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Carlos Fierro, una carriera in caduta libera

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C’è stato un periodo nella storia del Messico in cui El Tri credeva di aver trovato il suo Lionel Messi. Lo credevano veramente. Carlos Eduardo Fierro Guerrero sembrava davvero potesse essere un talento da once in a generation, sin dal Mondiale U-17 del 2011. Ala sinistra all’occorrenza punta (o punta che all’occorrenza gioca ala sinistra, dicotomia mai del tutto chiarita) velocissima, destro levigato e testa sempre ben alta. Anche il suo fisico brevilineo e le straordinarie giocate avevano fatto spalancare i riflettori di una nazione sul nativo di Ahome, Sinaloa. Il trio Carlos FierroJulio Gómez Jorge Espericueta porta a casa i primi 3 posti dell’MVP di competizione. Al numero 9 andrà il bronzo ma la guerra in Europa per lui sembra essere già ben avviata. La lista è piuttosto lunga: Hoffenheim, Rayo Vallecano (che aveva già avuto tra i propri ranghi il miglior calciatore messicano di sempre, Hugo Sánchez), Tottenham, Arsenal e Barcellona.

Otto anni dopo si concretizza il suo passaggio in California, ai SJ Earthquakes. Non esattamente il posto dove trovare pensavamo di trovarlo nel prime della sua carriera. Che cosa è successo nel frattempo? Partiamo dall’inizio.

GLI INIZI

Fierro comincia a giocare già a 4 anni in un club satellite del CD Guadalajara, continuando poi il percorso delle giovanili nel club di riferimento. Il Chivas dei primi anni 2010 è un cantiere a cielo aperto. Il presidentissimo Jorge Vergara è in cerca di un modo per uscire da un periodo estremamente buio in termini di risultati. Arriva l’idea: chiama Johan Cruijff e gli lascia in mano il totale potere decisionale sulla società. Il profeta del totaalvoetbal per prima cosa porta con sé in Messico il coach John van’t Schip (ex-Ajax passato anche per il Genoa). Tempo un anno – in cui la squadra fallisce l’approdo alla liguilla sia nel Clausura 2012 che nell’Apertura 2013 – ed entrambi sono fuori dal progetto.

In panchina si susseguono i ritorni di José Luis Real e Benjamín Galindo. Ci prova anche Ricardo La Volpe – l’inventore della salida lavolpiana – ma dura giusto il tempo di 4 partite. In questo contesto estremamente mutevole, Fierro debutta già a 17 anni in un 2-1 contro il Monterrey, appena due settimane dopo la fine del Mondiale U-17. Il suo debutto tra i grandi coincide, purtroppo, con la tragica morte del fratello Gustavo – anche lui calciatore – entrato nel Chivas un anno prima di Carlos. Avrete, dunque, capito a chi è dedicata la sua tipica esultanza.

La prima stagione al Chivas è comunque positiva. Utilizzato da super-sub, fa il suo ingresso in campo in 8 occasioni e segna il suo primo gol fra i professionisti in Copa Libertadores, contro il LDU Quito. I successivi arrivi di Sabah, Márquez Lugo e De Nigris gli chiudono però lo slot centrale nei 3 di attacco, trasferendolo sulle fasce. Gli ingombranti paragoni che porta sulle spalle si scoprono essere degli equivoci a livello tecnico e tattico non banali. Fierro, sebbene non disdegni l’assist o il passaggio risolutivo, rende molto meglio al centro dell’attacco dove dribbling e velocità gli permettono di attaccare frontalmente i difensori avversari e la porta, piuttosto che nell’arte della regia.

Molto abile nel far perdere le sue tracce agli avversari – diversi i gol segnati tagliando ai lati della difesa – a cui abbina un buon colpo di testa. Notevole il bagaglio di soluzioni nell’1vs.1 con il portiere: dal colpo sotto al rasoterra sul secondo palo fino al dribbling sull’estremo difensore, Fierro è un enigma da risolvere per i numeri 1. Da cineteca il gol al Puebla con la maglia del Chivas, un bignami di malizia e tecnica.

Un attaccante sicuramente dotato di habilidad e istinto ma che vive di un rapporto privilegiato con la porta avversaria. Non è un enganche o una seconda punta, piuttosto un vero e proprio centravanti. Se avesse rispettato le grandi aspettative nate in Messico, attualmente lo paragoneremmo a calciatori come Suarez e Villa.

LE DIFFICOLTÀ E IL PRESENTE

Nel 2013 il Chivas però naviga in acque molto agitate e rischia la retrocessione, la prima della sua storia. La sfiora di nuovo nel 2015. Le prime otto partite di quell’anno segnano la fine della seconda esperienza di José Manuel de la Torre. Al suo posto arriva un allenatore che Fierro Guerrero avrebbe potuto assumerlo come soprannome: porta i capelli lunghi da una vita intera e lo chiamano El Pelado. Il suo nome è Matías Jesús Almeyda e incontra Carlos per un breve periodo, abbastanza per vincere una Copa Mexico di Apertura 2015.

In seguito, Carlos viene spedito al Querétaro in prestito con diritto di riscatto. Il coach argentino prende nota e tira avanti. Tralasciando le piuttosto dimenticabili esperienze con i Galli Bianchi, con Cruz Azul e Morelia – intervallate da un ritorno al Chivas – arriviamo direttamente ai giorni nostri. Carlos, a 24 anni, oltrepassa il confine e sbarca in California. Ad attenderlo all’aereoporto c’è ancora Matías Almeyda, che  – dopo aver vinto il possibile in Messico – allena i Quakes.

“Conosco Carlos dai tempi del Chivas, sia come persona che come professionista. Con le sue capacità può offrire un grande contributo alla causa. Spero, come tutti, che possa fare grandi cose con noi.”

L’attuale lineup del San Jose potrebbe vedere in Fierro l’alternativa al sempreverde Chris Wondolowski, come trequartista da affiancare agli intoccabili Magnus Eriksson e Valeri Qazashvili. Con ancora l’età dalla sua parte, Carlos ha trovato un altro treno da prendere in corsa per rilanciare la sua carriera. Probabilmente l’opportunità per il calcio europeo è già passata dopo quel Mondiale U-17 ma la MLS potrebbe essere un contesto giusto per un giocatore elegante, fantasioso e con quei colpi a effetto un po’naïf che tanto potrebbero apprezzare i tifosi americani. Nel frattempo, la pesante etichetta di “nuovo Messi” è già finita sulle spalle di qualcun altro.

 

(Fonte immagine di copertina: profilo Twitter San Jose)

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Spagna-Germania, le parole di Luis Enrique: “Sarà sfida alla pari, Gavi può segnare una nuova epoca”

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Dove vedere Spagna-Costa Rica

Alla vigilia del big match tra la Spagna e la Germania, partita valevole per la seconda giornata della fase a gironi della Coppa del Mondo di Qatar2022, il ct iberico Luis Enrique è intervenuto in conferenza stampa. L’ex allenatore di Barcellona e Roma tra i vari argomenti ha analizzato gli avversari e ha paragonato il gioco tedesco molto simile a quello delle furie rosse, ecco le sue parole: “La Germania è la squadra che assomiglia più alla Spagna, gioca sempre in attacco cercando di mettere pressione nella metà campo avversaria e avere sempre la palla. La Germania è una squadra che sa competere, ha una storia vincente e alcuni fra i migliori giocatori al mondo, ma noi siamo convinti di poter vincere, ma non dobbiamo essere troppo sicuri di noi altrimenti la fiducia può dare alla testa“.

LUIS ENRIQUE SU GAVI

Il tecnico spagnolo ha poi elogiato una delle sorprese di questo Mondiale Gavi: “La cosa più sorprendente è che qualcuno a 18 anni e 100 giorni abbia quella fiducia in s stesso, abbia l’intelligenza per posizionarsi in campo e dominare gli aspetti tecnici del calcio. Bisogna andarci piano coi giudizi, ma può segnare un’epoca”.

 

Sulla formazione che intende schierare contro la Germania: “Di solito non ripeto lo stesso undici e al momento non ho ancora fatto le mie scelte, le farò domani mattina. I cambiamenti sono fondamentali e io ragiono non sugli undici titolari, ma sui 16 che giocheranno“.

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L’agente di Bayeye apre al mercato: “Al Torino non gioca, andrà via a gennaio”, poi il retroscena su Juric

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Bayeye

Tra i primi acquisti della campagna estiva, Brian Bayeye dopo le amichevoli del pre-campionato, non ha più giocato con il Torino: solo una presenza in partite ufficiali, contro il Palermo in Coppa Italia, quando è subentrato a Singo, al 37′ del secondo tempo.

A riguardo, il suo agente Vincenzo Pisacane, a TorinoGranata.it, ha parlato della situazione del suo assistito: “Il problema è alla base perché in realtà Bayeye doveva andare in prestito già quest’anno: questa era l’idea con il Torino. Avevamo Reggina, Palermo, Modena e Ternana che lo volevano, poi però purtroppo Juric gli ha detto “non andare via che mi servi qui, resta con noi e non ti preoccupare che troverai il tuo spazio”. Invece gli ha fatto perdere sei mesi. Juric dice che il giocatore non ha perso sei mesi perché Brian ha imparato molto. Ma io penso che un giovane come lui debba sempre giocare e che sia meglio andare in una categoria inferiore e giocare sempre piuttosto che stare in Serie A e non giocare mai. Quindi sicuramente Bayeye andrà in prestito da qualche parte a gennaio“.

Sulla possibile nuova destinazione, Pisacane non si è sbilanciato: “Ci sono un po’ di squadre che l’hanno visto, però il mercato è a gennaio e siamo a novembre, quindi aspettiamo un attimo e vediamo“.

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Calcio Internazionale

Haller, un passo in più verso la guarigione

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Haller

Il mondo del calcio si stringe attorno a Sebastian Haller, attaccante del Borussia Dortmund. Il giocatore francese naturalizzato ivoriano è, ormai da diversi anni, alle prese con un tumore ai testicoli e ha completato nella giornata di oggi la seconda operazione chirurgica. A rendere pubblico l’esito positivo dell’intervento è lo stesso calciatore attraverso il suo profilo Instagram.

IL MESSAGGIO

Haller, attraverso un breve messaggio pubblicato sotto ad una foto che lo ritrae sorridente sul suo letto d’ospedale, ha voluto rassicurare così i suoi tifosi e seguaci: “Completata una nuova tappa. L’operazione numero 2 è andata a buon fine! Un grande grazie al team medico per l’aiuto quotidiano, non vedo l’ora di passare allo step successivo”

Dopo un lungo calvario iniziato nell’estate dello scorso anno, Sebastian Haller sembra finalmente essere sulla strada della riabilitazione. 

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Calcio Internazionale

Due anni dalla scomparsa di Diego: il ricordo di Infantino

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Fifa, Maradona sospeso dal videogioco

Due anni fa veniva a mancare il talento più grande e cristallino che il mondo del calcio abbia mai visto. La controversa figura di Diego Armando Maradona, in un modo o nell’altro, ha conciliato tifosi e appassionati di tutto il mondo,  elevandosi a tal punto da diventare una vera e propria leggenda di questa disciplina. In occasione del secondo anniversario della morte del Pibe de Oro si è allora espresso Gianni Infantino, presidente della FIFA.

IL RICORDO DI INFANTINO

L’ho sempre detto, lo ribadisco anche ora che sono più convinto che mai: ciò che Diego ha fatto per il calcio, facendoci innamorare di questo bellissimo gioco, è unico. Maradona è immenso e merita la nostra eterna gratitudine per averci stupito con il suo incredibile talento e sì, anche per essere stato così unico a modo suo: per essere stato una leggenda, un eroe, un uomo. Per essere stato Maradona. La tua figura è in primo piano in tutte le favole del calcio, riposta in pace Diego”. 

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