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Calcio Internazionale

Dalle favelas alle coppe: i percorsi dei calciatori brasiliani

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I calciatori brasiliani sono automaticamente associati al successo sul rettangolo verde. Secondo il CIES Football Observatory l’81% delle federazioni calcistiche nel mondo ha almeno un giocatore brasiliano tra le sue fila. In un Paese grande quasi nove milioni di chilometri quadrati e con una popolazione di 200 milioni di persone, il bene materiale più esportato è l’olio di semi. Il capitale umano del Brasile è però rappresentato dai suoi calciatori, onnipresenti nei più svariati angoli del globo.

Luciano Jahnecka, uno studioso del calcio brasiliano, ne parla nella sua tesi di dottorato del 2018. Secondo lui i calciatori carioca sono una commodity, ed il solo fatto di avere un passaporto brasiliano gli fa acquisire valore. Ne parla El País, in un articolo che cerca di esplorare le radici di un movimento calcistico con pochi eguali. Mettetevi comodi, magari con la giusta colonna sonora.

Esultanza verdeoro, dal profilo ufficiale twitter “CBF Futebol”

DALLE FAVELAS ALLA COPA

In Brasile il numero di calciatori è direttamente proporzionale alla vastità del Paese. Nel 2012 si è giocata la prima edizione della Taça das Favelas, la Coppa delle favelas, un torneo che ha assunto dimensioni nazionali, con più di 100.000 ragazzi che giocano nelle zone più povere dei 26 stati brasiliani. Solo a Rio de Janeiro, nel 2018, hanno partecipato 62 squadre maschili e 16 femminili.

Nello stato di São Paulo la finale si è giocata in uno degli stadi più prestigiosi delle regione, il Pacaembú, ed è stata trasmessa in televisione. Da questo torneo è uscito fuori il nome di Patrick De Paula, centrocampista del Palmeiras e fresco campione in Copa Libertadores. il ventunenne è già stato adocchiato da importanti squadre europee, fra cui il Manchester City.
Giocatori brasiliani come De Paula passano dallo giocare nelle favelas a essere decisivi nelle finali più importanti del mondo in poco tempo, e, crescendo in un ambiente professionale, il loro talento potrebbe essere massimizzato, dicono a El País Alberto Castelló e Daniel Alonso, delegati della Liga in Brasile.

 

SCOVARE E FORMARE

In Brasile scovare il talento richiede uno sforzo enorme. L’estesa rete di scout del Flamengo, uno dei club più importanti, osserva ogni anno circa 20.000 giovani calciatori in tutto il Paese. L’ultimo grande nome uscito dalla squadra di Rio è quello di Vinícius Júnior, attaccante del Real Madrid. “Il nostro è un modo di pensare è molto semplice: dobbiamo osservare tutti i tornei. Dove sono i nuovi Zico e i nuovi Vinicius? Dobbiamo cercarli tenendo d’occhio i calendari nelle città grandi e piccole”, dice Vitor Zanelli, vicepresidente del settore giovanile del Flamengo a El País.

I ragazzini delle giovanili rossonere iniziano a giocare a calcetto intorno ai sette anni, e secondo Zanelli questo è il miglior modo per fare sviluppare l’agilità e una capacità decisionale differente. Intorno ai 13-14 anni i giovani calciatori iniziano il loro percorso nel calcio vero e proprio, coltivando sogni ed aspirazioni sempre più grandi.

L’esultanza di Vinicius Jr. Immagine estratta da Goal.com

 

DIVERSE SCUOLE CALCISTICHE

La formazione del talento è un tema molto presente nel dibattito calcistico brasiliano. La nazione con più mondiali non vince dal 2002, ed ora ci si chiede se sia meglio orientarsi su una formazione tecnica o una tattica, la scuola calcio contrapposta al calcio giocato per strada.

Nel calcio brasiliano ci sono dei cambiamenti in corso, con club che hanno più disponibilità economica grazie a investimenti di grosse aziende come nel caso del Red Bull Bragantino. La squadra con sede a Bragança Paulista si concentra sull’attirare calciatori dai 12 ai 14 anni, cercando di trasformarli in grandi giocatori attraverso la formazione calcistica moderna, esattamente come avviene nei centri Red Bull europei. Parlando a El País, i dirigenti di questa squadra fanno capire quanto una gestione professionale della crescita del calciatore sia un aspetto positivo, sottolineando però  l’importanza dell’equilibrio fra tecnica e tattica.

 

Molti processi di formazione si concentrano su un eccessivo focus tattico, ma se De Paula non avesse giocato per strada fino a 17 anni probabilmente non sarebbe arrivato al suo livello attuale. Seguendo questo ragionamento, nella cantera del RB Bragantino, i responsabili si occupano anche di curare la formazione tecnica dei circa 100 ragazzi che ne fanno parte.

Come dice Mauro Silva, ex calciatore e ora vicepresidente della federazione Paulista, è molto importante far piacere ai ragazzini il calcio, o futebol, senza commettere l’errore di voler formare a tutti i costi dei calciatori professionisti.  I bambini devono tornare sul campetto lasciando perdere tablet e schermi. La priorità è far sì che le bambine e i bambini brasiliani non smettano di giocare al calcio. La prossima stella verrà da sé…

 

DAL BRASILE ALL’EUROPA

Il surplus di giocatori porta i verde-oro ad emigrare verso altri lidi. La Spagna è tra le destinazioni preferite dai calciatori brasiliani, preceduta da Portogallo e Giappone. La Liga, in più di 90 anni di storia, ha accolto fra le sue squadre 289 giocatori brasiliani. Solo l’Argentina (524) ha fornito più giocatori al massimo campionato spagnolo.

Ci sono tante storie verdeoro in Spagna da raccontare. Si potrebbe citare quella quella di Biurrun, ad esempio, il portiere brasiliano con più partite disputate in Liga e unico calciatore carioca ad avere giocato nell’Athletic Bilbao. Sono più conosciute le carriere oltreoceano di Marcelo, vincitore di quattro Champions con il Real Madrid, di Rivaldo, 106 gol in Spagna, o Romario, 39 gol in 57 partite tra Valencia e Barcellona. Da Kaká a Ronaldinho, passando per Ronaldo Nazário e Dani Alves, è difficile tenere traccia di tutti i brasiliani che hanno fatto fortuna in Spagna. E in Italia?

Kakà nel pieno della sua gloria, foto estratta da Milanlive.it

Dalla Serie A sono passati 371 brasiliani, gli stranieri più presenti nel nostro campionato, mentre al secondo posto abbiamo i giocatori argentini, rappresentati da 346 calciatori. Tra le storie più belle sicuramente quella di Júlio César, vincitore del Triplete con l’Inter di Mourinho, ma anche quella di Cafù, che in 11 anni ha fatto le fortune di Roma e Milan. Impossibile non parlare di Falcão, vincitore con la Roma di un campionato e due Coppe Italia, o Zico, che in due anni stupì vestendo la maglia dell’Udinese.

Il Paese del calcio nella sua forma più pura e appassionante non smette mai di sfornare sorprese, ed il prossimo talento è proprio lì, rincorrendo un pallone in una strada polverosa sperando di diventare la prossima grande stella.

 

(fonte immagine in evidenza: Bettix.it)

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Il Messico saluta i Mondiali dopo i gironi: non accadeva dal 1978

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Messico

Negli ultimi decenni si era diffusa la convinzione che la Nazionale del Messico fosse perseguitata dalla cosiddetta “maldiciòn del quinto partido“, ossia “la maledizione della quinta partita”, che, ai Mondiali, coincide con i quarti di finale, e che il Tricolor non raggiunge dal lontano 1986.

Dopo la mancata qualificazione a Italia ’90, dunque, ebbe inizio per il Messico una lunga serie di eliminazioni agli ottavi di finale, protrattesi per ben 7 edizioni del torneo: la serie è partita da Usa ’94 ed è terminata a Russia 2018. La vittoria di stasera contro l’Arabia Saudita, la prima per la squadra del Tata MartinoQatar 2022, non ha tuttavia evitato la precoce eliminazione ai gironi di Ochoa e compagni. Nonostante avessero gli stessi punti della Polonia, i messicani non hanno potuto prolungare la propria avventura in Qatar in virtù della differenza reti inferiore a quella dei biancorosssi.

Se consideriamo che ai Mondiali del 1982 il Messico non si è qualificato, l’ultima eliminazione in cui gli Aztecas non hanno superato i gironi di un Mondiale risaliva a più di quarant’anni or sono: parliamo dei Mondiali del 1978 in Argentina.

 

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Argentina, Messi: “L’errore dal dischetto ci ha sbloccato”

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Argentina, Messi parla al termine della partita contro la Polonia

Un’altra grande vittoria per l’Argentina e per il suo totem Leo Messi, la cui prestazione è stata però macchiata dal calcio di rigore, neutralizzatogli da Szczesny. Questo episodio ha fortificato, però, i ragazzi dell’albiceleste, i quali hanno incanalato la partita nella maniera migliore. Queste sono le sue parole: “Paradossalmente dopo il rigore sbagliato abbiamo acquisito ancora più forza, siamo stati bravi a sbloccare la partita e a incanalarla nella direzione che volevamo. Ora pensiamo all’Australia, con cui sarà senza dubbio durissima, anche se l’importante era fare quest’altro passo.

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Konaté commenta la sconfitta della Francia: “Odio perdere”

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Konaté

Dopo la sconfitta contro la Tunisia, il difensore francese Ibrahima Konaté si è espresso così ai microfoni di BeIN Sport: Odio perdere. Non posso dire che ci siano stati troppi cambiamenti, se siamo qui oggi, non possiamo giocare con quella scusa. Non eravamo al livello, abbiamo sprecato troppo”.

Queste le parole del difensore del Liverpool, che poi ha subito voluto voltare pagina pensando al prossimo avversario della Francia.

“Dobbiamo concentrarci sulla prossima partita, restare uniti e dimenticare quel piccolo errore. Che sia Argentina, Messico o chiunque sia, sarà una partita difficile”.

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Arabia Saudita-Messico 1-2, le pagelle del match: Chavez MVP

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Messico

Il Messico batte 2-1 l’Arabia Saudita ma viene eliminato ugualmente a causa della differenza reti. Partita subito scoppiettante con chance da una parte e dell’altra. Subito Vega si trova a tu per tu col portiere ma Al-Owais esce e chiude miracolosamente. L’Arabia risponde con una punizione di Kanno alta di poco. El Tricolor prende in mano il pallino del gioco e chiude la squadra di Renard nella sua metà campo. Pineda va vicino al gol in due occasioni, mentre Lozano e Vega cercano spesso l’imbucata decisiva o il dribbling per creare superiorità in attacco. Nel finale però è Al Buraikan ad andare vicino al gol di testa dopo un cross interessante di Al-Ghannam.

Il secondo tempo è un’altra musica. Al 48′ passa subito in vantaggio il Messico: calcio d’angolo allungato di tacco da Montes e Martin appoggia in rete da due passi. Dopo neanche cinque minuti raddoppia con un calcio di punizione straordinario Chavez. Sentendo anche del successo dell’Argentina, la squadra di Martino spinge per il terzo gol. Lozano da fuori ci va vicino ma Al-Owais respinge all’angolino. Un’altra occasione clamorosa e sui piedi del bomber Martin che al volo dal limite dell’area piccola spedisce alta un’altra sponda di Montes. Chavez per un soffio non trova la doppietta su punizione. Il Messico continua a spingere e Antuna non riesce a segnare nemmeno a porta vuota dopo un’azione personale devastante di Lozano. Sempre il giocatore del Napoli spara sul portiere avversario una punizione dal limite ma al 95′ a spegnere le speranze è il gol di Al-Dawsari dopo una disattenzione difensive.

LE PAGELLE DELL’ARABIA SAUDITA

Al-Owais 6: pronti via e chiude in uscita su Vega e poi rischia aspettando troppo per un’uscita. A volte troppo scenografico si distingue però per una buona prestazione anche sulla punizione di Chavez parte in ritardo.

Al-Ghannam 5,5: disattento fin da subito in fase difensiva, riesce a dare il suo contributo in attacco con qualche sovrapposizione interessante ma mai decisiva. (dal 88′ Bahebri s.v.).

Al-Amri 5: più in difficoltà rispetto al compagno di reparto ma tiene anche lui il primo tempo. Nella ripresa cala alla distanza compiendo anche errori banali.

Al-Tambakti 5,5: tiene bene a bada Martin ma soffre e fa quel che può nel limitare l’avanzata prepotente della squadra avversaria. Il secondo tempo è un incubo come per tutta la sua squadra.

Al-Boelahi 6: adattato a sinistra come terzino riesce a contenere bene Lozano. Deve abbandonare il campo anzitempo a causa di un infortunio. (dal 37′ Sharahili 5: con il suo ingresso in campo cala notevolmente la difesa dell’Arabia. In mediana prova a tappare i buchi ma è spesso in ritardo).

Abdulhamid 6: dopo aver giocato terzino le prime due, viene spostato sulla linea di centrocampo. Non sfigura e anzi sfrutta la sua velocità per fare delle importanti incursioni palla al piede.

Al-Hassan 5,5: soffre la rapidità dei centrocampisti messicani, nello specifico Chavez che lo fa ammonire e va più volte al tiro indisturbato. (dal 46′ Madu 5: entra per dare più solidità ma la squadra crolla appena l’arbitro fischia l’inizio del secondo tempo e lui non tiene i ritmi degli attaccanti avversari).

Kanno 5,5: giganteggia a centrocampo, sembra veramente di un’altra categoria. Anche in posizione più avanzata è un catalizzatore di palloni ma nel secondo tempo perdendo l’uomo sul calcio d’angolo.

S. Al-Dawsari 6: il trascinatore delle ultime due partite fallisce la gara più importante. Nonostante Sanchez non sia in forma non sfonda mai su quella fascia. Nel finale segna un gol storico, il suo terzo ai Mondiali.

Al-Buraikan 5,5: dopo le molte energie spese nelle prime partite questa sera è un po’ più statico e riceve meno palloni. Ha ugualmente due chance discrete che non sfrutta a dovere per delle mancanze tecniche.

Al-Shehri 5: riceve pochi palloni e non aiuta molto il centrocampo in difficoltà. In generale prova dei dribbling improbabili e fallisce passaggi importanti per mandare in porta i compagni. (dal 62′ Al-Oboud 6: con la sua velocità prova a tenere qualche pallone in una situazione disperata per l’Arabia).

 

LE PAGELLE DEL MESSICO

Ochoa 6: assolutamente inoperoso per tutto il primo tempo. Anche nel secondo non deve compiere interventi particolari ed è incolpevole nel gol.

Sanchez 5,5: il giocatore dell’Ajax sembra sempre in affanno e sbaglia anche controlli semplici o comunque i suoi inserimenti vengono ignorati. (dal 86′ K. Alvarez s.v.).

Montes 7: non corre grossi rischi in difesa e amministra bene il palleggio da dietro. La sua altezza lo aiuta parecchio nel gioco aereo e con un colpo di tacco fa un assist importantissimo.

Moreno 5: l’ex Roma non deve fare alcun tipo di intervento particolare e come il compagno di reparto amministra bene il pallone. Nel finale sbaglia incredibilmente dimenticandosi degli avversari e permettendo il gol all’Arabia.

Gallardo 6: spinge molto a sinistra trovando buone combinazioni con Vega e arrivando spesso al cross. Il suo contributo lo rende un’arma in più in zona offensiva.

Pineda 6,5: oggi è la sorpresa di formazione e la sua vivacità rende più offensivo il Messico. Prima conclude debolmente e poi di testa ha una grande chance. Lui è l’uomo pericoloso quest’oggi. (dal 77′ Rodriguez s.v.).

E. Alvarez 5,5: ammonito dopo un quarto d’ora, lui che è uno specialista in fase di interdizione, soffre e non riesce a padroneggiare in mediana anche a causa di Kanno. (dal 86′ Funes Mori s.v.).

Chavez 7: è vivace a centrocampo anche se a volte troppo frettoloso. Sciorina qualità a centrocampo e dopo l’ennesimo tiro trova un super gol su punizione. Ci prova sempre su calcio piazzato ma questa volta ci va solo vicino.

Lozano 6: prova a caricarsi la squadra sulle spalle ma da solo non può fare tutto. Mette in mezzo palloni interessanti e poi prova anche da fuori ma trova attento Al-Owais.

Martin 6,5: il centravanti dell’America non arriva mai primo sul pallone e nel primo tempo non si vede mai. Nella ripresa cambia tutto quando si trova nel posto giusto per appoggiare in rete il gol del vantaggio. (dal 77′ Jimenez s.v.).

Vega 6: ha un’occasione clamorosa dopo pochi minuti ma la fallisce. Guizza con numeri interessanti sulla fascia e dialoga bene con Gallardo. (dal 46′ Antuna 6: il suo ingresso permette fin da subito una maggiore imprevedibilità. La mossa di Martino si rivela così vincente anche se si mangia il gol qualificazione a porta vuota).

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