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10 curiosità

Calciomercato, i 5 acquisti più improbabili nella storia della serie A

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Serie A

Il calcio é strano Beppe, direbbe qualcuno. Ma anche il calciomercato di certo non è proprio così razionale. Ed a confermarlo ci pensano le voci attuali che vedono un campione del calibro di Mauro Icardi accostato al Monza. Un calciatore di livello internazionale vicino ad una squadra promossa per la prima volta nella sua storia in Serie A. Qualcuno potrebbe pensare sia fantamercato, e magari ha anche ragione, ma di certo nella storia non sono mancati i trasferimenti impensabili: quelli che nessuno si aspettava se non su una carriera di Football Manager. Vediamo quindi insieme la classifica dei 5 acquisti più improbabili e strani della storia della Serie A.

ZICO ALL’UDINESE

É l’estate del 1983 ed il campionato italiano comincia a conoscere il talento dei calciatori d’oltreoceano. Sono gli anni di Socrates, Maradona, Platini, Falcao e Cerezo. Ogni squadra ha la sua stella, la Serie A brulica di campioni come non mai. Ogni presidente ha il proprio talentino da coccolare. Si, perché questi sono gli anni dei presidenti mecenati, gli anni dei grandi imprenditori che decidono di investire sul calcio. Ma tra tutti ce n’è uno scontento. Anch’egli infatti, nonostante possieda un’umile squadra da metà classifica, vuole il suo campione. Si chiama Lamberto Mazza, è il patron dell’Udinese ed è famoso in tutta la penisola per essere il proprietario del colosso degli elettrodomestici Zanussi.

Mazza fa sul serio, tanto da scendere in piazza ad Udine ed annunciare: ‘’Ho comprato Zico!’’. La folla di tifosi è in visibilio. In molti non ci credono, pensano sia un omonimo, ma Lamberto rassicura tutti: si tratta di Arthur Antunes Coimbra, detto Zico: uno dei calciatori brasiliani più forti di tutti i tempi. L’acquisto del fenomeno brasiliano diventa un caso mediatico. La cgil attacca: ‘’Per comprare Zico ha messo in cassa integrazione migliaia di operai!’’. Perciò la FIGC decide di intervenire: l’acquisto di Zico é bloccato. Ad Udine per poco non scoppia una guerra civile. Migliaia e migliaia di tifosi scendono in piazza con il celebre striscione: ‘’O Zico o l’Austria!’’. Il paese si ferma, la faccenda finisce addirittura in parlamento. A risolvere la spinosa questione ci penserà nientemeno che il presidente della repubblica Sandro Pertini, che annuncerà: ‘’Mi piacerebbe vedere giocare Zico in Italia!’’. Grazie a questa affermazione il brasiliano riuscirà a sbarcare a Udine, dove trascorrerà due grandi stagioni fatte di 39 partite e 22 gol.

JARDEL ALL’ANCONA

É il gennaio 2004 e l’Ancona, neopromosso in Serie A, ha conquistato solo 5 punti nel girone d’andata. Il presidente Pieroni non è affatto contento, e per questo afferma: ‘’Se possibile cambierò tutta la squadra!’’. E così farà. Comincia ad acquistare calciatori senza alcun senso logico, come se fossero figurine. Un mercato senza né capo né coda ed a confermarlo sarà il campo. Il culmine della disastrosa campagna acquisti é l’ingaggio di Mario Jardel. Quel Mario Jardel. L’attaccante due volte scarpa d’oro e cinque volte capocannoniere del campionato portoghese grazie ai suoi 130 gol in 125 partite. Dovunque andò, Jardel fece benissimo. Al Galatasaray 23 gol in 24 partite, allo Sporting Lisbona addirittura ben 42 gol in appena 30 partite. Perciò le aspettative non possono che essere altissime: Jardel trascinerà l’Ancona alla salvezza. 

Beh, nella realtà non sarà proprio così. Quello arrivato ad Ancona più che Jardel sembra il gemello triste ed in sovrappeso. Il fenomeno portoghese viene infatti da una pessima annata. Il motivo dell’incredibile declino sarebbe una forte depressione nella quale è caduto il calciatore. L’essere stato scartato per il mondiale del 2002 unito al divorzio dalla moglie crea in Jardel un profondo sconforto dal quale non riuscirà ad uscire. Tenterà addirittura con la cocaina, della quale diventa dipendente. Insomma, ormai il portoghese é tutto tranne che un atleta. In più c’è da aggiungere la pessima forma fisica con la quale Jardel si presenta nelle Marche: in sovrappeso di almeno 10 kg. L’epilogo è scontato: l’esperienza di Jardel nella sua amata italia é più che fallimentare. Arrivato come il salvatore riesce a disputare appena 203 minuti prima di essere rispedito al Bolton, lasciandoci in eredità il commento della gazzetta sula sua prestazione contro il Milan: ‘’Jardel: 5. Per il momento sembra un commendatore che fa jogging’’.

FUTRE ALLA REGGIANA

Jorge Paulo Dos Santos Futre, sul finire degli anni ‘80, era uno dei maggiori talenti del calcio europeo e nessuno avrebbe pensato che sarebbe finito alla Reggiana. Scuola Sporting Lisbona, Futre è stata una talentosa ala sinistra in grado di imporsi dovunque andò. A cominciare dallo Sporting, dove mette in mostra tutto il suo talento, tanto da attirare su di sé gli occhi dell’allora squadra più importante del Portogallo: il Porto. Con i dragões conosce il suo periodo di maggiore splendore. Conquista infatti la Champions League ed arriva secondo alla classifica del pallone d’oro, dietro al milanista Gullit. Poi il trasferimento all’Atletico Madrid, dove nelle successive 6 stagioni colleziona 192 presenze e 46 gol.

Il curriculum parla da solo. Un calciatore da palcoscenico internazionale. Ma allora perché sceglie la Reggiana? La risposta è semplice. In quegli anni la Reggiana, appena promossa in Serie A, era guidata dal grande imprenditore Franco Dal Cin, che ha promesso di far grande i granata. Futre crede nel progetto e sposa la causa. L’inizio é splendido. Alla sua prima partita il fenomeno portoghese delizia tutto lo stadio con giocate incredibili e segna addirittura un gran gol. Ma il sogno si spezzerà dopo appena qualche minuto. Un’entrata scomposta di un avversario gli causa la rottura del tendine rotuleo. E vent’anni fa, quando la chirurgia non era sviluppata come oggi, un infortunio del genere poteva voler dire addio alla propria carriera calcistica. Tuttavia Futre torna in campo la stagione successiva, ma il fantasista portoghese non è più lo stesso. Da lì comincerà un’incredibile discesa nella carriera di Futre ma anche nel destino della Reggiana, che orfana del suo campione retrocede in Serie B.

MARADONA AL NAPOLI

L’acquisto forse più famoso della storia del calcio: Maradona ai partenopei. É il 5 luglio 1984 ed all’aeroporto di Napoli sta sbarcando il calciatore più forte del mondo. Una data capace di segnare un prima e un dopo, non solo nella storia del calcio italiano, ma anche in quella del calcio mondiale. L’arrivo del Pibe de Oro è l’ennesimo sbarco in Serie A di un talento cristallino, ed ancora una volta a giovarne é una squadra di medio-bassa classifica. Già, perché il Napoli quella stagione non era altro che una squadra ‘’da salvezza’’. Ed a dimostrarlo sono i numeri: la stagione precedente gli azzurri si salveranno infatti per appena 1 punto. Nonostante ciò, l’allora presidente Ferlaino decide di provare a portare in Italia la stella del Barcellona, che scontenta del trattamento ricevuto in Spagna ha voglia di cambiare aria. Per molti sembrava follia, in realtà sarebbe stata la più affascinante trattativa nella storia del calciomercato. 

Ma andiamo con ordine. Eravamo rimasti all’interesse del presidente Ferlaino ed alla richiesta pervenuta al Barcellona. Dopodiché il trasferimento si complica, in quanto dopo settimane di trattative il Barcellona continuava ad alzare il prezzo. Giorno dopo giorno si arriva al 30 giugno, ultimo giorno di mercato, e Maradona non è ancora sbarcato a Napoli. La città è in fermento: ogni cittadino napoletano, a partire dal sindaco Scotti, aspetta l’arrivo dell’argentino come se fosse la venuta di un santo. Incredibilmente, qualche ora prima della chiusura del mercato, arriva la fatidica chiamata: l’affare per Maradona si può chiudere. Ma per via della burocrazia il contratto non riuscirà ad arrivare firmato in Italia prima della mezzanotte, termine ultimo per il deposito dei contratti in lega. Così Ferlaino decide di salire su un aereo e volare a Milano. Arriva così nella sede della lega e consegna una busta. Affermerà: ‘’qui c’è il contratto di Maradona’’. Ma la busta era vuota, il contratto si trovava ancora in Catalogna. Perciò arriva il secondo volo, tappa Barcellona, dove il presidente azzurro ritira il contratto vero e torna a Milano. Qui avviene la consegna ad una guardia giurata compiacente, che sostituirà le due buste senza farsi scoprire. Un colpo di teatro per quello che sarebbe diventato il più grande colpo di mercato della storia. 

HAGI AL BRESCIA

E dopo Maradona non poteva essere l’ora del Maradona dei Carpazi. É il soprannome di Gheorghe Hagi, fortissimo trequartista degli anni ‘90. Il fantasista rumeno muove i suoi primi passi alla Steaua Bucarest, squadra del suo paese natale. Dopo appena qualche stagione lo notano gli osservatori del Real Madrid che non se lo fanno scappare. Hagi passerà infatti ai colochoneros per circa 4 milioni e mezzo di euro. Qui trascorrerà appena una stagione prima di approdare al Brescia. Passare dalla squadra più titolata al mondo ad una tranquilla cittadina del nord Italia non è un trasferimento che si vede tutti i giorni, ed ancora oggi rimane un mistero irrisolto. Probabilmente fu convinto da Lucescu, allora allenatore del Brescia e connazionale di Hagi.

L’inizio dell’esperienza di Hagi in Italia é buona. Riesce ad imporsi sul campionato ed insieme al suo Brescia si difende riuscendo a mettere le basi per una salvezza tranquilla. Tuttavia a metà campionato qualcosa si rompe nella macchina. Le rondinelle subiranno una serie interminabile di sconfitte, tanto da finire al quartultimo posto della Serie A. A fine campionato sarà solamente uno spareggio, a causa dei pari punti con l’Udinese, a sancire se il Brescia potrà rimenare in A o meno. Purtroppo la partita non andrà come sperato: le rondinelle di Hagi perdono allo stadio Dall’Ara ed incredibilmente scivolano nella serie cadetta. Hagi, che appena 365 giorni prima si trovava sul tetto d’europa, finisce in serie B. Ma con incredibile umiltà il Maradona dei Carpazi decide di non lasciare Brescia: giocherà in Serie B. Nella nuova stagione il rumeno, insieme al mentore Lucescu, prende a braccetto le rondinelle portandole nuovamente in A grazie al terzo posto finale nel campionato ‘93-‘94. Conclusa la sua missione Hagi tornerà a calcare i migliori campi d’Europa, trasferendosi al Barcellona. Termina così una storia incredibile, romantica, simbolo di un calcio che ormai non c’è più.

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Le 10 partite dei Mondiali con più spettatori

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Tunisia-Australia

Per chi ama il calcio, le sensazioni che dà una partita vissuta in uno stadio pieno ha davvero pochi eguali. Ancora di più se questa partita è l’esordio o la finale di un Mondiale, nonostante negli anni le competizioni per club abbiano preso il sopravvento nell’immagine dei tifosi e stampa. Nessun trofeo però è paragonabile alla Coppa del Mondotorneo che ha regalato le più grandi gioie e le più brutte delusioni a tantissime persone, ma di certo chi ho giocato questa competizione non è mai mancato l’affetto e il supporto dei numerosi tifosi. Il Mondiale è senza dubbio la sfida calcistica più seguita in tutto il pianeta, ecco dunque le 10 partite dei Mondiali con più spettatori:

10. Messico-Belgio 1-0 del 1970

Ultimo posto per la sfida valevole per Messico ’70 che vide i padroni di casa battere il Belgio dinanzi a 108.192 supporter all’Estadio Azteca.

9. Belgio-Messico 1-2 del 1986

Al nono posto di questa speciale classifica la sfida tra i padroni di casa del Messico e il Belgio. A Città del Messico, nella prima partita del gruppo B del Mondiale del 1986, all’Estadio Azteca per la prima vittoria all’esordio dei messicani ci furono 110.000 tifosi.

8. Argentina-Belgio 2-0 del 1986

Ottavo posto per la sfida l’Argentina di Diego Armando Maradona, che quel giorno mise a referto una doppietta, e i diavoli rossi nella semifinale di Messico ’86. Quel giorno all’Estadio Azteca sugli spalti dello stadio presero visione del match 114.500 tifosi.

7. Messico-Bulgaria 2-0 e Argentina-Inghilterra 2-1 del 1986

Ancora nello stesso Mondiale, troviamo la prima partita della fase ad eliminazione diretta. All’Estadio Azteca il Messico sconfisse la Bulgaria per 2-0 davanti a ben 114.580 supporter. E con lo stesso numero di tifosi, al settimo posto troviamo anche la partita della mando de Dios, con l’Argentina di Maradona, che battè per con il risultato di 2-1 l’Inghilterra.

6. Argentina-Germania 3-2 del 1986

Sesto posto per la finalissima del Mondiale del 1986. L’Argentina si laureò campione del Mondo davanti a 114.590 persone.

5. Messico-Paraguay 1-1 del 1986

A metà classifica, troviamo un’altra partita di Messico ’86. La sfida tra i messicani e il Paraguay della fase girone che finì in parità, fu seguita allo stadio Azteca da 114.600 fan.

4. Brasile-Svezia 7-1 del 1950

Al quarto posto troviamo la sfida di un altro Mondiale del vecchio secolo. Siamo a Brasile ’50, e all’Estádio Jornalista Mário Filho, per il match tra Brasile e Svezia ci furono 138.886 tifosi.

3. Brasile-Jugoslavia 2-0 del 1950

Nel gradino più basso del podio troviamo il match nella prima fase del Mondiale del 1950 tra Brasile e Jugoslavia. Quella partita, vinta dai brasiliani, fu vista dal campo da 142.429 persone.

2. Brasile-Spagna 6-1 del 1950

Secondo posto per la semifinale di Brasile ’50. I padroni di casa batterono per 6-1 la Spagna davanti a 152.772 spettatori.

1. Uruguay-Brasile 0-1 del 1950

Al primo posto della classifica delle 10 partite dei Mondiali con più spettatori troviamo la finale del Mondiale del 1950. Quella partita che vide l’Uruguay vincere contro gli acerrimi nemici brasiliani, fu vista allo stadio da 199.954 tifosi.

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I 10 giocatori più forti su FIFA 23

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Mbappe

Sono stati recentemente resi noti i ratings dei migliori calciatori su FIFA 23. Andiamo ad analizzare quali sono i 10 giocatori con la valutazione più alta.

Thibaut Courtois: 90

Manuel Neuer: 90

Cristiano Ronaldo: 90

Virgil van Dijk: 90

Mohamed Salah: 90

Kevin De Bruyne: 91

Lionel Messi: 91

Kylian Mbappé: 91

Robert Lewandowski: 91

Karim Benzema: 91

Come da tradizione di EA Sports, continua anche su FIFA 23 l’abitudine di assegnare valutazioni molto alte ai giocatori del campionato inglese: ben 4 sono equivalenti o sopra al 90.

Due sono i giocatori per il Liverpool  (van Dijk; Salah) e per il Tottenham (Son; Kane), oltre che per PSG (Messi; Mbappé) e Real Madrid (Courtois; Benzema). Il solo Ronaldo a rappresentare il Man United e il solo Lewandowski per il Barcellona.

Chi comprerete nella modalità Ultimate Team di FIFA 23?

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10 curiosità

I dieci bomber under 25 più prolifici al mondo

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Vlahovic

Il CIES ha prodotto uno studio di osservazione sugli attaccanti under 25 nei maggiori campionati del mondo, alla ricerca di quali fossero i dieci  bomber più efficaci al momento. La lista è stata pubblicata sul portale ufficiale dell’osservatorio: ci sono nomi della nostra Serie A ma anche perfetti sconosciuti. Scopriamo insieme chi c’è in cima.

#10 EVANILSON – PORTO

Il numero 30 dei portoghesi, brasiliano classe ’99, è un attaccante ambidestro di un metro e 83. Nella stagione appena cominciata, ha già segnato 4 gol e 2 assist tra campionato, Champions e Supertaça. Queste statistiche gli permettono di occupare il decimo posto nella speciale classifica dei dieci giovani bomber più efficaci.

#9 VLAHOVIC – JUVENTUS

Dusan Vlahovic, con i suoi 4 gol in 6 presenze totali tra Serie A e Champions, è il nono classificato nella lista dei baby bomber più prolifici. Il ventiduenne serbo sta letteralmente trascinando la Juventus in questo avvio a rilento dei bianconeri.

#8 MATHEUS CUNHA – ATLETICO MADRID

Altro brasiliano nato nel 1999, Cunha non ha ancora segnato in 4 presenze totali in questa stagione. Nella passata annata, ha però fatto registrare 6 reti e 6 assist in 29 partite giocate. Numeri che gli valgono comunque un posto nella classifica dei dieci bomber u-25 migliori al mondo.

#7 TAMMY ABRAHAM – ROMA

Il classe 1997 non ha trovato spesso la via del gol di recente, con una rete e un assist in campionato fin’ora. Non bisogna però dimenticare i suoi numeri straordinari nel corso della passata stagione in Italia, quando ha realizzato 17 centri e 4 assist da rookie in Serie A. Senza contare le 9 reti in 13 presenze nella Conference League vinta dalla sua Roma.

#6 JULIAN ALVAREZ – MAN CITY

L’argentino del 2000, appena arrivato alla corte di Guardiola che lo ha fortemente voluto, ha già segnato 2 gol in 4 presenze in Premier League, nonostante il grosso balzo tecnico-tattico dal campionato argentino. Se continua su questa strada, potrà essere ancora più decisivo in futuro.

#5 DARWIN NUNEZ – LIVERPOOL

Il suo impatto con la Premier e col Liverpool è stato agrodolce: ha trovato la via del gol ma ha anche avuto difficoltà (comprensibili) di adattamento. Non si possono dimenticare però le premesse: ovvero i tanti gol con il Benfica nell’anno passato, soprattutto in Champions e in campi difficili, come lo stesso Anfield.

#4 FERRAN TORRES – BARCELLONA

Il giovane bomber blaugrana non ha ancora trovato la rete nelle sue 5 presenze in Liga quest’anno. Ha però avuto un esordio stellare in Champions: 1 gol e un assist nel 5-1 del Camp Nou contro il Viktoria Plzen, nel girone di ferro con Bayern e Inter. Xavi punta molto su di lui.

#3 VICTOR OSIMHEN – NAPOLI

Il nigeriano, 23 anni, è ormai un bomber di grosso calibro. 5 partite, due centri e un assist in questa stagione. Col Napoli – però – ne ha già fatti 30 totali in due annate nonostante qualche problema fisico. Anche attualmente sta recuperando da un recente infortunio e i partenopei ne sentono la mancanza.

#2 MATIAS ZARACHO – ATELTICO MINEIRO

Il nome che non ti aspetteresti – a ridosso della cima della classifica – è quello di Zaracho. Argentino di 24 anni, gioca in Brasile da fantasista. Con l’Atletico ha segnato 16 gol e 9 assist nel campionato carioca da quando è arrivato dal Racing. Ne sentiremo parlare.

#1 KAI HAVERTZ – CHELSEA

Chi, se non il match-winner della Champions di 2 anni fa poteva essere ai vertici di questa lista. Havertz, a soli 23 anni, è già un pilastro del Chelsea, con cui ha segnato 24 gol e messo a referto 14 assist in meno di 100 presenze. Talento cristallino.

 

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Le 10 curiosità della sesta giornata di Serie A

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Pronostico Milan-Napoli

LE 10 CURIOSITÀ DELLA SESTA GIORNATA DI SERIE A – Dopo la settimana europea, il campionato italiano si prepara a ripartire. Ad aprire la giornata saranno Napoli e Spezia che, al Maradona, cercheranno di continuare a collezionare punti preziosi per i loro obiettivi. In questo articolo vedremo le dieci curiosità della giornata che sta per iniziare.

BESTIA NERA

Così a vedersi, il match contro lo Spezia, potrebbe sembrare per i ragazzi di Spalletti un incontro dall’esito scontato. In realtà questo non è affatto vero, dal momento che il Napoli, nel corso dei suoi 96 anni di storia, non ha mai vinto una gara di Serie A in casa contro i liguri. I partenopei, dunque, sono chiamati a sfatare questo curioso tabù.

MOMENTO BUIO

S0lo nove punti e addirittura due sconfitte dopo le prime cinque giornate per l’Inter di Simone Inzaghi. I nerazzurri stanno vivendo un momentaccio e servirà rialzare la china. Il match contro il Torino, in programma oggi alle 18.00, sarà in questo senso un bel banco di prova. Se i meneghini non dovessero vincere, però, farebbero registrare il peggior avvio di stagione dal 2014/15. In quell’occasione sedeva in panchina Walter Mazzarri e alla fine della sesta giornata l’Inter si ritrovò con otto miseri punti in classifica. Pareggiando, invece, i nerazzurri eguaglierebbero i 10 punti della stagione 18/19.

CONTRO LA STORIA

A chiudere il sabato di Serie A ci penseranno Sampdoria e Milan al Marassi. I rossoneri vengono da tre successi consecutivi nel massimo campionato contro i blucerchiati e sono a caccia della quarta vittoria di fila a Genova. Qualora questo dovesse succedere, però, sarebbe quasi un evento storico. Il Milan non vince quattro partite consecutive in casa della Samp in Serie A, infatti, dal periodo tra il 1963 e il 1968.

MAGICA DEA

Se ci sono dei nerazzurri, l’Inter, che stanno vivendo un periodo complicato, ce ne sono degli altri, l’Atalanta, che invece stanno volando. Dopo la mancata qualificazione in Europa dello scorso anno, Gasperini ha trovato la chiave di Volta ed ora la Dea macina punti. I bergamaschi si trovano da soli in vetta alla classifica dopo cinque giornate con 13 punti. Vincendo contro la Cremonese, l’Atalanta salirebbe a quota 16  realizzando, così, il miglior avvio di stagione della sua storia dopo le prime sei giornate.

LE FRECCE DELL’ARCIERE

Data l’assenza di Domenico Berardi, contro l’Udinese il leader dell’attacco neroverde sarà Andrea Pinamonti. Il giocatore del Sassuolo, che ad inizio carriera veniva soprannominato “L’Arciere di Cles” per la sua esultanza e le sue origini, dovrà prendersi la scena al Mapei. I friulani, inoltre, portano al classe 99′ una certa fortuna dal momento che, con tre reti segnate, sono la sua vittima preferita in Serie A. Dall’altra parte, però, la statistica va contro il Sassuolo. L’ultima vittoria in Serie A contro l’Udinese, infatti, risale al lontano marzo 2018.

IMBATTIBILI

Dopo l’esonero di Mihajlovic, il Bologna di Thiago Motta dovrà vedersela in casa contro la Fiorentina. Prova importante, dal momento che i toscani sono imbattuti contro i rossoblu da 16 partite. L’unica squadra con la quale la viola può vantare una striscia di imbattibilità più lunga è il Verona: tra gli anni 50′ e 70′, la Fiorentina è rimasta imbattuta contro gli scaligeri per 18 partite consecutive.

A CACCIA DI VITTORIE

I primi punti del Monza in Serie A potrebbero arrivare nella sfida tra neopromosse contro il Lecce. Qualora il Monza dovesse perdere nuovamente, però, i lombardi farebbero registrare il peggior avvio nella storia della Serie A a 20 squadre dopo le prime sei giornate. La squadra del presidente Berlusconi, infatti, eguaglierebbe il record negativo del Benevento che, allo stesso punto della stagione, nel 2017/18 si trovava ancora a zero punti in classifica. I campani, in quell’occasione, non riuscirono a salvarsi a fine stagione.

TRADIZIONE IN TRASFERTA

Lazio-Verona sarà una sfida dall’esito non scontato. Il Verona è infatti in striscia positiva all’Olimpico contro i biancocelesti da tre partite (1V, 2N), non era mai successo nella storia degli scaligeri.

CLEAN SHEET

Sono sei i precedenti in Serie A tra Juventus e Salernitana. I bianconeri hanno vinto in quattro occasioni subendo appena un gol nella stagione 98/99 (peraltro unica vittoria della storia dei campani contro la Vecchia Signora). La Juventus, inoltre, è la squadra contro la quale la Salernitana ha segnato meno gol in Serie A considerando le squadre contro cui i campani hanno giocato almeno cinque volte.

PER RIALZARSI

Dopo due deludenti sconfitte contro Udinese e Ludogorets, la Roma di Josè Mourinho deve rialzarsi. Ad attendere i giallorossi c’è lunedì sera la trasferta del Castellani. L’Empoli porta particolarmente bene ai capitolini, che vengono da cinque vittorie consecutive contro i toscani e, realizzando la sesta, farebbero registrare la serie di vittorie consecutive più lunga contro una squadra di Serie A, eguagliando quella con il Crotone.

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