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Calcio-filosofia: figli o schiavi del sistema?

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Il calcio non è solo tattica, sudore e spettacolari giocate individuali. L’aspetto forse più interessante è quello di indagare sulle ragioni che si celano dietro questo meraviglioso mondo che troppo spesso è etichettato come semplice intrattenimento. Come nelle più antiche filosofie, il calcio vive di logiche e pone quesiti a cui si può rispondere solo osservando attentamente la sua evoluzione.

Quasi al passo con la società moderna, il gioco del pallone ha subito numerosi cambiamenti, eppure resta di grande attualità una grande domanda: è il sistema di gioco a fare grandi i giocatori o viceversa?

Proprio come nella filosofia, non c’è garanzia di dare una risposta definitiva ma attraverso un breve ripasso delle idee dei più grandi pensatori di questo sport, l’obiettivo è quello di portare a galla gli aspetti più interessanti di questa realtà.

GRANDI SOLISTI IN UNA MAGNIFICA ORCHESTRA

Tra i grandi filosofi del calcio, la scelta di partire da Arrigo Sacchi potrebbe sembrare banale ma quanto mai necessaria. In un’intervista del 2007 viene riassunta per intero la sua idea di calcio totale:

“Il calcio è come la musica e, come questa, non deve essere disarmonico bensì deve contare su undici talenti non solisti per fare un’orchestra. Ho sempre cercato di far capire che è la squadra che deve essere protagonista e divertire la gente. La vittoria aveva un valore se il team in campo era riuscito a “vincere e convincere”

Dunque senza un’efficiente cooperazione, la classe e il talento del singolo può non bastare. In effetti l’ex tecnico del Milan, pur avendo avuto a disposizione una rosa costellata da campioni, ha saputo spremere al massimo il loro talento attraverso un sistema di gioco che esaltasse le doti di ciascuno. Non è un caso se poi alcuni di loro, al di fuori di quella magnifica orchestra, non siano riusciti ad esprimere nello stesso modo la propria classe.

Quando nel 1987 l’allenatore di Fusignano portò con se i primi due olandesi che fecero grande il Milan, i risultati non arrivarono subito, anzi. Il 4-4-2 messo in campo da Sacchi stentò nel primo scorcio di stagione e i rossoneri subirono numerose sconfitte, uscendo addirittura ai sedicesimi di finale di Coppa Uefa. In poco tempo però, prende forma la sua idea di calcio totale e ogni singolo componente diventa fondamentale per contribuire alla costruzione del gioco più spettacolare d’Europa.

GLI ALLIEVI

Il calcio di Sacchi fa scuola e con l’inizio degli anni 2000, diversi allenatori tentano di riprodurre quel calcio tanto offensivo quanto vincente. Il più grande erede del tecnico romagnolo è sicuramente Pep Guardiola che, attraverso il tiki taka, afferra quel segreto nascosto nelle trame di quel Milan incredibile. Il suo Barcellona assume una fisionomia ben precisa e chiunque entri a far parte di quel 4-3-3 tutto possesso e velocità, ne giova incredibilmente.

L’esempio più interessante è quello di Alexis Sanchez. Il cileno, arrivato dagli straordinari anni di Udine, mette a disposizione dei blaugrana la sua tecnica e velocità, Pep sul campo lo mette nelle condizioni di diventare un tassello imprescindibile del suo tridente. L’idea è quella di creare un gruppo compatto di manovratori del pallone, potenzialmente 11 registi, dal portiere alla punta, e cosi l’esterno impara a muoversi in armonia coi compagni.

Quando nel 2014 Sanchez saluta la Spagna per volare all’Arsenal, è consapevole di non trovare mai più un sistema di gioco che tanto lo esaltasse. Nell’esperienza inglese infatti, l’esterno cileno continua a regalare magie e goal ma mostra di non essere più l’ingranaggio indispensabile di una macchina da guerra ma soltanto un campione fra tanti, che sembrano non parlare la stessa lingua.

SARRI E JORGINHO

Veniamo agli esempi più recenti. Maurizio Sarri è sicuramente uno dei più grandi cultori del bel gioco, un po’ vecchia scuola ma soprattutto innovatore . Con l’Empoli prima e col Napoli poi ha incantato i tifosi con partite dominate e schemi di gioco studiati per assediare le difese avversarie. Diversi i giocatori che nel suo sistema di gioco hanno saputo esaltarsi: Mertens si è riscoperto prima punta, Hamsik e Allan sono andati in goal più volte, Jorginho è diventato uno dei migliori registi del panorama calcistico europeo.

In particolare l’italo brasiliano può diventare un esempio a favore di chi sostiene che certi giocatori dipendano dal sistema che li ha formati. Adesso che gioca nel Chelsea infatti, le sue prestazioni non sono particolarmente apprezzate: tanti, forse troppi tocchi del pallone ma mai passaggi decisivi per i compagni. C’è da sottolineare però che giocare davanti alla difesa allontani inevitabilmente dall’area di rigore e servire i compagni è compito arduo.

Inoltre a Londra, Jorginho è allenato ancora da Sarri che anche a Napoli fece fatica i primi tempi. Per costruire un nuovo sistema di gioco che funzioni alla perfezione in ogni suo dettaglio è necessario provare e riprovare i movimenti per molto tempo. Fra qualche mese scopriremo se il Chelsea avrà pagato il giocatore per quello che sperava gli fruttasse.

DEA DELLE MERAVIGLIE

L’ultimo allenatore interessante da osservare è Gasperini. Il tecnico dell’Atalanta ha costruito in questo triennio in nerazzurro, una vera e propria armata. Partendo praticamente da zero, il tecnico ha assemblato i punti di forza dei suoi uomini e li ha messi al servizio di un sistema di gioco che ne esaltasse le caratteristiche.

Così giocatori che negli anni non si sono espressi al meglio hanno trovato la loro dimensione, fornendo prestazioni al di sopra di ogni più rosea aspettativa. Toloi, Masiello, Ilicic, Zapata e tantissimi altri: buoni giocatori che nel 3-5-2 disegnato da Gasp diventano veri e propri campioni, in grado di tener testa a fenomeni strapagati.

Dunque un sistema di gioco ben assestato fornisce certezze ai componenti della squadra che difficilmente riescono a ritrovare altrove. Allo stesso tempo però, questi meccanismi ben oliati fanno si che gli stessi calciatori assumano una consapevolezza diversa da chi non ha mai fatto parte di sistemi così armoniosi e dunque, anche trasferendosi in altre squadre, portano organizzazione grazie a questa esperienza.

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Flash News

Verso Turris-Avellino: Rastelli recupera Aya

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Turris Avellino

In casa Avellino, continua la preparazione verso il match contro la Turris in programma domenica alle 17:30. Gli irpini, dopo il pareggio casalingo contro la Juve Stabia, sono obbligati a vincere per sperare ancora nei playoff.

Il tecnico Massimo Rastelli però, dovrà ancora far fronte alla situazione infortunati. Aya ha recuperato definitivamente ed è tornato ad allenarsi in gruppo ma è l’unica nota positiva. Dall’Oglio e Di Gaudio infatti, stanno ancora smaltendo i fastidi lavorando a parte. Così come Ricciardi e Micovschi, che stanno continuando il programma di recupero prima del reintegro.

L’Avellino ha disperato bisogno di trovare punti lontano dal Partenio Lombardi. Il rendimento esterno, sino ad ora, è stato disastroso. Soltanto 4 punti conquistati in 8 uscite, frutto del pareggio contro il Foggia e della vittoria di Francavilla, alla prima in panchina di Rastelli.

Fonte immagine di copertina: profilo Instagram Us Avellino

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ESCLUSIVA – Luca Toselli sulla Juve: “Giusto confermare Allegri”

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Juventus

La Juventus sta attraversando uno dei periodi di maggior difficoltà della sua storia. Risultati che faticano ad arrivare e dimissioni improvvise di tutto il C.D.A., situazioni che non fanno passare nottate tranquille ai tifosi bianconeri. In esclusiva per Numero Diez la voce di Luca Toselli, influencer grande esperto e tifoso della Vecchia Signora seguito da centinaia di migliaia di persone sui propri account social. Di seguito l’intervista.

L’ERA ANDREA AGNELLI

Nove Scudetti, cinque Supercoppe Italiane e cinque Coppe Italia, questi i successi della Juventus nei dodici anni di gestione Andrea Agnelli. Quali parole ti senti di rivolgere nei confronti dell’operato dell’ormai ex presidente?

“Un ringraziamento per gli anni che ci sono stati di vittorie e successi nonostante gli ultimi non siano andati bene. Probabilmente la presidenza di Andrea Agnelli era ormai giunta al termine. Il fatto che si sia arrivati alla divisione per altre cause è un dispiacere ma probabilmente ci stava dopo dodici anni un cambio in cima alla piramide della Juventus”.

LE PREOCCUPAZIONI DEL MOMENTO

Da tifoso che sente la maglia bianconera come una seconda pelle, quali sensazioni stai provando in questo periodo così delicato?

“Confusione e sorpresa. Non mi spaventa il fatto di avere un presidente, bensì la dinamica e le tempistiche nel quale è avvenuto questo cambiamento. Vista dalla nostra prospettiva viviamo questo avvenimento in modo confusionario e, come un qualcosa in continua evoluzione”.

LE POSSIBILI NUOVE FIGURE DIRIGENZIALI

Prima Del Piero poi Trezeguet: due leggende del club che si sono proposte di tornare per aiutare la loro vecchia squadra. Pensi che potrebbero contribuire alla rinascita del club?

“Vedo molto più adatto Del Piero a livello dirigenziale, Trezeguet penso sia maggiormente un uomo da campo. È ovvio che due figure del genere che nel momento più buio della storia bianconera hanno deciso di scendere all’inferno con la Vecchia Signora è un qualcosa che non può fare altro che piacere”.

IL RUOLO DI MASSIMILIANO ALLEGRI

L’unico mai messo in discussione in questi giorni così intensi è stato Massimiliano Allegri. Si è parlato di possibili dimissioni non accettate, condividi la scelta di tenere il tecnico o avresti optato per un altro profilo?

“Riguardo Allegri penso sia un discorso in continua evoluzione. In caso di dimissioni di Agnelli per un nuovo progetto tecnico avrei capito un immediato cambio in panchina ma, in questa situazione di confusione, cambiare anche l’allenatore sarebbe stato un problema per i giocatori. Allegri dovrà tenere il ruolo di collante in questo momento così delicato”.

LA POSSIBILE REAZIONE IN CAMPO DELLA SQUADRA

In conclusione, come credi possa reagire la squadra sul lato sportivo al rientro dalla sosta? Riusciranno i ragazzi a gestire il peso di giocare in queste condizioni?

“Questa è la mia più grande paura. Sicuramente il momento non è felice e, qualcuno, potrebbe avere delle preoccupazioni a livello di campo. Sappiamo tutti benissimo che all’interno del rettangolo verde di gioco la testa conta tanto e, tutta questa situazione extra-campo, potrebbe provocare dei malumori”.

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Calcio Internazionale

Barcellona, interesse per Onana: le ultime

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Onana

Il Barcellona, nonostante i problemi riguardo alla liquidità, agirà sul mercato di gennaio: sono infatti tanti i nomi di Inter e Milan e che piacciono al club blaugrana.

BARCELLONA-MILANO: ASSE CALDO

Al Barcellona piacciono tanti nomi dell’Inter: si comincia da Lautaro e Skriniar concludendo con Brozovic. Ma non si ferma qui, infatti passando all’altra parte di Milano piacciono molto sia Rafael Leao, che Bennacer.

Secondo Tuttosport, però, l’obiettivo principale del Barcellona per gennaio è un portiere che faccia da vice a Ter Stegen: tutti gli indizi portano ad Onana. L’ex Ajax è un obiettivo concreto dei blaugrana, che stanno preparando un piano per sferrare l’attacco finale a gennaio.

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Calcio Internazionale

Tata Martino non è più il CT del Messico: le ultime

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Messico

Nonostante la vittoria del Messico ieri sera, ormai l’esperienza di Gerardo Martino sulla panchina della Nazionale Messicana sta per volgere al termine. Decisiva sembra essere stata infatti la non qualificazione agli ottavi di fiamme dei Mondiali in Qatar.

MESSICO-TATA MARTINO: È FINITA

Lo ha confermato lo stesso Tata Martino ieri sera dopo la partita con l’Arabia Saudita:

Dovrò trovarmi un altro futuro, la mia esperienza sulla panchina del Messico è terminata quando l’arbitro ha fatto il triplice fischio. Il mio contratto con la Nazionale termina qua”.

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