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Carlos Soler

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Carlos Soler, il conquistatore di Valencia

Carlos Soler, il conquistatore di Valencia

Per chi ancora non se ne fosse accorto, il calcio sta vivendo uno dei momenti più iconici e straordinari della storia sportiva moderna (e forse non solo). La sensazione è quella di trovarsi alla fine di un’era calcistica: l’addio di Ronaldo alla Juventus, il cambio di casacca di Ramos, il trasferimento di Alaba, gli acquisti record di Grealish e Lukaku e in ultimo la clamorosa e storica separazione di Messi dal BarcellonaThe end direbbero gli inglesi. Siccome però il calcio è fatto di cicli, ad ogni fine corrisponde inevitabilmente un inizio. Nasce così il Psg in stile “Galacticos”, CR7 si appresta a scrivere un altro capitolo calcistico a Manchester e La Liga si prepara a vivere la prima stagione senza il fenomeno di Rosario. Con il forte ridimensionamento del Barca e quello già avviato da tempo del Real Madrid, in Spagna lo spazio per altre individualità aumenta a dismisura. Per conferma, chiedere a Carlos Soler.

INIZIO COL BOTTO

Classe 1997, Soler nasce a Valencia, lì dove il “che” risuona. Ulteriori cenni biografici sarebbero inutili: la Cap i Casal l’ha cullato e consegnato nelle mani sicure del Valencia. Ad oggi è senza dubbio lui il protagonista dell’inizio di stagione dei Taronja. Tre goal nelle prime tre gare trascinano Soler e compagni nelle prime posizioni, in attesa del ritorno dalla sosta. Intanto (a conferma dello stato di grazia), Luis Enrique l’ha convocato e fatto esordire per la prima volta in Nazionale maggiore. Gli sono bastati quattro minuti contro la Svezia per trovare la via del goal, mentre contro la Georgia ne sono serviti 25 per mettere la firma sul match. Due partite, due reti. All’esordio in assoluto con la Spagna. Il ragazzo è in forma, non c’è dubbio.

Di conseguenza la fibrillazione valenzana è inevitabile: il titolo in bacheca manca dal 2004. Ovviamente è ancora molto presto per poter anche solo fare un pronostico, ma vedere il Valencia lì in mezzo alle big accende nei tifosi una rinnovata speranza di vittoria. Soprattutto considerando che Barcellona e Real Madrid non sono più quelle di una volta. La favorita rimane comunque l’Atletico di Simeone, ma il calcio (non dimentichiamolo mai) è uno sport pieno di sorprese. In fondo Pepe Bordalas, attuale tecnico degli Els Che, alle sorprese ha abituato un po’ tutti. Lui del resto è l’eroe del grande ritorno del Getafe in Liga, della risalita dagli inferi e della sfiorata qualificazione in Champions League. Uno da tenere d’occhio, insomma. Anche perché dopo anni sembra essere l’unico ad aver capito davvero che razza di giocatore è Carlos Soler.

CHE RAZZA DI GIOCATORE È CARLOS SOLER?

Un attaccante? No, un mediano. O forse un esterno sinistro, o magari destro, oppure un trequartista. Dov’è meglio farlo giocare? Questa è la domanda assillante e tutt’ora irrisolta che accompagna Soler sin dalle giovanili. Tra i tanti mister che lo hanno avuto tra le mani, nessuno è stato veramente i grado di capire quale fosse la posizione in campo più congeniale a quel piccolo prodigio valenzano. Dal 2005 al 2013, nei primi otto anni di militanza nel Valencia, il giovane Carlos gioca come attaccante. I numeri sono incredibili: 845 reti segnate. Poi però Ruben Mora, il suo allenatore di allora, intravede in lui un grosso potenziale inutilizzato. Il ragazzo ha i piedi buoni. Decide quindi di abbassare il suo raggio d’azione, spostandolo a centrocampo: da bomber a regista in un attimo. Evidentemente Soler ha troppa qualità perché rimanga confinato negli ultimi trenta metri di campo. Il tempo del resto ha dato (in parte) ragione a Mora. Vedremo come. Intanto dal 2013, dalla linea mediana alla trequarti, il suo compito sarà quello di impostare il gioco. Sempre. Inevitabilmente quindi il numero di reti stagionali diminuisce in maniera drastica.

BIVIO, SCELTA E CAMBIAMENTO

Il calcio però è fatto di tanti episodi. Snodi fondamentali che possono cambiare in negativo o in positivo la carriera di un calciatore. E infatti nella stagione 17/18 (la seconda di Soler in prima squadra) l’allora tecnico del Valencia Marcelino si trova di fronte a un bivio. La concorrenza in mezzo al campo quell’anno è veramente troppa, ma come rinunciare al talento cristallino di Soler? Semplice: cambio di ruolo. Di nuovo. Il classe ’97 di conseguenza in quell’annata disputa 29 gare in posizione di esterno destro in un centrocampo a quattro: non può più gestire il gioco, è vero, ma almeno può dare libero sfogo alle sue progressioni palla al piede. A fine stagione saranno in totale cinque assist e un goal, con il Valencia quarto in campionato. Non male.

Squadra che vince non si cambia, è una delle leggi non scritte del calcio. Di conseguenza l’anno successivo Marcelino ripropone lo stesso assetto, con Soler schierato 39 volte sull’out di destra e 11 in mezzo al campo. In totale il gioiellino iberico gioca 51 partite (di cui 7 nella cavalcata in EL terminata in semifinale contro l’Arsenal) e le condisce con 4 goal e 11 assist. L’esonero di Marcelino e l’arrivo in panchina di Albert Celades rimescolano però per l’ennesima volta le carte in tavola. Durante l’annata 2019/2020 Soler bazzica un po’ sulla fascia sinistra (20 presenze) e un po’ su quella destra (11). Sulla carta per il suo destro e per il suo fiuto del goal (non dimentichiamo le 845 reti, non possono essere casuali) il posizionamento sull’out mancino dovrebbe essere una manna dal cielo. Invece no, arrivano solo tre miseri centri stagionali. Così non va, anche se a fine anno porta a casa la storica Copa del Rey.

SOLER: UNA VITA DA CENTRALE

Complice l’addio del capitano Dani Parejo (centrocampista centrale puro) e l’arrivo del nuovo mister, Soler è costretto di nuovo a cambiare posizione. In cinque anni di professionismo nessuno ha ancora trovato la giusta sistemazione per il talento valenzano, che così rischia di non esprimersi al massimo. La passata stagione è finora la più prolifica (12 goal e 9 assist), e l’ha giocata tutta da centrale di centrocampo. L’interrogativo è sempre lo stesso: meglio da interno di centrocampo, da esterno o da trequartista? La verità come sempre sta nel mezzo (al campo). Perdonate il gioco di parole, ma i numeri indicano chiaramente che il meglio di sé Soler lo dà se schierato centralmente. Lì lo spagnolo ha il suo centro (appunto) di gravità calcistico, lì tutte le sue “forze” si equilibrano perfettamente. Dall’impostazione del gioco, che raggiunge la sua massima espressione con una visione 360 gradi; alla capacità di giocare “in verticale” per pungere e far male all’avversario; fino al non meno importante contributo in fase realizzativa. Una vita da centrale, parafrasando Luciano Ligabue.

È SOLTANTO UNA CONVENZIONE

A questo punto i più si stupiranno nel sapere che Soler al momento si posiziona solo e soltanto sull’out di destra. Per quanto possa sembrare assurdo, per ora questo sembra il ruolo più congeniale al gioiellino spagnolo. Chiaramente non viene meno quanto detto finora: semplicemente Bordalas ha trovato la quadratura del cerchio. Il ruolo è una convenzione, così come il modulo. Il discreto avvio di campionato del Valencia è figlio della sistemazione tattica ideata dal tecnico spagnolo. Nel 4-4-2 dei Taronja Soler si schiera a destra, mentre i due attaccanti sono Maxi Gomez e Goncalo Guedes. Mentre il primo è una punta pura, il portoghese ha più caratteristiche da esterno di fascia. Detto fatto: Soler si inserisce all’interno del campo, lasciando una prateria sia a Correia (terzino destro), sia agli inserimenti di Guedes e dell’interno Wass. Uno sguardo rapido ai marcatori del Valencia fin qui: tre volte Soler, Gomez, Guedes e Wass. Come volevasi dimostrare.

Il Valencia c’è e le big devono guardarsi le spalle. A guidarla c’è un condottiero tutto nuovo, con il numero dieci stampato sulla schiena. Quel numero dieci che per cinque anni è stato sulle spalle di Daniel Parejo e per dieci anni e più di 350 presenze era cucito addosso al capitan Miguel Angulo. Quel numero che appartiene solo a una ristretta cerchia di giocatori, perché sono pochi quelli che si possono fregiare dell’appellativo di diez. Soler ha ereditato una casacca pesante: adesso sta a lui trascinare il suo Valencia alla vittoria di un trofeo. Sarà proprio lui, nato a Valencia e da sempre nel Valencia, il conquistadore dei taronja, come nella più romantica delle storie? Chissà. Forse non sarà un secolo come per i conquistadores, ma magari anche Soler è all’alba di una straordinaria temporada de oro.

 

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