in Champions e nella norma, vista la loro caratura almeno, in campionato. Ma il titolo mondiale rimetterebbe tutto in discussione, soprattutto per Suarez, che ha anche vinto la Liga con i blaugrana. I due hanno quindi una grossa chance, ma con una netta differenza. Per il 9 uruguaiano potrebbe essere l’ultima, mentre il talento francese sicuramente ne avrà altre per competere per il pallone d’oro. In ogni caso il match di venerdì escluderà già uno dei due.

DA ZEUS A PERUN

E se la nuova divinità del calcio mondiale venisse da un’altra tradizione? Negli ultimi anni la geografia calcistica sta cambiando molto. In particolare c’è una zona dell’Europa che è cresciuta vertiginosamente: l’Europa balcanica. Dalla disgregazione della Iugoslavia e la nascita dei primi stati indipendenti in quell’area, il calcio slavo si è evoluto tantissimo, al punto da portare una delle sue rappresentanti al top. Si parla della Croazia, passata da semplice outsider a seria candidata per il trionfo finale.

I croati hanno superato a fatica la Danimarca, ma sono ai quarti dove affronteranno la Russia. Il tabellone sorride, con nessuna big, eccezion fatta per l’Inghilterra, fino alla finale di Mosca. Una possibilità enorme per un popolo intero e per un signore in particolare, che si gioca forse anche qualcosa in più. Si tratta di Luka Modric, al momento con tutta probabilità miglior centrocampista al mondo. Dopo anni e anni di trionfi da protagonista al Real, un successo al mondiale, ma forse anche un piazzamento di prestigio, potrebbero catapultare il fenomeno croato sul trono dell’Olimpo. Un riconoscimento che sarebbe logico e meritato e che avviverebbe come ciliegina sulla torta di un percorso di crescita netto e costante.

Al momento Modric pare il principale candidato ad usurpare il potere dell’amico Ronaldo e del rivale Messi. Pare il più idoneo ad incarnare Perun, dio del fulmine della mitologia slava, e a riportare i Balcani al centro del mondo calcistico. L’ultimo a farlo fu Hristo Stoichkov, nell’ormai lontanissimo 1994. Forse è giunta l’ora di riscrivere la geografia calcistica.

RICHIAMO PRIMORDIALE

Da quanto il pallone d’oro non torna in quello che, almeno sentimentalmente, è il cuore pulsante del calcio? Dal 2007, da Kakà, dall’ultimo successo non targato Messi-Ronaldo, che a trionfare non è un brasiliano. E il richiamo del Brasile ora si sente forte. Magari il pallone d’oro avvertirà un po’ di saudade, di mancanza del paese che più degli altri ha saputo coccolarlo. Con la selezione verdeoro sul tetto del mondo la reunion sarebbe possibile, attraverso più di una strada.

La prima, più evidente, passa attraverso il vero erede degli ultimi brasiliani che hanno incantato il mondo intero e forse il vero erede dei due dei caduti in Russia: Neymar. Sin dalla prima giovinezza il Diez verdeoro è stato bollato come futuro numero uno al mondo. Dal canto suo il brasiliano ha rispettato le aspettative, vincendo tutto a Barcellona, da protagonista, e imponendosi poi a Parigi, lontano dalla pesante ombra di Messi. Ora serve il salto di qualità, la definitiva consacrazione: portare il Brasile sul tetto del mondo. Sulle orme di Ronaldo Neymar ci proverà, cercandosi di guadagnare magari anche il premio individuale più prestigioso.

Ma non c’è solo Neymar. In caso di successo brasiliano, perché non prendere in considerazione Marcelo? Da anni il laterale del Real è il terzino più forte al mondo, per distacco. Come Modric, anche lui ha praticamente vinto tutto negli ultimi anni con le merengues, da protagonista. Come per il croato, anche per lui il successo mondiale sarebbe la coronazione di una carriera semplicemente straordinaria. Dunque anche Marcelo potrebbe candidarsi seriamente, anche perché a differenza di Neymar può contare pure sulla conquista della Champions League. E l’accoppiata campione d’europa/campione del mondo non è un requisito adatto per la conquista del pallone d’oro?

IL DILUVIO UNIVERSALE

E se la caduta degli dei fosse più sconvolgente del dovuto? Se si abbattesse un vero e proprio uragano che spazzasse via l’Olimpo a cui siamo abituati? Se l’Inghilterra dovesse salire sul tetto del mondo, chi fermerebbe l’ascesa di Harry Kane? Probabilmente sarebbe impossibile non premiare un condottiero straordinario, un giocatore che ha fatto della concretezza la sua arma principiale. Si scrive Kane si legge gol. In ogni modo, in ogni momento, in ogni occasione. Il capitano dell’Inghilterra è l’essenza del calcio, perché in fondo il gol è l’essenza del calcio. E nessuno quest’anno ha dimostrato di avere un feeling col gol maggiore di Harry Kane, anzi di Hurri-Kane.

L’uragano del Tottenham coronerebbe una stagione pazzesca, in cui ha segnato 41 gol in 45 partite con i londinesi. Numeri mostruosi, che sarebbero il biglietto da visita ideale, insieme al titolo di campione del mondo, per competere per il pallone d’oro. Basterebbe anche solo il fatto di aver guidato la propria nazione sul tetto del mondo, come fu per Cannavaro nel 2006, per Ronaldo nel 2002 e per Zidane nel 1998. I suoi numeri al Tottenham sarebbero però un’aggiunta preziosa. Non basta forse un grandissimo mondiale per essere il migliore, ma unito a un’ottima stagione il discorso cambia. E il tutto a soli 24 anni, 25 quando ci saranno le premiazioni per il pallone d’oro. Se non è una rivoluzione questa.

CAPOVOLGIMENTO COSMICO

Dall’olimpo agli inferi. E se il posto delle divinità lo prendesse un diavolo? È ciò che spera Eden Hazard, che ha la possibilità, molto concreta, di portare il suo Belgio in trionfo. I diavoli rossi si sono presentati al mondiale con la loro golden generation all’apice della carriera. Da giovani talenti i belga sono diventati campioni affermati e, a livello di undici, anzi di 23, il Belgio ha la rosa più forte e completa della kermesse mondiale. A capeggiare la banda di Martinez c’è Hazard, stella più luminosa in un firmamento di prestigio.

L’esterno del Chelsea non viene da una stagione straordinaria, o comunque non migliore di altre per uno come lui. Ma portare in trionfo ai mondiali la propria squadra per la prima volta è una carta che può davvero far guadagnare tantissimi punti. Anche perché l’ex Lille sta giocando un mondiale strepitoso, da grande leader e condottiero. A differenza degli altri non può contare su altri trionfi di prestigio o su numeri pazzeschi, ma una speranza ci sarebbe e non così flebile di vedere un diavolo sul trono degli dei.

Lascia un commento

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Altro in Generico